Aveva lasciato le salite di Bartali e aveva deviato per quelle della Mancha

di Pilade Cantini

su redazione del 14/01/2008

Alcune righe su Florindo Eufemi, perché ci si ricordi a chi è dedicata quella piazza (che tutti chiamano "del liceo")

Si chiamava Florindo Eufemi e con un nome così gentile ci si sarebbe potuti aspettare una vita più serena. E invece Florindo scelse una vita in salita. Un po’ la scelse, un po’ gliera toccata.

Era nato nell’agosto del 1912, a Grasse, tra le Alpi Marittime e la Costa Azzurra, da genitori emigrati, come tanti toscani di allora.

Dopo pochi anni era tornato a San Miniato, poche classi elementari e poi di corsa ad aiutare il babbo pollivendolo. Ma altre corse accendevano la passione di Florindo, quelle con la bicicletta. Cominciò presto, ottenendo buoni risultati. Gareggiò per le squadre di Siena, di Monsummano, di Montecatini. Politicamente insospettabile, nel ’34 si iscrisse anche al Partito Nazionale Fascista ma quando nel ’36 partecipò al giro di Corsica, vincendo, lasciò la famiglia portando con sé delle valigie colme più del necessario. Il Consolato di Bastia non gli confermò il visto e ci riprovò il novembre dello stesso anno, dopo la Genova-Nizza. Non si fermò al traguardo e proseguì per Parigi. Problemi col francese non ne aveva e con le gambe nemmeno. Scrisse a casa che voleva trovarsi un lavoro per non gravare sulla famiglia, ma dal ’37 le sue lettere furono bloccate dalla censura fascista. Nell’angolo del mittente fu letto “Soccorso Rojo n. 56 Albacete”.

Florindo Eufemi aveva lasciato le salite di Bartali e aveva deviato per quelle della Mancha. Come un Don Chisciotte proletario, e come tanti giovani italiani di quel periodo, era andato a difendere la Repubblica spagnola insieme alle Brigate Internazionali.

La sua ultima corsa finì nel settembre del ’38, a soli 26 anni, durante un cannoneggiamento.

Vicino al centro storico di San Miniato, vicino alla zona delle Colline da dove era partito, c’è una piazza a lui intolata, la piazza di un importante istituto scolastico che più di cent’anni fa vide il Carducci tra i suoi insegnanti ma che la superficialità popolare continua a chiamare piazza del Liceo o, addirittura, piazza degli autobus. Non c’è memoria nemmeno per le biciclette.

Ma come ci rammenta il cantastorie, “gli eroi son tutti giovani e belli” e noi così, più che con una segnaletica stradale, vogliamo ricordare Florindo Eufemi. Giovane e bello mentre taglia il traguardo a pugno alzato.

http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=20974