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  1. #161
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    PARTITO NUOVO? METODI SEMPRE PIU’ VECCHI di G.P.



    Ci ha pensato D’Alema a mandare in frantumi l’immagine buonista di Veltroni, quel suo faccione pacioso che campeggia sui manifesti piazzati in ogni angolo della penisola con la didascalia “si può fare”, traduzione in lingua dei padri del più romanesco “daje, ja famo!”. Considerata la cera di Veltroni sembra che stia proprio facendo agire gli sfinteri e il muscolo elevatore dell’ano per segnare con le sue flatulenze il territorio politico conquistato con tanta abnegazione e con una buona dose di sotterfugi.
    Ma il velista di Gallipoli ha avvertito gli italiani: “conosco Walter [Formaggino per gli amici] da molti anni, e questa immagine buonista, diciamo un po’ ingenua, non gli si attaglia”. Difatti, già in passato D’Alema aveva definito Veltroni e il suo ex-compare Prodi (oggi tradito con i soliti modi falsi e cortesi) “due flaccidi imbroglioni”; si vede che l’indomito baffetto si sente scavalcato nelle qualità che da sempre lo hanno contraddistinto.
    Ma, alla fine, sarà davvero così nuovo il Pd di Veltroni? Mica tanto considerati i sistemi da prima repubblica che vengono replicati in questa fase di serrata dei ranghi della squadra veltroniana, già schierata nelle trincee per le elezioni di aprile.
    In primo luogo le tessere. Pare, difatti, che con “la sola imposizione delle mani” dei tanti messia piddini, si stiano moltiplicano come i pani e i pesci. E, naturalmente, quasi tutti i nuovi aderenti vanno ad ingrossare l’esercito dei veltroniani.
    In secondo luogo all'interno del Pd accadono cose turche, anzi no, bengalesi. Leggo la notizia sul Giornale di oggi. Sembra che a livello locale, il rinnovo dei coordinamenti territoriali del PD sia già avvolto da un’aura di sospetto a causa di giochetti poco puliti messi in atto dai sostenitori di "Vartere ".
    A Pieve di Soligo, su 385 votanti chiamati a pronunciarsi sul rinnovo del coordinamento provinciale e comunale del PD, 205 erano del Bangladesh. Adesso, è vero che “We can” è uno slogan internazionale pronunciato in lingua dominante e quindi universale, tuttavia il rapporto è decisamente sbilanciato.
    Il segretario provinciale attualmente in carica (in quota Margherita e nemico dei veltroniani) ritiene che molti degli extracomunitari siano stati portati di peso alle urne, con l’ordine, ça va sans dire, di votare i sodali del "bonaccione de Roma".
    Se queste sono le premesse con le quali si vuole “normalizzare” il paese direi che, quanto meno, non si esce di un'acca dallo stile chicagese degli ultimi anni.
    Il vento del rinnovamento veltroniano è molto più simile ad una tempesta di Marte che toglie il respiro a qualsiasi cambiamento.
    Quella alla quale stiamo assistendo è solo una resa dei conti interna al Pd spacciata per una palingenesi della politica in Italia.
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  2. #162
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    A destra continua il movimento...escono manifesti del (fantasma) FSN, contro il "tradimento di Fini" - chi li ha pagati? -.
    FN e il MIS di Rauti siglano un accordo.
    MSFT e La Destra, come abbiamo visto, vanno unite alle elezioni.

    Vi segnalo la stupenda trasmissione dell'Annunziata con la Santanchè: speriamo la mettano online presto...controllate sempre qui.

  3. #163
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    In questi giorni i partiti sono alle prese con le liste elettorali...Beghe ce ne sono di tutti i tipi, ma alcune cose sono chiare...Tra queste c'è la selezione imperialista dei candidati!

    La selezione avviene in due modi: da un lato scegliendo candidati particolarmente sensibili alle esigenze dell'impero ed a quelle del sionismo; dall'altro escludendo chi ha manifestato una qualche opposizione alla guerra.


    Non dimentichiamoci che già nel 2006 fu proprio il nodo dell'imperialismo e del sostegno alle resistenze quello che produsse il caso più clamoroso: l'esclusione dalle liste del Prc di Marco Ferrando con una votazione telefonica e via fax.


    Due notizie di oggi mostrano l'efficace operatività di questi meccanismi su entrambi i versanti.
    Sul versante dell'inclusione abbiamo infatti avuto l'ufficializzazione dell'accordo che porterà un certo numero di eletti radicali nelle fila del Pd: il partito americano-sionista apprezza e ringrazia. Su questo una riflessione supplementare andrebbe chiesta agli idioti che pensano che la discriminante principale sia quella tra difesa dei valori laici e l'imperversare della chiesa ratzingeriana. Per Veltroni e Bonino evidentemente la discriminante è un'altra, non difficile da individuare.

    Sul versante dell'esclusione è ancora il Prc a tenere banco.
    Questa volta (com'era prevedibilissimo) saranno fatti fuori i due parlamentari dell'Ernesto, cioè Pegolo e Giannini.
    Ovviamente dentro Grassi ("Essere comunisti": che esagerato! ), ormai completamente compatibilizzatosi ed assai soddisfatto del ruolo di opposizione di sua Maestà.
    Non si capisce cosa l'Ernesto rimanga a faredentro il Prc. Probabilmente è solo questione di tempo e di qualche illusione che deve ancora essere smaltita.
    In ogni caso il Prc avrà certamente dei contraccolpi dalla prevedibile catastrofe elettorale.

    Il sistema invece ne esce piuttosto bene. La selezione procede e tutti si danno da fare.

    -Da una mail di un compagno, che sottoscrivo in pieno-

  4. #164
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    io mi auguro, come già scritto, un risultato penoso per il ridicolo aggregato "radicale" (in senso pannellliano) messo su da berty, pecorazzi, filiberto e muffi. tuttavia, troppe persone stimabili, intelligenti, disinteressate di mia conoscenza risultano disposte a votare, "a scegliere il meno peggio, a portare voti all'arcobaleno in modo da far convergere il pd verso di esso". il virgolettato è ipotetico, ma la sostanza non cambia: possibile non comprendere la fallacia del discorso tanto sul piano realistico (il pd non vuole la sa, piuttosto si piazza all'opposizione) e politico-strategico (l'eventuale accordo non sposterebbe di un millimetro la bilancia pendente dalla parte dei poteri forti e di tutto il marciume a sostegno del centrosinistra)? sono sconsolato... cambiando argomento, appena avrò tempo (sono molto impegnato al momento) vi sottoporrò un paio di idee che vado umilmente elaborando su un argomento secondo me capitale per la costruzione di una nuova soggettività antagonista. a presto

  5. #165
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    Si è legato al busto di Garibaldi
    Elezioni, Rossi si incatena in Senato

    Il senatore ex Pdci protesta contro l'esclusione della sua lista, 'Per il bene comune', dai partiti esentati dall'obbligo di raccolta delle firme: ''Spero che Marini mi riceva''.

    Roma, 25 feb. (Adnkronos/Ign) - Un senatore incantenato al busto di Giuseppe Garibaldi. E' Fernando Rossi, ex Pdci, che ha scelto il transatlantico di Palazzo Madama per protestare contro il decreto del governo sui movimenti e i partiti esentati dall'obbligo di raccogliere le firme per la presentazione delle liste elettorali.

    La sua, 'Per il bene comune', non rientra nei parametri fissati dall'esecutivo (non dispone, infatti, di almeno due parlamentari) in base ai quali non è necessaria alcuna sottoscrizione e ora chiede aiuto al presidente Franco Marini: "Spero che almeno lui mi voglia incontrare", dice.

    La catena gli avvolge il bacino, passa sopra le spalle, e finisce alla base del busto di Garibaldi, nel cuore di una delle sale più prestigiose del palazzo. Due addetti del servizio medico gli chiedono se è tutto a posto, lui li mette in guardia: "Tutto a posto fino a un certo punto. Attenti a toccarmi, che sbatto la testa al piedistallo di marmo, mi faccio ricoverare e vi denuncio...".

    Poi il colloquio tra il segretario generale del Senato, Antonio Malaschini, e il senatore, che resta incatenato al piedistallo. "Mi ha detto che il presidente Marini è disposto a ricevermi - afferma Rossi - ma io non ci penso nemmeno a muovermi". Alla domanda su cosa possa farlo desistere dalla protesta, Rossi risponde: "Vedrò volentieri Marini dopo che mi avrà garantito che i partiti hanno ammesso l'errore e sono pronti a correggere la normativa". Altrimenti? "Andrò avanti ad oltranza. Ho già chiesto l'intervento delle autorità europee su come si svolgono le elezioni in Italia".

    http://www.adnkronos.com/IGN/Politic...1.0.1912030444

  6. #166
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    COBAS brava gente

    Abbiamo letto un comunicato firmato Cobas [qui il testo] sulle elezioni del 13 e 14 aprile che ha suscitato gli entusiasmi di alcuni incalliti astensionisti, ma che noi riteniamo invece poco convincente nella battaglia contro l'imbroglio elettoralistico dell'Arcobaleno e delle liste 'alternative'.
    Nella sostanza il comunicato COBAS è condivisibile laddove si analizzano i misfatti del governo Prodi e di conseguenza della sinistra governista che oggi si presenta, appunto, con la sigla dell'Arcobaleno. Da questo ragionamento si arriva poi alla conclusione che i COBAS non appoggeranno nessuna lista alle prossime elezioni. Tanto più se di matrice governista.
    Dovremmo anche noi essere contenti di queste conclusioni, dal momento che andiamo sostenendo la necessità di una campagna astensionista. Invece è proprio la conclusione del comunicato che non ci convince. A nostro avviso c'è una sostanziale differenza tra non appoggiare liste elettorali e la scelta di fare la campagna astensionista. Nel primo caso si toglie legittimità ad eventuali liste in cui potrebbero essere coinvolte persone legate ai COBAS, nel secondo caso si fa una scelta di fase individuando l’obiettivo politico.
    Qualcuno ha detto che non spetterebbe ai COBAS fare una scelta politica in quanto si tratterebbe di un sindacato. Il ragionamento non sta in piedi, in quanto è palese che i comitati di base svolgono una politica a tutto campo su tutti i temi politici, molto più di quanto si occupino di questioni rivendicative.
    Il nodo della faccenda è in realtà un altro e riguarda la peculiare posizione dei COBAS nel panorama politico. Finora i sostenitori del bernocchi-pensiero hanno goduto di una rendita di posizione che li ha visti collocati tra la sinistra istituzionale e la sinistra di movimento. In questo modo hanno svolto una funzione critica verso la sinistra istituzionale, quela che ora si chiama Arcobaleno, senza però una contrapposizione netta e strategica. La fase governista della sinistra istituzionale ha rotto le possibilità di dialogo, anche se critico, tra movimento e governisti. Ma la rottura non basta, trattandosi non di un divorzio consensuale, bensì di una necessità di contrapposizione politica e strategica. La parola d’ordine della campagna astensionista per impedire che la truffa dell’Arcobaleno coinvolga i compagni e le compagne e perchè si prenda nel contempo le distanze dalle buffonesche liste ’alternative’ è la linea di demarcazione vera tra chi si pone il problema di uscire dalla cloaca governista e di affrontare una vera riorganizzazione della sinistra e chi vuol continuare a vivere la sua stagione di ‘movimento’ senza porsi una prospettiva politica.
    Erregi
    24 febbraio 2008



    http://www.aginform.org/gabrie86.html



    -------



    Astensionismo e opportunismo

    Per le elezioni del 13 e 14 aprile abbiamo dato l'indicazione di astenersi dal voto e di preparare una grande assemblea di tutti i gruppi che ritengono necessario rifiutarsi di votare sia per la ‘cosa rossa’ che per le liste improvvisate dei ‘rivoluzionari’ che vivono di squallido protagonismo contro ogni considerazione politica.
    Non è però affatto scontato che si riesca a essere veramente incisivi. C'è bisogno di un serio lavoro e in varie direzioni.
    Il primo ostacolo da superare è il solito richiamo della foresta: tapparsi il naso e andare a votare, come fanno in molti a sinistra. L’origine di questa scelta è duplice.
    Da una parte si avanza il ragionamento del meno peggio, insomma, in mancanza di alternative valide, converrebbe almeno dare il voto a ‘sinistra’. E’ giusto questo ragionamento? E’ accreditabile l’idea che coloro che non voteranno farebbero parte di nicchie ideologiche ‘impolitiche’? Questo tenteranno di di far credere i fautori del voto ’rosso’ ed è questo il principale argomento da smontare. La tesi che dobbiamo sostenere è, al contrario, che il voto a ‘sinistra’ non è affatto utile. Dopo la vicenda della sinistra governista e il successivo ricollocarsi delle forze del centro sinistra, e dopo la nascita dell’arcobaleno come ala sinistra del sistema di potere attuale, rafforzare i governisti della ‘Cosa rossa’ vorrebbe dire rafforzare coloro che non solo ci hanno portato alla sconfitta dopo la spinta antiberlusconiana che ha fatto perdere il potere alla destra, ma imbrogliano sulle questioni centrali dello scontro di classe e della lotta antimperialista. Molti compagni e molte compagne, molti elettori di sinistra, lo hanno capito bene, ma esitano a trarne le dovute conseguenze. Verso questi settori bisogna portare avanti, senza settarismi, un’opera di convinzione. Dobbiamo saper fare una campagna elettorale alla rovescia, quella del non voto.
    Nel corso di questo lavoro avremo però modo di constatare che le resistenze all’astensione fanno parte del retaggio culturale di una certa sinistra che cerca sempre di risolvere le contraddizioni con l’uso formale della politica, senza mai sciogliere i nodi che la situazione presenta. Il nodo oggi è la sconfitta della falsa sinistra e la costruzione della famosa 'muraglia cinese' tra noi e l’opportunismo. Senza di questo non c’è ripresa possibile.
    Il nostro invito a lavorare per la sconfitta della ‘Cosa’ rossa implica infine anche lo smascheramento delle false alternative e delle ambiguità movimentiste. Queste ultime, come sappiamo, sono sempre contigue alla sinistra governista, da cui ricavano favori e protezione e dove poi spesso si sciolgono. La campagna astensionista deve far comprendere il significato delle ambiguità movimentiste e denunciare il loro chiamarsi fuori dalle scelte politiche vere.
    In questo contesto in cui la situazione oggettiva ci impone di misurarci, bisogna collocare anche il rifiuto delle liste alternative che è dovuto non solo al loro carattere di improvvisazioni politiche e di strumentalizzazioni da parte di persone che fino all’ultimo hanno giocato alla politica coi governisti, ma anche e soprattutto al fatto che bisogna far crescere un distacco di massa dalle istituzioni per riconquistare autonomia politica e pratica di lotta.
    Erregi
    18 febbraio 2008



    http://www.aginform.org/gabrie85.html

  7. #167
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    Thumbs down Deluso dalla Malatempora

    Que vajan todos!

    È il titolo di due uscite (ce ne saranno altre?) pubblicitarie sul Manifesto che chiedono, firmandosi anarchici, e un amico Pino Bertelli,anarcosituazionista, di non andare a votare. Che gli anarchici abbiano, dall'Ottocento,un rifiuto al voto,si sa. Ma che Anarchici(secondo me anarchici della domenica,anime belle,parolai Simpatici fuori dal tempo) nnon si rendano conto che oggi,astenersi significa votare Berlusconi,mi pare proprio sciocco. Ma non conoscono la differenza tra tattica(che vuole un voto antiberlusconiano) e strategia(che significa lavorare ad una democrazia diretta che ora chiamano timidamente 'partecipata'?). E non conoscono le terribili astensioni storiche che hanno portato disastri,lasciando nelle mani una volta degli agrari,un'altra volta dei fascisti etc.quella finzione borghese che come vedete regge da molte

    Generazioni,ed ancora reggerà,visto che se ne sente la mancanza e in Cina e in Russia,perché senza,è peggio? Certo,che sul Manifesto si parli di cose vere solo nella pubblicità,come quella di cui parliamo ora,come la nostra che avete spesso visto,e come quella,forte ed anche grande,dei Cobas che però dicono di non sponsorizzare nessuno,ma non dicono di non votare,è cosa tragicomica,che la dice lunga sul Manifesto stesso. Noi qui(ma continueremo a distanza il dialogo con i 'compagni che sbagliano') ci limitiamo a dire,con un proverbio maremmano che l'amico Bertelli,anarcosituazionista conoscerà,che spingere all'astensione,con Berlusconi alle porte,è come 'tagliarsi i coglioni per far dispetto alla moglie'. Meglio,non saprei dire.

    Angelo Quattrocchi



    http://www.malatempora.com/giornale/mag200_pag1.htm

  8. #168
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    Talking Gli "Zapatero d'Italia"...

    «La competitività non passa sulla pelle dei lavoratori»

    «Siamo gli Zapatero d'Italia»

    La "Sinistra-arcobaleno" presenta il programma: lotta alla precarietà, crescita dei salari e unioni civili



    Pecoraro Scanio e Giordano (Emblema) MILANO - Un programma come quello di Zapatero, campione del socialismo europeo, e «più innovativo di quello del Pd». La Sinistra arcobaleno presenta la sintesi delle sue proposte, quattro cartelle in cui sono condensate le circa trenta pagine di ricette per un Paese nuovo, ma anche «migliore e più giusto». «Su diritti civili, stabilizzazione dei precari e ambiente il nostro programma è come quello di Zapatero, quindi forse è troppo di sinistra per il Pd», ha spiegato il Verde Pecoraro Scanio, «in Italia l'unica sinistra moderna e innovatrice siamo noi». Meno esterofila, ma ugualmente anti-Pd l'impostazione di Oliviero Diliberto: «Noi votiamo in Italia, e qui a destra c'è la Pdl e a sinistra noi. Il Pd è una bizzarra aggregazione che va da Binetti a Bonino e dall'operaio Thyssen a Colaninno, un partito che sui temi di crescita e competitività non ha una sola ricetta ma oscilla. Noi pensiamo che la competitività non passa sulla pelle dei lavoratori e non si misura solo con il Pil».

    Ecco, più nel dettaglio, i 14 punti del programma:
    SICUREZZA SUL LAVORO - Fissare per legge la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; approvare subito i decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro per più controlli e certezza; severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.

    LOTTA A PRECARIETÀ - Superare la legge 30 e affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; rafforzare la tutela dell'articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; cancellare dall'ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

    SALARI, FISCO, REDISTRIBUZIONE REDDITO - Fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1.000 euro. Meccanismo di recupero automatico annuale dell'inflazione reale; portare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti a 1,200 euro; introdurre un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. Diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi dal 23 al 20% e aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, redistribuire il reddito ai lavoratori attuando immediatamente la finanziaria 2008 che destina loro tutto l'extragettito.

    LAICITÀ - Uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali; riconoscimento pubblico delle unioni civili; ognuna e ognuno ha il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita, propone una legge sul testamento biologico.

    LIBERTÀ DONNE - La legge 194 va applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU486; nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare i divieti della legge 40; no a discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere.

    PACE E DISARMO - Attuare in pieno l'art.11 della Costituzione. L'Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare dell'Onu. Tagliare le spese per gli armamenti, avviare la riconversione dell'industria bellica applicando la legge 185. Al bando per legge le armi nucleari dall'Italia. No alla nuova base Usa a Vicenza, sì a una Conferenza nazionale sulle servitù militari per ridiscutere le basi della guerra preventiva sul territorio italiano. Nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.

    PATTO PER IL CLIMA - No al nucleare, superare entro il 2020 il 20% dell'energia prodotta da fonti rinnovabili e ridurre del 20% le emissioni; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L'acqua deve essere bene pubblico. Ripubblicizzazione dei servizi idrici, legge quadro sul governo del suolo e inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.

    'GRANDI OPERE' - Per la Sinistra sono: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. No a Ponte sullo Stretto, Mose, TAV; sì a interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie al Sud, potenziare i valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Ridurre la produzione di rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più avanzate.

    SALUTE - Adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare ticket e liste d'attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del Ssn. Legge sulla non autosufficienza, finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. Un piano di asili come cardine della rete di servizi per i bambini.

    CASA - No agli sfratti se non da casa a casa. Piano nazionale per l'edilizia sociale per 1,5 miliardi di euro. Fondo per la ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l'alloggio; eliminare l'Ici sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

    IMMIGRATI - Abolire la legge Bossi-Fini, approvare una nuova normativa che introduca l'ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

    ISTRUZIONE, FORMAZIONE, UNIVERSITÀ, RICERCA - Laicità della scuola pubblica, scuole private libere ma senza oneri per lo Stato. Generalizzare la scuola dell'infanzia, estendere il tempo pieno e prolungato, innalzare l'obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; valorizzare il ruolo dell'insegnante. Aumentare l'investimento pubblico in alta formazione e ricerca, per raggiungere la media dei paesi Ocse; rinnovare il sistema università e ricerca con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l'anno fino al 2013; estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

    COSTI POLITICA - Ridurre il numero di parlamentari e consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari non deve essere superiore a quella media dei loro colleghi nei Paesi europei. Sottrarre per legge ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici.

    INFORMAZIONE - Abrogare la 'legge Gasparrì, approvare una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell'industria culturali. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.

    27 febbraio 2008
    http://www.corriere.it/politica/08_f...ba99c667.shtml

  9. #169
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    Predefinito da una e-mail ricevuta: "Elezioni, astensionismo attivo"

    ASTENSIONISMO ATTIVO



    l'astensionismo attivo ovvero rifiuto della scheda.



    come ben sapete l'astensionismo passivo non fa percentuale di media
    votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione (a differenza dei referendum dove è richiesto un quorum del 50%+1 degli elettori).

    quindi se anche per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre
    persone,ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione
    della volontà popolare e si procederebbe quindi all'attribuzione dei seggi
    in base allo scrutinio di tre schede.

    Altresì le schede bianche è nulle,fanno si percentuale votanti,ma vengono ripartite,dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle,in un unico cumulo da ripartire nel cosidetto premio di maggioranza....(per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le sudette schede andrebbero attribuite nel premio di forza italia).

    Esiste però un metodo astensivo,che garantisce di essere percentuale votante(quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza.

    è infatti facoltà dell'elettore di recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale,AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione.

    è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE,UNA BREVE DICHIARAZIONE
    IN CUI SE VUOLE,L'ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO(es. nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta)

    Tale sistema oltre a rallentare e rendere difficoltose le operazioni di voto e scrutinio(è obbligatorio compilare infatti per ogni scheda rifiutata un apposito verbale) rende inattribuibile il voto,in quanto la legge consente solo l'attribuzione delle schede contenute nell'urna al momento dell'apertura della stessa,creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile,se non impossibile attiribuzione (specie se il fenomeno raggiungesse quote notevoli) di seggi,infatti in linea teorica (non è mai successo) se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l'attribuzione di un seggio,tale seggio non potrebbe essere attribuito.

  10. #170
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    ARRIVEDERCI, BANDIERA ROSSA!
    E’ difficile affrontare certi argomenti sfuggendo alla retorica o al sensazionalismo, alla rabbia ed al disgusto. La dimensione di quello che sta avvenendo, del resto, è percepibile più dai divertiti servizi di qualche giornalista “liberale” che da quegli organi di informazione che ancora si definiscono “comunisti”. Per la prima volta dal rovesciamento del fascismo e dalla conquista della democrazia nel nostro Paese, sulle schede elettorali non ci sarà il simbolo storico del movimento operaio: la bandiera rossa con la falce e il martello. I commentatori più arguti fanno notare che, in virtù dell’arruolamento del partito di Gianfranco Fini nel partitone berlusconiano, dalle schede scompare anche il simbolo della continuità con il fascismo, restituendo così l’immagine di un Paese finalmente moderno, libero dalle ideologie novecentesche e pronto a misurarsi con il mondo del terzo millennio, come già da tempo fanno quei fari di civiltà che si chiamano Stati Uniti d’America. E pazienza se le cronache ci raccontano ogni giorno di aggressioni fasciste e i muri della Capitale sono letteralmente incartati di manifesti fascisti.
    Stando così le cose, in primo luogo bisogna ammettere che un omino dall’eloquio strampalato, frequentatore di salotti e amico di cocottes, è riuscito là dove Achille Occhetto era stato costretto a lasciare il lavoro a metà: colpire a morte l’anomalia comunista, espellere dallo scenario politico la diversità radicale di chi ritiene che il capitalismo, in qualunque variante, non sia l’orizzonte ultimo e definitivo dell’umanità.
    Sia chiaro: sei è vero, come è vero, che il comunismo è il movimento reale che trasforma e supera lo stato di cose presenti, l’omino in cachemire e la sua erre moscia più di tanti danni non possono fare, sarebbe come dire che una guerra si perde perché c’è un sergente ladruncolo, che pensa più ad inguattare per sé stesso roba destinata al fronte che a fare il suo dovere. In realtà, tanto bertinotti che diliberto (entarmbi indegni della maiuscola) sono due comparse della Storia, due funamboli che – con relativa corte dei miracoli al seguito – si arrabattano per lucrare un po’ di potere; le dinamiche della Storia sono un po’ più profonde e drammatiche rispetto al piccolo cabotaggio di cui i due partiti sedicenti comunisti stanno dando prova ormai da anni. Tuttavia, è impossibile sottovalutare la portata di quello che sta avvenendo, e sarebbe da irresponsabili liquidarlo come se nulla fosse.
    L’Italia è un Paese in guerra, con migliaia di militari sparsi sui teatri di mezzo mondo e un bilancio bellico quale non si vedeva dal 1945; i lavoratori e i proletari tutti sono sottoposti ad una pressione crescente su tutti i terreni, mentre la crescita dei profitti degli imprenditori e degli speculatori non conosce sosta; la stessa democrazia, ancorché parziale, conquistata dalla lotta armata antifascista è sempre più a rischio, sfiancata dai continui attacchi maggioritari. E’ questo contesto che rende grave l’archiviazione della bandiera rossa e della falce e martello, non un astratto sentimentalismo o un’altrettanto astratta ideologia.
    L’accantonamento, anche formale, di ogni opzione di trasformazione radicale della società non si misura solo dai simboli che compaiono su una scheda elettorale, ma dalle scelte concrete operate dalle forze politiche, e queste scelte non sono di oggi: il sostegno alla guerra ed al militarismo, la subordinazione ai poteri forti, il sabotaggio dei movimenti di lotta, la criminalizzazione del dissenso hanno preceduto e accompagnato la fortunatamente breve esperienza governativa dei due partiti sedicenti comunisti. Oggi, bertinotti e la sua corte di nani e ballerine sono chiamati ad assolvere l’ultimo compito che gli manca per il definitivo ingresso nei salotti che contano: liquidare anche simbolicamente l’idea stessa di alternativa al sistema vigente, che non può essere né abbattuto, né trasformato, tuttalpiù temperato, ma sempre che ai padroni ciò non arrechi danni e nemmeno fastidi. Denigrazione della Resistenza, critica distruttiva del Novecento in quanto tale, adesione mistica ad una nonviolenza tutta e soltanto da parte dei più deboli (mentre eserciti e polizie vengono irrobustiti e persino legittimati culturalmente, come nel caso dell’apologia della Folgore), sono i passaggi “ideologici” che hanno accompagnato la pulizia etnica dei coloni di bertinotti ai danni di tutti quelli che hanno tentato di ridefinire un pensiero ed una pratica alternativi e di classe adeguati alle mutate condizioni storiche e sociali.
    Mentre scriviamo, va in onda l’ultima puntata delle epurazioni bertinottiane: questa volta, tocca a quelli che si sono ostinati a rimanere dentro un partito che non ha più nulla di comunista, rivendicando il loro essere comunisti. Ora tocca loro quello che è successo a tanti altri, e va detto che quella della corrente dell’Ernesto non è più nemmeno una battaglia di retroguardia, è solo una disfatta annunciata, per la quale è difficile persino provare solidarietà, visto che – in questi anni – hanno chinato la testa e sostenuto le peggiori nefandezze rifondarole, acconciandosi a svolgere il ruolo degli ascari delle falangi bertinottiane.
    In questo scenario di macerie, chi non ha scelto sarà comunque costretto a scegliere: data per scontata e necessaria la sottrazione al ricatto elettorale, con un chiaro e netto impegno astensionista, si tratta di pensare già da ora al futuro.
    Invitare la diaspora comunista a ritrovarsi attorno ad una proposta, per quanto minima, di riaggregazione politica è inevitabile e doveroso. Una proposta che non abbia nulla di nostalgico, di scolastico e, soprattutto, di ridicolmente settario. Una proposta urgente, non per la sopravvivenza di qualche gruppuscolo e/o ceto poltico, ma per una prospettiva di liberazione. Nulla di più, nulla di meno.

    http://www.arcipelago.org/

 

 
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