Ma come potranno le imprese reputare conveniente costruire nuove centrali senza finanziamenti pubblici, dato ad esempio che negli Stati Uniti neanche con questo aiuto economico, l’industria è disponibile a farlo?
A questa domanda ci ha risposto Massimo Scalia, fisico e docente dell’università La Sapienza di Roma.
«Negli Usa vi è stata un’accoglienza molto tiepida riguardo agli impianti prospettati, anche perché Moodies, l’agenzia che dà i voti sull’eccellenza dei progetti, ha espresso perplessità sui risvolti positivi di quei progetti. Certo se la Gran Bretagna decide di non dare direttamente i contributi alle aziende, ma di farlo passando attraverso le bollette, non lascia al mercato medesimo il rischio d’impresa. Che difficilmente se lo accollerebbe in toto.
I costi del nucleare sono infatti elevati e il caso della centrale in costruzione a Olkiluoto, in Finlandia, lo dimostra. Oltre al fatto che su un tempo di vita di due anni ha già accumulato un anno di ritardo nella costruzione, che si è ripercosso naturalmente sui costi, è bene sottolineare che quella centrale è fortemente sovvenzionata. La stanno facendo infatti con 600 milioni di euro francesi ottenuti con una formula di prestito che prevede lo stesso tasso agevolato che danno ai pesi in via di sviluppo e con quasi 3 milioni di euro della banca tedesca».