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  1. #61
    gentiluomo di campagna
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    http://www.corriereadriatico.it/arti...A5A86178F085F3
    Narcotraffico e camorra, allarme doppio
    Droga a fiumi e colpi in banca, la malavita organizzata allunga i tentacoli

    ANCONA - S’incrociano le traiettorie criminali dei narcotrafficanti e dei clan della camorra. Sfregiano d’illegalità il nostro tessuto sociale e la percezione della sicurezza, e guidano il pennarello rosso dell’allerta che cerchia anche Ancona, punto a rischio sulla cartina della malavita organizzata. I 38 chili di eroina scovati sotto la pancia di un Suv grazie al fiuto infallibile di Belle, il labrador nero della Guardia di finanza, allungano l’ombra di organizzazioni che gestiscono i traffici di stupefacenti sulla tratta che collega l’Europa dell’est ai mercati dell’Europa centro-settentrionale. Dietro la montagnetta dei 72 panetti stipati nel doppiofondo del Grand Cherokee si celano le gang che sfruttano anche il porto dorico per immettere fiumi di droga destinati a sfociare nel continente. Nel solco tracciato dai mercanti di morte negli ultimi dieci anni i militari delle Fiamme gialle hanno pescato otto tonnellate di sostanze stupefacenti.

    Impossibile azzardare previsioni sui carichi illeciti fatalmente sfuggiti ai controlli dei finanzieri sottobordo delle navi appena ormeggiate e dai funzionari della Dogana negli appositi spazi dello scalo. Prima transitavano anche droghe leggere, più di recente entrano grandi partite di eroina da Albania o Turchia ed esce cocaina, diretta nei Paesi orientali. Sullo sfondo del porto le attività illecite si diversificano.

    Le consorterie criminali fanno affari sporchi con Tir e container stipati di griffe fasulle e carichi di tabacchi di contrabbando, e sfruttano i traffici umani e viaggi di disperati.

    Di passaggio o mordi e fuggi, le unghie della criminalità organizzata graffiano anche le banche. La Squadra mobile ha individuato gli autori di alcuni tra i colpi a raffica che la scorsa estate ha tormentato gli istituti di credito della città. L’arresto a Secondigliano di Rosario Di Bello, napoletano di 40 anni affiliato al clan degli “scissionisti”, fa aleggiare i fantasmi della camorra sulle scorribande negli uffici bancari.

    Era stato lui a firmare il blitz alla filiale di via Esino della Banca delle Marche il primo agosto scorso. Il suo complice, suo concittadino di 31 anni, aveva firmato anche l’assalto all’Unicredit di via Martiri della Resistenza il 19 luglio precedente.

    E’ braccato dagli uomini al comando del dottor Luigi Di Clemente. Il primo colpo lo aveva messo a segno con Giuliano Paparo, altro partenopeo di 35 anni, già in carcere dopo essere stato preso dai carabinieri nell’irruzione-bis alla Bdm di Torrette.

    Sangue freddo e determinazione hanno caratterizzato le due rapine quasi fotocopia. Due i banditi penetrati in banca, armati sempre di taglierino, in entrambi i casi attorno alle tredici, nell’ora di chiusura per la pausa pranzo. Medesima la spregiudicatezza dei malviventi, che hanno atteso una volta un’ora e l’altra cinquanta minuti l’apertura delle casseforti a tempo. Entravano senza troppi travisamenti in volto, nè tanti scrupoli nel modus operandi.

    Alla Banca Marche di Torrette come all’Unicredit di via Martiri della Resistenza clienti e impiegati sono stati chiusi nel bagno nell’attesa del timer del bancomat. E’ contestato anche il sequestro di persona ai componenti del gruppo di Secondigliano sgominato dall’operazione degli agenti della Mobile nel cuore del Rione Berlingieri. La camorra allunga i suoi tentacoli anche su Ancona, e invia i pendolari delle incursioni in banca per procurarsi il denaro da investire nel traffico degli stupefacenti. I soldi che fluiscono nelle casse dei clan serve per acquistare partite di cocaina che poi vengono vendute sulla piazza degli sniffatori. E garantiscono lauti guadagni.

  2. #62
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    Ancora gente con "accento meridionale", ancora rapinatori che invece di lavorare, vengono a fare rapine nelle civili Marche.

    http://www.corriereadriatico.it/arti...C04D409E957441
    In tre assaltano un supermercato


    MONDAVIO - Hanno assaltato il supermercato all’ora di chiusura: pistola spianata, volti coperti dai passamontagna, tre banditi si sono fatti consegnare l’incasso e si sono dileguati nella notte.

    E’ accaduto a San Filippo sul Cesano alle 20 di ieri. Nel mirino dei criminali è finito il supermercato A&O, che si trova lungo la provinciale cesanense. In quel momento non c’erano clienti, nel supermercato erano presenti solo quattro dipendenti che stavano chiudendo l’area di vendita e riordinando i conti.

    E’ stata un’azione rapida e precisa. Tre figure maschili vestite con abiti sportivi si sono materializzate all’improvviso. Che avessero cattive intenzioni era evidente perché i tre avevano il volto nascosto dai passamontagna. Uno di loro impugnava la pistola, che è stata puntata contro la cassiera. Gesti erano fin troppo eloquenti: sono bastate poche frasi di rito, pronunciate con un accento meridionale, per ottenere la consegna del denaro: diverse migliaia di euro frutto della giornata di lavoro nel supermercato molto frequentato dai clienti della media valle del Cesano.

    Il colpo è avvenuto in pochi minuti, ma sono stati minuti di pietra per i quattro dipendenti dell’A&O che non avevano mai subito una rapina. Uno choc per loro - soprattutto per la cassiera - tanto che un’ora dopo, mentre era in corso il sopralluogo dei carabinieri, non riuscivano a raccontare l’accaduto a causa della tensione accumulata.

    Appena arraffato il denaro, i tre se ne sono andati rapidi come erano venuti. Nessuno ha visto quale direzione abbiano preso né in che modo si siano allontanati.

    Il personale, una volta ripresosi dallo spavento, ha dato l’allarme al 112: sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Mondavio che hanno avviato le indagini in collaborazione con la pattuglia del nucleo radiomobile di Fano.

    E’ partita la segnalazione alle altre forze dell’ordine per il piano antirapina ma la mancanza di indicazioni precise ha impedito ricerche efficaci.

    Probabilmente i tre banditi avevano un complice che li attendeva in auto. La cesanense è una strada che non favorisce chi voglia far perdere le proprie tracce essendo facilmente controllabile dalle forze dell’ordine. Se i banditi avessero preso la direzione della costa avrebbero avuto molte probabilità di essere intercettati dai carabinieri. Perciò verosimilmente si sono indirizzati verso le strade interne, dileguandosi nel dedalo di vie secondarie che collega tra di loro le valli. Per l’orario e le modalità della rapina è poco probabile che i malviventi fossero dei “trasferitisti”, cioè criminali venuti appositamente da fuori regione per eseguire il colpo. In ogni caso avrebbero dovuto avere una solida base nella zona, magari in un paese dell’entroterra della provincia di Ancona decentrato rispetto al luogo della rapina. Fino a tarda sera i carabinieri hanno interrogato i dipendenti per raccogliere elementi utili alle indagini.


  3. #63
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    Fatale il tatuaggio sul bracciodi un componentedella banda che ha agito anche nell’Ascolanoe nel Pesarese I campani sono in carcere da gennaio a Civitavecchia dopoun blitz simile ma fallito
    Identificati gli autori del colpo da 100 mila euro in superstrada. Il trasportatore venne picchiato
    Assalto al furgone di tabacchi, quattro arresti


    JESI - Il colpo l’avevano studiato in ogni particolare, e l’avevano eseguito con perfetta scelta dei tempi. D’altronde venivano da Secondigliano, dove la scuola di criminalità è qualificata e ben frequentata. Quindi quel bottino di circa 100 mila euro era, secondo il loro punto di vista, la giusta ricompensa della loro professionalità criminale. Invece no, perché i carabinieri li hanno identificati, anche se è trascorso oltre un anno. Fatale è stato un tatuaggio su un braccio di uno dei malvivente. Che sono: Pasquale Legnante di 24 anni, Raffaele Castelleone di 47 anni, Patrizio Monti di 37 anni e Biagio Marangio di 38 anni. Quattro partenopei che in galera già ci stanno dal gennaio scorso, a Civitavecchia, dove avevano compiuto un colpo analogo evidentemente finito male.

    Era una mattinata calda quella del 21 giugno 2007. Il furgone Ducato, carico di sigarette e schede telefoniche, stava lasciando Monsano per tornare in Ancona. Alla guida c’era Edo Bartolucci, 75 anni, marito della titolare della tabaccheria Serfilippi. Sul sedile affianco un amico che aveva voluto fargli compagnia, come altre volte. Erano stati al magazzino Tabacchi di Monsano per il consueto carico di sigarette e schede telefoniche che avrebbe poi consegnato a diversi tabaccai. Come sempre.

    Sotto il ponte della Barchetta, vicino alla rampa d’ingresso della superstrada per Ancona, un’utilitaria di colore scuro con due persone a bordo affianca il furgone. Marangio è al volante, mentre Monti ha in mano una paletta in uso alle forze dell’ordine e urla all’autista del Ducato di fermarsi. Ma Edo Bartolucci era stato carabiniere per 30 anni e capisce che quelli non sono poliziotti ma delinquenti, e cerca di reagire. Troppo tardi, perché Marangio, che era sceso dall’auto, lo colpisce alla testa con il calcio della pistola e lo tira fuori dalla cabina di guida.

    Secondi frenetici, qualche automobilista plaude “alle forze dell’ordine”. Attimi. Perché arriva un’Alfa 164 guidata da Castellone e con a fianco Pasquale Legnante che indossa una maglietta a maniche corte e l’avambraccio sinistro fasciato. Bartolucci e il suo malcapitato amico vengono caricati velocemente sull’Alfa 164 che parte sgommando, mentre i due complici dell’utilitaria scura si dividono: Marangio sgomma via con l’auto mentre Monti sale sul Ducato e svanisce. Meno di tre minuti e tutto è finito. Colpo perfettamente riuscito.

    Bartolucci e il suo amico vengono portati e abbandonati nella campagna di Ripa Bianca con l’ordine di non muoversi per un’ora. Non si sa se abbiano rispettato l’ordine, fatto sta che di ore ne passano due quando riescono ad arrivare in una casa abitata e dare l’allarme al 112. Posti di blocco, elicottero, pattuglie. Viene ritrovato il furgone, vuoto, vicino alla trattoria Da Carola ad Agugliano. Dei malviventi e del bottino neanche l’ombra. Colpo riuscito.

    Dopo qualche giorno, il colpo delle bionde va in archivio. Ma non per i carabinieri. Che iniziano quel lavoro silenzioso e certosino di ricerca, di analisi, riscontri. Lavoro di intelligence in collaborazione con i colleghi di Ascoli Piceno e Pesaro dove si sono verificati altri colpi a danno di furgoni che trasportavano sigarette. L’ipotesi che si trattasse di una banda specializzata, sempre la stessa, prendeva sempre più consistenza.

    Poi la svolta, raccontata ieri nel corso della conferenza stampa convocata dal capitano Carmelo Grasso comandante della compagnia carabinieri di Jesi. Nel gennaio scorso, ha detto il comandante, i quattro compari di Secondigliano finiro in galera, a Civitavecchia, per un colpo andato storto a un furgone che trasportava sigarette. Uno dei malviventi aveva un tatuaggio sul braccio sinistro. E tornava alla mente degli investigatori dell’Arma quel particolare strano: il malvivente con il braccio sinistro fasciato. Avute le foto segnaletiche dei quattro, seguiva una prima conferma, essenziale: il riconoscimento effettuato da Edo Bartolucci e dal suo compagno di sventura. Il volto dei quattro delinquenti lo avevano ben impresso nella memoria, sia perché la banda operava a viso scoperto, sia la tensione di quei momenti che può segnare tutta una vita.

    Ma seppure fondamentale, il riconoscimento non poteva bastare per inchiodare i quattro di Secondigliano. Si doveva dimostrare che in quei giorni del giugno 2007 erano nella zona jesina. E pure questo i carabinieri sono riusciti a dimostrarlo senza ombra di dubbio.

    Su richiesta del pm Irene Bilotta, il gip Francesca Grassi ha emesso i provvedimenti di custodia cautelare in carcere per i quattro compari di Secondigliano. Rapina aggravata il capo d’imputazione. Non viene menzionato il sequestro di persona, e non si capisce il perché.

    BRUNO LUMINARI,
    http://www.corriereadriatico.it/arti...F90DE0CE928E0E

  4. #64
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    Armato di coltello ha minacciato la cassiera di un bar. Ma la madre ha reagito
    Rapinatore respinto a colpi di sgabello


    CAMERANO – Due rapine nel giro di una settimana, tutte in centro a Camerano. Una andata a segno in un alimentari dove sono stati portati via 150 euro mentre l’altra, avvenuta venerdì sera intorno alle 21 in un bar, è finita invece decisamente male per il rapinatore, che ha dovuto darsi alla fuga per non continuare a prendere una serie infinita di sgabellate sulla schiena rischiando anche di poter finire in ospedale.

    Erano circa le 21 quando l’uomo, una persona bassa di statura e con accento meridionale, è entrato al bar “L’altro mondo”, nella piazza principale di Camerano. Al bancone vi era una ragazza. L’uomo le ha chiesto se aveva sigarette ma lei ha risposto di no, che non le vendeva, indirizzandolo quindi al tabaccaio di fronte. A questo punto il rapinatore si è girato come per uscire, ha indossato in maniera fulminea un passamontagna e si è rigirato nuovamente brandendo questa volta un coltello. La giovane, per la paura, ha iniziato ad urlare talmente tanto e forte da attirare la madre, che lavorava nel retrobottega e che è subito uscita sentendo le grida di aiuto della figlia. In un attimo la donna ha capito tutto e senza alcun timore, ha preso uno sgabello in ferro che era vicino al bancone per poi alzarlo in aria e rivolgersi contro il bandito che, dopo le prime due botte, ha avuto la buona idea di girare i tacchi e darsi alla fuga. Di lui poi però nessuna traccia. Successiva la telefonata al 112 e l’arrivo di una pattuglia dei carabinieri. I militari hanno raccolto la descrizione dell’uomo ed avviato le ricerche. Questa volta il bandito è stato ben visto in viso e non è escluso che possa essere rintracciato quanto prima dalle forze dell’ordine. Inoltre, potrebbe trattarsi dello stesso malvivente che ha agito nel negozio di alimentari, sempre in piazza, qualche giorno prima. Anche in quell’occasione il malvivente era entrato tenendo in mano un coltello e rivolgendolo contro la titolare per poi farsi consegnare il denaro. Due eventi che hanno colpito la tranquilla cittadina di Camerano in una settimana decisamente nera, che ha visto anche il furto con tanto di incendio doloso all’interno degli uffici amministrativi della sede della Croce Gialla. Nella notte di martedì qualcuno era entrato negli uffici dell’associazione cercando di forzare la cassaforte, senza però riuscirvi. Poi aveva arraffato dai cassetti circa 400 euro e per cancellare le tracce del proprio passaggio aveva appiccato il fuoco rovinando arredi e attrezzature, con danni per circa 40 mila euro. Anche per questo episodio, le indagini sono in corso per cercare di individuare colui che ha commesso questa azione. Non è escluso, allora, che si possa trattare sempre della stessa persona.
    http://www.corriereadriatico.it/arti...F8750449112B49

  5. #65
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    Tenta uno scippo, subito arrestato


    FANO - Aveva tolto il giubbotto nero per evitare di essere riconosciuto ma proprio il suo incedere all’aperto senza essere adeguatamente coperto contro il freddo ha attirato l’attenzione dei carabinieri. E’ stato arrestato nella tarda mattinata di ieri con l’accusa di tentato scippo S. R., 30 anni, residente a Saltara (è originario della Sicilia) ma domiciliato a Fano. Il giovane è stato riconosciuto dalla vittima come l’autore dello scippo tentato alle 13 in una vita laterale di corso Matteotti. Una fanese di 24 anni, che aveva frequentato il mercato del sabato in compagnia della madre, ha subito l’aggressione da parte di un giovane che voleva strapparle la borsetta. Lei l’ha trattenuta e ha gridato chiedendo aiuto. Un passante è intervenuto correndo verso lo scippatore che a quel punto ha mollato la presa ed è fuggito. La ragazza ha dato l’allarme col telefonino al 112 e l’operatore della centrale ha allertato le due pattuglie che erano nella zona: una è accorsa lungo il corso l’altra ha perlustrato l’area circostante, ricevendo poco dopo dai colleghi la descrizione del malvivente fatta dalla ragazza. Il trentenne è stato fermato nella zona della Lisca. Lui ha negato ogni responsabilità ma la ragazza l’ha riconosciuto. I carabinieri, anche in virtù di precedenti simili denunce, sospettano che il trentenne mercoledì scorso abbia aggredito sempre a scopo di furto lungo il canale Albani la donna di 49 anni che subì una violenza sessuale (palpeggiamenti nelle parti intime). Decisivo sarà il confronto con lei.


    http://www.corriereadriatico.it/arti...87B22BA16F460C

  6. #66
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    Ancora un meridionale arrestato per un furto commesso nella nostra civilissima Regione. Noi li sfamiamo ed ofriamo loro lavoro e dignità e loro ci derubano. Questi fatti spiacciono anche perchè mortificano i meridionali onesti e buoni lavoratori che sono da noi.
    http://www.corriereadriatico.it/arti...214E94FA33D77D

    Preso con il bobcat rubato
    L’uomo individuato dopo la segnalazione di un cittadino

    SENIGALLIA - Hanno pensato che la pioggia torrenziale dell’altro giorno, potesse trasformarsi in complice involontaria dei loro traffici, ma non avevano fatto i conti con un abitante troppo curioso, che vedendo nella zona industriale di Corinaldo quell’insolito trasbordo di macchinari da cantiere, ha pensato di segnalare la cosa ai carabinieri. Una chiamata che ha aperto le porte del carcere anconetano di Montacuto a un autotrasportatore calabrese. L’uomo infatti è stato fermato poco dopo a un posto di blocco che i militari dell’Arma avevano organizzato lungo la strada provinciale Pergolese, nel tratto di Ponte Rio di Monterado e arrestato con l’accusa di ricettazione. Sull’autoarticolato Volvo che guidava, verosimilmente in direzione del casello autostradale di Marotta, i carabinieri della stazione di Ripe e del Nucleo radiomobile hanno scoperto un bobcat, cioè una piccola escavatrice, che dai controlli effettuati attraverso le banche dati dei veicoli rubati risultava trafugata il 15 ottobre scorso a Chiaravalle, in un cantiere edile nella zona della Grancetta. Una macchina operatrice dal valore commerciale di 50.000 euro, che ora è stata restituita al legittimo proprietario.

    Sull’episodio sono in corso ulteriore indagini da parte dei carabinieri. C’è infatti da scoprire dove, in questi due mesi, il bobcat sia stato nascosto, anche se trattandosi di un mezzo utilizzando esclusivamente nel settore edile, da questo punto di vista non ha richiesto ai ladri particolari precauzioni. Non è da escludere infatti che sia stato impiegato normalmente in un qualsiasi cantiere della zona tra Chiaravalle e Corinaldo, ad esempio quelli per lavori stradali e che i ladri, per non farsi scoprire, abbiano contato sul fatto che raramente da parte delle forze dell’ordine vengono effettuati controlli specifici su mezzi del genere. Arrivare a dare un nome e un volto agli autori del furto di Chiaravalle, significa anche accertare chi ha trasportato il bobcat fino alla zona industriale di Corinaldo, probabilmente colui che fino ad oggi ha custodito il mezzo, in attesa dell’occasione giusta per poterlo “piazzare” sul mercato clandestino. Senza tralasciare a chi fosse destinato: se un acquirente in senso stretto o qualche impresa del settore che se ne sarebbe servita temporaneamente, contando anch’essa sul fatto che difficilmente le ricerche di tali mezzi si spingono nei cantieri.

    Intanto l’altra sera, nell’ambito dell’attività di prevenzione in vista delle festività natalizie, i carabinieri hanno effettuato un controllo a tappeto del quartiere Porto, con particolare riguardo a via Carducci, via Dogana Vecchia, piazza Cefalonia. Un’operazione nella quale sono stati impegnati numerosi militari e le unità cinofile del Nucleo di Pesaro, specializzate nella ricerca di droga ed esplosivi. L’attenzione dei carabinieri si è soffermata in particolare nei locali pubblici e negli esercizi commerciali, che soprattutto nel tardo pomeriggio diventano luogo di ritrovo di extracomunitari. In questa maniera sono state controllate 24 persone, molte delle quali già note alle forze dell’ordine come responsabili di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. L’impiego delle unità cinofile ha permesso di setacciare quelle zone del quartiere, che per il fatto di rimanere decentrate rispetto al normale passaggio di persone e automobilisti, spesso sono utilizzate dagli spacciatori per nascondere dosi di droga. Va ricordato che proprio pochi giorni fa, sempre i carabinieri avevano sorpreso due extracomunitari clandestini nel cantiere edile della nuova sede della Banca Suasa, in via Dogana Vecchia. Un fenomeno non nuovo per questa parte della città, dove la forte presenza di extracomunitari finisce per essere un fattore che incoraggia fenomeni illegali di varia natura, come spesso segnalato da coloro che da sempre vivono e lavorano nel quartiere.

    VINCENZO OLIVERI,

 

 
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