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    Predefinito Il Professore e il Pugnettaro

    Caro direttore,
    l’editoriale di Luca Ricolfi, apparso ieri sul suo giornale, mi impone di intervenire in quanto - pur di sostenere le proprie tesi in vista della competizione elettorale - l’editorialista non si fa scrupolo di usare in modo strumentale e scorretto molte cifre che si riferiscono all’azione del mio governo. Per evitare ulteriori «incomprensioni», mi permetterà di far seguire a ogni considerazione «virgolettata» di Ricolfi, la valutazione ufficiale mia e del governo, confidando di evitare un successivo rimpallo di dichiarazioni.

    «Lotta all’evasione. La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati è altamente controversa, ed è stata messa in dubbio da vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia migliore stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi)».

    La stima del recupero di evasione per oltre 20 miliardi di euro è robusta ed ampiamente documentata dai documenti ufficiali presentati dal governo al Parlamento. A sostegno della credibilità della stima è l’andamento dell’elasticità delle entrate tributarie al Pil.

    Dal 2001 al 2005 è stata pari allo 0,75 per cento. Nel 2006 è stata pari al 2,6 per cento; nel 2007 è stimata all’1,6 per cento. È vero che nel corso del 2006 anche altre economie sviluppate hanno avuto un aumento dell’elasticità, tuttavia laddove essa è aumentata di più (Spagna), l’incremento è stato inferiore alla metà di quello raggiunto in Italia.

    Più in dettaglio, l’imposta maggiormente sensibile alla lotta all’evasione è l’Iva da scambi interni, la quale ha un termine di confronto molto chiaro per misurare l’emersione di base imponibile: i consumi interni. A partire da maggio 2006, il gettito Iva da scambi interni è aumentato a tassi più che doppi rispetto alla crescita dei consumi interni. Anche nel 2007, il gettito Iva da scambi interni ha superato nettamente l’incremento dei consumi interni. In sintesi, è emersa senza alcun dubbio nuova base imponibile.

    In ogni caso, la discussione sulla quantità di risorse recuperate non può offuscare un punto politico incontrovertibile, sottolineato innanzitutto nella letteratura economica: i condoni favoriscono l’evasione. I 20 condoni realizzati dal governo che ci ha preceduti hanno sicuramente determinato l’ampliamento dell’irregolarità fiscale. E non a caso, l’Italia ha ancora un procedimento in corso presso la Corte di Giustizia Europea per il condono Iva del 2003, proprio per l’effetto di tale condono sull’evasione e quindi sul gettito Iva per il Bilancio della Commissione Europea (alimentato dall’imposta raccolta nei Paesi membri). La discontinuità nella politica fiscale con il governo da me presieduto ha certamente innalzato la correttezza nel comportamento dei contribuenti.

    «Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari “tesoretti”».

    Innanzitutto, oltre che nell’extragettito non previsto, i risultati della lotta all’evasione sono presenti nel gettito previsto in conseguenza di precise misure di intervento contenute nel decreto di luglio 2006 e nella legge finanziaria per il 2007. La quantificazione di tali misure ha avuto il vaglio della Ragioneria Generale dello Stato e dei Servizi competenti di Camera e Senato. In particolare, il decreto del luglio 2006 conteneva misure antievasione quantificate in quasi 3 miliardi euro, mentre la legge finanziaria per il 2007 associava agli interventi antievasione quasi 6 miliardi di euro. In sintesi, quasi la metà degli oltre 20 miliardi di recupero di evasione sono frutto di un ventaglio di interventi dall’impatto finanziario ufficialmente previsto e «bollinato».

    E comunque, a proposito di previsioni «tenute basse», va sottolineato che le previsioni devono soddisfare precisi criteri di contabilità pubblica. Il ministero dell’Economia e delle Finanze poteva incorporare nelle previsioni soltanto l’effetto di misure direttamente quantificabili. Il miglioramento della regolarità dei comportamenti è per definizione non quantificabile ex ante, in quanto dovuto al clima fiscale promosso dal governo: dalla credibile eliminazione dei condoni, al riavvio dell’attività dell’Agenzia delle Entrate, anche con iniziative esemplari su grandi evasori. I risultati del clima fiscale si misurano ex post, in particolare attraverso l’elasticità di specifiche imposte rispetto a specifiche basi imponibili.

    Si aggiunga poi un’altra circostanza: per un Paese ancora fortemente indebitato come l’Italia mancare di prudenza con le previsioni finanziarie - come ad esempio capitò al governo Berlusconi nei Dpef 2003-2006 - può essere molto dannoso. Costruire quadri finanziari poco realistici significa esporsi al rischio di entrate più basse rispetto a quanto stimato e di spese pubbliche destinate a crescere, proprio a causa di una programmazione «lassista», ben più di quanto sia consentito dall’andamento dell’economia. Atteggiamenti prudenziali non solo sono giustificati, ma costituiscono la base onesta per una buona e corretta programmazione finanziaria.

    «Uso dell’extragettito. Quale che sia l’origine del cosiddetto extragettito (gettito non previsto dal governo), è incontrovertibile che i contribuenti non hanno visto sgravi fiscali per 20 miliardi di euro (la lotta all’evasione fiscale non doveva servire a ridurre le tasse ai contribuenti onesti?). Essi hanno invece assistito, nel corso del 2007 a una sistematica opera di dissipazione del gettito non previsto. Visco metteva i soldini nel salvadanaio, i “ministri di spesa” lo rompevano tutte le volte che si accorgevano che era pieno (Dl 81, Dl 159, Finanziaria 2008)».

    Se quello che scrive il professor Ricolfi fosse vero, nel 2007 avremmo dovuto assistere a un aumento delle spese di pari entità rispetto ai guadagni ottenuti in termini di gettito con la migliore crescita economica e con la lotta all’evasione. Ma così non è stato. Non abbiamo ancora i dati definitivi, ma le informazioni ufficiali a disposizione ci consentono di affermare che:
    il disavanzo pubblico sarà con grande probabilità sotto il 2% del Pil, ben al di sotto del 2006 e degli anni precedenti;
    il fabbisogno di cassa delle Amministrazioni Pubbliche potrebbe essere risultato nel 2007 «prossimo per l’intero anno a 38 miliardi, circa il 2,5% del Pil (il valore più basso degli ultimi quattro decenni)» (p. 28, Bollettino Economico Bankitalia, gennaio 2008);
    Sulla base di elaborazioni dei dati Bankitalia resi noti l’11 febbraio 2008, l’andamento delle spese di cassa del bilancio statale riferito all’intero 2007 mostra rispetto al 2006 che le spese correnti al netto degli interessi passivi (questi ultimi aumentati tra il 2006 e il 2007 di circa 7 miliardi di euro) sono praticamente rimaste invariate in termini nominali (e quindi calate in termini reali di circa il 2%); mentre le spese in conto capitale, così come tutti ci chiedevano, sono aumentate di poco più di 8 miliardi di euro; e, di conseguenza, che le spese totali al netto degli interessi sono aumentate del 2,1%, restando sostanzialmente invariate in termini reali. Ricordo solo che il tasso di crescita delle spese negli anni precedenti era ben superiore, quasi il doppio, di quanto realizzato dal mio governo.

    Aggiungo anche che nei miei 20 mesi di governo l’aumento delle entrate e il controllo delle spese - a cominciare da quelle rientranti nei «costi della politica» - hanno consentito di ridurre il cuneo fiscale di cinque punti percentuali sulle imprese e sui lavoratori; di riformare l’imposta sulle imprese con un abbassamento dell’aliquota di cinque punti e mezzo; di introdurre semplificazioni e facilitazioni («forfettone») per le piccole imprese; di ridurre l’aliquota Irap, di abbassare la pressione fiscale sui redditi medio-bassi. Certo - ma ne sono orgoglioso - abbiamo aumentato le risorse destinate ai più poveri (pensionati e incapienti), ai precari (introduzione dell’indennità di maternità, dell’indennità malattie, migliori condizioni per le pensioni future, facilitazioni per il riscatto ai fini pensionistici della laurea), alle giovani coppie in affitto e l’elenco potrebbe continuare.

    «Morale. Il governo Prodi consegna all’Italia una situazione nella quale non c’è più alcun extragettito da spendere e, se anche qualche risorsa dovesse mai spuntare fuori, verrebbe immediatamente bruciata per coprire i 7-8 miliardi di spese non messe in bilancio dalla Finanziaria 2008».

    In sintesi, quando il governo che ho avuto l’onore di guidare si è insediato, l’Italia era ancora sotto la procedura per disavanzo eccessivo da parte dell’Unione Europea. Proprio in questi giorni il Commissario Almunia ha annunciato che dal prossimo aprile la procedura sarà cancellata. Al tempo stesso, spese pubbliche, evasione fiscale e disavanzo pubblico erano in forte crescita, il debito pubblico rispetto al Pil aveva ripreso a salire. Oggi siamo in una situazione nella quale le spese sono tornate nell’alveo delle necessità del risanamento, l’area dell’evasione fiscale è stata visibilmente ridotta, il disavanzo pubblico è solidamente sotto il 3% del Pil, il debito rispetto al Pil è nuovamente e significativamente in discesa. I grandi obiettivi del pareggio di bilancio e di un debito pubblico sotto il 100% del Pil non sono più dei miraggi, ma delle mete realistiche che è diventato possibile raggiungere negli anni a noi più prossimi. E si tratta di mete che la nuova situazione del bilancio consente di accompagnare alle misure, altrettanto necessarie, di riduzione del carico fiscale.

    Come detto più volte, saranno i prossimi dati di consuntivo 2007 e la prossima Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica a certificare il buon andamento delle finanze pubbliche e a aggiornare le previsioni sul 2008. Mi limito solo a ricordare quanto da altri già scritto è cioè che il governo che verrà farà bene a preservare la buona eredità che noi lasciamo sia sul fronte dell’aumento del gettito da evasione sia della gestione delle spese pubbliche.

    Mi scuso per la lunghezza della risposta e per l’elencazione di cifre, percentuali e dati economici. Ma credo si tratti di una precisazione doverosa al fine di evitare che tali e tante imprecisioni possano diventare strumento di mistificazione elettoralistica.

    Prof. Romano Prodi

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...zione=&sezione=

  2. #2
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    Il bello di questa pazza-pazza italia è che i sociologi scrivono editoriali sui conti pubblici, quando potrebbero curare con la stessa competenza il commento al campionato di serie A.

    Tanto per chiarire chi è l'editorialista che sulla Stampa pubblica pugnette sui conti pubblici e pretende di bacchettare uno come Prodi che ha insegnato economia ad Harvard: è un professorino di sociologia, cosa ne capirà di economia, di conti pubblici e di fisco ve lo lascio immaginare

    Luca Ricolfi
    Professore straordinario - Metodologia della ricerca psicosociale
    Facoltà di Scienze Politiche

    Interessi di ricerca

    Fra i suoi interessi sostantivi attuali: gli atteggiamenti giovanili, l’influenza della tv sul comportamento elettorale, la percezione dei partiti, il rapporto fra scelte politiche e preferenze morali.

    Fra i suoi interessi teorici e metodologici attuali: la teoria del comportamento, le tecniche psicometriche, il problema dell’eccesso di dimensionalità in analisi fattoriale, il confronto fra procedure di raccolta dei dati (intervista face to face, telefonica, postale, via computer).

    http://www.dss.unito.it/persone/rico...personale.html

  3. #3
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    Predefinito

    cOME OGNI PUGNETTARO CHE SI RISPETTI, IL PROFESSORINO DI SOCIOLOGIA CHE HA APPENA RICEVUTO DA PROFESSORE UNA GRATUITA LEZIONE SUI CONTI PUBBLICI ITALIANI, RISPONDE CON LE SOLITE PUGNETTE E ACCUSA IL PRESIDENTE DI STALINISMO



    La Sinistra che non mi piace


    LUCA RICOLFI

    Lunedì questo giornale ha pubblicato un mio articolo in cui criticavo la politica del governo Prodi e invitavo sia Berlusconi sia Veltroni a non fornirci una ricostruzione insincera della storia di questa legislatura. Ieri, sotto forma di lettera al Direttore, è uscita una piccata e assai prolissa risposta di Romano Prodi, in cui mi si accusa di scorrettezza, mancanza di scrupoli, faziosità, mistificazione.

    L'Italia è una democrazia, e La Stampa è un giornale indipendente, che ospita opinioni, analisi, valutazioni di persone che pensano con la propria testa. È stupefacente che il presidente del Consiglio, non gradendo un articolo uscito su un quotidiano, non trovi di meglio che accusare l'editorialista che l'ha scritto di «sostenere le proprie tesi in vista della competizione elettorale», o di farsi veicolo di una «mistificazione elettoralistica». Naturalmente si può e si deve discutere e contro-argomentare, polemizzare e opporre cifre a cifre, analisi ad analisi, ma è ben triste vedere la massima autorità politica del nostro paese che si riduce ad accusare di malafede uno studioso che, su un giornale libero, riferisce dei risultati delle sue analisi e scrive quello che pensa.

    Quanto al merito della controversia, qui posso dire soltanto che l'autodifesa di Prodi non mi ha convinto per niente, e che il lettore interessato a conoscere la mia risposta può trovarla sul sito della rivista Polena (www.polena.net). Anzi, visti gli argomenti del presidente del Consiglio, sono ancora più persuaso di prima del punto centrale della mia analisi: il governo Prodi ha perso un'occasione d'oro per correggere in modo apprezzabile i conti pubblici, e lascia un'eredità difficile al governo che verrà.

    Quel che vorrei fare qui, invece, è una breve riflessione su me stesso e sulla cultura politica della sinistra. Prodi può non saperlo, ma non ho mai partecipato ad alcuna competizione elettorale, né intendo farlo oggi o in futuro. Letteralmente non capisco in quale competizione sarei impegnato, quali interessi vorrei difendere, e perché mai vorrei farlo. Fra noi due, ho l'impressione che sia più il presidente del Consiglio uscente ad avere qualche interesse a «sostenere le proprie tesi in vista della competizione elettorale»…

    Quanto a me, sono solo un cittadino che si riconosce in molti valori della sinistra, anche se questa sinistra mi piace poco. E non già per le sue idee, che spesso condivido, ma per la sua refrattarietà al lavoro degli studiosi indipendenti. Il mio lavoro è analizzare i dati, cercare di capire che cosa succede, provare a raccontarlo con parole comprensibili, nei libri come sulla stampa. Ma quando mi azzardo a farlo, i miei amici di sinistra si adombrano, e i politici si irritano. I primi, i miei amici, hanno un'insaziabile volontà di aver ragione, di sentirsi sempre e comunque dalla parte giusta, di dare sempre e comunque torto agli avversari politici. I secondi, i politici di sinistra, non sono abituati ad ascoltare, e vedono come un traditore chiunque dica qualcosa che sembri dannoso per la causa. Non si chiedono mai: è vero? è falso? come lo sai? Preferiscono domandarti: perché lo dici? a chi giova? da che parte stai?

    Così, a 55 anni dalla morte di Stalin, e a quasi 20 dalla caduta del muro di Berlino, troppo spesso la cultura di sinistra rimane quella di sempre: chiusa anche quando predica il dialogo, arrogante anche quando è gentile, resistente ai fatti anche quando è colta. Peccato, sarebbe bello vivere in un mondo in cui chi ha qualcosa da dire (o da ridire) si limita a esporre i suoi argomenti. Senza offendere il prossimo. E soprattutto senza accusarlo, solo perché pensa diverso, di essere passato con il nemico.


    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=

  4. #4
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    iN QUESTO PREZIOSO DOCUMENTO DATATO 28.8.2006 IL PROFESSORINO RICOLFI ACCUSAVA PRODI DI TAGLIARE TROPPO LE SPESE E GLI CONSIGLIAVA DI SISTEMARE IL DEFICIT ATTACCANDO GLI EVASORI FISCALI:

    http://newrassegna.camera.it/chiosco...tArticle=BSP9V

  5. #5
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    Predefinito La risposta di Ricolfi, tratto da www.polena.it

    Luca Ricolfi

    Ricolfi risponde a Prodi

    Chi ha letto su “La Stampa” il botta e risposta fra me (lunedì 18) e Prodi (martedì
    19) sarà probabilmente rimasto sconcertato. Ho riportato alcuni dati e ho rivolto
    alcune critiche alla politica del Governo, e per tutta risposta il Presidente del
    Consiglio mi ha sommerso con una pioggia di dati e considerazioni poco
    lusinghiere sulla mia persona. A queste ultime ho risposto su “La Stampa” di oggi
    (mercoledì 20), sui dati rispondo qui, per i lettori appassionati di numeri.
    1. Io sostengo che per il 2006 il gettito attribuibile alla “lotta all’evasione fiscale”,
    ammesso che esista, non raggiunge i 2 miliardi di euro, e che per il 2007 non si
    può ancora dire nulla di definitivo, ma vi sono indizi che la cifra non sia molto
    diversa da quella del 2006. Le mie valutazioni sono un po’ più pessimistiche di
    quelle della Banca d’Italia e del prof. Francesco Forte, che a loro volta sono più
    pessimistiche di quelle del Governo. Le mie valutazioni si basano su due metodi
    di stima:
    a) confronto fra la dinamica del gettito netto (depurato dalle una tantum)
    prima e dopo la vittoria elettorale del centro-sinistra (per i dettagli vedi:
    L’arte del non governo, Longanesi 2007; Ostaggi dello Stato, Guerini 2008,
    in libreria dal prossimo 28 febbraio);
    b) confronto fra gettito effettivo e gettito atteso in base al “metodo
    Baldassarri”, più volte esposto dal prof. Mario Baldassarri stesso in varie
    sedi (vedi ad esempio il volume Un anno di governo Prodi, Editoriale
    libero 2007).
    Entrambi questi metodi sono del tutto espliciti, basati su informazioni statistiche
    pubblicamente disponibili, e consentono quindi a chiunque di controllare i
    procedimenti seguiti. A tali risultati Prodi oppone:
    a) l’autorità dei “documenti ufficiali presentati dal Governo al Parlamento”;
    b) l’andamento storico dell’elasticità delle entrate tributarie rispetto al Pil.
    Il primo argomento non lo prendo neanche in considerazione, sia perché una
    relazione governativa non è una fonte indipendente, sia perché – avendo letto i
    documenti cui Prodi si riferisce – non posso non rilevare che essi non superano i
    normali test di un rapporto scientifico, primo fra tutti la completa riproducibilità
    dei passaggi che generano i risultati.
    Quanto al secondo argomento, è più curioso che convincente. Prodi afferma che la
    credibilità della stima di 20 miliardi di recupero di evasione fiscale è “sostenuta”
    dall’andamento dell’elasticità del gettito tributario rispetto al Pil, che era pari a
    0.75 nel periodo 2001-2005, ma sale a 2.6 nel 2006 e a 1.6 nel 2007 (stima
    governativa; a me, per il 2007, risultano valori compresi fra 1.04 e 1.45; fonti:
    Banca d’Italia, Agenzia delle Entrate, Istat). Ma la crescita dell’elasticità del
    gettito, di per sé, non prova assolutamente nulla, perché può essere dovuta ai
    motivi più disparati: il buon andamento dell’economia, l’aumento delle tasse
    (anche a parità di aliquote, per semplice “manutenzione” della base imponibile),
    perché il governo vara misure una tantum. L’aumento della disponibilità dei
    contribuenti a pagare le tasse è solo una delle tante possibili cause, e ci vuole
    un’analisi ben più sofisticata per isolarla da tutte le altre.
    Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché l’elasticità potesse
    situarsi al di sotto dell’unità nel periodo 2001-2005: l’economia andava male e –
    forse Prodi lo ha dimenticato – Berlusconi riduceva le aliquote.
    Considerazioni analoghe valgono per i dati di Prodi sull’elasticità del gettito
    dell’Iva da scambi interni rispetto ai consumi.
    2. Io sostengo che il governo Prodi ha sistematicamente tenuto basse le previsioni
    sul gettito fiscale, e che proprio questo artificio contabile gli ha consentito di far
    emergere i vari “tesoretti”.
    Qui c’è poco da aggiungere, perché Prodi mi dà ragione, limitandosi a dire che
    tenere basse le previsioni era una scelta obbligata e saggia. Mi limito a ricordargli
    che la scelta era così poco obbligata che il suo governo è stato addirittura accusato
    di “falso in bilancio” da un ex vice-ministro dell’economia, e che alla fine del
    2006 in diverse sedute parlamentari sono state messe in dubbio sia le previsioni
    sul gettito 2007, sia le stime sul gettito 2006 che ne erano a fondamento (per un
    ampio resoconto, vedi il volume di Baldassarri citato al punto 1).
    3. Io sostengo che i 20 e più miliardi di incassi che il Governo imputa alla lotta
    all’evasione fiscale non sono stati usati per ridurre le tasse (come promesso in
    campagna elettorale) ma sono stati dissipati in nuove spese (in particolare: DL 81,
    DL 159, Finanziaria 2008). Prodi obietta che se io avessi ragione, la spesa
    pubblica sarebbe aumentata nel 2006, mentre è aumentata sì ma solo perché sono
    aumentate le spese in conto capitale. Ma questo è un non sequitur: se il governo si
    ritrova con dei soldi in più e non li usa né per ridurre il debito né per ridurre le
    tasse, bensì per nuove spese, questo non implica logicamente che la spesa
    pubblica aggregata aumenti ma solo che la sua variazione (che dipende anche da
    mille altri fattori) sarà “appesantita” da tali nuove spese. Quanto all’andamento
    della spesa pubblica nel 2007, lo conosceremo solo fra un po’, quando
    diventeranno noti i bilanci degli enti locali (i dati di Prodi si limitano al bilancio
    dello Stato), e l’Istat avrà redatto il conto consolidato delle Amministrazioni
    pubbliche nel loro complesso (29 febbraio 2008). Speriamo tutti che i dati del
    2007 confortino l’ottimismo del Presidente del Consiglio.
    4. Io sostengo che, quale che sia la sua origine, il gettito non previsto è stato
    interamente speso, e che se anche saltasse fuori un nuovo extragettito (giusto ieri
    l’Unità riportava indiscrezioni secondo cui tale extragettito ci sarebbe, e
    ammonterebbe a 5 miliardi di euro), esso dovrebbe essere impiegato per coprire i
    7-8 miliardi di ulteriori spese non messi a bilancio dalla Finanziaria del 2008.
    Anche qui Prodi non nega il fatto, ma si limita a magnificare l’opera del proprio
    governo, attribuendogli il merito di aver avviato il risanamento dei conti pubblici.
    Io vorrei solo ricordare che, al netto delle poste straordinarie (sentenza Iva e
    “accollo” del debito delle Ferrovie), l’indebitamento netto che il governo Prodi ha
    ereditato da Tremonti era al 2.5% del Pil. Il governo Prodi ha indubbiamente il
    merito di averlo ridotto, però l’entità del miglioramento dei nostri conti è davvero
    modesta: per il 2006, con la manovrina estiva, la correzione è stata dal 2.5% al
    2.4%, per il 2007 nessuno sa ancora quale sarà l’indebitamento, ma le previsioni
    oscillano fra il 2.0 e il 2.4%. Quanto al 2008, le prospettive non sono rosee, perché
    il Pil crescerà decisamente meno del previsto e – paradossalmente – solo il
    riaccendersi dell’inflazione potrebbe evitare uno “sgonfiamento” del
    denominatore del rapporto deficit/pil.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Giuseppe Gizzi Visualizza Messaggio
    b) confronto fra gettito effettivo e gettito atteso in base al “metodo
    Baldassarri”, più volte esposto dal prof. Mario Baldassarri stesso in varie
    sedi (vedi ad esempio il volume Un anno di governo Prodi, Editoriale
    libero 2007).

    Ah, ho capito, Ricolfi che è un sociologo che ci insegna l'economia ha copiato le tesi del famoso prof. Baldassarri pubblicate dal giornale economico Libero

    Se non sbaglio il prof. Baldassarri è quello che in 5 anni di governo non ha mai beccato una previsione e ha fatto un buco di 250 miliardi di euro.

  7. #7
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    Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché l’elasticità potesse
    situarsi al di sotto dell’unità nel periodo 2001-2005: l’economia andava male e –
    forse Prodi lo ha dimenticato – Berlusconi riduceva le aliquote.


    Qualcuno sa dirmi quale aliquota ha ridotto Berlusconi?

  8. #8
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    Io sostengo che il governo Prodi ha sistematicamente tenuto basse le previsioni
    sul gettito fiscale, e che proprio questo artificio contabile gli ha consentito di far
    emergere i vari “tesoretti”.
    Qui c’è poco da aggiungere, perché Prodi mi dà ragione, limitandosi a dire che
    tenere basse le previsioni era una scelta obbligata e saggia. Mi limito a ricordargli
    che la scelta era così poco obbligata che il suo governo è stato addirittura accusato
    di “falso in bilancio” da un ex vice-ministro dell’economia,


    In Pratica Prodi viene accusato di aver fatto meglio di quanto previsto, e per questo è stato accusato da un ex viceministro dell'economia (che sarebbe sempre il suo ghost-writer Baldassarri) di falso in bilancio.

    E io credevo che i bilanci falsi fossero quelli che gonfiavano le stime, come ha fatto il Baldassarri per 5 anni, lasciandoci con un buco di 65 miliardi di euro nel solo 2006.

  9. #9
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    Predefinito Pugnettari A Go Go

    BRUNETTA: Ecco come faremo a tagliare le tasse
    Inutile lambiccarsi sul "che fare" in tema di tasse e spesa pubblica. Le regole ci sono già. Ce le fornisce, da tempo, l’Unione europea. La gelata di Almunia sulle nostre previsioni di crescita non cambia il «che fare», anzi lo rende, se possibile, ancora più obbligato: tagliare la spesa e ridurre la pressione fiscale per avere più sviluppo. Con una decisione dell’Ecofin del 22 febbraio 2000 sono stati messi a punto quattro criteri-guida per le decisioni politiche dei singoli governi.
    La prima regola. Se l’equilibrio di bilancio non è ancora stato raggiunto in termini strutturali, la riduzione delle imposte dovrebbe essere accompagnata da tagli compensativi nella spesa, che non solo siano in grado di bilanciare la caduta di gettito (prodotta dal taglio delle tasse), ma che allo stesso tempo garantiscano gli obiettivi a medio termine previsti dal patto di stabilità su deficit e debito.
    La seconda regola. Le riduzioni d’imposta non devono essere pro-cicliche. In fase di ciclo positivo, infatti, un alleggerimento fiscale, a parità di spesa, produce un effetto espansivo sulla domanda, che può condurre ad un surriscaldamento inflazionistico. È importante combinare riduzioni delle imposte a tagli di spesa nelle fasi espansive del ciclo. In altre parole, se si ammettono "deficit di crescita" quando il ciclo va male, così bisogna continuare ad essere rigorosi quando le cose vanno bene.
    La terza regola. I Paesi con alti livelli di debito pubblico devono fissare e mantenere obiettivi di bilancio ambiziosi. Prima di tagliare le tasse questi Paesi devono dare concreti segnali di convergenza del debito a medio termine.
    Quarta regola. Le riduzioni fiscali dovrebbero far parte di pacchetti di riforme più ampi. Poiché, ad esempio, le interazioni tra i sistemi fiscali e di welfare condizionano fortemente il buon funzionamento del mercato del lavoro, i tagli delle tasse dovrebbero essere realizzati in stretta relazione e in sincronia con altre riforme strutturali rilevanti in questo specifico mercato (scuola, formazione, ammortizzatori sociali).
    Solo così le riduzioni fiscali si trasformerebbero in maggiore produzione e occupazione.

    Facciamo, dunque, due conti e un semplice esercizio sul retro di una busta. Nella contabilità della nostra finanza pubblica possiamo vedere come, grosso modo, la spesa corrente per l’anno 2007 ammonti a circa 700 miliardi di euro, con incrementi annui medi variabili di circa 20 miliardi di euro. Parimenti le entrate correnti, vale a dire il totale del gettito (entrate tributarie ed extra-tributarie) appaiono dello stesso ammontare, attorno ai 700 miliardi di euro.
    Considerando tutto questo, una semplice strategia virtuosa ed europea di finanza pubblica potrebbe partire da una altrettanto semplice equivalenza: tagliare di mezzo punto di Pil all’anno la spesa corrente (circa 7 miliardi di euro), e con questo ammontare di risorse finanziare la riduzione della pressione fiscale che, viste le basi uguali, comporta una riduzione della pressione fiscale di pari ammontare e cioè mezzo punto di Pil. Tutto questo avrà come effetto il controllo della dinamica della spesa corrente e la riduzione tendenziale della pressione fiscale, a parità di altre dinamiche.
    Ne deriva, anche, che la riduzione della pressione fiscale, incidendo sulla fiscalità tanto delle famiglie quanto delle imprese, porta degli effetti positivi in termini di aspettative, di consumi e di investimenti, il che potrebbe produrre un aumento di gettito conseguente, proprio, alla minor pressione fiscale e al conseguente maggior reddito disponibile. Partendo da questa semplice operazione di chiara visibilità, il prossimo governo dovrebbe impegnarsi a destinare tutto l’extragettito che si dovesse formare unicamente alla riduzione del deficit e del debito. Un circuito virtuoso fatto di taglio e tenuta sotto controllo delle dinamiche della spesa corrente, riduzione della pressione fiscale e riduzione del deficit e del debito. Un circuito virtuoso che non può che migliorare le aspettative interne e internazionali, con in più la riduzione del costo del nostro servizio del debito (gli interessi che paghiamo sulla montagna del nostro debito).
    Se questo tipo di terapia venisse mantenuta con rigore anno dopo anno per tutti i 5 anni della prossima legislatura, con una crescita del Pil anche non esaltante, avremmo una spesa corrente sotto controllo (pur in aumento), avremmo una pressione fiscale in netta riduzione, avremmo un rapporto deficit/Pil probabilmente azzerato (già nel 2009-2010) e un rapporto debito/Pil sotto la soglia del 100% (sempre nel 2009-2010), con aumento del reddito disponibile (e, quindi, dei consumi) e aumento degli investimenti. Se a questo aggiungiamo operazioni sul lato patrimoniale, vale a dire l’avvio massiccio di valorizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico centrale e periferico, metteremmo finalmente l’economia e la finanza pubblica del nostro Paese sul giusto sentiero.
    A tutto ciò, poi, si aggiunga la lotta, non estemporanea e spettacolare (alla Visco per intenderci) all’evasione fiscale, soprattutto attraverso la compartecipazione dei Comuni all’accertamento e alla riscossione, per un fisiologico e non ossessivo incremento del gettito. In definitiva, un circuito virtuoso in cui lo Stato spenderà meno e spenderà meglio, i cittadini saranno tassati meno e aumenterà il loro reddito disponibile, aumenteranno i consumi, diminuirà il capitale morto e aumenterà il capitale vivo e per questa via tutto il sistema avrà modo di espandersi anche dal punto di vista dell’efficienza e della trasparenza.
    Questa la ricetta: facile a dirsi, difficile a realizzarsi, soprattutto con i chiari di luna che ci aspettano. Che ne dicono i due schieramenti in campo? Il centrodestra ci ha già provato con buoni risultati. Prodi ha fatto tutto il contrario. A chi credere adesso?
    Tratto da "Il Giornale" del 22 febbraio 2008

    http://www.forzaitalia.it/notizie/arc_12725.htm



    il signor brunetta ha aumentato la spesa pubblica da 600 a 745 miliardi di euro in soli 5 anni, un bell'aumentino del 25% alla media del 5% l'anno.

    Ed ora sotto con il Ponte di Messina

  10. #10
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    Conclude con un "Il centrodestra ci ha già provato con buoni risultati" e non fà alcun accenno a liberalizzazioni/privatizzazioni. Braccia rubate all'agricoltura.

 

 

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