Il vecchio principe Hidetora è ormai stanco di una vita passata ad assicurare la sicurezza e la potenza del suo regno attraverso continui spargimenti di sangue; per questo decide di dividere i suoi possedimenti fra i tre figli, assegnando a ciascuno di loro un castello e una parte del suo esercito. Hidetora spera in questo modo di rimediare, seppure tardivamente, alla violenza di molti anni e di assicurare una pace duratura; ma verrà disonorato e maltrattato dai due figli maggiori, uno dei quali istigato dalla consorte principessa Kaede, che spera di vendicarsi dello sterminio della sua famiglia perpetrato dallo stesso principe molto tempo prima. Sopraffatto dal dolore e dall' incalzare degli eventi (la pace, effimera, si deteriora presto e i due principi entrano in guerra l' uno contro l' altro), Hidetora finirà per vagare solo nella campagna e per perdere la ragione, accompagnato dal suo buffone di corte; e sarà costretto ad assistere alla morte del terzogenito Saburo, diseredato per la sua troppa sincerità nei confronti del padre e ritrovato troppo tardi.
Dopo la disillusione e la crudezza di "Kagemusha", Kurosawa torna a riflettere, nel suo capolavoro della maturità e di sempre, sull' illusione data dal potere e dalla ricerca di una stabilità definitiva in un mondo che non fa altro che cambiare continuamente volto e intenzioni, travolgendo gli artefici delle "fortune" con le loro stesse armi. Nel suo rancore e nella sua sete di vendetta, Kaede si rivela paradossalmente una "creatura" dello stesso Hidetora, che l' ha plasmata indirettamente a immagine e somiglianza delle sue conquiste e delle loro modalità; e l' incontro in una sperduta capanna buia con l' erede deposto di un altro principato, al quale il principe ha fatto cavare gli occhi e che si mostra comunque ospitale nei suoi confronti, non può che rimandare a questi la sua immagine riflessa di despota inumano, spingendolo per compensazione verso una follia liberatoria. Ognuno raccoglie quello che semina, sembra suggerire il regista in un confronto ideale con il grande "antipodo" di "Ran" sull' amicizia e sulla serenità della Natura contrapposta al fragore della guerra, "Dersu Uzala"; un divario accentuato dall' uso continuo nel primo del colore rosso sgargiante e in generale dei toni cromatici più intensi e folgoranti che si siano mai visti su grande schermo. Proprio come ne "Il trono di sangue", l' ambizione e la rinuncia alla semplicità e alla dimensione umana definita dall' insieme del "cosmo" non può che generare tempesta e smarrimento; ed ecco il cieco forzato arrancare fino sul ciglio di un burrone nella trattenuta ma emozionante scena finale, simbolo di un' umanità senza più scopo e direzione e di un paese, il Giappone, dominato dal contrasto fra l' etica del singolo e l' uniformità del gruppo, il samurai e il reietto, l' onore e la bassezza, il vecchio che vaga fragile e l' arma da fuoco, che la dilatazione della durata, la metamorfosi implacabile dei personaggi il colore delle molte bandiere nei combattimenti rende drammaticamente evidente.![]()




Il vecchio principe Hidetora è ormai stanco di una vita passata ad assicurare la sicurezza e la potenza del suo regno attraverso continui spargimenti di sangue; per questo decide di dividere i suoi possedimenti fra i tre figli, assegnando a ciascuno di loro un castello e una parte del suo esercito. Hidetora spera in questo modo di rimediare, seppure tardivamente, alla violenza di molti anni e di assicurare una pace duratura; ma verrà disonorato e maltrattato dai due figli maggiori, uno dei quali istigato dalla consorte principessa Kaede, che spera di vendicarsi dello sterminio della sua famiglia perpetrato dallo stesso principe molto tempo prima. Sopraffatto dal dolore e dall' incalzare degli eventi (la pace, effimera, si deteriora presto e i due principi entrano in guerra l' uno contro l' altro), Hidetora finirà per vagare solo nella campagna e per perdere la ragione, accompagnato dal suo buffone di corte; e sarà costretto ad assistere alla morte del terzogenito Saburo, diseredato per la sua troppa sincerità nei confronti del padre e ritrovato troppo tardi.
Rispondi Citando

.....basta cattivi maestri!!!
