Prove di uranio![]()
Gli israeliani stanno sperimentando nuove armi basate sull’effetto piroforico del materiale. Ne sono certi molti esperti che lavorano sulle tracce trovate in Libano
di Rossella Anitori L’uranio è il presente. L’Unep, l’Agenzia per l’ambiente dell’Onu ha confermato la presenza di tracce di uranio nel sud del Libano, avvalorando la tesi di alcuni ricercatori indipendenti che avevano già denunciato il fenomeno. Le analisi effettuate nei siti di alcuni bombardamenti rivelano una forte concentrazione di isotopi radioattivi, tanto da suggerire l’ipotesi della sperimentazione di nuove armi basate sull’effetto piroforico, un’emanazione termica esplosiva che accompagna l’improvvisa ossidazione dell’uranio nell’impatto del proiettile.
Dai Williams, ricercatore britannico indipendente, è convinto si tratti di una nuova classe di armi. L’uranio in questione non verrebbe arricchito tramite i tradizionali processi di fissione: lo studioso avanza l’ipotesi di una nuova scoperta fisica. Emilio Del Giudice, scienziato dell’Istituto nazionale di fisica nucleare di Milano, è arrivato alle stesse conclusioni: l’origine dell’uranio arricchito trovato a Khiam è senz’altro di tipo nucleare. «L’uranio è utilizzato in ambito militare perché la sua alta densità influisce positivamente sul potere penetrante dei proiettili - sostiene il fisico -. Arricchire il materiale costa molto e non aggiunge alcun vantaggio supplementare. Se ciò è avvenuto, è stato attraverso una micro esplosione nucleare. Non c’è altra spiegazione».
Il Libano sembra essere diventato il teatro di sperimentazione dei traguardi della nuova scienza: le forze israeliane non si sarebbero limitate a usare le bombe a grappolo e al fosforo, il cui impiego era stato negato in un primo momento, ma anche armi di nuovo tipo.
Per molti, l’impiego dell’uranio nei conflitti contraddice il diritto internazionale e infatti l’europarlamento ha chiesto agli Stati membri della Ue e della Nato di attuare una moratoria sull’uso di armamenti che lo contengono, di intensificare gli sforzi verso un divieto globale e di cessare sistematicamente la produzione e l’acquisto di questo tipo di armi.
In una risoluzione del 2001 approvata quasi all’unanimità, il Parlamento europeo ha ricordato che l’uranio impoverito «è stato ampiamente utilizzato nelle guerre moderne», sia come munizione, sia come protezione blindata contro attacchi missilistici e di artiglieria, e ha evidenziato le «numerose testimonianze sugli effetti dannosi e spesso letali» per il personale militare e per i civili. Ha invitato inoltre gli Stati membri a promuovere studi scientifici sull’uso dell’uranio e ad adottare misure di protezione per limitare il numero delle vittime.
L’impatto dell’uranio sul territorio comporta una contaminazione ambientale di lungo termine con effetti gravissimi sulla salute umana. Le esplosioni rilasciano una polvere radioattiva e chimicamente tossica che permane nell’acqua, nella terra e nell’aria e che può indurre patologie tumorali nelle popolazioni coinvolte. «L’uso di questo tipo di armi - commenta Del Giudice - è di tipo terroristico. L’obiettivo sembra essere intimorire le popolazioni e far sì che scappino». La posta in gioco in Libano è alta.
6 giugno 2008
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