La notizia che arriva da Londra stupisce. All'Olimpiade di Pechino andranno soltanto gli atleti britannici che si impegneranno per iscritto a non criticare in alcun modo la Cina, in particolare sul versante del carente rispetto dei diritti dell'uomo o dell' annessione del Tibet. Secondo quanto rivela il «Mail On Sunday», il comitato olimpico britannico ha inserito questa controversa clausola in un contratto di 32 pagine che gli atleti selezionati per l'Olimpiade del prossimo agosto a Pechino dovranno firmare.
PROTESTE - Si tratta, insomma di una «censura preventiva» che davvero sorprende. Percè se è vero che l'Occidente ha scelto di affrontare i temi dei diritti civili in Cina con mille cautele, finora non era arrivato a imporre un limite al diritto di parola individuale. La regola del Comitato olimpico inglese prevede che chi dopo aver sottoscritto l'impegno lo violerà, sarà reimpatriato ed escluso dai Giochi. La polemica è ovviamente arrivata subito. Le associazioni dei diritti umani come Amnesty International denunciano i risvolti «censori» del contratto e ne chiedono una revisione. Da parte sua la British Olympic Association (Boa) nega di essere mossa da intenti censori e sostiene che si è limitata a richiamare l'attenzione degli atleti sul divieto della «propaganda politica, religiosa o razziale», espressamente sancito dalla carta del comitato olimpico internazionale. Simon Clegg, direttore esecutivo di Boa, ha sostenuto che numerose associazioni politiche spingono affinché gli atleti usino le Olimpiadi di Pechino come «veicolo per pubblicizzare le loro cause» e «ciò è contrario all'interesse della squadra».
GLI AZZURRI - In ogni caso l'appuntamento cinese ha già messo altri comitati olimpici di fronte al dilemma: imporre il silenzio o lasciare tutti liberi di esprimersi? La Gran Bretagna non è la prima a scegliere la via del silenzio: lo hanno già fatto Belgio e Nuova Zelanda, con clausole analoghe imposte agli atleti. Invece altri Paesi, tra i quali Stati Uniti, Australia e Canada, hanno deciso di non mettere limitazioni. E l'Italia? «Il Coni non tappa la bocca a nessuno» spiega il segretario generale (e capo missione a Pechino) del Coni, Raffaele Pagnozzi. «I nostri atleti mostreranno il rispetto che devono anche a Pechino - precisa Pagnozzi - così come è sempre avvenuto in tutti i Paesi. E naturalmente tutti saranno liberi». Secondo il capo delegazione degli azzurri, che è anche segretario dei comitati olimpici europei, l'iniziativa dei britannici rischia di «creare più che altro polemiche». Hanno scelto da soli questa strada, mentre sarebbe stato meglio «affrontare la questione in maniera condivisa per presentarsi uniti e con una idea comune». Insomma il Coni lascia liberi gli atleti. Ma ricorda che restano in vigore le norme del Cio riguardo a bandiere, scritte o altre manifestazioni non previste, anche se innocue. Un esempio? Nel 2004 ad Atene Aldo Montano ha rischiato di perdere l'oro nella sciabola per essersi presentato sul podio con la scritta 0586: era solo il prefisso di Livorno, la sua città, ma il comitato olimpico internazionale era pronto a squalificarlo.
http://www.corriere.it/sport/08_febb...ba99c667.shtml
------------------
Come tutti sapete le Olimpiadi si avvicinano e sono sorte polemiche sul rapporto sport-affari economici-diritti dell'uomo.
Ora, non sono nato ieri e non mi nascondo che è impossibile separare completamente la pratica sportiva dal lucro a carattere commerciale.
Gli sponsor guadagneranno milioni; la Cina potrà "esibirsi" ed ostentare il proprio "progresso".
Però a tutto c'è un limite: con grande sfacciataggine ed un certo dispregio della libertà di parola, si costringono gli atleti a firmare contratti che impongono il silenzio sulle ben note questioni che riguardano la Cina comunista.
Fortunatamente l'Italia si è sottratta da questa schifezza, e gli atleti, pur rispettando il paese ospitante, non dovranno rispettare contratti di quel tipo.
Rimane in ogni caso una certa ambiguità di fondo: magari qui da noi, così come in altri paesi, non si imporrà nulla agli atleti, ma neppure si agirà concretamente per mettere in luce il gravissimo deficit della Cina nel campo dei diritti umani e del rispetto dell'autonomia del Tibet.
E' una situazione per l'appunto ambigua, a mio parere un pò meschina ed ipocrita.
Ma i Giochi sono i Giochi,no?![]()




Rispondi Citando
