Situazione gravissima
L'ultimo atto dell'agonia di una coalizione sempre più debole
Come è evidente, la crisi del paese è di una gravità senza precedenti nella storia repubblicana: se non sarà risolta a breve rischia di coinvolgere tutti i livelli istituzionali, provocando una pericolosa perdita di credibilità dell'intero sistema democratico.
E' un contesto traumatico che va dall'emergenza dei rifiuti in Campania, passa per la gaffe nei confronti di un dignitario straniero - che non si è sentito sicuro nello svolgere un intervento nell'università italiana - giunge all'occupazione di caselli ed autostrade da parte dei metalmeccanici in attesa del rinnovo del contratto. Tutti eventi che il governo non ha idea di come poter affrontare.
Non fosse stato sufficiente, sono giunte le dimissioni del ministro Guardasigilli, che sono diventate irrevocabili. Episodio che non concerne solo la persona del ministro ma il suo intero partito che, dalle carte dei magistrati - già sui giornali - appare come una specie di organizzazione criminale.
E imperando il vecchio vizio della macchina giudiziaria con i suoi intrecci con la stampa, non si dà spazio alle ragioni degli imputati: così siamo di fronte nuovamente allo spettacolo della gogna mediatica che colpisce un intero partito della maggioranza ed il suo leader. Sinceramente non crediamo che sia sufficiente per il premier assumere l'interim del ministero di Giustizia: non solo perché il passo è azzardato, trattandosi di un dicastero fondamentale per il governo, dicastero che merita un esercizio pieno. Ma anche perché Prodi, avendo espresso solidarietà politica e personale al ministro dimissionario, al punto di chiedergli di rinunciare alle dimissioni stesse, ha sostanzialmente condiviso l'attacco durissimo alla magistratura dello stesso Mastella: una magistratura accusata di complotti, intrighi e financo di prendere ostaggi.
E se la solidarietà espressa consentirebbe al premier di mantenere comunque il sostegno dei deputati e dei senatori del partito inquisito, apre tuttavia un fronte con l'ala giustizialista del governo, rappresentata dal partito del ministro Di Pietro.
Il quale, neanche a dirlo, sta già alzando il tiro, vedendo le difficoltà della sua coalizione. Alcuni opinionisti hanno letto nell'intervento in aula del ministro Mastella la bandiera sotto cui verrebbero arruolati i difensori della casta politica che, senza nemmeno guardare gli incartamenti, attacca a testa bassa chi indaga sul suo conto. Ma non è così, premesso pure che il 90% per cento delle inchieste dei magistrati sui politici si sono dimostrate infondate. I repubblicani hanno espresso la dovuta solidarietà al ministro dimissionario, ma non l'hanno applaudito. E dalla stessa maggioranza, che in prevalenza aveva disertato l'Aula durante l'intervento del Guardasigilli, sono provenuti pochissimi applausi.
E' vero invece che altri settori dell'opposizione si sono spellati le mani. Ma vedevano, compiaciuti, quello che appare come l'ultimo manifestarsi dell'agonia di un governo che è durato fin troppo a lungo.
Roma, 17 gennaio 2008
tratto da http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4653





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