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  1. #11
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    UolterUeltroni il sabato sera si lascia andare e beve un chinotto, ma solo uno che poi deve guidare.

  2. #12
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    Come abbia fatto il sindaco di Roma non mi esprimo, dato che non conosco quella città, ma sul fatto che sia stato comunista non vedo perché farglielo pesare. Erano altri tempi, c'era tutt'altra mentalità. Veltroni e D'Alema, alla prima occasione, hanno cambiato completamente strada, maturando (al punto che D'Alema a tratti pare di Centro Destra). Ma comunque è meglio guardare al presente e futuro, piuttosto che ad un passato ormai lontano.

    Paolo dovresti dare un'occhiata al programma del PD, francamente non mi pare ci siano false speranze bensì progetti concreti. Non solo dice nero su bianco le azioni, ad esempio un punto in meno per tutte le aliquote IRPEF per tre anni consecutivi (da cui difficilmente ci si può svincolare una volta al Governo), ma il PD ha anche reso pubblico il costo finanziario delle varie proposte, caso oserei dire unico sinora e indice che sono effettivamente realizzabili.

    Inoltre il PD, ad esclusione di un PS che comunque va contro il liberismo, è l'unico partito laico attualmente sulla piazza. Al punto che candida capolista Veronesi, oltre che dare un ottimo posto ai Radicali.

    Infine diamo a Cesare quel che è di Cesare: se il bipolarismo imposto è morto, finalmente, è solo grazie alla scelta attuata da Veltroni, che ha creato un vero e positivo terremoto politico.

    Nessuno dice che ci si debba accasare nel PD, tutt'altro, semplicemente a questa tornata (ergo temporaneamente) è il miglior partito e obiettivamente potrebbe dar vita ad un ottima legislativa.

  3. #13
    repubblicano nella sinistra
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    Citazione Originariamente Scritto da Arsenio Visualizza Messaggio
    (en passanti, Veltroni ha detto che, in caso di vittoria, nominerà la bonino ministro. Ma non era il presidente della repubblica a noninare i ministri?);A.
    in effetti il lessico è impreciso, la corretta espressione sarebbe dovuta essere : "in caso di vittoria e quindi probabile ( ma comunque non scontata) conseguente mia nomina a PdCM, proporrò la Bonino per la nomina a ministro".
    Ahhh la precisione è una gran cosa


    Art 92 IIco COST
    Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

  4. #14
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da Arsenio Visualizza Messaggio
    Caro Paolo,
    per quanto mi spiaccia, non posso esimermi dal rivolgerti una critica che mai avrei pensato di farti: in questi giorni sei stato del tutto assente sul forum, e hai parlato per comunicati.
    Prima non si sapeva che caspita stesse accadendo (giuste dunque le ironie del bergamasco sulla tua dipartita); poi, dapprima abbiamo assistito ad un peana per la Bonino, del tutto, ma proprio del tutto fuori luogo, poichè era chiaro a tutti, ma proprio a tutti, che l'appello dei radicali altro non era se non un espediente per alzare il prezzo, peraltro andato a buon fine, visto l'ottimo risultato ottenuto (en passanti, Veltroni ha detto che, in caso di vittoria, nominerà la bonino ministro. Ma non era il presidente della repubblica a noninare i ministri?); poi, altro silenzio, e tutti a guardare il volo degli uccelli per indovinar qualche cosa. Ora, oplà, arriva il comunicato congiunto tuo e di morelli che chiede asilo al PS. Lasciando stare il merito, che si commenta da sè (mi permetto solo di sottlineare una cosa: ma come si può pensare di chiedere un "cambio" di simbolo ad una forza che si è appena ricostiuita e che fa della sua ritrovata unitaria identità un elemento credo del tutto imprescindibile?), è il metodo che proprio non va, caro Paolo: ricordiamo tutti quanto abbiamo patito all'epoca del MRE per il distacco fra vertici e base, per i dover rincorrere, noi militanti, voci di terza o quarta mano, per capire dove si stesse andando a parare: e ora? Il fur si chiama in questo modo perchè in esso (forum) si sarebbe dovuto discutere, apertamente, alla luce del sole, sul da farsi, su quale strada prendere: non credi che sarebbe stato il caso di sentire prima gli aderenti al Forum e Noi Ragioniamo prima di lanciarsi in questi pirotecnici comunicati? L'ideale sarebbe stato farlo in pubblico, nel forum, appunto, ma, se no, almeno per e mail. Invece nulla di nulla. Come, d'altra parte, nella gloriosa tradizione carbonaro-mazziniana, che ormai comincio a credere sia una specie di tara ossimorica genetica di tutti i repubblicani: il capo, o sedicente tale, decide, gli altri, ubbidiscono.
    Ti scrivo questo pubblicamente, da amico, perchè credo sia necessario che tu dia una risposta pubblica (non riesco a fare combaciare te con la tua condotta delle ultime settimane) e te lo scrivo del tutto disinteressatamente, perchè, come ti ho già scritto giorni fa per e. mail (senza ricevere ancora risposta, ma questo non conta) mi devi ormai considerare del tutto e defintivamente fuori da noi ragioniamo (non dal FUR, cui non ho mai aderito) e da ogni progetto che tu decidessi di portare avanti in qualche modo connesso con il mondo repubblicano.
    Nel farti i più sinceri auguri per il buon esito dei tuoi progetti, che, nella sostanza, in gran parte continuano a combaciare con i miei, ti porgo i più cordiali saluti.
    A.
    Caro Arsenio,

    ti rispondo pubblicamente, come mi chiedi.
    I panni sporchi sarebbe meglio lavarli in famiglia, e per questo ti avevo anche cercato qualche giorno fa, al telefono. Ma credo che le parole volanti non bastino, a volte, e che forse le critiche che muovi siano sentite da più parti.

    Personalmente sono molto stanco. E devo ammettere, a tratti anche alquanto demotivato. E' un mio stato d'animo passeggero, spero, sebbene perduri da diverse settimane.
    Concorrono a questo molte questioni, di natura soprattutto personale da un lato, ma anche politica. La piega che hanno preso le vicende politiche è drammatica, diciamolo chiaramente. C'è da espatriare al solo pensiero che dopo queste elezioni non ci sarà più niente di votabile, in giro. Niente di laico, niente di repubblicano. Non più pluralità nella rappresentanza, che non sia quella "a vocazione maggioritaria", cioè quella di tre, massimo quattro partiti, in cui le minoranze democratico-liberali e laiche (maggioranze in Europa) non potranno riconoscersi.
    Devo rimanere sul piano personale, per quanto sia antipatico, per spiegare la mia latitanza dal forum e la mia condotta degli ultimi tempi.
    Non vivo di politica, ma di lavoro. Come tutti voi. E la vita ti spinge e ti tira su molti versanti, che talvolta diventano predominanti. Arriva un momento in cui non ce la fai più a reggere tutto. Devi sacrificare qualcosa, e ho dovuto sacrificare le nostre discussioni. Leggendovi, comunque, sia pure non regolarmente. E limitandomi a comunicare l'essenziale.

    Ho cercato in tutti i modi, insieme a Giuseppe Gizzi, nei mesi scorsi, di mettere in piedi un'organizzazione territoriale di Noi ragioniamo, che sarebbe stato il modo migliore per dividere e condividere responsabilità e iniziative politiche. Noi ragioniamo però è fatta di liberali e di repubblicani. I repubblicani c'erano, i liberali no. Non hanno mai consentito che questa macchina prendesse il via, e ad un certo punto la cosa è parsa bloccarsi, superata anche dagli eventi elettorali.

    Le elezioni hanno così innescato diverse priorità. Si è pensato cioè che solo la possibilità, per noi, di ottenere una rappresentanza parlamentare potesse consentirci di andare avanti, di dedicare energie, tempo e denaro ad un progetto politico impegnativo. Si è pensato cioè di trasformare questo incidente in un'occasione, di provarci, anche solo presentando una lista, o una testimonianza sotto qualunque forma.
    Con tempi stretti, con pochi mezzi, con (da parte mia) poco, molto poco tempo a disposizione.
    Quando passi due ore al giorno, mediamente, al telefono con le persone che concretamente possono lavorare a questa prospettiva, poi è difficile trovare tempo ulteriore.
    La spiegazione è tutta qui.

    Probabilmente tra un po' le cose torneranno come prima, ma ora tocca passare la nottata. Cosa che dispiace anche a me. Mi scuso con te e con tutti per la mancanza di dialettica, cui temo di non poter ovviare nell'immediato. Vi assicuro che l'obiettivo a cui si pensa costantemente è sempre lo stesso, e se talvolta si opera in modo "carbonaro", lo si fa a ragion veduta, discutendo di mille aspetti (con Morelli, con Giuseppe, e con pochi altri) e cercando di cogliere i tempi giusti per ogni cosa. Non è facile aprire dibattiti e garantire collegialità in queste condizioni. Non siamo strutturati e attrezzati per farlo. Non ora. Siamo in piena emergenza, e con essa dobbiamo fare i conti.

    Spero di trovare il tempo di venire qui a parlare più spesso. Già questo sarebbe importante. Sinceramente non so dove inventarmelo, il tempo. Ma spero di trovarlo. In ogni caso il mio telefono è a vostra disposizione. Sono pronto, disponibile e felice di scambiare idee e impressioni con chiunque, e in particolare con te. Sono anche convinto che parlandoci, potresti capire.

    Non so cosa penserai di quanto ho scritto, ma sono stato spontaneo e sincero.

    Un caro saluto, e spero di sentirti presto
    Paolo

  5. #15
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da Arsenio Visualizza Messaggio
    Ti scrivo questo pubblicamente, da amico, perchè credo sia necessario che tu dia una risposta pubblica (non riesco a fare combaciare te con la tua condotta delle ultime settimane) e te lo scrivo del tutto disinteressatamente, perchè, come ti ho già scritto giorni fa per e. mail (senza ricevere ancora risposta, ma questo non conta) mi devi ormai considerare del tutto e defintivamente fuori da noi ragioniamo (non dal FUR, cui non ho mai aderito) e da ogni progetto che tu decidessi di portare avanti in qualche modo connesso con il mondo repubblicano.
    Nel farti i più sinceri auguri per il buon esito dei tuoi progetti, che, nella sostanza, in gran parte continuano a combaciare con i miei, ti porgo i più cordiali saluti.
    Paolo Arsena ha pubblicato solo la prima parte del suo elzeviro. Per correttezza, noi aspettiamo la seconda, prima di esprimere consenso o dissenso.

  6. #16
    L'auriga
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Caro Arsenio,

    ti rispondo pubblicamente, come mi chiedi.
    I panni sporchi sarebbe meglio lavarli in famiglia, e per questo ti avevo anche cercato qualche giorno fa, al telefono. Ma credo che le parole volanti non bastino, a volte, e che forse le critiche che muovi siano sentite da più parti.

    Personalmente sono molto stanco. E devo ammettere, a tratti anche alquanto demotivato. E' un mio stato d'animo passeggero, spero, sebbene perduri da diverse settimane.
    Concorrono a questo molte questioni, di natura soprattutto personale da un lato, ma anche politica. La piega che hanno preso le vicende politiche è drammatica, diciamolo chiaramente. C'è da espatriare al solo pensiero che dopo queste elezioni non ci sarà più niente di votabile, in giro. Niente di laico, niente di repubblicano. Non più pluralità nella rappresentanza, che non sia quella "a vocazione maggioritaria", cioè quella di tre, massimo quattro partiti, in cui le minoranze democratico-liberali e laiche (maggioranze in Europa) non potranno riconoscersi.
    Devo rimanere sul piano personale, per quanto sia antipatico, per spiegare la mia latitanza dal forum e la mia condotta degli ultimi tempi.
    Non vivo di politica, ma di lavoro. Come tutti voi. E la vita ti spinge e ti tira su molti versanti, che talvolta diventano predominanti. Arriva un momento in cui non ce la fai più a reggere tutto. Devi sacrificare qualcosa, e ho dovuto sacrificare le nostre discussioni. Leggendovi, comunque, sia pure non regolarmente. E limitandomi a comunicare l'essenziale.

    Ho cercato in tutti i modi, insieme a Giuseppe Gizzi, nei mesi scorsi, di mettere in piedi un'organizzazione territoriale di Noi ragioniamo, che sarebbe stato il modo migliore per dividere e condividere responsabilità e iniziative politiche. Noi ragioniamo però è fatta di liberali e di repubblicani. I repubblicani c'erano, i liberali no. Non hanno mai consentito che questa macchina prendesse il via, e ad un certo punto la cosa è parsa bloccarsi, superata anche dagli eventi elettorali.

    Le elezioni hanno così innescato diverse priorità. Si è pensato cioè che solo la possibilità, per noi, di ottenere una rappresentanza parlamentare potesse consentirci di andare avanti, di dedicare energie, tempo e denaro ad un progetto politico impegnativo. Si è pensato cioè di trasformare questo incidente in un'occasione, di provarci, anche solo presentando una lista, o una testimonianza sotto qualunque forma.
    Con tempi stretti, con pochi mezzi, con (da parte mia) poco, molto poco tempo a disposizione.
    Quando passi due ore al giorno, mediamente, al telefono con le persone che concretamente possono lavorare a questa prospettiva, poi è difficile trovare tempo ulteriore.
    La spiegazione è tutta qui.

    Probabilmente tra un po' le cose torneranno come prima, ma ora tocca passare la nottata. Cosa che dispiace anche a me. Mi scuso con te e con tutti per la mancanza di dialettica, cui temo di non poter ovviare nell'immediato. Vi assicuro che l'obiettivo a cui si pensa costantemente è sempre lo stesso, e se talvolta si opera in modo "carbonaro", lo si fa a ragion veduta, discutendo di mille aspetti (con Morelli, con Giuseppe, e con pochi altri) e cercando di cogliere i tempi giusti per ogni cosa. Non è facile aprire dibattiti e garantire collegialità in queste condizioni. Non siamo strutturati e attrezzati per farlo. Non ora. Siamo in piena emergenza, e con essa dobbiamo fare i conti.

    Spero di trovare il tempo di venire qui a parlare più spesso. Già questo sarebbe importante. Sinceramente non so dove inventarmelo, il tempo. Ma spero di trovarlo. In ogni caso il mio telefono è a vostra disposizione. Sono pronto, disponibile e felice di scambiare idee e impressioni con chiunque, e in particolare con te. Sono anche convinto che parlandoci, potresti capire.

    Non so cosa penserai di quanto ho scritto, ma sono stato spontaneo e sincero.

    Un caro saluto, e spero di sentirti presto
    Paolo
    Penso che la tua sia stata una risposta molto sofferta e soprattutto molto bella, ti ringrazio
    Un caro saluto anche a te.
    A.

  7. #17
    L'auriga
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    Citazione Originariamente Scritto da Giovineuropa Visualizza Messaggio
    Paolo Arsena ha pubblicato solo la prima parte del suo elzeviro. Per correttezza, noi aspettiamo la seconda, prima di esprimere consenso o dissenso.
    Il mio intervento, ovviamente, non c'entrava nulla di nulla con l'elzeviro di Paolo, che, peraltro, condividio in pieno, dalla prima all'ultima lettera.

  8. #18
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    Sto Arsena è una sagoma, sono 3 anni che spara su Prodi dicendo che la colpa del bipolarismo è sua di lui, Valium Prodi, uno che nella sua fantasia malata è esattamente come Berlusconi.

    Finalmente cade Prodi, lui si fa i suoi festeggiamenti, poi scopre di essere depresso perchè Veltroni non è come Berlusconi, è peggio, e si mette a sparare su Veltroni.

    Amici tonti, lo volete capire o no che se volete far spazio a sto cazzo di terzo polo bisogna far cadere prima di tutto Berlusconi, le storie di Prodi e/o Veltroni come Silvio sono tutte pugnette da intellettualoidi sfigati?

    Quindi adesso l'unica mossa saggia è votare PD e sperare che Veltroni vinca alla camera, visto che anche stavolta finirà per un pugno di voti.

    Fare gli antiveltroniani adesso è la stessa cosa da imbecilli che fare gli antiprodiani due mesi fa, quando torna Berlusconi state certi che finiscono tutti ste teatrini, questi intellettualoidi di sinistra antiprodiani/antiveltroniani spariranno coi loro astuti raggionamenti paradossali ma noi ci terremo Silvio con la sua carovana di leghe nord, leghe sud, mafiosi, avvocati di mafiosi, giuliani ferrara, scudi fiscali richiami di maastricht e chi piu' ne ha piu' ne metta..

  9. #19
    laico progressista
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Veltroni, ecco i trucchi dell'imbonitore finto giovane


    Si comincia a dire che Veltroni è come Berlusconi.
    In realtà è per certi aspetti peggio. Molto peggio. Veltroni sta superando l'odiato maestro, perché sta cambiando la politica italiana, riducendola in farsa. Uno spettacolo per il popolino, che naturalmente gradisce, essendo la vecchia politica qualcosa di indigeribile.
    Vediamolo all'opera questo neo-imbonitore di sinistra, e vediamo se questo cambiamento è davvero una conquista, o se invece segnerà un ulteriore scadimento della situazione.

    Come ministro dei Beni Culturali, il buon Veltroni ci ha regalato il cinema a prezzi ridotti il mercoledì. Non si ricordano altre mirabili riforme, che so, di rilancio del turismo o di tutela e salvaguardia del patrimonio.
    Come segretario Ds, credo sia ricordato con orrore da tutti i militanti (almeno questa è la voce corrente): un leader evanescente, sostituito in fretta perché stava liquefacendo il partito.

    Poi, re di Roma. Sono anni che la grancassa della propaganda asserisce che Veltroni è stato il miglior sindaco di Roma. E qualcuno osa sbilanciarsi estendendo il primato a livello planetario. Una cantilena preconfezionata, e mai supportata da argomenti, che gira già dai primi mesi dopo il suo esordio.
    Eppure Roma non è cambiata di una virgola nel passaggio dalla giunta Rutelli alla nuova amministrazione. Stessi problemi, stesse caratteristiche, stessi cantieri, stessi progetti. Più o meno. Non si può certo dire altrettanto di Rutelli, che invece la città l'ha trasformata sul serio. Si potrebbe fare un lungo elenco di novità corpose e tangibilissime, ma non è "er piacione" il tema in questione. Emblematica, però, è la vicenda della Stazione Termini, che riassume benissimo la differenza tra un sindaco del fare e un sindaco dell'apparire. Rutelli ha avviato, eseguito e completato un grande progetto di riqualificazione del sito, che è diventato un moderno e vivo centro commerciale, oltre che un punto di snodo più efficiente tra il trasporto nazionale e quello urbano. Veltroni si è limitato ad attrarsi le simpatie delle gerarchie vaticane e dei cattolici intitolandola a papa Wojtila. Qui passa la differenza tra i due, tra chi si rimbocca le maniche e chi resta fermo ma incassa furbescamente.

    D'altronde, allo stesso modo Veltroni si è impadronito del PD.
    Fermo, seduto a guardare, ha sempre parlato di un partito all'americana senza alzare mai un dito per costruirlo. La fatica l'hanno fatta gli altri (e che fatica!), e lui riscatta la rendita. L'emblema in questo caso è il povero Fassino, che ha portato la croce fino a ieri, ed oggi finisce in panchina, e conta come il due di picche.

    Dunque, Veltroni abile parassita. Che scrive romanzi, si diletta di cinema, si finge missionario africano, e segue attentissimo la politica, pronto a muoversi da animale furbo ed esperto. Questo Veltroni piace alla gente, perché piace il sorriso, piace l'affabilità, piace il linguaggio, piacciono le illusioni delle speranze infondate e delle facili propagande.
    In un mondo in cui tutto è apparenza e niente è sostanza, Veltroni è tutto.

    Scavando scavando nella coltre fumogena, però, un po' di sostanza deve venire fuori. Eccola, infatti: guai a dirlo, ma Veltroni è stato comunista. Segetario nazionale dei Giovani Comunisti, la FGCI, quadro e poi dirigente del PCI, Walter quando era ancora giovane marciava con la kefiah al collo e il pugno chiuso. Come tutti e più di tutti, anche se oggi chi osa scriverlo o dirlo in tv, viene fulminato dalle sue saette.
    Eppure "mai stato comunista" dice lui. Sembra Berlusconi che dice "mai pagato i giudici".
    Per smacchiare e camuffare l'onta, Veltroni ti fa l'americano. Cita Kennedy, Clinton, Obama. Li scimmiotta pure, con stomachevole sfacciataggine. E vuole trasformare la politica italiana nella stessa kermesse circense della politica d'oltreoceano. Lo sa Veltroni che in America vota solo la metà dell'elettorato, perché l'altra metà è schifata da quel tipo di politica, o non si riconosce nei due soli contenitori? Lo sa che le primarie americane, più ancora delle presidenziali, sono una grande macchina spettacolare, uno showbusiness più che un confronto politico? Certo che lo sa, ma è quello che vuole. E' ciò che più si attaglia ad uno che non sa governare e si trova a suo agio solo nella frivolezza ludica. Ancora una volta come Berlusconi, d'altronde. Magari peggio, dal momento che, diplomatosi alla scuola di cinema (e basta), forse non ha mai introiettato una realtà più vera della fiction.

    Veniamo al PD. A questo nuovo insulso contenitore di uomini e donne (altra definizione sarebbe impropria) di cui si è incoronato capo, grazie ai 3.500.000 di voti concordati a tavolino con i suoi amici. Gli italiani si sono scomodati per una domenica, felici di essere presi per i fondelli, hanno votato due o tre volte ciascuno (con o senza documento), hanno votato anche i bambini, anche il clandestino ambulante che si è preso una pausa, e comunque la cifra finale era lì ad aspettare. Veltroni stravince, e questa giostra ridicola delle primarie fatte in casa diventa uno standard dotato di valenza paraistituzionale. Appena un assaggio di quello che la politica diventerà presto: populismo e demagogia senza regole.

    Nella cabina di regia veltroniana, figurano subito le migliori teste d'uovo della politica internazionale: Lella Costa, Antonello Venditti, Liliana Cavani, Stefano Bartezzaghi, Angela Finocchiaro (l'attrice comica), il jazzista Paolo Fresu, lo scrittore Paolo Fois, gli architetti di grido padre e figlio Cini Boeri. Fino al mago Goffredo Bettini, lui sì un politico di stazza, che ha lanciato la brillante idea di far scrivere il programma del PD ai cittadini, mediante una consulenza permanente e non meglio precisata, di cui si può immaginare l'inizio ma non l'esito finale.
    Morale della favola, alla fine Veltroni si è scelto un vice. Uno che difficilmente può impensierire chicchessia, perché limitato e limitante. Però uno giovane, un faccino fresco, uno che può piacere alle mamme e, nell'accoppiata, svecchiare l'età non proprio florida del leader.


    (continua)
    (prosegue)

    Dario Fransceschini. Uno che si vedeva spesso in tv, e di cui non si ricorda una sola dichiarazione interessante o non banale, all'epoca della Margherita. Uno che oggi fa il verso al capo, ripetendo a memoria le imbeccate del leader, e che quando si prende la licenza di fare di testa sua, semina disastri. La proposta di legge elettorale alla francese, fatta quando un accordo sulla bozza Bianco sembrava ormai alla portata, poteva uscire solo dalla bocca di uno sprovveduto, o di uno disposto a fare la figura del fesso su ordinazione.

    Il Veltroni-capo perde l'aura di uomo simpatico e generoso, e diventa una belva. In un delirio di onnipotenza, come a uno cui si consegna l'arma letale tra le mani, il Bruco comincia a brandirla con voluttà, a pregustarne gli effetti, a mostrarla come una minaccia e poi ad affondare colpi su tutti i fronti.
    Dentro al partito, anzitutto. Ignorando la democrazia interna, e comportandosi come un monarca. La Bindi ed Enrico Letta, avversari dignitosi durante la farsa-primarie, spariscono di scena. Il gruppo dirigente non si riunisce, decide solo il capo e i suoi fedelissimi.
    Anche la cagata del loft è una sua scelta. Uno spazio suggestivo ma impratico, sia perché situato a Inculonia, sia perché ridotto nelle dimensioni. Così il PD è costretto ad integrare con una nuova sede: doppio affitto, doppie ristrutturazioni, doppi spostamenti. Però la facciata, è la facciata che conta....
    Ma la Belva fa uso dell'arma letale a tutto campo. Punta al referendum liberticida e alla successiva caduta di Prodi. Ma qui fa un errore di troppo. Dichiara che correrà da solo, getta la maschera nei confronti degli alleati e, complice il reticolo di trabocchetti che il Professore si è sempre creato nel suo percorso, il governo cade subito. Troppo presto.
    Allora, bisogna accelerare il processo di distruzione dei partiti, di tutti i partiti, e puntare subito all'omologazione nel calderone: sfruttando i meccanismi perversi della legge elettorale, la utilizza come referedum comanda. Il PD va da solo. "O entrate, o morite", questo lo slogan di fatto. Una regola da usare però a discrezione, a seconda delle convenienze. Di Pietro la passa liscia, perché fa comodo, col suo pacchetto virtuale del 5% (e perché da solo sarebbe l'unico a resistere ed esistere). I radicali se li sceglie ad uno ad uno, come si sfogliano i petali di una margherita. Ne salva una manciata, Pannella e gli altri possano invece crepare. I socialisti no. Quelli sono troppo pericolosi, possono conquistarsi lo spazio lasciato sguarnito dai Ds, meglio annetterli o distruggerli. E per Boselli non c'è speranza.
    Da Re Sole del centrosinistra, Veltroni ha potere di vita o di morte su tutti. Decide le grazie da concedere e le condanne alla forca.
    Non c'è che dire.... l'ambigua ipocrisia regna sovrana: dici Partito Democratico e leggi Listone Fascista.

    Nel frattempo il Nostro si dedica alla campagna elettorale, in perfetto american-style, sfruttando il precedente berlusconiano.
    L'italiano medio ha già dimostrato ampiamente di cascare come un gonzo sulle promesse elettorali. Lo fece inseguendo il milione di posti di lavoro, lo fece pregustando il contrattone a caratteri cubitali firmato da Vespa con tanto di svolazzi. Veltroni dunque rilancia, sicuro che il popolo bue, malgrado tutto, sia sempre lo stesso. In fondo, se il cittadino perde fiducia nel Gatto, non resta che la Volpe.
    Ebbene ecco le nuove bufale in arrivo.
    Una dote massima di 2.500 euro a figlio per tre anni o fino al compimento della maggiore età. Minchia. E quanto deve tirare fuori lo Stato per una cosa del genere? La copertura finanziaria c'è, assicura Veltroni. Crederci non costa nulla. Basta pendere dalle labbra dell'imbonitore.
    Stipendio minimo di 1.000 euro per precari e disoccupati. Ottimo, evviva! Un Paese che paga le pensioni ai 58enni si può anche permettere il lusso di ammortizzatori sociali di primo livello. Non sapevamo di vivere in Svezia, ma tutto si impara nella vita.
    Si prosegue: 700.000 nuove case a prezzi d'affitto stracciati..... il problema è sempre lo stesso... i soldi. E poi di che case parliamo? Vogliamo tornare ai falansteri-bunker, gli squallidi casermoni popolari che imperavano negli anni '70 e '80, sotto il regime intellettuale e creativo comunista, che tanto scempio ha fatto delle nostre periferie?
    E poi, 100 nuovi campus universitari entro il 2010. Costano un patrimonio e non servono a nulla se non a fare casino, quando ci sono già troppe università che attendono solo di essere riqualificate e rilanciate nel prestigio. Ma bisogna parlare ai "ggiovani", e la sparata sembra d'effetto. D'altronde da uno che all'università non ci ha mai messo piede, cosa ci si può aspettare?

    Sempre ossessionato dal giovanilismo di facciata, Veltroni dà il meglio di sé anche sulle candidature.
    Tutti giovani, meglio se donne, belle, sorridenti, referenziate. Anzi, più che referenziate, raccomandate. Prendiamo l'esempio della più strombazzata, Marianna Madia, quella che si è vista sprizzare gioia in tv a fianco del suo protettore. Per il popolo bue, è una nuova risorsa, un visetto pulito che rigenera il vecchiume della politica. Per i più informati, invece, è la figlia di un caro amico del buon Walter, un amico scomparso recentemente, in pratica un piacere fatto alla famiglia in perfetto spirito mastelliano, con una briciola di sentimento in più. Non solo, ma la Madia è anche la ex del figlio di Napolitano. Insomma, una introdotta e ammanicata, una di casa. Altro che giovane virgulto della società civile, altro che partito aperto, che premia e miracola i giovani cittadini..... questa è la facciata: la sostanza è un italianissimo cliché.
    Del resto, non è l'unico esempio. Altri giovani figli di papà introdotti in massa parlano coi cognomi: Matteo Colaninno, Alessandro Benetton, Martina Mondadori, Rossella Sensi.... c'è pure il figlio di De Mita, per chi non lo sapesse.

    Insomma, c'è un'aria di conformismo beota che ricorda quello seguito alla marcia su Roma. All'epoca il fascismo fu vissuto come momento ineluttabile, cui l'italiano borghese si piegò senza troppe storie, contento di affidarsi al nuovo. Senza badare troppo al sottile. Oggi, cade a sinistra l'argine contro il neopopulismo di destra, incarnato da Berlusconi. Cade l'argine e il modello si replica con maggior vigore, con smalto inedito, quindi con rinnovata insidia.
    All'epoca, i benpensanti che si opposero, diventarono martiri o eroi, ma dopo vent'anni. Oggi, purtroppo, rischiamo la stessa sorte. Perché la storia si ripete sempre, e con parole nuove racconta i suoi corsi e ricorsi.

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    Prodi non andava bene perchè faceva troppo grigio ragioniere, ci voleva uno che parlava al cuore della gente.

    Veltroni non va bene perchè fa sognare troppo, ci rivorrebbe un ragioniere come Prodi che prima di prometterti qualcosa si faceva diecimila calcoli.

    Questo Arsena sembra Gino Bartali, quello che l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare.

    Tranquillo Pablito, tra due mesi torna Silvio e di queste pugnette su Prodi e su Veltroni non si ricorderà piu' nessuno, non ti preoccupare delle coperture che quando Prodi copriva dicevi chissenefrega dei conti, qua è l'ora di cambiare tutto, qua al posto delle mummie ci vuole gente giovane e dinamica e passionale, come Veltroni ad esempio.

 

 
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