
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
Ultimo atto
Vengono al pettine le contraddizioni di una falsa partenza
Con l'intervento di ieri alla Camera dei deputati il presidente del Consiglio ha annunciato nel suo discorso la ferma intenzione di rimanere al suo posto. O, più probabilmente, si è ancora candidato per il futuro, anche in caso di elezioni alla guida dell'Unione.
Incurante della condizione disastrata nella quale si trovano il paese e la sua coalizione.
Ma tali esibizioni muscolari, quando tutto pare sul punto di crollare, sembrano più utili ad un fine mediatico che politico. Perché politicamente, dopo che Mastella, lasciato il governo, è anche uscito dalla maggioranza, l'esperienza di Prodi è finita. E questa voglia di battersi del premier sembra un'agonia che non si interrompe, più che una reale prova di forza.
Ammesso anche che Mastella abbia indirettamente aiutato il premier ad evitare un voto in Aula sulla Giustizia - tramite il quale si sarebbero evidenziate in maniera inconfutabile le divaricazioni fra Di Pietro, la sinistra radicale ed il testo dell'ex Guardasigilli - la crisi ha fatto ormai il suo corso. La frattura fra le parti si è esasperata ed è stata messa in piena luce.
Mastella ha usato parole di non ritorno, il Partito democratico è stato messo nel mirino dagli alleati, Prodi e Veltroni appaiono definitivamente per quello che sono: due rivali che non ammettono spazi di equilibrio. Non c'è modo di riassorbire questo caos.
E l'idea che lo si voglia addirittura prolungare preoccupa, viste anche le reazioni interne ed internazionali che ci piovono addosso.
L'Eurispes ha anticipato un rapporto nel quale si legge come la credibilità ai minimi del governo si riversi sulle istituzioni nel loro complesso, alimentando un senso di sfiducia collettivo. Il quotidiano londinese "Financial Times" ha definito il nostro paese quello peggio governato di tutta l'Europa; in fondo pensiamo che colga nel segno.
Il segretario del Pri, Francesco Nucara, dopo aver appreso dell'uscita dalla maggioranza di Mastella e del suo partito, aveva invitato Prodi a rinunciare al passaggio parlamentare e a salire al Colle.
Prodi si è così assunto la responsabilità di voler restare al suo posto, convinto di potercela fare ancora una volta, come del resto ha dichiarato: nemmeno si trattasse del suo destino personale e non di quello dell'Italia.
Sarebbe servito un comportamento responsabile da parte del premier. Prendere atto che ha sbagliato dal primo momento, convinto com'era di poter governare il paese con il 50, 01 dei consensi elettorali; invece appare convinto, ora, di poterlo governare con il 49,01 dei consensi.
In questa maniera impedisce di ricercare una soluzione positiva ai molti problemi aperti, che paiono sempre più destinati ad aggravarsi. Fino a ieri l'esecutivo e la maggioranza erano per lo meno in grado di dare l'impressione, anche se poi non vi riuscivano comunque, di poter fronteggiare le difficoltà. Nell'attuale condizione è svanita anche l'impressione.
Prodi non è disposto ad ammetterlo, deciso com'è che la cosa principale sia durare contro tutto e contro tutti. Ma forse nel centrosinistra esisterà qualcuno che si rende conto di come la ridotta nel
bunker berlinese sia l'epilogo di una stagione infausta, ma non tale da meritare questa farsa. E forse vorrà evitare una simile inutile pantomima.
Roma, 22 gennaio 2008
tratto da
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=4668