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  1. #101
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Rifiutare la scheda serve solo a rompere le scatole e creare casini burocratici agli addetti al seggio.... per piacere hanno già abbastanza lavoro e una non piccola responsabilità!
    Vabbè...vengono pagati...è un lavoro...e poi impiegano lo stesso tempo che impiegherebbero per darti le schede etc...dai dai, non ti arrabbiare, ho solo esposto uno dei due modi di astenersi.

  2. #102
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    Predefinito astensione:friuli venezia giulia,veneto orientale


    7 marzo,ore 20.30-Vajont (Maniago)Pordenone,sala ristorante “Cjalsonerie”,p.za Monte Duranno 7: in Friuli v.g. e Veneto orientale NASCE IL NECESSARIO "COMITATO POPOLARE per l’ASTENSIONE "IL 14 APRILE,
    composto da soggettività diverse friul-veneto-giuliane che condividono l’idea che gli attuali schieramenti politici sono le classiche barzellette brutta copia dell’America:tutti i partiti son simili,UNITI nelle logiche di potere dell’abissale disparità sociale tra popolo e “CASTE” di potere.
    -IL CENTROSINISTRA,che raccoglie voti contro Berlusconi e per eliminare o quantomeno mitigare il precariato sociale.,le leggi personali e i conflitti di interesse,ed invece NULLA!,anzi,ha aiutato con sgravi il potere finanziario-industriale(soprattutto il decotto),incentivando il precariato permanente,la miseria sociale(aumenti sconsiderati di bolli,bollini,tasse,balzelli).
    -LA SINISTRA ARCO-BALLE-NO (lo dice già il nome grazie a Dio,almeno sono stati chiari per una volta):ennesima burocrazia di vecchi elefanti parolai(politicanti bugiardi),a parole contro,nei fatti (e sono quel che contano) a sostegno,fino all’ultimo, del governo “padronale”di Prodi e Goldman Sachs .Sinistra succube delle peggiori Lobbies,imprigionata dalla sindrome dell’arricchimento consumista(pur di non rinunciare alle poltronissime,ai privilegi della casta,Bertinotti,Diliberto ,Giordano ecc. votano le guerre in Afganistan,Iraq e missioni armate in Libano(a casa dovrebbero stare,a casa!),scorrazzano orgogliosi,a passo d’oca,davanti ai plotoni della” Folgore”,non cancellano nessuna legge berlusconiana “ad personam”,per non dimenticare che hanno permesso il bombardamento della sovrana Jugoslavia e appoggiano da sempre le mire secessioniste americane sul Kossovo,così come gli attacchi,per ora solo mediatici,contro l’IRAN.
    -IL CENTRODESTRA,ostaggio da 15 anni di Papà Silvio,l’uomo che ha affermato di averci avvicinato,grazie all’opera della MEDIASET,allo stile di vita della madre patria USA(non per niente ne siamo una colonia da 50 anni).Televisione fatta di televendite ,telecazzate(talvolta anche a pagamento)tele predicate di turno,con veline assurte a opinioniste e tuttologhe,giocatori di calcio strapagati e bellezze straniere in tutti i programmi e in tutte le salse(fa chic l’esterofilia,soprattutto ora tira la moda di colore,alla Obama,il Bush dipinto di nero,favorevole alle guerre planetarie e al dominio USA su tutto).Destra che al governo,a parte le leggi per il suo “proprietario”, Non fece nulla,soprattutto nulla di buono per il popolo.
    -L’ESTREMA DESTRA,che quando Papa’ Silvio chiama,risponde da buon cameriere navigato,anche se un po’ rozzo,e quando il Padrone non li vuole piu’, perche’ non ne ha più bisogno, si reinventano improbabili forze alternative e socializzanti (è da 50 anni che a parole sono seguiti sempre e solo fatti di servitù occidentale,atlantista filoamericana,filoisraeliana:sempre contro tutti i popoli ribelli(Vietnam,Algeria,Libano,Irak,Cuba,Venezuela ecc.),serva del padronato e delle logiche di sfruttamento di pochi(alta finanza e “caste”) sui molti(il popolo e le classi lavoratrici popolariperai ,impiegati,piccoli artigiani e commercianti).
    POLITICANTI FARABUTTI!!VI vogliamo ricordare le vostre malefatte e le menzogne.
    NON siete degni di Nessuna fiducia
    il NOSTRO voto NON SI SPORCA:ASTENSIONE!!
    una sana ,consapevole ed audace ASTENSIONE.ASTENSIONE!
    C.S. DIGNITà:"CAMPAGNA EDUCATIVA a cura del MINISTERO Alternativo di Salute Pubblica"



    :









  3. #103
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    Mi Scuso Con Tutti I Compagni,ma è La Prima Volta Che Imposto Una Discussione........sono Molto......emozionato E Impacciato Tecnologicamente,in QuAnto Non Sono Riuscito A Riportare La Foto-simbolo Dell'avvenimento.

  4. #104
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    Predefinito Il PCL verso le elezioni

    OMNIA SUNT COMMUNIA

    IL PCL VERSO LE ELEZIONI

    SE NE VADANO TUTTI. GOVERNINO I LAVORATORI

    (28 gennaio 2008)


    La crisi del governo confindustriale di Romano Prodi segna il fallimento del Centrosinistra e delle sinistre in esso coinvolte.
    In due anni il governo Prodi ha agito come comitato d’affari di Confindustria e delle grandi banche: regalando loro decine di miliardi, detassando i loro profitti, offrendo loro la previdenza privata (TFR) , mantenendo le leggi di precarizzazione del lavoro, elevando l’età pensionabile e colpendo persino il pensionamento di vecchiaia. Mentre , parallelamente, ha mantenuto basi e missioni militari, ha elevato le spese di guerra, ha premiato e promosso i vertici di polizia responsabili del G8, si è genuflesso al Vaticano perfino sui diritti civili, ha riproposto decreti xenofobi antimmigrati.
    Questo governo non ha affatto garantito il “meno peggio”. Al contrario : ha realizzato in meno di due anni ciò che Berlusconi non sarebbe stato in grado di realizzare, a fronte della prevedibile opposizione di massa . E’ vi è riuscito grazie al sostegno determinate delle sinistre di governo e delle burocrazie sindacali, che per due anni hanno votato tutto ciò che il loro popolo aveva combattuto: in cambio di ministri, sottosegretariati, ruoli istutizionali; o di un posto a tavola della concertazione.
    IL fatto che questa corresponsabilizzazione delle sinistre alle politiche antipopolari abbia regalato alle destre il monopolio dell’ opposizione, favorendone il rilancio, aggrava ulteriormente le loroi enormi responsabilità .

    L’argomento di Giordano e Diliberto secondo cui sarebbero stati i poteri forti a causare la crisi di governo per timore delle annuciate politiche sociali “ redistributive”, è falso e risibile. E’ vero che la Confindustria chiede oggi un altro governo: ma perchè ritiene che solo un governo più stabile, possa dare continuità alle politiche confidustriali di Prodi, e svilupparle coerentemente nella propria direzione. Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, ha espresso sulla crisi e sulle prospettive questo inequivocabile giudizio:” Prodi aveva messo nella sua agenda il patto sociale tra governo, imprese e sindacati per rilanciare la questione salari e produttività, collegando il calo del fisco ad una riforma della contrattazione ed un aumento della produttività. Ora la crisi politica blocca tutto. E’ un peccato. Speriamo di poter riprendere al più presto, su basi più solide. Un negoziato su questi temi è quanto mai necessario”(IL Sole 24ore del 25 gennaio). L’opinione di Confidustria non poteva essere più chiara. Il fatto che le sinistre di governo possano ora essere scaricate dai padroni dopo il prezioso servizio prestato, è una misura ulteriore del loro fallimento.

    La totale assenza di prìncipi dei gruppi dirigenti delle sinistre arcobaleno è rivelata peraltro nel modo più clamoroso dalla dinamica successiva alla apertura della crisi.
    Una parte della sinistra arcobaleno (PDCI), nel mentre vocifera su salarii e precariato, ripropone solennemente l’incarico a Prodi e la propria fedeltà al suo governo. Un altra parte con Fausto Bertinotti, apre addirittura allo scenario di un possibile governo istituzionale con Berlusconi( in perfetta convergenza con Luca Cordero di Montezemolo) : che se mai dovesse realizzarsi, coinvolgerebbe le sinistre in una operazione di macelleria sociale e democratica ancora più impegnativa.
    La verità è che per Bertinotti e il suo gruppo dirigente del PRC non contano- al di là delle chiacchere sulla “verifica sociale”- le ragioni dei lavoratori. Conta la partita di poker sulla legge elettorale ( che si vuole su misura della “ Cosa Rossa”) e la salvaguardia della Presidenza della Camera. E persino le divergenze inedite tra Bertinotti e Ferrero sul “governissimo” , non riguardano questioni di principio , ma la guerra di posizionamento interno per il controllo del PRC e della sua segreteria.
    Gli operai e lo stesso PRC sono solo pedine di uno spregiudicato gioco di scambio sui più diversi tavoli. Ieri , oggi, domani.

    IL Partito Comunista dei Lavoratori fa appello a tutti i militanti onesti e agli elettori critici delle sinistre di Governo perchè traggano un bilancio definitivo di questi due anni, rompano con quei partiti, si raccolgano attorno al PCL.
    I due anni del governo Prodi sono stati la conferma piuù clamorosa delle scelte e delle posizioni del Partito Comunista dei Lavoratori.
    Siamo quella sinistra che, controcorrente, aveva denuciato e previsto natura e politiche del centro sinistra. Quella sinistra che due anni fa ha respinto ogni compromissione con il governo dell’Unione. Quella sinistra che per due anni si è puntualmente opposta alle sue politiche antioperaie, alle sue finanziarie , alle sue missioni militari, lavorando a costruire su questa base la più ampia unità d’azione tra tutte le forze disponibili.
    Altri soggetti, anche “critici” ( Sinitra Critica), hanno votato 23 volte la fiducia al governo Prodi( persino sulla finanziaria dei 35 miliardi) salvo differenziarsi alla vigilia del suo crollo. Noi no. Non facciamo mercato dei principi: l’opposizione al governo della settima potenza capitalista del mondo non può essere merce di scambio, nè può valere a corrente alternata.
    Quando rompemmo con il PRC in occasione del suo ingresso al governo lo facemmo proprio attorno a questo principio. E a partire da questo principio abbiamo lavorato a costruire il Partito Comunista dei Lavoratori che ora ha celebrato il proprio congresso fondativoonvinti come siamo che solo un partito di classe indipendente di rigorosa opposizone, basato su principi chiari, può lavorare a ricondurre le lotte parziali ad una prospettiva anticapitalista, quale unica vera alternativa. Evitando che i movimenti siano usati e subordinati ancora una volta agli interessi dei loro avversari.

    Tanto più in questo quadro il Partito Comunista dei Lavoratori si prepare alle probabili elezioni politiche anticipate come forza indipendenete e alternativa: quale unico partito della sinistra che per due anni si è opposto al governo Prodi. Solo una sinistra che non ha tradito e non si è compromessa può garantire che non tradirà.
    Peraltro la più ampia presentazione del PCL alle elezioni può rappresentare un importante volano del suo sviluppo, dell’estensione della sua presenza, del suo radicamento sociale, rafforzando il processo di costruzione del partito indipendente della classe. E questo è cio che risponde all’interesse genarele del mondo del lavoro.
    Per questo non ci interessano pasticci elettoralistici senza futuro con altre linee e progetti. Per noi la scelta elettorale è subordinata alla costruzione di un partito rivoluzionario, non viceversa.
    Per questo facciamo appello a tutti coloro che riconoscono l’esigenza di una sinistra che non tradisca e del suo partito a raccogliersi attorno alle liste del partito comunista dei lavoratori e a costruire con noi la sua campagna elettorale.

    Peraltro la profondità della crisi sociale e politica italiana, la stessa profondità della crisi delle sinistre, richiedono una risposta di fondo, un’alternativa complessiva, radicale, di sistema. Tanto più oggi non basta rincorrere obiettivi contingenti e iniziative di movimento. E’ necessario ricondurle a un progetto generale: alla costruzione di un’altra direzione del movimento operaio e dei movimenti di lotta, sulla base di un programma rivoluzionario. Questa è la ragione del Partito Comunista dei Lavoratori.

    La crisi italiana rivela il fallimento storico delle classi dirigenti del Paese e del loro progetto di Seconda Repubblica. Le loro promesse sono state smentite dai fatti.
    Si è allargata la miseria sociale del mondo del lavoro.Si è aggravata, sotto tutti gli aspetti, la questione meridionale.
    E’ precipitata la condizione ambientale, per effetto del saccheggio capitalistico del territorio. La camorra e la criminalità organizzata si sono riaffermate, in osmosi col capitale finanziario e con larghi settori dell’apparato dello Stato.
    Parallelamente vengono attaccate conquiste democratiche apparentemente consolidate (194) e addirittura criminalizzate le più elementari domande di laicità (La Sapienza). Mentre si espandono le politiche di guerra dell’imperialismo italiano, e si assiste ad un’autentica “sacralizzazione” del sionismo, proprio nel momento della sua barbara aggressione contro il popolo palestinese.

    E tuttavia il complesso di queste politiche non ha il consenso della maggioranza della società. Ed anzi ha scavato silenziosamente per vent’anni un fossato sempre più profondo tra scelte dominanti e senso comune di grandi masse. Milioni di lavoratori e di giovani consumano la propria rottura con una “politica” sempre più percepita come dimensione lontana, cinica e corrotta. Il fatto che questa rottura sia prevalentemente passiva non toglie che sia radicale. L’odio diffuso per i privilegi istituzionali della cosiddetta “casta” ha questa radice.
    Le forze dominanti cercano di reagire a questa profonda crisi di consenso con strumenti diversi e combinati: la corresponsabilizzazione delle sinistre e delle burocrazie sindacali (concertazione); il ricorso al populismo antimmigrati come valvola di sfogo reazionario dell’insoddisfazione sociale e mezzo di divisione dei lavoratori; la ricerca di leggi elettorali ancor più truffaldine che garantiscano a tavolino ai partiti dominanti e ai loro governi una rappresentanza parlamentare maggioritaria e artificiale.
    Ma resta il fatto che la borghesia italiana, sotto la pressione della nuova competizione mondiale, non ha nulla da ridistribuire alle classi subalterne. Mentre proprio la crisi del governo Prodi, e l’esplosione delle contraddizioni interne a Centrodestra e Centrosinistra negli ultimi mesi rivelano le difficoltà irrisolte della borghesia nella stabilizzazione del suo equilibrio politico-istituzionale. Ciò che a sua volta alimenta la lotta interna all’apparato dello Stato, con effetti di nuove crisi e nuove instabilità.

    Il movimento operaio è l’unico soggetto potenzialmente capace di porre rimedio alla crisi italiana. Può farlo alla sola condizione di rompere con le classi dirigenti del Paese, di promuovere una soluzione anticapitalistica della crisi, di candidarsi al governo dell’Italia sulla base di un proprio programma indipendente, di raccogliere e organizzare attorno a questo programma l’enorme rabbia sociale che cova in vaste masse popolari.
    La proposta di un polo autonomo di classe e anticapitalistico, affermata dal nostro Congresso, è più che mai confermata dallo svolgimento della crisi politica. Peraltro solo la lotta vera per un’alternativa anticapitalista e un governo dei lavoratori può consentire, come sua risultante, la difesa di conquiste parziali o il conseguimento di nuovi obiettivi.

    Come PCL siamo stati e siamo presenti in ogni lotta di opposizione . Siamo stati e siamo nel movimento contro la guerra, in un fronte unitario di lotta che sin dall’inizio ci ha visto partecipi e che abbiamo contribuito a costruire. Siamo stati e siamo in ogni azione di lotta e di sciopero contro le finanziarie del governo e gli accordi di concertazione (protocollo di luglio). Più in generale siamo stati e siamo, incondizionatamente, per la massima unità d’azione sul terreno della lotta, attorno a obiettivi comuni, tra tutte le forze che si oppongono alla borghesia, ai suoi partiti, ai suoi governi. Talvolta contrastando logiche di veto o riflessi autoconservativi di componente, a scapito dello sviluppo reale del movimento: come quelli che hanno spinto il grosso delle stesse forze anticoncertative a respingere la nostra proposta unitaria di promozione di una grande assemblea nazionale di delegati del NO al protocollo, che desse continuità e prospettiva al NO di un milione di lavoratori a partire dalle grandi fabbriche.
    Con la stessa logica unitaria avanziamo la parola d’ordine di una grande vertenza generale unificante dell’intero mondo del lavoro attorno a una piattaforma di svolta: che parta dalla rivendicazione di forti aumenti salariali per tutto il lavoro dipendente; della cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro; del ritorno della previdenza pubblica a ripartizione. Perché la stessa esperienza del negativo accordo dei metalmeccanici, che addirittura aumenta straordinari e flessibilità, dimostra che senza una vertenza generale, nel recinto delle singole categorie, anche le lotte più avanzate sono esposte al recupero concertativo.

    Al tempo stesso non ci limitiamo ne a parole d’ordine contingenti, ne a una pura orbita “sindacale”. Non ci chiudiamo in una pura logica antagonista. Avanziamo una proposta programmatica generale, che parta dall’insieme delle emergenze della crisi italiana, per ricondurle alla prospettiva della rottura anticapitalistica, del governo dei lavoratori. Perché solo questa prospettiva dà un senso compiuto alle lotte di ogni giorno, preserva l’autonomia dei movimenti, costruisce l’unità delle loro ragioni.

    1) Contro la barbarie degli omicidi bianchi nei luoghi di lavoro, rivendichiamo non solo l’abolizione delle leggi di precarizzazione, ma la galera per i padroni responsabili dell’insicurezza e l’esproprio delle loro aziende, senza indennizzo e sotto controllo operaio a apartire dalla Thyssen Krupp. Più in generale rivendichiamo il controllo dei lavoratori, con poteri di veto, su tutti gli aspetti dell’organizzazione del lavoro.

    2) Contro l’ingovernabilità della gestione rifiuti entro le attuali leggi del profitto, rivendichiamo il carattere pubblico, sotto controllo popolare, dell’intero sistema di raccolta e di smaltimento; l’esproprio dei terreni delle discariche ( in mano alla camorra) per la loro bonifica; un grande investimento di risorse pubbliche in una capillare raccolta differenziata, sull’intero territorio nazionale, finanziato dalla tassazione di grandi profitti e patrimoni.

    3) Contro l’usura legale dei mutui versi milioni di lavoratori e di famiglie rivendichiamo la nazionalizzazione delle banche ( vera “associazione a delinquere”) senza indennizzo e sotto il controllo dei lavoratori; l’annullamento dei debiti contratti, sotto ricatto, da milioni di persone; la nascita di un unico istituto di credito pubblico, sotto controllo popolare, come mezzo di sostegno a lavoratori e artigiani, piccoli commercianti, oggi torchiati e truffati dalla banche.

    4) Contro l’imperialismo italiano e i sui costi sempre più ingenti, rivendichiamo non solo il ritiro immediato e incondizionato dalla truppe da tutti i teatri di guerra, ma l’abbattimento delle spese militari, la nazionalizzaione senza indennizzo e sotto controllo operaio dell’industria bellica ( come premessa della sua riconversione), l’abolizione della diplomazia segreta, il sostegno al diritto di resistenza di tutti i popoli oppressi e aggrediti- a partire dal popolo palestinese- per il loro pieno diritto di autodeterminazione.

    5) Contro i privilegi materiali del Vaticano e di un clericalismo sempre più invadente e arrogante, rivendichiamo non solo la difesa della legge 194, dei diritti civili, dei principi di laicità; ma l’abolizione dei fondi pubblici a scuole e università private e confessionali, la fine dell’esenzione fiscale della Chiesa( iva e ici), l’esproprio delle grandi proprietà immobiliari del clero da destinare ad uso sociale.

    6) Contro i privilegi delle istituzioni borghesi e del loro parlamentarismo, contro la natura di un apparato statale burocratico estraneo e ostile alle grandi masse, rivendichiamo uno stato di tipo nuovo basato sull’autorganizzazione democratica dei lavoratori e sul loro potere, sulla revocabilità permanente di ogni eletto; sulla abolizione di ogni privilegio degli eletti rispetto ai loro elettori: con la retribuzione di un deputato del popolo non superiore a 2000 euro.

    Questo programma non rispetta le compatibilità del sistema capitalistico , ma le esigenze oggettive dei lavoratori e delle classi subalterne. Anzi mostra come la soluzione vera e reale di queste esigenze richieda la rottura con il capitalismo e un governo dei lavoratori.
    Il Partito Comunista dei Lavoratori si impegna a raccogliere attorno a questo programma tutte le energie disponibili, a partire dal mondo del lavoro.
    La proposta “ se ne vadano tutti governino i lavoratori” è la nostra risposta alla crisi sociale e politica italiana. E’ e sarà l’asse caratterizzante della costruzione del PCL, del suo intervento nei movimenti, della sua stessa campagna elettorale.

    http://www.pclavoratori.it


    ARDITI NON GENDARMI

  5. #105
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    Tesi della frazione comunista astensionista sul parlamentarismo




    Da "Il Soviet" del 3 ottobre 1920

    1. Il parlamento è la forma di rappresentanza politica propria del regime capitalista. La critica di principio dei comunisti marxisti nei riguardi del parlamentarismo e della democrazia borghese in genere dimostra che il diritto di voto accordato a tutti i cittadini di tutte le classi sociali nelle elezioni degli organi rappresentativi statali, non può impedire né che tutto l'apparato di governo dello Stato costituisca il comitato di difesa degli interessi della classe dominante capitalistica, né che lo Stato si organizzi come lo strumento storico della lotta della borghesia contro la rivoluzione proletaria.

    2. I comunisti respingono categoricamente la possibilità che la classe lavoratrice giunga al potere attraverso la maggioranza dei mandati parlamentari, invece di giungervi mediante la lotta rivoluzionaria armata. La conquista del potere politico da parte del proletariato, che costituisce il punto di partenza dell'opera di costruzione economica comunista, implica la soppressione violenta ed immediata degli organi democratici, e la loro sostituzione con gli organi del potere proletario: i Consigli operai. La classe degli sfruttatori essendo così privata di ogni diritto politico, si realizzerà la dittatura del proletariato, ossia un sistema di governo e di rappresentanza di classe. La soppressione del parlamentarismo è dunque un fine storico del movimento comunista: di più, la prima forma della società borghese che deve essere rovesciata, prima ancora della proprietà capitalistica, prima ancora della stessa macchina burocratica e governativa dello Stato, è proprio la democrazia rappresentativa.

    3. Lo stesso vale per le istituzioni municipali o comunali borghesi, che è teoricamente errato contrapporre agli organi governativi. Infatti, il loro apparato è identico al meccanismo statale borghese: esse devono parimenti essere distrutte dal proletariato rivoluzionario e sostituite dai soviet locali dei deputati operai.

    4. Mentre l'apparato esecutivo, militare e poliziesco dello Stato borghese organizza l'azione diretta contro la rivoluzione proletaria, la democrazia rappresentativa costituisce un mezzo di difesa indiretta, che agisce diffondendo fra le masse l'illusione che la loro emancipazione possa realizzarsi mediante un pacifico processo e che la forma dello Stato proletario possa anche essere a base parlamentare, con diritto di rappresentanza alla minoranza borghese. Il risultato di questa influenza democratica sulle masse socialiste è stato la corruzione, nel campo della teoria come in quello dell'azione, del movimento socialista della II Internazionale.

    5. Nel momento attuale il compito dei comunisti, nella loro opera di preparazione ideale e materiale della rivoluzione, è prima di tutto di liberare il proletariato da queste illusioni e da questi pregiudizi, diffusi nelle sue file grazie alla complicità degli antichi capi socialdemocratici, per distoglierlo dalla sua storica via. Nei paesi in cui il regime democratico esiste già da lungo tempo, e si è profondamente radicato nelle abitudini delle masse e nella loro mentalità, come anche in quella dei partiti socialisti tradizionali, questo compito ha un'importanza molto rilevante e occupa un posto di primo piano fra i problemi della preparazione rivoluzionaria.

    6. La partecipazione alle elezioni e all'attività parlamentare, nel periodo in cui nel movimento internazionale del proletariato la conquista del potere non si presentava ancora come una possibilità vicina, e non poteva ancora parlarsi di preparazione diretta alla realizzazione della dittatura proletaria, poteva ancora offrire alcune possibilità di propaganda, di agitazione e di critica. D'altro lato, nei paesi in cui una rivoluzione borghese è tuttora in corso e crea nuove istituzioni, l'intervento dei comunisti in questi organi rappresentativi in formazione può offrire la possibilità di influire sullo sviluppo degli avvenimenti per far sì che la rivoluzione sbocchi nella vittoria del proletariato.

    7. Nel periodo storico attuale, aperto dalla fine della guerra mondiale con tutte le sue conseguenze sull'organizzazione sociale borghese, dalla rivoluzione russa come prima realizzazione della conquista del potere da parte del proletariato, e dalla costituzione della nuova Internazionale in antitesi al socialdemocratismo dei traditori - e in quei paesi in cui il regime democratico ha da tempo completato il processo della sua formazione - non esiste invece alcuna possibilità di utilizzare per l'opera rivoluzionaria dei comunisti la tribuna parlamentare, e la chiarezza della propaganda non meno che l'efficacia della preparazione alla lotta finale per la dittatura esige che i comunisti conducano un'agitazione per il boicottaggio delle elezioni da parte dei lavoratori.

    8. In queste condizioni storiche, il problema centrale del movimento essendo divenuto la conquista rivoluzionaria del potere, tutta l'attività politica del partito di classe deve essere consacrata a questo scopo diretto. È necessario spezzare la menzogna borghese secondo cui ogni scontro fra partiti politici avversari, ogni lotta per il potere, deve necessariamente svolgersi nel quadro del meccanismo democratico, attraverso elezioni e dibattiti parlamentari; e non vi si potrà riuscire senza rompere col metodo tradizionale di chiamare gli operai alle elezioni - alle quali essi sono ammessi a fianco coi membri della classe borghese - e senza smetterla con lo spettacolo di delegati del proletariato che agiscono sullo stesso terreno parlamentare con i delegati dei suoi sfruttatori.

    9. La pratica ultraparlamentare dei partiti socialisti tradizionali ha già troppo diffusa la pericolosa concezione che ogni azione politica consista nella azione elettorale e parlamentare. D'altra parte, il disgusto del proletariato per questa pratica di tradimento ha preparato un terreno favorevole agli errori sindacalisti e anarchici, che negano ogni valore all'azione politica e alla funzione del partito. È perciò che i Partiti Comunisti non otterranno mai un largo successo nella propaganda del metodo rivoluzionario marxista, se non baseranno il loro lavoro diretto per la dittatura del proletariato e per i Consigli operai sull'abbandono di ogni contatto con l'ingranaggio della democrazia borghese.

    10. L'enorme importanza che si attribuisce in pratica alla campagna elettorale e ai suoi risultati, il fatto che, per un periodo abbastanza lungo, il partito le consacri tutte le sue forze e le sue risorse in uomini, in stampa, perfino in mezzi economici, concorre da un lato, malgrado ogni discorso da comizio e ogni dichiarazione teorica, a rafforzare l'impressione che si tratti della vera azione centrale per gli scopi del comunismo, dall'altro conduce all'abbandono quasi completo del lavoro di organizzazione e di preparazione rivoluzionaria, dando all'organizzazione del partito un carattere tecnico affatto contrastante con le esigenze del lavoro rivoluzionario sia legale, che illegale.

    11. In quei partiti che per delibera della loro maggioranza hanno aderito alla III Internazionale, il fatto di continuare a svolgere l'azione elettorale impedisce la necessaria selezione dagli elementi socialdemocratici, senza l'eliminazione dei quali l'Internazionale Comunista fallirebbe al suo compito storico e non sarebbe più l'esercito disciplinato ed omogeneo della rivoluzione mondiale.

    12. La natura stessa dei dibattiti che hanno per teatro il parlamento e gli altri organi democratici esclude ogni possibilità di passare dalla critica della politica dei partiti avversari ad una propaganda contro il principio stesso del parlamentarismo, ad una azione che oltrepassi i limiti del regolamento parlamentare; allo stesso modo che non sarebbe possibile ottenere il mandato che dà diritto alla parola se ci si rifiutasse di sottomettersi a tutte le formalità prescritte dalla procedura elettorale. Il successo nelle schermaglie parlamentari sarà sempre e soltanto in ragione dell'abilità nel maneggio dell'arma comune dei principii sui quali l'istituzione stessa si fonda e dei cavilli del regolamento; così come il successo nella lotta elettorale si giudicherà sempre e soltanto dal numero dei voti o dei seggi ottenuti. Ogni sforzo dei partiti comunisti per dare un carattere completamente diverso alla pratica del parlamentarismo non potrà non condurre al fallimento le energie che si dovranno spendere in questa fatica di Sisifo, e che la causa della rivoluzione comunista chiama senza indugio sul terreno dell'attacco diretto al regime dello sfruttamento capitalista.
    http://amicidispartaco.blog.tiscali...._1851115.shtml

  6. #106
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    Discutendo oggi con alcuni compagni siamo giunti alla conclusione che, dopo varie ricerche, non risultano essere stati eletti né nl 2001 né nel 2006 operai all'intenro delle fila del PRC, che si vuola partito degli operai e dei lavoratori...però, in compenso, ci sono Valdimir Luxuria ed il "domatore di leoni" Togni...

    Scelte di campo...

  7. #107
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    Ultime news dal candidato premier della "sinistra radicale/arcobaleno"...

    Roma, 15:05

    BERTINOTTI, SERVE SOGGETTO POLITICO NON SOMMA PARTITI

    'Vorrei che questa avventura che cominciamo non fosse un cartello elettorale ma avesse l'ambizione di superare i confini e gli steccati'. Lo ha detto Fausto Bertinotti, a proposito della Sinistra arcobaleno, intervenendo al consiglio nazionale dei Verdi in corso di svolgimento all'hotel Palatino a Roma. 'Direi che abbiamo fatto insieme piu' di quanto abbiamo organizzato politicamente - ha detto il candidato premier della Sinistra arcobaleno -, c'e' un bisogno assoluto di un soggetto politico che non puo' essere solo una somma di partiti'.
    http://www.repubblica.it/news/ired/u...n_2916571.html

    ---------------

    Bertinotti: «Sinistra Arcobaleno non sia cartello elettorale»



    La Sinistra arcobaleno non deve essere un cartello elettorale ma l'avvio di un nuovo soggetto politico: il presidente della Camera Fausto Bertinotti, intervenendo al consiglio nazionale dei Verdi, propone un lavoro comune delle sinistre fondato sull'alleanza fra ambiente e lavoro.
    «Vorrei contribuire - dice Bertinotti - a far sì che da questa campagna elettorale si lavori insieme al nuovo soggetto politico. Non deve essere un cartello elettorale - ammonisce il candidato premier della Sinistra arcobaleno - ma deve servire a superare confini, steccati, come già in questi anni tante volte abbiamo fatto nelle nostre lotte comuni».
    Bertinotti ammonisce la platea sulla necessità di «affiancare nuove forze» ai soggetti fondatori, perché l'Arcobaleno «non può essere solo la somma di quattro partiti». Politicamente, Bertinotti disegna il profilo del nuovo soggetto, fondato su una «alleanza fra ambiente e lavoro». A giudizio del presidente della Camera «nessuna forza della Sinistra arcobaleno è in grado da sola di dare un futuro a questo Paese. Solo insieme ce la possiamo fare».
    La Sinistra Arcobaleno e il Pd sono «in forte competizione» ma entrambi contro l'affermazione della destra, ha detto Bertinotti, sottolineando l'importanza di una competizione col Pd non muscolare ma sul programma e sulla diversa visione della politica di sinistra.
    «In che rapporti dobbiamo stare con il Pd - si è chiesto Bertinotti parlando alla platea dei Verdi? - Dobbiamo rendere chiari i termini di questa competizione. Entrambi facciamo un'opposizione radicale alle destre ma siamo in competizione con il Pd per consentire agli italiani di scegliere qual'è per loro il miglior modo di combattere la destra».
    In questo senso Bertinotti ha ammonito: «non credo si debba tornare ai vecchi modelli di 'fratelli coltellì che sarebbero dannosi e inefficaci per quello che vogliamo costruire. Dobbiamo dimostrare che, pur avendo in comune con il Pd l'idea di sconfiggere la destra, noi abbiamo un'altra idea di sinistra. Che son in campo due diverse alternative alla destra».
    Se Veltroni e il Partito democratico candidano insieme l'operaio sopravvissuto al rogo della ThyssenKroup è l'imprenditore Matteo Colaninno, «ce nè uno di troppo». Ne è convinto il candidato premier della Sinistra Arcobaleno Fausto Bertinotti, parlando al consiglio nazionale dei Verdi. «Noi - sottolinea Bertinotti - dobbiamo stare da una parte sola: quella dei lavoratori e delle lavoratrici nel conflitto sociale».
    In effetti nel suo intervento il presidente della Camera critica l'idea di alternativa alla destra emersa ieri dall'assemblea costituente del Pd nella quale Veltroni ha tracciato il programma del nuovo soggetto politico. «Il Pd - attacca Bertinotti - vuole sconfiggere la destra avendo come idea centrale quella della crescita. A Walter vorrei dire amichevolmente: 'ma ti pare nuovo il tema della crescita? Ti pare nuovo partire da un tema criticato negli ultimi vent'anni».
    Bertinotti attacca «il paradigma del Pil» e sottolinea come in Italia «mi sembrava senso comune dire che non si misura la qualità sul Pil».
    Questa critica, continua, «si faceva negli anni '70, io l'ho imparata da Cederna, da Amendola e mi pare che questa cosa detta da Veltroni a sinistra sia indicibile».
    «Chiediamo un voto pulito e onesto non su programmi confusi e simili nei quali tutti vogliono tagliare le tasse...». Lo ha detto il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio nel suo discorso di apertura al consiglio nazionale dei Verdi dal titolo: "Un voto utile per l'ambiente".
    Pecoraro ha osservato che da qui al 13 aprile ci sarà «una campagna elettorale difficile ma che per quanto ci riguarda deve dire che in Italia serve una sinistra moderna, innovativa e vera e che noi siamo quella sinistra».
    Il leader dei verdi ha sottolineato che «il nostro progetto non è un cartello elettorale ma nasce da lontano e parte dalle battaglie che ci hanno visti sempre insieme diversamente da altri perchè qualcuno mi deve dire cosa tiene insieme la Binetti con la Pollastrini».
    http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=73015

  8. #108
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    Predefinito Sulle Elezioni Italiane Del 13 E 14 Aprile 2008

    SULLE ELEZIONI ITALIANE DEL 13 E 14 APRILE 2008


    La crisi economica del capitalismo avanza a passi da gigante. E nel suo correre a perdifiato verso la catastrofe si è trascinata dietro anche quei brandelli malconci di assetto politico che il padronato italiano cerca di presentarci come “democrazia”. Il teatrino dei politici, delle cordate politiche, dei partiti e delle liste “nuove”, procede quotidianamente sul sangue dei lavoratori e dei popoli sottomessi. L’antica arte dell’alchimia torna in auge nella Grande Porcilaia, dove ogni trasformazione è possibile: i partiti della reazione più bieca pretendono di ergersi a difensori dei lavoratori, i partiti che a singhiozzo sventolano le bandierine della pace autorizzano operazioni militari in mezzo mondo, sindacalisti falliti prestati alla politica si adoperano per tenere calmo il popolo giunto ormai alla disperazione… La destra finge di essere di sinistra, la sinistra finge di essere di destra, ognuno conosce la ricetta giusta per uscire dalla crisi e ognuno da la colpa all’”antipolitica”! Due cose sole continuano imperterrite e non si trasformano mai: una è che i politici difendono gli interessi dei padroni, l’altra è che il Popolo Sardo ci ricasca sempre e ogni volta, travestitosi da italiano, manda qualche rinnegato collaborazionista sardo a dare manforte ai colonialisti italiani.
    Nella grande confusione, generata dall’inganno studiato ad arte, il nostro Popolo martoriato corre ad eleggere i propri carnefici come l’asino che insegue la carota. Tutti sanno che non c’è mai stato un solo governo italiano che abbia fatto del bene al Popolo Sardo, e pur di provarle tutte, quasi che per gioco delle probabilità prima o poi il governo buono debba saltare fuori, una grossa fetta di Sardi va ad eleggere oggi i democristiani, domani la destra, dopodomani la sinistra, poi ancora la destra e così via. Eppure nel trascorrere della vita tutti vedono che le condizioni sociali della nostra terra non fanno altro che peggiorare. Lo spropositato potere del clanismo fa sì che migliaia di Sardi, dopo aver giurato per anni di non voler mai più mettere piede in una sede elettorale, dopo aver maledetto il governo, i governanti, la destra, la sinistra, il passato, il presente e il futuro, come automi incoscienti si ripresentino al seggio a votare. Perché “è mio cugino”, perché “è del mio paese”, perché “è stato mio professore”, “ha fatto entrare in Comune mia zia”, “ha operato mia nonna”, “è nella compagnia di caccia di mio babbo” e chi più ne ha più ne metta!
    Per quanto tempo ancora continueremo a mandare delle persone a Roma affinché partecipino alla rovina del nostro Popolo?
    Alcuni credono che questo o quest’altro abbia fatto, nel suo mandato, del bene alla Sardigna, ma quanti si sono chiesti quanto male abbia fatto alla Sardigna ogni qualvolta costui si sia allineato alle decisioni dei partiti italiani, ogni qualvolta sia stato in silenzio per disciplina di partito, ogni qualvolta abbia votato per una qualsiasi legge italiana da imporre alla nostra terra? I Sardi che cercano di andare in Parlamento, questa è la dura realtà, non lo fanno soltanto per avere dei benefici personali, lo fanno perché si sentono italiani, e da italiani ragionano: tutto ciò che essi identificano come “bene comune” altro non è che il bene dell’Italia, e tutto ciò che essi identificano come “bene particolare” altro non è che lo scambio di favori con i propri elettori. Nel primo caso fare del bene allo Stato che tiene la nostra terra in condizione di colonia è a dir poco alto tradimento, nel secondo caso è più semplicemente mafia: in un caso e nell’altro è lavorare alla rovina della Nazione Sarda! Non è certo mandando un proprio compaesano nella Cupola che la nostra terra si risolleverà dalla situazione spaventosa in cui si trova! Forse alcuni credono ancora che se ci sono dei Sardi nel Parlamento italiano questi abbiano sia la buona fede e sia il potere di difendere la Sardigna contro decisioni sbagliate: beata ignoranza. I Sardi in Parlamento all’Italia servono solo come burattini contro il sentimento di sardità, servono all’Italia per far si che siano dei Sardi a confrontarsi con Sardi su questioni delicate che potrebbero mettere in discussione il suo potere o mostrarla finalmente per ciò che è: uno Stato che ha invaso la nostra patria.
    Non è un caso che ci siano stati dei presidenti della Repubblica sardi, così come non è un caso che nei momenti in cui in Sardigna il sentimento indipendentista ha cominciato a far breccia il ministro degli interni sia puntualmente stato un sardo (negli anni ’70 Cossiga e negli anni 2000 Pisanu). E guarda caso anche quando è iniziata a crescere per la prima volta in Sardigna una larga protesta contro le basi militari sono comparsi prima un sottosegretario alla Difesa sardo (Cicu) e poi un ministro della Difesa sardo (Parisi). Inutile dire che da buoni italiani di Sardegna hanno saputo svolgere a dovere il mandato di repressione e mediazione col nostro Popolo che il padrone italiano ha dato loro.
    Del resto è opportuno chiarire anche che il noioso balletto di preferenze di sinistra o di destra è sempre poggiato su un solido fondamento: che sia destra o che sia sinistra la dominazione italiana sulla nostra terra non viene messa in discussione. E quanto sia la destra italiana che la sinistra italiana vogliano bene alla nostra patria sarda l’hanno saputo dimostrare egregiamente anche con i loro rappresentanti sardi in Regione. Quando a Roma e in Regione c’era il centrodestra hanno pensato bene, in perfetto accordo tra padroni e servi, di cercare di rifilarci le scorie nucleari; quando a Roma e in Regione c’è stato il centrosinistra allo stesso modo hanno pensato bene di portarci la mondezza italiana. O per un verso o per l’altro l’Italia non ci da altro che rifiuti. E i suoi rappresentanti sardi alla Regione, alternativamente, gli uni si “arrabbiano” e gli altri ringraziano.
    Che cosa sono capaci di fare i politici Sardi al soldo dell’Italia, dunque, lo vediamo bene tutti giorni già qui in Sardigna. Non si vede quindi quale debba essere il motivo che possa farci credere che andando a Roma questi gran signori all’improvviso tirino fuori una bacchetta magica e facciano del bene alla nostra terra. Una terra che evidentemente odiano, dal momento che nessuno porterebbe i rifiuti in casa delle persone care!

    Se davvero noi Sardi ci siamo stancati di vivere continuamente sottoposti al sopruso, alla miseria, alle umiliazioni, l’astensione alle elezioni italiane di aprile potrà essere un’altra occasione per far valere la nostra dignità nazionale.
    Gli italianisti di destra ci diranno che con l’astensione faremo vincere la sinistra, gli italianisti di sinistra ci diranno che con l’astensione faremo vincere la destra. Agli uni e agli altri risponderemo: NOIS


    SEMUS SARDOS!
    NO PRUS VOTOS, NO PRUS LISTAS
    NO PRUS TRUFAS DE ELETZIONES
    ASTENSIONE CONSAPEVOLE, ATTIVA E DI MASSA
    ALLE ELEZIONI POLITICHE DELLO STATO ITALIANO
    DEL 13 E 14 APRILE 2008!
    GHERRA A SU COLUNIALISMU!
    S’INDIPENDENTZIA EST S’UNICA VIA!

    A Manca pro s’Indipendentzia
    Sede nazionale: via Aurelio Saffi 12 - Nuoro
    http://www.manca-indipendentzia.org

  9. #109
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    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=407699

    se volete potete votare alle fanta votazioni, cosi vi fate un idea su chi vincera magari
    La finisci di spammare ovunque?

  10. #110
    PENULTIMO VALLIGIANO COMUNISTA
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    Mo ci si mette pure Fiorello...

    ROMA - Fiorello come Grillo. Lo showman torna ai microfoni di Viva Radio2 e riparte dall'antipolitica. Con un appello all'astensione. Eccolo: "Quando vi arriva il certificato elettorale strappatelo e buttatelo per strada. I politici devono fare qualcosa di concreto già prima delle elezioni, e non promettere e basta chiedendo voti. Invece di chiedere devono dare. Se non risolvono il problema dei rifiuti a Napoli, non votate".
    http://www.repubblica.it/2008/02/sez...on-votate.html

 

 
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