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  1. #11
    Abraxas
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    Carissimi,

    Prendete questa mia non per puntigliosità, ma solamente per tratteggiare meglio il mio pensiero, che evidentemente non sono stato in grado di cesellare con dovizia.

    "Sicuramente la religione cattolica, come però il cristianesimo in generale, nasce da un "rifiuto" della vita in quanto tale, perchè considerata iniqua e malvagia."

    La religione cattolica nasce dall'ibridazione del messaggio cristiano, con una parte della cultura religiosa giudaica. In tale deposito religiosa la Genesi è frutto del "peccato", e da tale constatazione sono in seguito coesistite due anime all'interno del cattolicesimo. La prima che considerava la creazione comunque regno del Demonio, e la seconda comunque espressione divina da rettificare.
    La vita è altro rispetto al peccato e al male. Senza vita non vi è peccato e non vi è male, nella visione cattolica-giudaica. La vita è un dono (sempre in questa visione) divino, e come tale deve essere preservato.

    "il problema del Male si pone soprattutto in un'ottica cristiana (perchè la teologia cristiana, con l'invenzione del 'peccato', deve fare i salti mortali per giustificare la propria posizione...)"

    Mi preme evidenziare che cristianesimo e cattolicesimo sono sinonimi solamente per i cattolici, e per coloro che avversano i cattolici. In realtà possiamo accumunare catari, marcioniti, manichei, albigesi, valentiniani, basilidiani ai "cattolici"? E del resto luterani, pentecostali, protestanti, copti, evangelici, mormoni, e cattolici presentano maggiori similitudini o dissimilitudini ?

    Un cattolico fa derivare il MALE dal peccato originale, e non penso che passi il suo tempo a fare salti mortali (sempre il cattolico intendo)

    Cordialmente

  2. #12
    against the modern world
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    Citazione Originariamente Scritto da millenomi Visualizza Messaggio

    Mi preme evidenziare che cristianesimo e cattolicesimo sono sinonimi solamente per i cattolici, e per coloro che avversano i cattolici. In realtà possiamo accumunare catari, marcioniti, manichei, albigesi, valentiniani, basilidiani ai "cattolici"? E del resto luterani, pentecostali, protestanti, copti, evangelici, mormoni, e cattolici presentano maggiori similitudini o dissimilitudini ?

    Un cattolico fa derivare il MALE dal peccato originale, e non penso che passi il suo tempo a fare salti mortali (sempre il cattolico intendo)
    Effettivamente con 'cristiani' mi riferivo ai cattolici, dato che è l'unica forma di teologia cristiana che conosca un minimo. Non penso però che la visione protestante o ortodossa della questione si discosti molto da qella cattolica (ma se sbaglio correggetemi). Quanto agli gnostici, li lascerei fuori dal quadro, perchè non so quanto si possano definire 'cristiani'.

    In realtà quella della genesi del Male è una delle questioni più difficili e allo stesso tempo più importanti all'interno della visione cattolica. Perchè all'origine del Male, per un cattolico, sta proprio l'idea di libertà: di scelta, di libero arbitrio, e quindi di peccato. Ma cosa spinge gli uomini a peccare? Come giustificare l'abisso tremendo che si spalanca davanti all'uomo in quest'ottica? Parlo di 'salti mortali' perchè effettivamente accettare l'idea che le piccole scelte contingenti fatte in questa vita possano determinare il nostro futuro per sempre non è affatto facile. Sono molto affascinato, ad esempio, dalle riflessioni di autori come Joseph de Maistre o Donoso Cortes in merito...

    L'ottica che esponevo io, quella 'pagana' se vogliamo, è ben diversa. Perchè qui la scelta dell'errore è libera fino ad un certo punto, e cmq il peccato non porta a conseguenze così tremende: chi finisce all'inferno può anche risalire... Allo stesso tempo, questa idea di Male non è data a dipendere dall'uomo, che non 'crea' il Male: il Male è parte di Dio, e al contempo un'illusione (perchè chi diventa realmente consapevole di Dio supera ogni dicotomia bene/male). La differenza tra questi due punti di vista mi sembra lampante. Ma non voglio banalizzare quella che è forse la più grossa domanda mai posta.

  3. #13
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da millenomi Visualizza Messaggio


    Un cattolico fa derivare il MALE dal peccato originale, e non penso che passi il suo tempo a fare salti mortali (sempre il cattolico intendo)

    Cordialmente
    Chi pone un Dio trascendente e personale e pure onnisciente..come nelle religione abramitiche..non può conciliare l'esistenza del male con l'onniscienza e il creazionismo..
    Se Dio non sa tutto non è onnisciente..ma se sa tutto dovrebbe anche sapere il destino di sofferenza a cui vanno incontro molti esseri da Lui creati..e il crearli nonostante..lo renderebbe sadico..
    Questa è un problema teologico niente male..in una visione creazionista e monoteista..
    O Dio non conosce il futuro..a cui vanno incontro gli esseri liberi..e allora non è onnisciente..e quindi è un Dio limitato..oppure è sadico...
    Come se ne esce..?
    L'unico modo per uscirne..è togliere a Dio certi attributi..come la visione del futuro..ma ciò trasformerebbe l'uomo in creatore libero del suo destino..che decide di dare la vita a ciò che riposa nel Non Essere..rendendolo divino o figlio di cotanto Padre..
    Un Dio del genere sarebbe sminuito rispetto al Dio cristiano e sarebbe più simile all'Ishwara indù...a cui appartiene la prima qualificazione del Brahman..e cioè l'Essere...il potere creatore.....
    La teologia cristiana vorrebbe conciliare l'inconciliabile..l'infinitudine di Dio..proiettata però solo sull'Essere e non sul Non Essere..perchè se Dio fosse infinito..assimilabile al Brahman nirguna..potrebbe allora contenere e sapere tutto il futuro..tralasciando il fatto se questo futuro esista..oppure rimanga nel Non Essere..potere che spetta all'uomo visto come creatore e creatura.. in questo caso però..Dio non sarebbe trascendente nè personale..quindi non sarebbe un Dio cristiano...ma sarebbe Brahman..
    La teologia si ferma a Dio..la metafisica va verso il Brahman..ed è solo al livello metafisico che i problemi teologici vengono risolti..senza privilegiare quella fede..che sul piano teologico è il jolly che risolve tutto..
    Nella visione teologica il male è un mistero..non può essere ricondotto a comprensione..ma ad accettazione ..e salendo sul piano metafisico..al livello del Brahman nirguna..il male è portare nel mondo quelle possibilità che riposavano nel Non Essere..e l'uomo...nella sua veste di Creatore..aspetto di Iswara..è lasciato libero di creare secondo ordine e coscienza o secondo disordine e inconsapevolmente..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  4. #14
    Abraxas
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    [QUOTE=Chaos88;7099965] Quanto agli gnostici, li lascerei fuori dal quadro, perchè non so quanto si possano definire 'cristiani'.

    Carissimo,

    Per quanto possa sembrare sorprendete Basilide e Valentino si definivano cristiani; e si deve a loro la prima cristologia, e a Basilide il coniugare la vita di Gesù con i cicli astronomici. Infatti la virulenza che nei secoli ha dimostrato la Chiesa Cattolica nei confronti degli "gnostici" (che difficilmente si autodefinivano in tal modo) era proprio legata alla visione ortodossa od eterodossa del cristianesimo (e in parte alla sua riconducibilità o meno sia con Gesù che con il mondo giudaico).

    In realtà quella della genesi del Male è una delle questioni più difficili e allo stesso tempo più importanti all'interno della visione cattolica.

    Penso di tutta la filosofia occidentale.

    Sono molto affascinato, ad esempio, dalle riflessioni di autori come Joseph de Maistre o Donoso Cortes in merito...

    Maistre (monaco domenicano) ebbe non pochi problemi in seno alla Chiesa. Ritengo che sarebbe necessario (ovviamente non in questa sede) attorno alla reale composizione sia della Chiesa intesa come struttura, sia del suo Magistero.

    L'ottica che esponevo io, quella 'pagana' se vogliamo, è ben diversa. Perchè qui la scelta dell'errore è libera fino ad un certo punto, e cmq il peccato non porta a conseguenze così tremende: chi finisce all'inferno può anche risalire...

    Perdonami ma non ho ben chiaro, per mio difetto, cosa tu intenda con pagano. Il mondo pagano antico non ha mai rappresentato un corpus unico, e all'interno delle stesse tradizioni religiose vi era una sfera pubblica e una sfera misterica. Inoltre, se ben ricordo, nello stesso mondo politeista vi era un forte timore di essere "ombre" nel regno di Ade. Il mito di Orfeo ed Euridice è proprio incentrato su tale strazio.

    Cordialmente

  5. #15
    Abraxas
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    [QUOTE=testadiprazzo;7101511]Chi pone un Dio trascendente e personale e pure onnisciente..come nelle religione abramitiche..

    Carissimo sempre interessante leggere le tue dissertazioni attorno al vedanta. Permettimi di fare alcune modeste osservazioni. A mio avviso quando parliamo di religioni abramitiche (Ebraismo, Cattolicesimo, ed Islamismo) ci dimentichiamo che esse sono tali in quanto trovano in Abramo radice comune. A ben vedere però vi sono delle sostanziali differenze fra le tre. Mentre il nucleo ortodosso dell'ebraismo tende a considerare Dio quasi come un TOTEM del popolo ebraico in virtù di un retaggio di sangue; Islam e Cattolicesimo abbandonano questa visione "venerea" (nel duplice senso) per abbracciare una dimensione universale del divino: non più legata ad un singolo popolo.
    E' interessante poi notare come le tre religioni monoteistiche, sono in realtà dei monoteismi "imperfetti". L'Antico Testamento non escludeva che vi fossero divinità o enti per gli altri popoli, ma ovviamente poneva il Dio degli Ebrei come Dio Supremo.
    Il cattolicesimo presenta una Trinità, mentre lo stesso Islam preserva una certa gerarchia angelica (così come le altre due religioni abramitiche).

    Per quanto riguarda la questione del Male, vorrei precisare che non si può pretendere da una religione (una qualsiasi religione), un'impostazione metafisica talmente raffinata da essere patrimonio di pochi e non di molti: proprio per il diverso "pubblico" a cui metafisica e religione si rivolgono. Il problema del "Male" nella tradizione religiosa "abramitica" è legato a quello del Libero Arbitrio che è stato riconosciuto da Dio alle sue creature; è proprio su questo punto che assistiamo ad una serie di fratture evidenti (gnosticismo), semievidenti (misticismo) ed occulte (scuole iniziatiche) che suggeriscono o l'esistenza di un Dio prima di Dio, di un Dio Occulto (nel senso etimologico del termine), o dell'Inesistenza di Dio(in quanto non percettibile), o della coincidenza fra Uomo e Dio.

    Amico mio personalmente ritengo che tutti gli uomini, sono come coloro che chiusi all'interno di una stanza buia, cercano a tastoni la porta di uscita (Se mai c'è). Ogni tanto un flebile raggio di luce filtra........

    Lo gnostico antico sosteneva che il Male è l'assenza di conoscenza (Senza dare ad esso connotazione morale); permettimi però di evidenziare che per l'umano meccanismo psicologico è più facile comprendere una dimensione morale, che una dimensione metafisica legata ad un prolasso pneumatico, o percettivo....

    Te lo dico non da posizioni cattoliche, ma da posizioni gnostiche.

    A presto

  6. #16
    Abraxas
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    Se mi è permesso vorrei invece esprimere il punto di vista di un cristianesimo alternativo, rispetto al problema del male.

    Nella teologia della Chiesa Cattolica il peccato originale, esprime l’innato stato di tutti gli esseri umani dalla Caduta in poi, ed è quindi qualità intrinseca dell'essere uomo. Tale rottura fra il Dio Creatore e gli uomini, è stata, potenzialmente sanata, attraverso il sacrificio di Gesù Cristo, in virtù della sua morte in Croce. Gesù nato da donna, è, nel simbolismo cattolico, rinnovato viatico che conduce i figli degli uomini al Padre Celeste.

    Non mi dilungherò nella discussione su come il dogma del peccato originale, così formulato dalla Chiesa Cattolica, di fatto crea l'esclusività dell'essere cattolico "battezzato" ( iniziazione fisica ) per l'ammessione alla reintegrazione nel Paradiso. E neppure sul valore "magico" di fatto riconosciuto all'acqua battesimale; che in virtù delle consacrazione subisce la transunstazione, come l'ostia e il vino, capace di mutare qualitativamente, il battezzato a posteriori. Ma non è questa la sede per tali interessanti approfondimenti, mentre vorrei concentrarmi sul racconto biblico.

    Da esso emerge chiaramente che il peccato originale fu una disubbidienza di Adamo e di Eva, ad un precetto divino, ma che l'istigatore era già presente nell'Eden: questo è il serpente, la più astuta delle creature, e quindi anche dell'uomo stesso, che già dimorava in quel creato di perfezione. Quindi alla domanda di Sant'Agostino "Si deus est, unde malum?", non possiamo rispondere come Milton che il bene e il male sono stati portati dall'uomo nella creazione. In quanto essi, in seme, erano già espressi all'interno dell'Eden, l'Eden stesso è una creazione di una potenza superiore, alla stessa stregua di Adamo, Eva, e il serpente.

    Quindi la cagione prima del Peccato Originale, è la causa prima di ogni cosa: Dio stesso. Poco importa l'atto finale dell'uomo, poco importa l'istigazione del serpente ( che è agente funzionale ad una rappresentazione già scritta in precedenza ), poco importa anche la presenza o meno di un Demiurgo. Il dramma stesso ha collocazione precedente all'Eden, in quanto è necessario discirminare fra causa ed effetto. Come il peccato originale è causa di caduta, esso è effetto della disubbidienza dell'uomo ad un preciso volere, che a sua volta è effetto di due concause l'istigazione del serpente, e la curiosità di Adamo ed Eva ( o forse sarebbe meglio dire la loro insoddisfazione ? ). Se tutto ciò è vero allora la causa prima va ricercata altrove, e senza mascherarci dietro il libero arbitrio dell'uomo, che in quanto tale è stato dimostrato solamente nell'atto di mangiare il frutto proibito, e che anzi così sostenendo è si caratterizzo come la scelta di disubbidire alle regole divine.

    Per assurdo possiamo sostenere che per un uomo che si interroga sul divino, il peccato è la causa necessaria del massimo bene: la Conoscenza. In quanto è attraverso il peccare, e la riflessione che ad esso necessariamente deve seguire, che possiamo riconoscere Dio. Il peccato rompe una struttura statica, cristallizzata, determinando un caos che prevalentemente porta i molti a perdersi in una spirale discendente, ma anche alcuni, in grado di riflettere, di comprendere, di analizzare, a risalire verso una condizione spiritualmente più elevata della precedente. Se il peccare è il contravvenire alle regole cosmiche o divine, ogni gnostico è un Grande Peccatore. Pecchiamo quindi contro natura, disubbidento agli agiti psicologici e biologici che ci determinano. Un peccare il nostro che quindi deve essere non sul non fare, o sul fare, ma su come e il perchè fare o non fare.

    Ne discende quindi che ll vero peccare è la volontà umana di testimoniare l'uomo stesso, in coformità alle regole/agiti della manifestazione che a sua volta è effetto di un ordine superiore, già in se corrotto, da cui immancabilmente ci allontaniamo per ogni atto, che non sia preceduto da consapevolezza intima. L'uomo percepisce la capacità creativa del divino, e la traduce nel fare. Ma il corrispondere del fare umano, al pensare umano, e all'essere manifesto divino è inficiato dall'immagine erronea che l'uomo stesso ha in realzione a tutti gli altri termini dell'insieme in oggetto, a cuasa della mancanza di una qualità omnicomprensiva della cognizione umana. Da cui discende l'errare, il peccare, la difformità volontaria o meno al fulcro Fondante della manifestazione: cacciando Adamo ed Eva dal paradiso terrestre Dio disse ad Eva "E tu genererai tra i tormenti". E solo superati i tormenti, l'uomo potrà così tendere al divino perduto, ma per ottenere ciò è necessario peccare contro l'Ideale Fondante dell'attuale manifestazione, frutto commisto di un incerto ordine divino e dell'umano agire, discendendo fino nel cuore nero di quel luogo chiamato Inferno, comprendendo così quanto caduco e illusorio è questo nostro mondo, oppure perdendosi per sempre.

    "7)...la materia sarà distrutta, oppure no? Il Salvatore disse: “ Tutte le nature, tutte le formazioni, tutte le creazioni sussistono l’una nell’altra e l’una con l’altra, e saranno nuovamente dissolte nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle (radici) della sua natura. Chi ha orecchie da intendere, intenda ”. ( vangelo di Maria )

  7. #17
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    Caro Millenomi,

    interessantissima prospettiva. Non mi è chiaro però il ruolo di Dio nel quadro che hai delineato: il dio che creò l’Eden, e quindi il peccato, è il dio buono, perfetto e onnisciente dei cattolici? Oppure è un dio malvagio? E se è un dio malvagio, da chi è stato creato e perchè?

    Non era mia intenzione ignorare il cristianesimo gnostico, è solo che penso sia estremamente difficile trarre giudizi sulla teologia gnostica, visto che sopravvive in frammenti (anche se cospicui) ed è di carattere molto ‘oscuro’ (di difficile comprensione). Ma se vorrai parlarcene più in dettaglio, penso che ti saremo tutti i grati.

    Piccola nota: il de Maistre da me citato era un diplomatico savoiardo

    Quanto al ‘paganesimo’ a cui mi riferivo, ammetto che è un termine un po’ vago. Intendevo però sottolineare il fatto che anche se esistono visioni infernali nel mondo greco-romano queste non sono mai definite in termini assoluti, per cui non esisteva un vero e proprio ‘inferno’ (luogo di eterna sofferenza) per i pagani (a quanto ne so!). Di qui l’assenza di fanatismo nella ricerca di una ‘salvezza’.

    Ho poi un breve appunto per l’amico Testa : mi sento in linea con quanto scrivi, dato che la mia visione è fondamentalmente advaita, però non sono d’accordo sul fatto che l’idea del Male non sia risolvibile in un’ottica personalista. Ho in mente ad es. quanto spiegano i Gaudiya-Vaishnava (spiego a parole mie, spero di non fraintendere, e che magari qualcuno di più competente di me, tipo Madhur, voglia intervenire): Dio è fonte di tutto, incluso il Male, se non che questo Male non ha una reale esistenza in sè, ma è più una privazione di Dio. Se noi rifiutiamo Dio, ecco che comincia il Male, che è quindi frutto del nostro libero arbitrio e dell’amore stesso di Dio per noi (che ci dona la libertà). La differenza fondamentale qui con l’ottica cattolica però è che la caduta determinata dal rifiuto di Dio non è mai assoluta, perchè tutte le anime prima o poi torneranno a Dio, in un certo senso perchè non l’hanno mai abbandonato (semplicemente, avendo perso la Coscienza di Dio, ‘pensano’ di essere all’inferno...!) Interessante invece che anche all’interno dell’induismo esistono correnti molto vicine al cattolicesimo su certe questioni, come la scuola dualista di Madhva, che parla proprio di dannazione eterna!

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Ho poi un breve appunto per l’amico Testa : mi sento in linea con quanto scrivi, dato che la mia visione è fondamentalmente advaita, però non sono d’accordo sul fatto che l’idea del Male non sia risolvibile in un’ottica personalista. Ho in mente ad es. quanto spiegano i Gaudiya-Vaishnava (spiego a parole mie, spero di non fraintendere, e che magari qualcuno di più competente di me, tipo Madhur, voglia intervenire): Dio è fonte di tutto, incluso il Male, se non che questo Male non ha una reale esistenza in sè, ma è più una privazione di Dio. Se noi rifiutiamo Dio, ecco che comincia il Male, che è quindi frutto del nostro libero arbitrio e dell’amore stesso di Dio per noi (che ci dona la libertà). La differenza fondamentale qui con l’ottica cattolica però è che la caduta determinata dal rifiuto di Dio non è mai assoluta, perchè tutte le anime prima o poi torneranno a Dio, in un certo senso perchè non l’hanno mai abbandonato (semplicemente, avendo perso la Coscienza di Dio, ‘pensano’ di essere all’inferno...!) Interessante invece che anche all’interno dell’induismo esistono correnti molto vicine al cattolicesimo su certe questioni, come la scuola dualista di Madhva, che parla proprio di dannazione eterna!
    Interessante questione. MI sono tenuto volontariamente da parte per leggere interessato i vari punti di vista, confidavo in parte del punto di vista di Chaos che è più vicino al mio.
    In effetti non dici male caro Chaos, il male non è mai assoluto, ma solo un errore sul percorso. Una macchia karmica che verrà prima o poi ripulita. Se togliamo Dio dalla nostra vita entriamo in un reame di sofferenza, ma solo perché è un reame egoico/egoistico di sfruttamento. Dove l'uomo deve fare i conti solo sulla sua mente (piccola ed incline all'errore) e suoi suoi fantasmi (l'illusione di onnipontenza e potere) totalmente ingannato da Maya.
    Le sofferenze, il male... sono solo effetti collaterali di un mondo immanente e caduco, ma anche i nostri corpi lo sono. Noi, esseri immortali, non siamo toccati da questo, le sofferenze sono solo legate al corpo e alla vita contingente che viviamo in questa epoca semplicemente a causa delle nostre azioni, per nostra scelta. Dio è estraneo a tutto ciò, osserva senza interferire. Solo dal momento in cui, l'essere vivente non ha più nulla da godere di questo mondo, allora comincerà a porsi domande, a chiedersi dove sta la fregatura e a soffrire e vedere il male che lo circonda. Da quel momento si risveglierà il suo Guru interiore che gli permetterà di trovare la reale soddisfazione, di trovare il suo posto orginale, il suo Sanatana-Dharma.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio



    Ho poi un breve appunto per l’amico Testa : mi sento in linea con quanto scrivi, dato che la mia visione è fondamentalmente advaita, però non sono d’accordo sul fatto che l’idea del Male non sia risolvibile in un’ottica personalista. ) !
    Sarò breve ..perchè più si scrive e meno siamo capiti...
    L'Infinito o Brahman..è una cosa..mentre Dio è un'altra cosa...
    I problemi nascono quando si attribuiscono a Dio le qualità del Brahman..o le non qualità..
    E uno dei problemi teologici..è il conciliare l'onniscienza di Dio con il male....
    come è possibile cioè che Dio crei qualcosa volto al male..e che lo sappia..e nel medesimo tempo continui a produrre sofferenza..?
    Il Dio persona che crea gli esseri..li crea con la possibilità della libertà..e quindi non può conoscere il loro futuro..non sa cioè se questi esseri si volgeranno al bene o al male..quindi non è onnisciente..
    Solo il Brahman è onnisciente..nel senso che nulla esiste che Lui non contempli..ed essendo per Lui la manifestazione qualcosa di illusorio o non reale..come illusorio è l'Essere rispetto al Non Essere..il futuro di una persona è per Lui già accaduto nelle indefinite possibilità che pur non avendo l'Essere sono pur sempre un qualcosa..
    Per il Brahman..che una possibilità esista o non esista è perfettamente uguale..ambedue sono da Lui contemplate come modi di sviluppo della Sua infinitudine..modi ambedue legittimi ..senza superiorità o inferiorità dell'uno rispetto all'altro..se non dal punto di vista in cui si guardano..
    Noi che siamo nell'esistenza..realizzati da questo Principio creativo..privilegiamo il nostro mondo..rispetto ad altri sottoposti a determinazioni diverse che non l'Essere..
    Il male esiste quindi sul piano della manifestazione come lontananza dal Principio ..dal Brahman..lontananza illusoria ovviamente..anche se ben percepibile..male la cui natura è l'inconsistenza..ma ben reale per noi che siamo fatti della medesima pasta..
    Anche il Dio personale è illusorio rispetto al Brahman..una sua qualificazione..che limitandolo ..lo chiude nel sogno..perchè il Brahman non può essere diverso da ciò che è..Infinito..
    Questo Dio..il Dio della creazione..non è onnisciente..è un aspetto limitato di Brahman..limitato dall'essere Esistenza..crea gli esseri..ma poi..lascia alla loro libertà il bene del ritorno verso quel Principio da cui illusoriamente si erano separati..e al male dell'allontanamente verso la dissoluzione cosmica..
    L'amore può essere una qualità di questa divinità..che crea con attenzione e non a casaccio..Dio ..è amore..per gli esseri creati..affinchè il nostro precipare verso di Lui..sia porta verso quell'Identità con l'Infinito..vera nostra meta finale..a volta che avremo realizzato quelle possibilità il cui desiderio ci aveva portati in questo mondo..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  10. #20
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    Caro Testa,

    io non stavo controbattendo alla tua visione perchè non ne sarei capace, ma mi piacerebbe che intervenisse qualcuno di 'dualista' (per intenderci)... Il mio appunto non era che solo Brahman è onnisciente (fin qui siamo tutti d'accordo), ma che c'è chi Brahman lo concepisce anche in forma personale. E' possibile condividere quanto scrivi sul Male pur definendo la forma dell'Assoluto come personale (ad es. la scuola vishistadvaita di Ramanuja & Srivaishnava) o come personale-impersonale (posizione della scuola Gaudiya-Vaishnava: quella seguita dall'amico Madhur, per intenderci...).

    Cmq sinceramente non mi va di dibattere la questione impersonale/personale con te; non perchè non trovo sia interessante (anzi!), ma perchè io stesso, come dicevo, condivido la tua prospettiva. Non mi trovo a mio agio come 'avvocato del diavolo' Se invece altri si vogliono cimentare nell'articolazione della posizione teologica personalista, benvengano (si può aprire un thread apposito...) Su certe questioni fa sempre piacere sentire voci discordanti

 

 
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