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Discussione: Ebrei contro.

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da arba2 Visualizza Messaggio
    perchè è stato cancellato il mio messaggio?
    Dicevo che è inutile postare per motivi di propaganda un articolo che parla di Fischer e delle sue esternazioni. Tutti sanno che era un paziente psichiatrico con disturbo bipolare, manico depressivo. Le sue paranoie non devono servire a motivi politici.
    Fossero solo le paranoie di Fischer.

    Qui c'è gente che ancora prende per verità divina una patacca come i protocolli dei savi di sion.
    Oggi come 70 anni fa, la bestia antisemita sta incubando nel brodo della sinistra. Ricordiamoci che Hitler nacque socialista, poi aggiunse il prefisso "nazional" e milioni di ex compagni si convertirono al nazismo, all'antisemitismo e al collaborazionismo.

    mala tempora currunt...

  2. #22
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    Macche' "bestia antisemita"... la "bestia" e' quell'altra a cui tutti dobbiamo obbedienza. Ti risulta che gli ebrei siano discriminati oggigiorno? Invece li sono tutti quelli che li criticano. Quanto ai Protocolli, tutti sanno che sono un falso concepito dalla OCRANA, il che non e' vero. Il "falso" fu scritto in monasteri da monaci ortodossi. Tra gli storici c'e' chi ha scritto che si tratta di "un falso autentico" (ma magari ora e' sottoterra). Nessuno ricorda che avvenne in Russia ai primi del novecento? Evidentemente qualche ragione per fabbricare prove fasulle, in assenza di prove reali, c'era. I Protocolli hanno avuto tanto effetto che dopo nemmeno 10 anni dalla loro pubblicazione gli ebrei hanno preso il potere in Russia. Comodo lo stabilire quale sia la storia giusta e quale quella sbagliata, e magari mettere in galera chi la pensa diversamente... E' esattamente come avvenne in Russia dopo il colpo di stato di Lenin, e per opera delle stesse persone.

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Pietro Aretino Visualizza Messaggio
    Fossero solo le paranoie di Fischer.

    Qui c'è gente che ancora prende per verità divina una patacca come i protocolli dei savi di sion.
    Oggi come 70 anni fa, la bestia antisemita sta incubando nel brodo della sinistra. Ricordiamoci che Hitler nacque socialista, poi aggiunse il prefisso "nazional" e milioni di ex compagni si convertirono al nazismo, all'antisemitismo e al collaborazionismo.

    mala tempora currunt...
    Non è così che vanno le cose, in gioco ci sono vari fattori da prendere in considerazione. Fare ragionamenti simili non aiuta di certo alla causa ebraica che è quella di vivere in pace entro i propri territori.

  4. #24
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    Le paranoie di Fischer? E questo era paranoico pure lui? A me basterebbe che lasciassero vivere noi in santa pace, invece per merito loro ci siamo cuccati due guerre mondiali e fra poco ci ritroveremo con una terza. Il fatto e' che chi tocca certi argomenti muore: civilmente, moralmente ed anche fisicamente. Il problema di Israele se lo risolva Israele senza coinvolgere tutto il mondo che ne ha le palle fin troppo piene. Ci avessero pensato prima non saremmo a questo punto. Ma quello che importa al sottoscritto e' cio' che avviene in casa propria, non in casa d'altri. Sempre il solito sistema sovietico ben collaudato: quando uno dice la verita' lo dichiarano pazzo.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Artico Visualizza Messaggio
    Ah!!! L'11.09 è un mito fondante del sionismo?
    E....ma non lo sapevo mica.
    E spiegami un'altra cosa che cosa si dice quando si parla in termini non ortodossi dell'olocausto.
    Scusa la mia ignoranza ma manco questo conosco.




    Forse che ad Auschwitz Birkenau nei forni in realtà si faceva il pane.
    , antisionisti del cazzo, non hanno un cacchio da fare e sputanano gli ebrei!

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Miki_Ginecologo Visualizza Messaggio
    , antisionisti del cazzo, non hanno un cacchio da fare e sputanano gli ebrei!
    Argomenti, amico. Non ci si puo' pestare sul forum. Quanto al "cazzo" sai dove mettertelo.

  7. #27
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    Lunedì, 11 Febbraio 2008 @ 2038

    12 risposte a 12 bugie ricorrenti
    «Domande e risposte» sulla situazione in Medio-Oriente
    di Ury Avnery* (SCRITTORE ISRAELIANO)

    1. Barak ha fatto di tutto per ottenere la pace
    2. A Camp David, Barak è andato oltre qualsiasi altro Primo Ministro
    3. Arafat ha fatto fallire il summit di Camp David
    4. Siamo sempre noi a dare. Arafat non concede nulla
    5. Come si fa a far la pace con i palestinesi che violano tutti gli accordi?
    6. Barak è l'erede di Rabin
    7. Il linciaggio a Ramallah dimostra che gli arabi sono bestie
    8. I media palestinesi sono strumenti di istigazione
    9. Loro sparano contro di noi e le forze israeliane devono esercitare l'auto-controllo
    10. Gli arabi mandano i loro bambini contro le nostre postazioni militari, perché possano essere uccisi e poterne esibire le immagini ai media di tutto il mondo
    11. Possiamo provare ancora una volta che tutto il mondo è contro di noi. Sono tutti anti-semiti
    12. Non abbiamo un partner con cui fare la pace.

    Barak ha fatto di tutto per ottenere la pace.

    La verità è che ha fatto di tutto per costruire le colonie. Fin dal primo giorno del suo mandato ha accelerato il ritmo di costruzione di nuovi insediamenti (con il pretesto di "ampliare" quelli esistenti), confiscando terra, demolendo le case dei palestinesi e costruendo strade by-pass (il cui scopo principale è di incorporare terra palestinese agli insediamenti che vuole annettere ad Israele). In tutte queste attività, Barak ha fatto più di Netanyahu. Ed anche in campo politico, Barak ha surclassato Netanyahu Bibi (soprannome di Netanyahu NdT) almeno ha restituito la maggior parte della città di Hebron ai palestinesi. Barak non ha restituito un solo centimetro delle terre occupate.

    A Camp David, Barak è andato oltre qualsiasi altro Primo Ministro

    Anche se fosse vero, significherebbe molto poco. Se un maratoneta (Netanyahu) cade dopo un miglio, e un altro (Barak) cade dopo tre, la differenza fra i due non è molta. La cosa importante è che né uno né l'altro si è avvicinato al traguardo (26 miglia).
    Le offerte di Barak a Camp David erano molto lontane dal minimo necessario per fare un accordo di pace con i palestinesi e con tutto il mondo arabo: la sovranità palestinese su Gerusalemme est e soprattutto sul recinto sacro delle moschee (Haram al-Sharif).
    Barak accennò a Camp David che avrebbe potuto "considerare" qualche ritocco cosmetico (e quindi ruppe davvero qualche tabù israeliano relativo a Gerusalemme) - ma di fatto negò ai palestinesi, agli arabi e ai musulmani la sovranità sul gruppo delle sacre moschee e sulle principali zone arabe vicine alla città. Questo è il motivo per cui il summit è fallito portando all'escalation che ha dato origine alla "Intifada al-Aksa".

    Arafat ha fatto fallire il summit di Camp David


    Alla vigilia della sua partenza per il summit, Barak annunciò cinque "Linee Rosse" che non avrebbe oltrepassato in nessun caso. Fra queste: la sovranità di Israele su tutta la città di Gerusalemme, il non ritorno ai confini del 1967, la permanenza dell'80% dei coloni nel posto in cui sono, e il divieto al ritorno in Israele anche per un solo profugo !!!!
    Successivamente ammorbidì alcune di queste posizioni, ma non in misura sufficiente ad arrivare vicino ad un accordo.

    Siamo sempre noi a dare. Arafat non concede nulla

    Quando i palestinesi aderirono ad un accordo di pace basato sui confini anteriori al 1967 (la Green Line) stavano già cedendo il 78% della terra fra il mare ed il Giordano. Sono pronti a stabilire il loro stato nel restante 22%. Il nostro governo vuole un "compromesso" su quest'area. Il cui significato è: "Quel che è mio è mio, su quello che è tuo, dobbiamo fare un compromesso".
    (Questo è il vero antefatto: il 29 Novembre 1947, il piano di spartizione dell'ONU attribuì il 55% allo stato ebraico e il 45% allo stato arabo della Palestina. Nella guerra che ne derivò (iniziata dagli arabi) noi conquistammo metà della terra assegnata allo stato arabo. In questo modo si originò la "Green Line" che ha lasciato il 78% del paese nelle nostre mani.
    Il problema non si può esprimere solo in proporzioni percentuali. Barak sembra chiedere solo il 10% dei territori occupati. In realtà è più vicino al 30%, considerando i territori che vuole annettere nell'area di Gerusalemme e porre sotto il suo "controllo di sicurezza" nella valle del Giordano. Ma ancor peggio, nella mappa presentata ai palestinesi, queste quote percentuali tagliano il paese da est a ovest e da nord a sud, in modo tale che lo stato palestinese consista in un gruppo di isole, ognuna delle quali è circondata dai coloni e dai soldati israeliani.

    Come si fa a far la pace con i palestinesi che violano tutti gli accordi?

    Dunque, le violazioni palestinesi sbiadiscono in confronto alle nostre. Prima della scadenza del periodo dei 5 anni ad interim (maggio 1998), l'IDF doveva ritirarsi da tutta la West Bank e dalla Striscia di Gaza con l'eccezione delle "postazioni militari definite", gli insediamenti e Gerusalemme. Barak rifiuta di farlo ancora adesso. Inoltre, già da molto tempo si sarebbero dovuti attuare quattro "passaggi di sicurezza" fra la West Bank e Gaza. In pratica ne è stato aperto uno solo e anche questo può essere usato dai palestinesi solo con molte difficoltà.

    Barak è l'erede di Rabin

    Al contrario. Nel giro di pochi mesi è riuscito a distruggere non solo tutti i risultati di Rabin, ma anche quelli di Begin. Ha affondato l'accordo di Oslo (contro cui è stato fin dall'inizio) ed ha distrutto le relazioni costruite con molti sforzi fra Israele e molti paesi arabi. Ha suscitato scompiglio fra i cittadini arabi anche in Israele. Per molti aspetti ci ha riportati indietro al 1948, o persino al 1936.

    Il linciaggio a Ramallah dimostra che gli arabi sono bestie

    In un confronto di questo genere, ogni parte dà risalto alle atrocità compiute dall'altra parte, "dimenticando" quelle compiute dal proprio versante. Israele addita il terribile linciaggio, i palestinesi additano l'uccisione del dodicenne Muhammad al-Dira fra le braccia del padre e i proiettili sparati alla testa dai cecchini israeliani contro bambini che lanciano pietre. I nostri atti di violenza sono la risposta alle azioni dei palestinesi, le loro sono la risposta alle nostre. E' un circolo vizioso.

    I media palestinesi sono strumenti di istigazione

    E' vero, ma sfortunatamente sotto questo aspetto non c'è molta differenza fra i loro e i nostri. I nostri e i loro parlano lo stesso linguaggio, seguendo direttive che provengono dall'alto. Quando la tv palestinese mostra ripetutamente l'immagine del ragazzo che muore fra le braccia del padre diventa un'istigazione. Quando la nostra tv mostra per dozzine di volte al giorno, un giorno dopo l'altro, l'atroce linciaggio di Ramallah, diventa istigazione.

    Loro sparano contro di noi e le forze israeliane devono esercitare l'auto-controllo

    E' strano che in due settimane di "auto-controllo" siano stati uccisi circa 110 palestinesi e 3 soldati israeliani. Nessun ufficiale israeliano ha spiegato (o gli è stato richiesto di spiegare) questa curiosa proporzione.
    (La spiegazione naturalmente è che l'esercito israeliano già da molto tempo addestra i cecchini a scegliere una persona in mezzo ai manifestanti, a prendere la mira su di essa e a colpirla con un proiettile mortale ad alta velocità. Invece di "pacificare" l'area, questo metodo l'ha resa ancor più incandescente. Ogni funerale ha portato ad un altro conflitto.)

    Gli arabi mandano i loro bambini contro le nostre postazioni militari, perché possano essere uccisi e poterne esibire le immagini ai media di tutto il mondo

    Si tratta di un'accusa orrenda che tradisce un razzismo odioso. Presuppone la convinzione che ai genitori arabi non importi che i loro figli muoiano.
    Nella lotta intrapresa dalle nostre organizzazioni clandestine prima del 1948 e durante la nostra Guerra di Indipendenza, ragazze e ragazzi hanno svolto un ruolo importante.
    L'addestramento alle armi dei ragazzi palestinesi non è diverso da quello dei nostri battaglioni giovanili del Gadna. Il ragazzo che nel 1948 distrusse un carro armato siriano nel kibbutz di Deganya è diventato un eroe nazionale. Quando un popolo combatte per la propria esistenza e per la libertà i suoi giovani non possono non prendervi parte. (Mi sono unito all'Irgun, definita dagli inglesi come un'organizzazione terroristica, a 14 anni e mezzo. Prima dei 15 anni portavo le armi.)
    E' un'illusione pensare che i genitori palestinesi possano impedire ai loro figli di uscire nelle strade a lanciare pietre, mentre vivono sotto un'occupazione crudele e i loro fratelli e sorelle danno prova di eroismo e di sacrificio di se stessi. E' naturale per il popolo palestinese essere fieri di loro.
    Giovanna d'Arco, fra l'altro, aveva 16 anni quando condusse alla battaglia l'esercito francese.
    I coloni si servono abitualmente dei loro figli e bambini senza esitare a metterli in pericolo.

    Possiamo provare ancora una volta che tutto il mondo è contro di noi. Sono tutti anti-semiti

    L'opinione pubblica nel mondo è sempre schierata con il più debole. In questo scontro noi siamo Golia e loro sono David. Agli occhi del mondo i palestinesi stanno combattendo una guerra di liberazione contro un'occupazione straniera. Siamo noi nel loro territorio, non loro nel nostro.
    Noi ci siamo stabiliti nella loro terra, non loro nella nostra. Noi siamo la forza occupante, loro le vittime. Questa è la situazione oggettiva e nessun ministro della propaganda (come mr. Nachman Shai) può cambiare questo stato di cose.

    Non abbiamo un partner con cui fare la pace.

    E' vero, non abbiamo un partner per una pace che i palestinesi vedono come una resa agli ultimatum israeliani. Abbiamo un partner per una pace basata sull'uguaglianza e sul rispetto reciproco.
    La soluzione è molto chiara: lo stato di Palestina deve sorgere entro i confini anteriori al 1967, con Gerusalemme come capitale per entrambi gli stati - Gerusalemme est con Haram al-Sharif deve appartenere alla Palestina, Gerusalemme ovest con il Muro Occidentale (muro del pianto NdT) e il quartiere ebraico devono appartenere ad Israele.
    Quando si accetterà nelle linee generali questa soluzione, si potranno cominciare i negoziati su altri problemi: sicurezza reciproca, scambio di territori, una soluzione morale e pratica per il problema dei profughi, la distribuzione dell'acqua etc.
    Questa pace ci sarà, perché l'unica alternativa è l'inferno per tutti.

    * articolo apparso su Gush Shalom

    Soldarietà – Anno 5 – N° 21 – 18 novembre 2004



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