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Narcotraffico e camorra, allarme doppio
Droga a fiumi e colpi in banca, la malavita organizzata allunga i tentacoli
ANCONA - S’incrociano le traiettorie criminali dei narcotrafficanti e dei clan della camorra. Sfregiano d’illegalità il nostro tessuto sociale e la percezione della sicurezza, e guidano il pennarello rosso dell’allerta che cerchia anche Ancona, punto a rischio sulla cartina della malavita organizzata. I 38 chili di eroina scovati sotto la pancia di un Suv grazie al fiuto infallibile di Belle, il labrador nero della Guardia di finanza, allungano l’ombra di organizzazioni che gestiscono i traffici di stupefacenti sulla tratta che collega l’Europa dell’est ai mercati dell’Europa centro-settentrionale. Dietro la montagnetta dei 72 panetti stipati nel doppiofondo del Grand Cherokee si celano le gang che sfruttano anche il porto dorico per immettere fiumi di droga destinati a sfociare nel continente. Nel solco tracciato dai mercanti di morte negli ultimi dieci anni i militari delle Fiamme gialle hanno pescato otto tonnellate di sostanze stupefacenti.
Impossibile azzardare previsioni sui carichi illeciti fatalmente sfuggiti ai controlli dei finanzieri sottobordo delle navi appena ormeggiate e dai funzionari della Dogana negli appositi spazi dello scalo. Prima transitavano anche droghe leggere, più di recente entrano grandi partite di eroina da Albania o Turchia ed esce cocaina, diretta nei Paesi orientali. Sullo sfondo del porto le attività illecite si diversificano.
Le consorterie criminali fanno affari sporchi con Tir e container stipati di griffe fasulle e carichi di tabacchi di contrabbando, e sfruttano i traffici umani e viaggi di disperati.
Di passaggio o mordi e fuggi, le unghie della criminalità organizzata graffiano anche le banche. La Squadra mobile ha individuato gli autori di alcuni tra i colpi a raffica che la scorsa estate ha tormentato gli istituti di credito della città. L’arresto a Secondigliano di Rosario Di Bello, napoletano di 40 anni affiliato al clan degli “scissionisti”, fa aleggiare i fantasmi della camorra sulle scorribande negli uffici bancari.
Era stato lui a firmare il blitz alla filiale di via Esino della Banca delle Marche il primo agosto scorso. Il suo complice, suo concittadino di 31 anni, aveva firmato anche l’assalto all’Unicredit di via Martiri della Resistenza il 19 luglio precedente.
E’ braccato dagli uomini al comando del dottor Luigi Di Clemente. Il primo colpo lo aveva messo a segno con Giuliano Paparo, altro partenopeo di 35 anni, già in carcere dopo essere stato preso dai carabinieri nell’irruzione-bis alla Bdm di Torrette.
Sangue freddo e determinazione hanno caratterizzato le due rapine quasi fotocopia. Due i banditi penetrati in banca, armati sempre di taglierino, in entrambi i casi attorno alle tredici, nell’ora di chiusura per la pausa pranzo. Medesima la spregiudicatezza dei malviventi, che hanno atteso una volta un’ora e l’altra cinquanta minuti l’apertura delle casseforti a tempo. Entravano senza troppi travisamenti in volto, nè tanti scrupoli nel modus operandi.
Alla Banca Marche di Torrette come all’Unicredit di via Martiri della Resistenza clienti e impiegati sono stati chiusi nel bagno nell’attesa del timer del bancomat. E’ contestato anche il sequestro di persona ai componenti del gruppo di Secondigliano sgominato dall’operazione degli agenti della Mobile nel cuore del Rione Berlingieri. La camorra allunga i suoi tentacoli anche su Ancona, e invia i pendolari delle incursioni in banca per procurarsi il denaro da investire nel traffico degli stupefacenti. I soldi che fluiscono nelle casse dei clan serve per acquistare partite di cocaina che poi vengono vendute sulla piazza degli sniffatori. E garantiscono lauti guadagni.




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