«È un atto di inspiegabile ferocia, di vergognosa violenza». Si sfoga così Paolo Spicacci, coordinatore regionale Enpa (Ente nazionale protezione animali) del Lazio, il giorno dopo la brutale uccisione, a Veroli, di un asino coinvolto in un programma di terapie assistite con animali in un centro diurno per bambini disabili. «Un atto così grave è un episodio sul quale indagare - sottolinea Spicacci -. Agli autori di questo gesto deve essere data una punizione esemplare applicando la legge che prevede il carcere per fatti simili».
Tutto è accaduto lunedì, nell'ex convento dei Cappuccini di Veroli. L'asino è stato ucciso con un colpo di pistola, seviziato, gli è stato tagliato un orecchio ed è poi stato gettato in una scarpata. I responsabili del centro "Passeggiata San Giuseppe" stavano portando degli animali nel terreno messo a loro disposizione, ed avevano già portato un asinello e due maialini thailandesi. I ragazzi della cooperativa hanno trovato però, al loro arrivo, una brutta sorpresa: l'asinello era stato ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Increduli i responsabili del centro, che non sanno darsi una spiegazione a tanta gratuita violenza.
Sono i carabinieri ad indagare. Il comandante della stazione di Veroli, Giovanni Francese, ha avviato ieri le indagini per risalire ai colpevoli. Le ricerche sono a 360 gradi: gli investigatori stanno cercando di capire quale motivazione si nasconda dietro il gesto. Escludono, tuttavia, che si tratti di un gesto rituale o di un avvertimento. La pista ritenuta più plausibile porterebbe, invece, ad un dispetto. Sul caso, comunque, l’Enpa annuncia la costituzione di parte civile.

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