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  1. #211
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    Veramente triste la piroetta e la giravolta di "Generazione Europa", l'organizzazione di Sabotaggio, di Trieste. Dopo una campagna astensionista, si gettano nella mischia delle elezioni con i signori dei "grilli parlanti", capeggiati da un signore proveniente dalle fila della Lega Nord, che non ha mai cambiato le sue idee...
    Esprimo la mia profonda delusione.

    Generazione Europa sostiene la Lista dei Grilli Parlanti

  2. #212
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    Dal Manifesto (a aprile) una "breve" assai significativa.

    "Viva Veltroni" ha intitolato Maariv...e intanto Berlusconi ha annunciato la sua prima visita da capo del governo: Israele, giusto per festeggiare il 60° anniversario della Nabka.

    ******************
    dal Manifesto del 4 aprile

    «Viva Veltroni», Israele ringrazia il leader Pd
    mi. gio.
    «Viva Veltroni». Con questo titolo è apparsa ieri sul quotidiano Maariv di Tel Aviv una intervista al leader del Pd Walter Veltroni. Titolo giustificato perché il candidato premier ha espresso un sostegno pieno ed acritico a Israele. Secondo Veltroni, il muro costruito da Tel Aviv all'interno della Cisgiordania occupata non sarebbe altro che «una reazione alla situazione in cui Israele si trova... Nessuno vuole barriere di separazione, si tratta di una reazione difensiva». Il leader del Pd ha tralasciato che il muro annette di fatto a Israele una porzione significativa di territorio palestinese. Sull'Iran «la comunità internazionale non ha valutato in modo adeguato la minaccia che non è solo contro Israele ma contro tutto il mondo», ha detto Veltroni. Immediate le reazioni. Secondo Jacopo Venier (Sinistra Arcobaleno), Veltroni ha «affossato l'equivicinanza di D'Alema e la sua politica estera». «Ricordo a Veltroni - ha detto Venier - che la Corte internazionale dell'Aja ha definito illegale il muro e che il rapporto del relatore delle Nazioni Unite per i diritti umani, John Dugard, ha denunciato il muro di Israele».

  3. #213
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Il 13 e 14 Aprile siete tutti invitati sulla mia barca!!!

    ARDITI NON GENDARMI

  4. #214
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Il 13 e 14 Aprile siete tutti invitati sulla mia barca!!!

    ARDITI NON GENDARMI
    Vai Muntzer, portaci fino alla terra promessa!

  5. #215
    Omia Patria si bella e perduta
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    Quanto conta il voto
    del partito di chi non vota



    ILVO DIAMANTI
    Alle legislative del 2006, oltre il 15% degli elettori dichiararono di aver deciso per quale partito votare nell'ultima settimana. Il 6% il giorno stesso (indagine postelettorale di LaPolis, Università di Urbino). In pratica, nel tragitto fra casa e il seggio. Magari: in cabina, aprendo la scheda. Perché la scelta di voto non è un atto scontato. Le radicate fedeltà di un tempo, nel tempo, si sono sfaldate. Insieme ai partiti intorno a cui si erano formate. Poi, non bisogna credere che tutte le persone siano egualmente interessate alla politica. Al contrario: è vista dai più con indifferenza e, talora, con fastidio. Per cui, non si deve pretendere che fin dal primo giorno di campagna elettorale tutti gli elettori si chiedano - e sappiano - per chi votare.

    In numerosi casi, peraltro, le convinzioni cambiano. Anche quando sembrano solide. L'elettore deciso a cambiare, al momento del voto, spesso ritorna sui suoi passi. Oppure, viceversa: l'elettore privo di dubbi, al momento del voto, di fronte alla scheda decide di svoltare. Un segno e via.

    Naturalmente, ogni elezione fa storia a sé. Le politiche del 2006 si tradussero in una sorta di scontro bellico-mediatico, che infiammò la campagna. Così, Berlusconi mobilitò molti elettori di centrodestra, affetti dalla delusione e dall'apatia. Questa volta il discorso è diverso. La campagna elettorale appare più apatica degli elettori. I due principali candidati alla vittoria finale intenzionati a confrontarsi solo a distanza. Degli scontri di due anni fa, oggi, risuonano solo echi lontani. In tivù, ormai, passano perlopiù i candidati degli altri partiti, alla caccia di visibilità. E del quorum.


    Per cui è probabile che la quota di coloro che ancora non hanno deciso oppure, più semplicemente, non si sono ancora posti il problema, sia più ampia di due anni fa. Molto più ampia, diremmo. Anche perché, rispetto al passato, è cambiata l'offerta politica. I partiti, le sigle, le coalizioni. Molti elettori non hanno ancora compreso le novità e i cambiamenti di questa fase. Altri, invece, non le hanno metabolizzate; stentano ad accettarle. Per cui, la quota degli incerti, a una settimana dal voto, è alta. Crediamo che si estenda a poco meno di tre elettori su dieci. Non abbiamo dati precisi; ma, soprattutto, non li possiamo dare. Per par condicio. Per cui, ragioniamo a spanne.

    Un terzo di questi "elettori in bilico" sono distaccati, estranei alla politica. Non è improbabile che, alla fine, se la giornata è bella - e forse anche se il tempo è brutto - si scordino di votare. I rimanenti "elettori in bilico" si dividono a metà, tra indecisi e (potenziali) astensionisti. In altri termini: fra elettori che non hanno deciso "per chi" oppure "se" votare. In entrambi i casi, prevalgono coloro che, nel 2006, avevano votato per il centro-sinistra. Soprattutto per la lista dell'Ulivo. Ma è significativo anche il peso degli elettori di centro.

    Gli elettori incerti, perlopiù, sono orientati da una "certezza inconsapevole". Al momento del voto, in altri termini, esprimeranno la scelta di sempre (lo hanno sottolineato, fra gli altri, Pagnoncelli, Vannucci e Natale). Basta offrire loro una buona ragione. Diverso è il discorso degli astensionisti. I quali, in questa occasione, si presentano in modo parzialmente nuovo e diverso rispetto alle elezioni precedenti. In quanto non si esauriscono nei tipi tradizionali.

    Nell'astensionista marginale: estraneo alla politica anche perché socialmente periferico. Oppure nell'elettore indifferente, che, se risvegliato, si colloca perlopiù a destra.

    In questa fase, invece, appare particolarmente esteso un atteggiamento di "astensione attiva". Spesso dichiarata. Proclamata. Espressa, ripetiamo, soprattutto da elettori di centrosinistra. Informati, spesso politicamente coinvolti. Facendo riferimento ad alcune indagini condotte in questa fase (da Demos, Ipsos e SWG), possiamo individuare tre tipi principali.

    a) I "vaffa". Considerano il Pd uguale agli altri partiti. Perché non ha rinunciato ai privilegi della Casta. Ha mantenuto in lista troppi esponenti della nomenclatura, qualche indagato e molti volti nuovi di cui non si sentiva il bisogno.

    b) I "tradizionalisti". Fedeli alle tradizioni politiche più radicate. Ex-comunisti ed ex-democristiani. Oppure: ex-diessini e popolari. Non si capacitano, di fronte a un soggetto politico nuovo, come il Pd. Che, per scelta, ha reciso i legami con il passato. E guarda altrove: all'America, all'Inghilterra di Blair. O, peggio, all'Italia di Berlusconi. A maggior ragione, stentano a riconoscersi nel "melting pot" della Sinistra Arcobaleno.

    c) I "radical". Sofisticati, considerano l'approccio del Pd di Veltroni troppo frivolo e mite. Troppo dissociato. Troppo incline alla filosofia del "ma anche". Troppo pop. Meglio: nazionalpopolare. Scarsamente laico. Troppo lib e poco lab. Stressato fra la Binetti e Calearo.
    Per gran parte di questi elettori, l'astensione è una scelta. Il "voto di chi non vota" (efficace titolo di un volume curato da Mario Caciagli e Pasquale Scaramozzino, pubblicato anni fa dal Mulino).

    Questi tre tipi di astensionisti risultano, tutti, attraversati da un sentimento comune e condiviso. La frustrazione prodotta dall'assenza del Nemico. Dalla scomparsa di Berlusconi dal discorso politico di Veltroni. Che ha rinunciato perfino a nominarlo. Usa perifrasi, come: "il principale esponente dello schieramento a noi avverso". E lo fa in modo aperto e provocatorio. Per marcare la distanza dal centrosinistra passato (più o meno prossimo). Che aveva costruito vittorie e sconfitte sulla figura del Cavaliere. Sull'Antiberlusconismo. Fino a divenirne gregario.

    Per cui Veltroni prosegue, senza esitazioni, questa campagna elettorale "irenica", come l'ha definita, con un po' d'ironia, Giovanni Sartori (sul Corriere della Sera). Toni bassi, rinuncia a temi dominanti e laceranti, pluralità tematica. Berlusconi trasformato nel "Cavaliere inesistente". L'Innominato. In questo modo, il leader del Pd, dopo aver eroso (secondo i sondaggi) la base della Sinistra, si rivolge agli elettori moderati. In altri termini: approfittando degli attacchi lanciati da Berlusconi contro l'UdC, in nome del "voto utile", cerca di spingere gli elettori di centro verso il Pd.

    In questo modo, però, alimenta la tentazione astensionista, nella sua base. Delusa dall'esperienza di governo, ma anche da una campagna elettorale sottotraccia.

    L'esito delle elezioni, domenica prossima, dipenderà, in misura significativa, dal "voto di chi non vota". Il risultato del Pd, in particolare, pare destinato a migliorare quanto più il livello di partecipazione elettorale crescerà, avvicinandosi all'84% raggiunto due anni fa.

    Da ciò, un duplice quesito.
    1) A Walter Veltroni: se sia possibile dissipare l'incertezza e la voglia di astensione, diffuse nella sua base, senza deviare, nemmeno per sbaglio, il suo viaggio su Arcore. Senza sfidare apertamente il Cavaliere. Come in ogni battaglia - o, se si preferisce, competizione - elettorale che si rispetti.

    2) Agli elettori tentati dall'astensione attiva. Ai "vaffa", ai "tradizionalisti" e ai "radical". Se sia davvero inattuale il paradigma montanelliano, che invita a turarsi il naso e a votare il "meno peggio". Per non contribuire, con il loro (non) voto consapevole, a consegnare il governo del Paese nelle mani dell'Innominato.

    (6 aprile 2008)
    fonte

    Nota mia: l'astensionismo attivo di chi non è recuperabile come elettore del PD non è contemplato..... sono sempre solo a porsi il problema dell'astensionismo dei loro, gli altri non sono neanche contemplati.

  6. #216
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    Posto in questa discussione un articolo inviatomi da un amico che studia giurisprudenza. Non ricordo se anche qui qualcuno ha scritto che le schede bianche e le nulle erano premio di maggioranza, ma, in ogni caso, meglio sapere le cose come stanno. Non concordo ovviamente con iltono dell'articolo. Io, del resto, non mi recherò alle urne.

    "Ciao a tutti, mi permetto di scrivere due righe per comunicarvi alcune informazioni che, in vista delle elezioni politiche, credo siano molto importanti. Perderete sono dieci minuti.
    Ultimamente mi sono trovato di fronte a molte persone che mi dicevano che votando scheda bianca questa veniva automaticamente attribuita al partito che prende più voti; inoltre in internet girano alcuni messaggi che spiegano il procedimento per rifiutare la scheda (perchè non sia conteggiata nel computo elettorale), affermando allo stesso tempo che sia le schede bianche che le nulle vengono attribuite sempre a chi prende più voti.
    Per dissipare questi dubbi che mai mi avevano sfiorato, sono andato da due professori di diritto costituzionale i quali mi hanno assicurato, leggendomi il testo della legge, che non c'è alcuna ragione LOGICA o GIURIDICA che permetta di sostenere questa cosa. Le schede bianche sono bianche e quelle nulle sono nulle, come è ovvio che sia.
    Quindi vi ASSICURO che votando scheda bianca non si dà il voto al partito che ne prende di più. Con questo non intendo invitare a votare scheda bianca, ma credo sia giusto sfatare questa assurda credenza.
    Per chiarire maggiormente le idee, sotto trovate un articolo da www.democrazialegalita.it che spiega bene la questione."


    Astinenza. Un'altra suggestiva inutilità sulla legge elettorale

    di Marco Ottanelli


    1. Cosa è falso

    Circola insistentemente, e come tutte le cose particolarmente insistenti, fastidiosamente, una stramba falsità su (ovviamente) la legge elettorale, nata non sappiamo bene come né partorita da chi, ma, come tutte le strambe falsità, dai toni salvifici e miracolosi.

    In poche parole, si afferma che, tra le tante dannazioni demoniache che ha (ovviamente) la legge elettorale, ce ne è un'altra che fino ad ora era sfuggita a tutti quanti, ma che il solito mago del comma svelato avrebbe messo a nudo.

    “Lo sapevate”, dice la falsità, “che se votate scheda bianca, o se la scheda la annullate, il vostro non-voto convergerà lo stesso nel paniere dei partiti, del sistema, della casta?”

    “Lo sapevate”, precisa con cura la falsità, “che le schede bianche e le schede nulle vengono attribuite come consenso al partito o schieramento che raggiunge la maggioranza relativa, e concorrono così ad assegnare il premio di maggioranza?”

    “Lo sapevate”, prosegue la falsità, “che questo ladrocinio di volontà che si trova (ovviamente) nel Porcellum è un attentato alla democrazia, un golpe, una ecatombe della libertà”, ecc ecc ecc?

    Ma la falsità suggerisce anche un rimedio (ovviamente) facilissimo con il quale abbattere il regime: invece di votare scheda bianca o nulla, andate al seggio, NON toccate le schede che i perfidi scrutatori vi porgeranno (se le toccate, si contaminano, diventano “vostre”, e se non le votate, saranno nulle, e quindi ritorneranno nel cesto del partito più grande!), e, al contrario, dichiarate preventivamente che siete sì presenti al seggio come elettori, ma che rifiutate le schede. Fate una dichiarazione ufficiale e fatela verbalizzare dal Presidente di seggio, con tanto di timbro e firma. In questo modo, avrete fatto la vostra parte, avrete alzato (o abbassato..mah?) un qualche quorum, e avrete sottratto al furto le vostre schede.

    2. La verifica

    Di questo strambissimo sistema non si è mai sentito parlare prima. Da nessuna parte nel mondo, ed in nessun periodo della storia. Da quando in qua le schede nulle o bianche vengono arbitrariamente passate al vincitore, per far la sua vincita più corposa ancora? In base a quale eccezione rispetto alle leggi, alla Costituzione, ai regolamenti, al senso comune, in base a cosa una scheda anonimamente bianca, o scarabocchiata a dovere, dovrebbe andare ad incrementare il montepremi di un partito, anzi, di “quello che prende più voti”? (ma più voti dove? Nella sezione elettorale, nella circoscrizione regionale, a livello nazionale...dove?)

    Non risulta assolutamente che simile eventualità sia possibile, e chi scrive ha avuto l'onere e l'onore di fare il Presidente di Seggio fin dal 1991, per cui, di leggi elettorali, regolamenti, prassi e consuetudini un po' ne sa.

    Naturalmente però il diabolico e mefistofelico Grande Imbroglio della legge elettorale, dalla quale discende ogni male e che (ovviamente) è architettato malignamente per fregare i cittadini, potrebbe aver introdotto una clamorosa, incostituzionalissima e mostruosa realtà che né i parlamentari di ogni partito, né il Presidente della Repubblica quando la ha promulgata, né alcun giurista ha mai notato.

    Tutto è possibile, in questo Paese di impostori! Non resta che verificarlo scientificamente, e c'è solo un modo: si prende la Legge 21 dicembre 2005, n. 270, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 303 del 30 dicembre 2005 - Supplemento ordinario n. 213 , la si legge ben bene, la si esamina, e si trova la normaccia incriminata, per Dio!

    La legge si compone di 11 articoli, suddivisi in numerosi commi (72 in tutto, se abbiamo contato bene). Democrazialegalita.it se li legge uno per uno, comma dopo comma, articolo dopo articolo.

    In nessuno di essi si accenna alla attribuzione delle schede nulle e delle schede bianche ad un partito, ad una coalizione o ad un candidato premier, né si accenna alla loro redistribuzione in qualunque altro modo o sistema.Anzi, nel testo di legge non si nominano mai né le schede bianche, né le schede nulle. Mai.

    Non paga dalla fatica di essersi letta tutta la Calderoli, Democrazialegalita.it , a scanso di equivoci, esamina anche l'ultimissima emanazione legislativa in materia elettorale, ovvero la Legge 27 febbraio 2008, n. 30"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 15 febbraio 2008, n. 24, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche ed amministrative nell’anno 2008 ", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 51 del 29 febbraio 2008. Neanche lì si trova niente che possa anche solo lontanamente richiamare la notizia che circola senza posa da settimane.

    Quindi, la prima e fondamentale questione proposta dagli spargitori della falsità, si infrange clamorosamente alla prima banale, banalissima verifica. D'altronde, a nostre reiterate richieste di tirar fuori la normaccia, nessuno degli spargitori aveva mai risposto. Perchè non esiste, né è mai esistita.



    3. Cosa è vero

    In ogni legge elettorale del mondo, e così anche in Italia, sia ai tempi del proporzionale puro (1948-1993), sia ai tempi del maggioritario uninominale (1994-2001), sia ai tempi del proporzionale con premio di maggioranza (2006-2008), i soli ed unici calcoli da effettuare per sapere quanti seggi avrebbe conquistato ogni singolo partito sono fatti in base ai voti validi espressi dagli elettori.

    Sono solo i voti validi quelli che determinano le percentuali di voto, e conseguentemente fanno scattare la elezione dei candidati. Tutti i restanti modi di partecipare o di non partecipare al voto sono del tutto ininfluenti a questi fini: astenersi, votare scheda bianca, votare scheda nulla, sono solo modi diversi per dire “ho deciso di non decidere in prima persona, facciano gli altri”; e gli altri faranno.

    Si faccia l'esempio di un corpo elettorale (gli aventi diritto al voto) di 1 milione di persone.

    Si ipotizzi che si rechino a votare 800 mila cittadini su questo milione; essi determineranno l'affluenza alle urne, che sarà quindi dell'80%. Il restante 20%, che per scelta, per motivata avversione al sistema, per malattia, per disinteresse, per impedimenti di ogni genere, non vota, sarà la massa degli astenuti, nel nostro caso 200 mila persone.

    Quando si aprono le urne, tra le varie schede, se ne troveranno alcune senza alcun segno, completamente intonse: le schede bianche. Facciamo che nelle nostre elezioni virtuali se ne trovino 1.000.

    Altre presenteranno un voto riconoscibile, ma per qualche ragione ben precisamente elencata nella normativa elettorale, tale voto non sia attribuibile: capita quando l'elettore abbia usato un sistema per renderlo riconoscibile, ad esempio usando una penna rossa per votare al posto della matita copiativa regolamentare, o quando la scheda non risultiprecedentemente vidimata dal seggio.In questi casi si parla di voti nulli, e ipotizziamo che siano 100.

    Altre saranno scarabocchiate, o recheranno scritte più o meno fantasiose, o saranno barrate, o vedranno votati contemporaneamente due o più partiti...in tutti questi casi (ove non si possa rilevare la volontà dell'elettore di attribuire la sua scelta ad un solo partito), si parla di schede nulle. Diamo un numero a queste nulle: 1.000

    Poi ci sono i voti validi. Nel nostro esempio, essi sono dunque:

    800.000-

    1.000-

    100-

    1000 =

    __________

    797.900

    è solo su questi voti validi (suddivisi per lista, naturalmente) che si computeranno le percentuali dei singoli partiti e si attribuiranno i seggi e i premi di maggioranza eventuali.

    Le altre schede andranno in una apposita busta, contate, impacchettate e protocollate, busta che sarà sigillata e che i componenti del seggio consegneranno al Comune, che, dopo averle conservate per un congruo periodo, le invierà al macero. Esse sono, lo ridiciamo, del tutto ininfluenti ai fini dei risultati.

    Se il partito A prende 600.000 voti, il partito B 100.000 e il partito C97.100, nel sistema italiano, il premio di maggioranza andrà al partito A, e gli altri si spartiranno i seggi in base ai numeri ottenuti.

    Non si capisce, tornando alla frottola, perchè un partito primo in classifica, che già si prenderebbe il premio di maggioranza con il consenso ottenuto, abbia bisogno di vedersi regalare schede bianche e nulle per raggiungere un premio già goduto. Un'altra incongruenza senza senso alcuno.

    Insomma, come in tutto il mondo, decide solo chi vota e vota validamente. Tanto per ribadire la verifica: solo nella legge Calderoli l'espressione “voti validi”, a questi sensi, appare ben 25 volte. Bastava leggersela.

    4. A che serve far verbalizzare il rifiuto delle schede.

    Immaginate uno che entra in un panificio e dichiara ad alta voce: “io non voglio il pane!”. Il commento generale sarebbe: “ e allora che ci sei venuto a fare?”. Ecco, più o meno l'effetto del rifiuto della scheda è questo. Si chiama “astensione”, e uno può astenersi andando al mare, rimanendo a casa sua, sul marciapiede davanti, o anche, perchè no, dentro la sua sezione elettorale. Un vezzo che non si nega a nessuno, ma che non ha altro effetto se non quello di far rimanere come prima la sostanza delle cose: quelli che decideranno di farlo non prenderanno parte alla tornata elettorale. Decideranno gli altri chi vincerà e chi governerà.

    Ma la pretesa di far verbalizzare la scelta di rifiutare le schede, di far quindi verbalizzare la vostra astensione, è inutile, ridondante (essa emergerebbe dalle cifre delle affluenze al voto) e dannosa per il regolare svolgimento delle operazioni di voto. Costringerebbe Presidenti, Segretari e Scrutatori a eliminare dall'insieme delle schede firmate e timbrate (cioè atte alla votazione) delle schede solo per il fatto che un tizio si è presentato al voto dichiarando di non voler votare. E che tali schede non ha neanche toccato, pena la loro contaminazione (ma ci si rende conto di quale pensiero magico sottintende tale affermazione?).

    E se il tizio, un'ora più tardi, cambiasse idea? E se a quel punto, complice un'affluenza molto alta, schede da votare non ce ne fossero più? Cosa succederebbe? E le schede rifiutate, in quale modo dovrebbero essere assicurate al non voto? Distruggendole? Annullandole (no, per carità, che vanno al vincitore!).

    Tutto questo senza considerare il fastidio, l'onere e la perdita di tempo che verrebbero imposti ai componenti del seggio, che dovrebbero quindi verbalizzare una non votazione (siamo nel campo dell'assurdo).

    Attenzione: la pretesa di far verbalizzare un vostro comportamento non elettorale, e di far eliminare due schede (quella della camera e quella del senato) “buone”, potrebbe farvi incorrere, in casi estremi,nel reato di intralcio al regolare svolgimento delle operazioni elettorali, con immediato arresto e processo per direttissima. Fate un po' voi.



    NB: crediamo che la falsità sia nata da una distorta e superficiale rivisitazione delle norme relative alle votazioni per più referendum: essendo il raggiungimento o meno del quorum un legittimo obiettivo anche dei singoli elettori, essi possono, in presenza di più consultazioni contemporanee, scegliere di votare solo per uno o più referendum, e rifiutare la scheda degli altri, ovvero, tecnicamente, astenendosi per questi ultimi. Inaccettabile sarebbe il rifiuto di TUTTE le schede contemporaneamente.

    www.democrazialegalit.it

  7. #217
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    [QUOTE=Outis;7184921]2008-02-04 19:42 Urne vicine, amministratori locali in pole position di Loredana Colace

    ROMA - Le elezioni sembrano ormai inevitabili e tra gli amministratori locali non è solo Walter Veltroni, sindaco della capitale, a vedere all'orizzonte il "parlamento. Con lui molti sono i sindaci, sarebbero circa 150, che vorrebbero candidarsi, come anche alcuni presidenti di provincia e di regione. Tra i sindaci che hanno già reso note le loro intenzioni, quello di Vicenza Enrico Hullweck, che ha più volte dimostrato di gradire una candidatura in Forza Italia."




    Dalle pagine del Riformista, Veltroni illustra la cura democratica
    per i guasti della giustizia: attenuare "l'obbligatorietà dell'azione
    penale" con "criteri di priorità" assegnati da "Parlamento, Csm e
    procuratori della Repubblica".



    "Veltrusconi In soldoni, saranno i partiti a dire ai magistrati quali reati perseguire e quali no. Una ricetta nuova di zecca. Negli anni '70 era il cavallo di battaglia di Gelli e della P2. Poi il Venerabile passò il copyright a Berlusconi, tessera P2 1816. Ora tocca a Walter rilanciare l'idea del Gran Maestro.

    In un paese normale, la proposta di Veltroni sarebbe pure sensata. In Francia è il governo a stabilire la gerarchia dei reati. Se l'esecutivo decide che i terroristi vanno puniti prima dei corrotti, il Pm esegue. Oltralpe, dove il Parlamento non è il rifugio di inquisiti e condannati, funziona così. Ma l'Italia non è la Francia.

    Secondo Transparency International siamo al 41 posto per tasso di corruzione, dietro Botswana, Qatar e Taiwan. Peggio di noi in Europa solo la Grecia e i paesi ex comunisti. Nel Parlamento uscente siedono 25 condannati definitivi. Se si sommano quelli in primo e secondo grado, si arriva a 85. Più o meno un onorevole su 11 è stato processato. Un tasso di criminalità degno di Scampia. La ricetta veltroniana, col parlamento a dettare l'agenda delle procure, promette bene.

    Ve l'immaginate Berlusconi che ordina ai Pm quali reati punire e quali tralasciare? In fondo, è imputato solo in tre processi: due per corruzione (insieme ad Agostino Saccà e all'avvocato inglese David Mills), l'altro per irregolarità nella compravendita dei diritti Mediaset.

    Il responsabile PD alla giustizia Lanfranco Tenaglia ha subito corretto il tiro, spiegando al Sole 24 Ore che le opzione in campo sono due: la gerarchia dei reati o la decide il Parlamento, oppure i magistrati. Tenaglia sceglie le toghe. Veltroni invece dà un colpo al cerchio e uno alla botte: decideranno i magistrati, ma anche il Parlamento (cioè i partiti). Walter lo dice alla chetichella sul Riformista (l'organo ufficiale del partito dell'inciucio), il cui azionista è Domenico Angelucci, editore di Libero e candidato Pdl. Quel che è certo, è che il Pd intende rivedere l'obbligatorietà dell'azione penale.

    Un altro caposaldo del programma democratico (paragrafo 4, punto A) è "completare la stagione di riforme '96-'02". L'era del buongoverno Prodi-D'Alema-Amato, densa di successi in materia di giustizia. Cito Travaglio per una breve ricognizione:

    "Nel 1997 destra e sinistra depenalizzarono l'abuso d'ufficio non patrimoniale, legalizzando lottizzazioni, favoritismi, concorsi truccati. Nel '99 destra e sinistra tentarono di depenalizzare il finanziamento illecito dei partiti, e dovettero rinunciare solo grazie al no di Di Pietro e di alcuni grandi giornali. Nel 2000 destra e sinistra depenalizzarono l'uso di fatture false con relative frodi fiscali"

    Seguirono le "leggi vergogna" del quinquennio berlusconiano: ex Cirielli, falso in bilancio e rogatorie. L'Unione le lascia intatte, sebbene nel programma promettesse di abrogarle. Nel programma di Sant'Anastasia invece non c'è traccia delle "leggi vergogna". La loro abrogazione non è più in agenda.

    E le intercettazioni? Il Pd annuncia "il divieto assoluto di pubblicazione [...] fino al termine dell'udienza preliminare". E promette "sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali" (paragrafo 4, punto B), naturalmente per tutelare i diritti "alla riservatezza e alla tutela della persona". Dal Loft, quindi, via libera implicito al Ddl Mastella sulle intercettazioni, che infligge multe fino a 100 mila Euro a chi pubblica atti d'indagine non più segreti. In totale controtendenza rispetto a Bruxelles.

    Il 7 giugno 2007, infatti, la Corte di Giustizia Europea ha assolto i giornalisti francesi William Godwin e Robert Roemen, rei di aver pubblicato intercettazioni illegali coperte da segreto investigativo. I due cronisti, condannati in patria, vengono scagionati a Strasburgo. E la Francia rimedia una condanna per violazione della libertà d'espressione. Morale: in Europa il diritto ad essere informati vale più della privacy dei politici e della segretezza delle indagini.

    Avviso a Veltroni e Berlusconi: anche l'Italia è in Europa."
    ..non sono carini????ihihihi







  8. #218
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    Sì sì, sembrano due innamorati che litigano...

  9. #219
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    Noam Chomsky appoggia Sinistra Critica e la candidata premier Flavia D'Angeli, secondo un comunicato dello stesso linguista americano. ''Sono felice di firmare l'appello per Sinistra Critica e mi fa molto piacere sostenere questa campagna. E' doloroso vedere cosa succede sulla scena politica italiana'', scrive il linguista americano Noam Chomsky, professore emerito e protagonista di tante battaglie contro la guerra in un messaggio inviato a SC.

    Il messaggio di Chomsky segue la firma dell'appello internazione lanciato da SC - tra gli altri - del regista inglese Ken Loach, dell'economista Eric Touissaint, dello storico statunitense Howard Zinn, del candidato alle ultime presidenziali in Francia Olivier Besancenot, della candidata brasiliana Heloisa Helena, dello scrittore libanese Gilbert Achcar.

    Flavia D'Angeli e Franco Turigliatto, in una nota, affermano: ''Ringraziamo Noam Chomsky per l'appoggio in questa campagna. Il suo aiuto insieme a quello degli altri ci dà forza per impegnarci, non solo durante le elezioni, affinché rinasca in Italia una sinistra davvero contro la guerra, ecologista, femminista e anticapitalista''.

    Sintomatico che parli di anticapitalismo solo alla fine...

  10. #220
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