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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Caro Testa,

    io non stavo controbattendo alla tua visione perchè non ne sarei capace, ma mi piacerebbe che intervenisse qualcuno di 'dualista' (per intenderci)... Il mio appunto non era che solo Brahman è onnisciente (fin qui siamo tutti d'accordo), ma che c'è chi Brahman lo concepisce anche in forma personale. E' possibile condividere quanto scrivi sul Male pur definendo la forma dell'Assoluto come personale (ad es. la scuola vishistadvaita di Ramanuja & Srivaishnava) o come personale-impersonale (posizione della scuola Gaudiya-Vaishnava: quella seguita dall'amico Madhur, per intenderci...).

    Cmq sinceramente non mi va di dibattere la questione impersonale/personale con te; non perchè non trovo sia interessante (anzi!), ma perchè io stesso, come dicevo, condivido la tua prospettiva. Non mi trovo a mio agio come 'avvocato del diavolo' Se invece altri si vogliono cimentare nell'articolazione della posizione teologica personalista, benvengano (si può aprire un thread apposito...) Su certe questioni fa sempre piacere sentire voci discordanti
    Ma io non voglio negare nulla..semplicemente cerco di mettere ogni cosa al suo posto..
    Non dico che il Dio personale non esiste..ma che non è equivalente a Brahman..anche se è Brahman..perchè nulla esiste che non sia Lui..
    L'iniziato cercherà di trovare Dio dentro di sè..e il religioso exoterico cercherà di trovarlo fuori di sè...dove c'è un dentro c'è anche un fuori..e dove c'è un ritorno c'è anche un'andata..e dove c'è un Dio personale ce nè uno impersonale..
    In parole povere ognuno si muove verso il suo porto..che di porti ce ne stanno tanti..e l'esistenza di uno non nega l'esistenza di altri..
    Anche se io mentalmente capisco la natura di Brahman..per quanto posso..mi dirigo però verso Iswara..o l'Essere..che da buon iniziato cerco di trovare dentro di me..piuttosto che al di fuori di me..
    Esistono dei gradi di consapevolezza..o di riavvicinamento al Principio..e il Brahman nirguna..essendo simbolicamnete equivalente al buco nero..non è che sia tanto appetibile per chi è ancora desideroso della Luce o dell'Essere...poi ..questa Luce ha vari modi di intendersi..e personale non significa individuale..o formale..
    L'esistenza è una condizione informale..e non individuale..e raffigurarsi Dio come una grossa individualità dotata di forma..è una proiezione della nostra comprensione..e relazionata a questa..
    A me piace pensare l'Essere informale..pura Luce..puro amore..ed è a Lui che dedico attenzione..anche se so che non è assoluto..ma nasce dal quel Brahman..quell'abisso che intimorisce chi non è ancora sazio di Verità..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  2. #22
    Antiokos
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    Mi permetto di intervenire sulla questione "Onniscenza", solo una piccola parentesi, anche Ramanuja concepisce l'Assoluto Uno e Molteplice come personale ed impersonale allo stesso tempo, e aggiungerei anche sovrapersonale (ho scritto qualcosa su Ramanuja sul Forum di Gentilitas) sono semplicemente tre "livelli" diversi, ma non voglio tornare per l'ennesima volta sull'argomento.

    Riguardo al tema dell'Onniscenza, che è quello che ha attirato la mia attenzione, dico che non vedo dicotomie... gli Dèi secondo me sono onniscenti, e come molti hanno detto (tra gli altri i platonici) il Male è solo mancanza di Bene, è frutto dell'Inconsapevolezza (Avidya), l'Oscurità è mancanza di Luce, e come dice Sallustio, siamo noi che ci volgiamo dall'altra parte e non vediamo più la Luce, ma essa è sempre stata dov'è non se n'è mai andata, basta volgersi di nuovo ad essa. Il Male è anche frutto della natura stessa di questo mondo, che non è malvagio come intendono gli gnostici, ma nell'ordine delle cose è giusto che esista questo piano di esistenza, mondo più "opaco", immagine "sbiadita" dei mondi superiori, riflesso di essi, ma non malvagio. Chi lo dice che se gli Dèi sono Onniscenti allora dovrebbero impedire il Male? e allora se non lo impediscono non lo sono... (?) noi valutiamo sempre dalla nostra ottica limitata... come se per esempio le morti per un terremoto implicano che questo mondo sia malvagio per natura... l'Ordine delle Cose è più grande più articolato della nostra piccola singola prospettiva (tra l'altro prospettiva ridotta in un tempo molto limitato rispetto all'eternità...).

    Questo mondo, questo piano di esistenza serve per capire, per comprendere, per capire la Luce ci vuole l'Oscurità come hanno detto in molti, se sei sempre stato immerso nella Luce probabilmnente non la sai apprezzare fino in fondo (o questo è vero per certi esseri e non per altri), questo piano ha un perchè, ad ognuno le sue conclusioni.

    Il problema del Dio cristiano è un'altro, per il tipo di concezione che i cristiani hanno del loro Dio "misericordioso" per loro il male è effettivamente un problema quasi irrisolvibile... per me invece non c'è alcun problema, io sò che c'è lAssoluto e ci sono una pluralità di Dèi da esso emanati, essi sono onniscenti ed onnipotenti (come dicono i neoplatonici) e questo vale almeno per gli Dèi Superiori, ma essi agiscono secondo Dike, secondo Dharma, secondo l'Ordine delle Cose, in una bella formula platonica, "secondo il Bene ed il Bello" e non sono "misericordiosi", la misericordia è indice di "arbitrarietà", gli Dèi non agiscono arbitrariamente ma secondo Ordine ed Armonia, anche se noi dal punto in cui siamo percepiamo illusoriamente ed erroneamente qualche nota stonata, è solo perchè siamo noi non accordati con la grande sinfonia cosmica, non sono loro che sono "cattivi", per capire servono anche i pugni in faccia.

    Valete!

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da millenomi Visualizza Messaggio

    Lo gnostico antico sosteneva che il Male è l'assenza di conoscenza (Senza dare ad esso connotazione morale); permettimi però di evidenziare che per l'umano meccanismo psicologico è più facile comprendere una dimensione morale, che una dimensione metafisica legata ad un prolasso pneumatico, o percettivo....

    Te lo dico non da posizioni cattoliche, ma da posizioni gnostiche.

    A presto
    Conoscenza può significare Consapevolezza..Intellettualità Pura la chiama Guenon..oppure percezione del Sè..o più comunemente meditazione..
    I termini sono tanti..ma tutti indicano un principio oltre la mente ed il pensiero..che può essere connotato anche come percezione della propria esistenza....
    Questa percezione è ciò che si chiama Iniziazione..e pur esistendo dentro di noi..solo un Maestro ce ne può rivelare l'importanza..che altrimenti non ci faremmo nemmeno caso..come non faremmo caso ad un diamante impolverato in mezzo a ciottoli in una strada di campagna..
    Ma gli uomini non sono avvezzi a guardarsi dentro..e allora ecco che la morale viene a supplire questa mancanza..dando regole per salvarsi dalle tenebre..anche in assenza di Luce..la luce della Consapevolezza..o del Principio che si riflette nella nostra anima..
    La morale sovviene quando la Conoscenza è perduta..è la pallida luce lunare che sostituisce il Sole..Sole che ci appare all'inizio soffocato da molte nubi..ma che alla fine contribuirà con il suo calore a trasformarci e a farci ascendere a dimensioni più luccicanti..
    La morale ci salva dal precipizio..dalla disintegrazione nell'abisso senza ritorno..ma ci impedisce anche la risalita..per questo è detto che il suo fine è salvare gli uomini..ma non liberarli..che solo la Luce della Conoscenza lo può fare..
    Chi imbocca un sentiero interiore o una Via iniziatica..non potrà fare a meno o prima o poi...di affidarsi a questa Luce..anche se può essere in contrasto con la morale..Il Budda va ucciso..la conoscenza esteriore..va sacrificata a quella interiore..perchè unica vera..e vera perchè nostra e non imposta..
    Esteriore e interiore..exoterismo ed esoterismo..morale e Coscienza..eterno dualismo..pendolo..su cui si muovono le nostre vite..e se per qualcuno la morale può salvare..per altri può paralizzare nelle tenebre..e impedire l'ascesa al Colle..ch’è principio e cagion di tutta gioia.
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  4. #24
    Abraxas
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    La morale sovviene quando la Conoscenza è perduta

    Dal mio punto di vista la morale sovviene quando la consapevolezza è perduta; in quel momento l'uomo non è più in grado di determinare in se cosa è e cosa non è virtuoso e necessità di un fuoco fatuo esterno.

    Fuoco fatuo ho detto, in quanto ben sappiamo come il concetto di "morale" è estremamente relativo non solo al tempo, al luogo, e alla cultura, ma anche al contesto sociale........

    La conoscenza che gli gnostici indicano, è orizzontale e quindi legata al perchè e ai motivi della manifestazione; ma anche verticale e quindi di comunione con la radice prima.

    Conoscenza-Coscienza-Consapevolezza

    Cordialmente

  5. #25
    Abraxas
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    [QUOTE=Chaos88;7102065]Caro Millenomi,

    interessantissima prospettiva. Non mi è chiaro però il ruolo di Dio nel quadro che hai delineato: il dio che creò l’Eden, e quindi il peccato, è il dio buono, perfetto e onnisciente dei cattolici? Oppure è un dio malvagio? E se è un dio malvagio, da chi è stato creato e perchè?


    Il riferimento era allo gnosticismo barbelotiano, diciamo la corrente maggiormente conosciuta dal grande pubblico in virtù del blasone (Apocrifo di Giovanni) degli scritti ad esso collegati.

    In tale prospettiva il Demiurgo è il Dio dell'Antico Testamento, il dio tetragrammatico definito cieco e folle in quanto presumendo di essere l'unico dio "crea" il mondo materiale imprigionando in esso il "pneuma"... Jaldabaoth o JHVE è frutto dell'errore della Sophia (eone superiore) che desiderava entrare in comunione con l'Ente, in virtù non della ragione, ma della passione... ecc... In realtà tutto ciò può essere letto come un processo degenerativo del "pensiero". Che dalle vette pure slegate da forme e da relazioni, decade nella grossolanità della forma e della materia...

    Non era mia intenzione ignorare il cristianesimo gnostico, è solo che penso sia estremamente difficile trarre giudizi sulla teologia gnostica, visto che sopravvive in frammenti (anche se cospicui) ed è di carattere molto ‘oscuro’ (di difficile comprensione). Ma se vorrai parlarcene più in dettaglio, penso che ti saremo tutti i grati.

    E' una realtà estremamente composita. S.Agostino, nella sua veste di polemistica, compose un libello dal titolo
    "Sulle Eresie". Venne scritto attorno al 428 su preghiera del diacono
    cartaginese Quodvultdeus, e si tratta di un elenco, sintetico di 88 eresie.
    Da cui si deduce, se si vuole, la profonda differenza fra eresie e
    gnosticismo.,....


    ps: due curiosità... Abbiamo i Catari, e i seguaci di Tertulliano...

    Eccone l'elenco.... :


    CAPITOLI

    1.Simoniani
    2.Menandriani
    3.Saturniniani
    4.Basidiani
    5.Nicolaiti
    6.Gnostici
    7.Carpocraziani
    8.Cerintiani o Merinziani
    9.Nazorei
    10.Ebioniti
    11.Valentiniani
    12.Secondiani
    13.Seguaci di Tolomeo
    14.Seguaci di Marco
    15.Seguaci di Colorbaso
    16.Eracleoniti
    17.Ofiti
    18.Caiani
    19.Setiani
    20.Arcontici
    21.Cerdoniani
    22.Marcioniti
    23.Apelliti
    24.Severiani
    25.Taziani o Encratiti
    26.Catafrigi
    27.Pepuziani (o Quintiliani)
    28.Artotiriti
    29.Tessarescedecatiti
    30.Alogi
    31.Adamiani
    32.Elcesei (e Sampsei)
    33.Teodoziani
    34.Melchisedechiani
    35.Bardesanisti
    36.Noeziani
    37.Valesii
    38.Catari o Novaziani
    39.Angelici
    40.Apostolici
    41.Sabelliani o Patripassiani
    42.Origeniani
    43.Altri Origeniani
    44.Paoliani
    45.Fotiniani
    46.Manichei
    47.Ieraciti
    48.Meleziani
    49.Ariani
    50.Audiani o Antromoporfiti
    51.Semiariani
    52.Macedoniani
    53.Aeriani
    54.Aeziani o Eunomiani
    55.Apollinaristi
    56.Antidicomariti
    57.Massaliani o Euchiti
    58.Metangismoniti
    59.Seleuciani o Ermiani
    60.Proclianiti
    61.Patriciani
    62.Asciti
    63.Passalorinchiti
    64.Acquari
    65.Coluziani
    66.Floriniani
    67.I dissenzienti sullo stato [finale] del mondo.
    68.Coloro che camminano a piedi scalzi
    69.Donaziani o Donatisti
    70.Priscillianisti
    71.Coloro che non mangiano con altri uomini
    72.Retoriani
    73.Gli assertori della passibilità della divinità di Cristo
    74.Coloro che ritengono che Dio sia triforme
    75.Coloro che ritengono che l'acqua sia coeterna a Dio
    76.Quei che dicono che l'anima non è immagine di Dio
    77.Quei che ritengono l'innumerabilità dei mondi
    78.Coloro che ritengono che le anime assumano la forma di demoni o di certi
    animali
    79.Coloro che credono che la discesa di Cristo abbia liberato tutte le anime
    degli inferi
    80.Quei che attribuiscono un inizio temporale alla nascita di Cristo dal
    Padre
    81.Luciferiani
    82.Giovinianisti
    83.Arabici
    84.Elvidiani
    85.Paterniani (o Venustiani)
    86.Tertullianisti
    87.Abeliani o Abeloiti
    88.Pelagiani o Celestiani


    Piccola nota: il de Maistre da me citato era un diplomatico savoiardo

    :-) La vecchiaia gioca brutti scherzi; per qualche strano meccanismo pensavo a Meister Eckhart.... Mi preme sempre comunque evidenziare come anche il cattolicesimo non sia un blocco monolitico.

    A presto.

  6. #26
    Vittima del kali yuga
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    beh, prima direi di accordarci sul siginficato dei termini, così eviteremo fraintendimenti.
    Dio = isvara = dio personale = uno metafisico
    brahman nirguna = assoluto im personale aldilà del manifesto e dell'immanifesto, del risveglio e del sonnoo, del nirvana e del samsara
    nirguna (per brevità lo chiamo così ) isvara, Dio = stati dell'essere raggiungibili da chi ha le qualificazioni e non 'persone' con la loro identità assise su un trono!
    quindi quando si parla di Dio e di nirguna o brahman che dir si voglia, si parla di nient'altro che di 'condizioni' che sono in noi in essenza e che chi ha volontà, costanza, coraggio e altre doti, può raggiungere, o meglio, può risvegliarsi ad esse.
    detto questo, ecco che la prospettiva cambia radicalmente, e sulla questione del male si intravede la soluzione.
    essendo (in essenza) l'Assoluto e potendo e dovendo prima o poi risvegliarci a esso, ed essendo l'assoluto aldilà di ogni dualità, com presa quella fra bene e male, o meglio bene-male o ancora più, benemale, ecco che il male esiste, o meglio lo percepiamo, proprio perchè sia caduti dalla condizione di assoluta perfezione per cogliere il frutto dell'albero del bene e del male, per dirla in termini cristiani, oppure perchè ci siamo immersi in maya e ci siamo fatti ttravolgere da essa, per usare termini hindù.
    Il male così come lo subiamo noi, nonè altro che privazione quindi, un depauperamento da ciò che ognuno di noi più o meno avverter ma spesso non capisce essere la nostra condizione originaria ( i termini che uso sono esemplificativi: a livello di assoluto ovviamente non esiste nulla ed esiste tutto contemporanemente, ma ogni termine è ovviamente inutile rispetto a esso); questo perchè la maya ci da un falso appagamento ci proietta fuori dallo stato originario, ci da la sete ma non l'acqua. E quersto esempio rende meglio l'idea: l'assenza di acqua non è male, è privazione. Il male anche presso i greci antichi era una privazione, una insufficienza rispetto al bene che era la perfezione.
    il male quindi esiste o meglio lo subiamo, perchè essendo decaduti da tale stato originario, ci siamo identificati con il nostro veicolo psicofisico, e lo abbiamo fatto a tal punto, che ormai siamo interiormente certi (cioè non basta convinccersi mentalmernte del contrario per vincere tale caduta) della nostra identità con esso e quindi non possiam o non essere inflazionati nei nostri giudizi dai giudizi del nostro veicolo animale, il quale ci da una visione deformata, quale ce la darebbe ula visione tramite una lente deformante

  7. #27
    Vittima del kali yuga
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    in altre parole, il male, così come anche le idee di bene (come lo si intende comunemente) esistono proprio perchè siamo decaduti dal livello dell'aassoluto. Per l'Assoluto tutte le possibilità hanno il loro posto nelll'ordine delle cose, tutte. Questo per tante ragioni, una fra le quali è che se anche un solo frammento non esistesse, non vi sarebbe più un assoluto ma solo un relativo.
    Ovviamente per chi è integrato (termine ovviamente impreciso) a livello di coscienza con l'assoluto naturalmente non è scosso da ciò che chiamiamo male e nemmeno da ciò che chiamiamo bene.
    noi no, perchè siamo identificati col nostro riflesso, lo amiamo e pertannto giorno dopo giorno, ripetiamo il mito di narciso (con noi stessi) e quello di medusa (vwerso la realtà esterna, impietrando e materializzando tutto ciò che è a noi esterno).
    ma perchè le persone ad esempio stuprano? perchè (non vuole assolutamente essere una giustificazione)nel processo di identificazione con la prakriti c'è chi soggiace di meno agli impulòsi inferiori e chi di più, al punto da perdere ogni controllo, questo per la sete di cui parlavo prima, sete ovviamente spessissimo soddisfatta con bevande dolci all'inizio ma poi amare, amarissime alla fine
    perchè avvengono allora i maremoti e perchè si muore di vecchiaia?
    comincio dall'ultima. La vecchiaia e la conseguente morte, non è altro che la fine per usura di un veicolo 'usato' dal riflesso di coscienza che ci anima per 'sperimentare la dualità al fine di ritrovare la non-dualità' o se volete la fine di uno dei mezzi usati dai riflessi di coscienza per cadere nel mondo materiale. In entrambi i casi (che non si escludono ma si integrano) non c'è da disperarsi gran chè. La vecchiaia... ma se unop arriva ai 90 anni e ancora con quel corpo, quel dharma e tutto il resto, non ha realizzato l'assoluto, non avrebbe senso continuare, e se l'ha realizzato, almeno in parte, perchè dispiacersi? questo, da un' ottica un pò assistenzialista. da un altro punto di vista (l'unico modo per conoscere veramente l'assoluto, è quello di diventare l'assoluto, altrimenti ci deve limitare a dei semplixci punti di vista), tutto ciò che non è assoluto, (e quindi tutto ciò che è forma, sostanza, maya) è relativo, e pertanto deve avere dei limiti: un inizio e una fine. tale fine può essere più o meno lontana, ma c'è, esiste ed è intrinseca all'esistenza stessa del relativo. se così non fosse, sarebbe assoluto (e lo è nel senso che il mutamento non finisce mai, ma ciò non tocca l'assoluto ) e non relativo.
    ecco spiegata la morte per veccchiaia, e anche la morte in generale. Potremmo parlarer della morte per malattia, ma per analogia credo si arrivi a capirla.
    arriviamo ai maremoti.
    tutto ciò che è relativo è soggetto a mutamento: anche la posizione della terraferma quindi, che prima o poi si arriverà a spostare e così facendo, muoverà quelle immani masse d'acqua che tutto travolgono.
    perchè però devono morire delle persone, perchè dio non li salva? ci si potrebbe chiedere.
    beh, intanto come dicevamo, ciò che nasce deve anche morire. anche il risvegliato, muore, cioè muoiono i suoi veicoli inferiori, xcom e i 'comuni mortali' solo che lui riesce a mantenersi cosciente senza di essi. quindi ciò che nasce deve morire e quindi poco importa il modo e anche il dove e il quando.
    poi potremmo parlare del karma, termine abusato e poco compreso e del samsara, cioè del ciclo delle cosidette rinascite, anche questo poco compreso, però non ho molto tempo, mi limiterò a degli accenni.
    Ciò che nasce... ma come nasce e perchè quel riflesso di coscienza nasce con un dato corpo e non con un altro, in un certo tempo-spazio etc?
    ebbene, vi lascierò con una frase della maitry uèpanishad, sicuramente più sintetica di quanto sia capace io:
    si diventa ciò che si pensa, questo è l'eterno mistero
    a buon intenditor...
    (comunque il discoerso lo proseguirò, questa è una sosta dovuta alle necessità inerenti il mio dharma personale )

  8. #28
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    Avrei una domanda x il buon Antiokos (o chi vuole rispondere):non ti scocciare, ma non mi è chiaro come la filosofia vishishtadvaita possa non essere personalista. Ti dico come l’ho capita io: per Ramanuja Brahman è Dio che è Narayana e Ishvara, che possiede tutti gli attributi (vishishtaani) e tutte le qualità trascendenti. Tra questi attributi c'è anche nirgunatva, però non per questo Dio è impersonale: l’impersonalità è solo un’attributo tra i tanti di Narayana. Narayana, Brahman è in fondo trascendentemente personale, così come per i Gaudiya Vaishnava (che parlano di Krishna come la Suprema Personalità di Dio). In questo mi pare ci sia una chiara differenza non solo con l’advaita di Shankara (la posizione di Testa: Brahman è ultimamente nirguna) che con il Neoplatonismo (ad es. di Plotino), che invece concepisce l’Uno come superiore ad ogni denominazione teistica (Plotino non parlerebbe, per dire, di Giove o Helios come l'Uno...)

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da RibelleSano Visualizza Messaggio
    Credo che la risposta stia nel simbolo del Tao: come facciamo a sapere cos'é il bene se non c'é il male? Come facciamo a sapere cos'é bello se non c'é il brutto? Etc etc...

    Innanzi tutto, non è questo che significa il Tao.
    Ad ogni modo, è falsa l'affermazione che senza il male non ci sarebbe cognizione del bene... Infatti il bene può esistere ed essere conosciuto soltanto attraverso il bene, e il male attraverso il male...
    Ecco un errore assai diffuso, è che non si può conoscere una cosa se non attraverso la negazione di un'altra, o attraverso il suo opposto.
    Questo è un approccio sbagliato, ed ancora più sbagliato è pensare che non si potrebbe apprezzare ciò che è bene se non ci fosse il male, o peggio ancora, che non ci può essere il bene senza il male, o viceversa.

  10. #30
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    Avrei una domanda x il buon Antiokos (o chi vuole rispondere):non ti scocciare, ma non mi è chiaro come la filosofia vishishtadvaita possa non essere personalista. Ti dico come l’ho capita io: per Ramanuja Brahman è Dio che è Narayana e Ishvara, che possiede tutti gli attributi (vishishtaani) e tutte le qualità trascendenti. Tra questi attributi c'è anche nirgunatva, però non per questo Dio è impersonale: l’impersonalità è solo un’attributo tra i tanti di Narayana. Narayana, Brahman è in fondo trascendentemente personale, così come per i Gaudiya Vaishnava (che parlano di Krishna come la Suprema Personalità di Dio). In questo mi pare ci sia una chiara differenza non solo con l’advaita di Shankara (la posizione di Testa: Brahman è ultimamente nirguna) che con il Neoplatonismo (ad es. di Plotino), che invece concepisce l’Uno come superiore ad ogni denominazione teistica (Plotino non parlerebbe, per dire, di Giove o Helios come l'Uno...)
    Come ho scritto su Gentilitas:

    Ramanuja come Plotino (ricordo sempre comunque che corrispondenze totali non ci sono mai) parla di varie ipostasi del Brahman:

    ° Il Parabrahman o Ishvara detto anche Vishnu-Narayana (non certo Vishnu inteso come un Dio personale unico, ma piuttosto l'Ente Supremo da cui sono emanati gli Dèi), si potrebbe compararlo all'Anima Mundi plotiniana ma anche (e soprattutto) al Nous, da esso sono emanati Tutti gli Dèi.

    ° Il Chit-Brahman, di cui fanno parte tutte le anime o spiriti, dette jiva o jivatman o atman.

    ° Il Achit-Brahman, la parte non-cosciente del Brahman, corrispondente a Prakriti, o in termini greci, Hyle.

    Quindi il Parabrahman o Ishvara o Vishnu-Narayana ipostasi del Brahman,non è un Dio personale unico (altrimenti sarebbe monoteismo) ma è l'Ente Supremo sovrapersonale (come il Nous) da cui sono emanati gli Dèi.

    Parabrahman,Chit-Brahman e Achit-Brahman queste ipostasi (e loro sottoipostasi, Dèi e Spiriti) compongono il Brahman nella sua totalità.

    E' ovvio che si stà parlando di un Assoluto Uno e Molteplice, se mancasse anche solo una sua componente esso sarebbe incompleto, quindi non sarebbe l'Assoluto. E' ovvio che l'Assoluto nella sua totalità non può che essere sovrapersonale ed è ovvio che il Tutto è tenuto insieme da un "sostrato" impersonale.

    Ramanuja questo sì non intende certo il Nirguna essere la realtà suprema, per lui il Brahman (articolato nelle ipostasi che ti ho illustrato) è necessariamente Uno e Molteplice e non una realtà omogenea senza "sfumature".

    Nello specifico del Parabrahman o Ishvara detto anche Vishnu-Narayana da quello che ho capito, (ed ho chiesto a conoscenti, ho letto libri, pure chiesto sui fora) esso non è da intendersi in termini abramitici come un Dio personale, anche se molti hindu vaishnava (anche se quì il vishishta o meno c'entra relativamente... non c'è coincidenza tra essere un vaishnava ed aderire al vishishtadvaita)vedono tutti gli Dèi come manifestazioni illusorie dell'unico Dio Vishnu, cioè intendono gli Dèi come travestimenti di Vishnu inteso come Dio personale (si possono tracciare paralleli ma da una prospettiva completamente diversa con l'Advaita che intende gli Dèi come manifestazioni illusorie del Nirguna). L'interpretazione corretta, almeno da quello che ho capito è quella che Vishnu-Narayana o Ishvara non è un Dio personale, assolutamente, è un "Ente" sovrapersonale (come il Nous)è il Parabrahman, e gli Dèi sono distinti con una loro personalita specifica, ovviamente parte del Parabrahman. Poi le prospettive variano tra religione popolare e vari filosoifi che danno varie interpretazioni.

    Poi in effetti le scuole indiane hanno delle sottigliezze interpretative che difficilmente vengono rese da interpreti occidentali, io per esempio a parte chiedere delucidazioni a qualche hindu, e a leggere dei testi in inglese non ho fatto, bisognerebbe imparare il sanscrito e stare in India per molto tempo per farsi introdurre approfonditamente, solo allora secondo me si potrebbero comprendere somiglianze e differenze reali tra le scuole. Per questo mi stò dando più al Neoplatonismo che ad altro in questi ultimi anni.

    Chaos, un giorno forse ci faremo un viaggio insieme in India e andiamo ad approfondire!


    FINE OT

 

 
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