Apro questa discussione in merito alla progressiva estensione del conflitto del Darfur ed alle strumentalizzazioni internazionali che ne derivano.

L'ultimo evento è costituito dall'offensiva di forze ribelli che provenienti dal Darfur si sono dirette verso la capitale del Chad (in cui sembra che abbiano occupato il palazzo presidenziale) con lo scopo di acquisire il controllo del paese ed impedire il dispiegamente di un contingente militare europeo.

Posto un editoriale di Le monde da questo indirizzo:

Le Tchad déstabilisé


L'offensive des rebelles tchadiens contre la capitale, N'Djamena, ne serait qu'un épisode dans la longue litanie des troubles que le Tchad a connus depuis son indépendance. Mais elle intervient à un moment où la communauté internationale, et notamment l'Union européenne (UE), s'apprêtait à envoyer des forces au Soudan, au Tchad et en République centrafricaine (RCA). Il s'agit de ramener un semblant de paix dans la province soudanaise du Darfour, en proie depuis des années à une guerre civile, et de protéger les populations avoisinantes contre les répercussions de ce conflit.
Au Soudan, les Nations unies peinent à mettre sur pied une force dite "hybride" - la Minuad -, composée d'une vingtaine de milliers d'hommes mis à disposition par l'ONU et par l'Union africaine. Au Tchad et en RCA, l'UE est sur le point d'envoyer quelque 3 700 soldats, sous le commandement d'un général irlandais. Cette "Eufor" devrait constituer la plus importante opération menée au titre de la politique européenne de sécurité et de défense commune.L'attaque des rebelles tchadiens risque de remettre en cause tout ce dispositif. Ce n'est d'ailleurs pas un hasard si elle intervient à la veille du déploiement de l'Eufor, qui, du coup, a été "ajourné". La politique du Soudan, qui soutient la rébellion dans le pays voisin, est claire. Elle vise à empêcher l'arrivée des contingents internationaux dans la région.
Depuis des années, Khartoum a utilisé tous les moyens de la diplomatie pour retarder une décision du Conseil de sécurité. Il a fini par être lâché par ses alliés chinois. Mais il y a loin d'une résolution de l'ONU à l'envoi de casques bleus, alors que le conflit du Darfour a déjà entraîné plus de 200 000 morts. Contraint d'accepter le principe d'une force internationale, Khartoum ne veut y voir que des soldats africains qui ont déjà fait la preuve de leur inutilité.
La France, qui, depuis l'arrivée de Nicolas Sarkozy à l'Elysée et de Bernard Kouchner au Quai d'Orsay, a été à l'avant-garde de la mobilisation pour le Darfour, se trouve dans une position particulièrement délicate. Il semble qu'elle ait été prise de court par une offensive des rebelles tchadiens, pourtant prévisible. Elle a en permanence plus d'un millier d'hommes au Tchad, et elle doit fournir plus de la moitié du contingent de l'Eufor. Paris a eu du mal à convaincre ses partenaires européens de participer à une opération où beaucoup voyaient un prolongement de sa politique africaine.
Après les complications diplomatiques et la pénurie en matériels comme en troupes, la déstabilisation du Tchad rend encore plus aléatoire une intervention internationale. Outre les populations africaines, la principale victime collatérale sera le "devoir de protéger" que l'ONU a solennellement inscrit dans sa Charte.
Article paru dans l'édition du 03.02.08.
Traduzione:

Il Chad destabilizzato

L’offensiva dei ribelli chadiani contro la capitale, N’Djamena, non sarà che un episodio nella lunga serie di disordini che il Chad ha conosciuta a partire dalla sua indipendenza. Ma interviene in un momento in cui la comunità internazionale, e in particolare l’Unione Europea (UE), si apprestava a inviare un contingente in Sudan, Chad e Repubblica Centroafricana (RCA). Si tratta di riportare una parvenza di pace nella provincia sudanese del Darfur, in preda da anni ad una guerra civile, e di proteggere le popolazioni vicine contro le ripercussioni dei conflitti. In Sudan, le Nazioni Unite penano ad organizzare una forza detta “ibrida” – la Minuad – composta da ventimila uomini messi a disposizione dall’ONU e dall’Unione Africana. In Chad e in RCA, l’UE sta per inviare circa 3700 soldati sotto il comando di un generale irlandese. Questa “Eufor” dovrebbe costituire la più importante operazione organizzata in nome della politica europea di sicurezza e difesa comune. L’attacco dei ribelli chadiani rischia di mettere in forse questa operazione. Non è infatti un caso se arriva alla vigilia del dispiegamento dell’Eufor, che, all’improvviso, è stato “rinviato”. La politica del Sudan, che sostiene la ribellione nei paesi vicini, è chiara. Punta ad impedire l’arrivo dei contingenti internazionali nella regione. Da vari anni, Khartoum ha utilizzato tutti i mezzi della diplomazia per reinviare una decisione del Consiglio di Sicurezza. Ha finito per venir abbandonata dai suoi alleati cinesi. Ma c’è molta differenza tra una risoluzione dell’ONU e l’invio di caschi blu, allorché il conflitto del Darfur ha già causato più di 200 000 morti. Costretta da accettare il principio di una forza internazionale, Khartoum vuole che sia composta solo soldati africani, che hanno già dato prova della loro impreparazione. La Francia, che, dopo l’arrivo di Nicolas Sarkozy all’Eliseo e di Bernard Kouchner al Quai d’Orsay, è stata l’avanguardia della mobilitazione per il Darfur, si trova in una posizione particolarmente delicata. Sembra che sia stata presa di sorpresa da un’offensiva dei ribelli per previsibile. Ha in permanenza più di un migliaio di uomini in Chad, e deve fornire più della metà del contingente dell’Eufor. Parigi ha difficoltà a convincere i suoi partner europei a partecipare ad un’operazione in cui molti vedono una prolungamento della sua politica africana. Dopo le complicazioni diplomatiche e la penuria di materiali come di truppe, la destabilizzazione del Chad rende ancora più aleatorio un intervento internazionale. Oltre alla popolazioni africane, la principale vittima collaterale sarà il “dovere di protezione” che l’ONU ha solennemente inscritto nella sua Carta fondamentale.