



Cmq dire di lavorare per una riforma delle OI e non dire in che senso (aumento dei membri permanenti al consiglio di sicurezza? potere vincolante per gli atti dell'Assemblea Generale? Nuova ponderazione dei voti al FMI per togliere agli USA il potere di veto che di fatto hanno?) è più che generico. Tutti gli stati che io sappia parlano di riforma delle OI... Posso comprendere non ci stia in un programma, spero facciano uscire qualcosa al riguardo però sul sito, chessò degli approfondimenti mirati..
P.S. Siamo sicuri che la partnership atlantica sia il meglio per dialogare con il mondo arabo?


I richiami all'ottica europea sono moltissimi, ora non ho letto il programma in dettaglio ma mi pare che lo sconcerto di Alberich sia eccessivo.










Allora, il testo inizia con una introduzione vaga sul cambiamento.
Poi continua con la retorica della globalizzazione. Il tema è trattato senza che venga detto nulla di sconvolgente. Fin qui tutto bene, cos'altro potevano dire in apertura?I grandi cambiamenti demografici, migratori, tecnologici, economici, energetici, climatici e strategici, che hanno segnato il passaggio di secolo, hanno mutato in pochi anni il volto del pianeta.
Qui si inizia a parlare di cose, invece di far retorica: è finita l'introduzione, ecco le idee di Veltroni.La globalizzazione mostra tutta la sua ambivalenza: migliorano le condizioni di vita e di reddito di milioni di uomini, che per la prima volta hanno accesso allo sviluppo, ma le disuguaglianze tendono ad accentuarsi, mentre le turbolenze dei mercati finanziari ripropongono rischi di recessione e sollecitano una nuova regolazione. Il recente protagonismo della Russia, il riemergere della Cina, l’affacciarsi dell’India e di nuovi Paesi leader continentali stanno disegnando un mondo inevitabilmente multipolare e assai meno eurocentrico. Le minacce alla sicurezza internazionale sono cresciute, assumendo le forme nuove e più insidiose del conflitto etnico e religioso.
In un contesto in rapida evoluzione e contraddistinto da elevata instabilità, l'Italia deve ribadire la scelta di un metodo multilaterale e di una presenza attiva negli organismi internazionali.
Per questo pezzo valgono le considerazioni che ho fatto prima a livello di strategia. L'unica cosa da aggiungere, semmai, è il riferimento al disastro dell'Iraq, il che, comunque, mi pare di scarso rilievo. Piuttosto non dovrebbe sfuggire come la "denuclearizzazione" sia inserita qui e non altrove.In questo quadro, l'Italia deve poter disporre di uno strumento militare che le consenta, in coerenza con il mandato fissato nell'articolo 11 della Costituzione, di assicurare un'adeguata difesa del territorio nazionale; di svolgere da protagonista il ruolo che le compete nelle alleanze internazionali; di condividere le responsabilità nel governo delle crisi e per la difesa della pace e della stabilità internazionale. La lotta al terrorismo resta un'esigenza essenziale, da affrontare tramite le missioni internazionali di cui siamo parte e attraverso i nuovi strumenti europei di cooperazione fra polizie e servizi di intelligence. L’Italia deve confermare il suo impegno nella missione in Afghanistan, decisiva per vincere la guerra al terrorismo jihadista e nella riflessione strategica sul Medio Oriente e sulle crisi dell’area, tragicamente aggravate dall'errore compiuto dall'Amministrazione Bush con la guerra in Irak. Contemporaneamente, deve affermare la necessità di un'iniziativa che fermi la corsa al riarmo convenzionale e nucleare che segna questo tempo. Lavoreremo perciò ad un Mediterraneo e ad un Medio Oriente de-nuclearizzato e parteciperemo agli sforzi internazionali per fermare il rischio nucleare iraniano e per assicurare la sicurezza ai Paesi dell’area.
Sarà che, come giustamente dice metapapero, non voglio leggere bene, ma mi pare chiarissimo come tutto questo discorso sia legato allo "strumento militare" (edulcorato - per così dire... - dal cappello sul metodo multilaterale, che non vuol dire molto, e sulla presenza attiva negli organismi internazionali, che vuol dire molto di meno).
A questo punto finalmente si parla di Europa (e non solo di "strumenti europei di cooperazione..."). Giustamente si indica l'Europa come una delle risposte ai problemi internazionali.
Cosa sia l'Europa massima possibile non è chiaro (perchè non usare la parola federazione?), cosa significhi l'ingovernabilità della globalizzazione neanche (si riferisce solo agli aspetti economici? pare di sì).Il PD lavora per rilanciare il processo di integrazione politica dell’Europa e crede nell’Europa massima possibile, non in quella minima indispensabile, nell’Europa come risposta a chi crede che la globalizzazione sia ingovernabile.
Qui entra più nello specifico:
Però è uno specifico molto vago per essere uno specifico.Dopo una sollecita ratifica del trattato di Lisbona, le nostre priorità saranno una solida politica di sicurezza comune, una politica dell’energia coerente con la strategia del 20/20/20 e con una rappresentanza unitaria sui mercati esterni, una politica della ricerca e delle reti europee da finanziarsi anche mediante l’emissione di euro-bond. Ci adopereremo per una cooperazione rafforzata in materia di immigrazione e per un potenziamento delle politiche economiche comuni promosse dall’Eurogruppo.
Capitolo "Mediterraneo", doveroso, forse è l'aspetto più interessante di questa sezione del programma.
Qui invece secondo me sfioriamo il delirio, tra frasi prive di qualsiasi senso (che è lo spazio politico comune transatlantico?) e l'ipotesi che gli USA ci aiutino nel dialogo con il mondo islamico (anche sui balcani e sulle nuove potenze emergenti ho qualche dubbio).Per il PD, il Mediterraneo deve essere la porta sud dell’intera Unione Europea e non di una sua parte. Il Mediterraneo ha oggi le caratteristiche per diventare l’hub politico ed economico mondiale di questo secolo che collega Europa e Nord Africa, Caspio e area del Golfo, a sua volta porta per l’Asia, un hub per le merci e per l’energia ma anche per le migrazioni e il dialogo religioso. E’ il bacino in cui il nostro Paese ha un naturale interesse strategico e la sua stabilizzazione e valorizzazione deve essere la dote peculiare che porteremo all’intero continente e al mondo. L’Italia è forte e sicura quando esiste un circuito “euro-mediterraneo” di cui siamo parte e perno.
Direi che su questo stendiamo un velo (anche se sono sicuro che metapapero troverà che è eccezionale).Il PD è per il rafforzamento dell’amicizia e della collaborazione nazionale e europea con gli Stati Uniti. Siamo favorevoli alla proposta di costruire uno spazio comune transatlantico in campo economico oltre che politico, che rafforzi il nucleo di base per il governo della globalizzazione e della liberalizzazione e diminuisca il rischio di crescenti protezionismi. Europa e USA assieme rendono tutto più facile e possibile. La partnership atlantica è la base migliore per un nuovo dialogo con il mondo arabo e islamico, per il governo delle crisi, per la piena integrazione dei Balcani occidentali nel sistema europeo e per un approccio positivo nei confronti delle nuove potenze emergenti e dei rischi della proliferazione nucleare e del riarmo.
Ok...questo mi sembra buono.
Sottolineerei che la frasetta sugli accordi di cooperazione condizionati non mi pare così centrale nel discorso....sarà che non voglio leggere.Il PD opera per il multilateralismo efficace, per il rafforzamento delle istituzioni internazionali e per la loro riforma. Dopo il successo all’Onu sulla moratoria delle esecuzioni capitali, l’Italia continua a promuovere l’affermazione e il rispetto della legalità internazionale tramite la Corte di Giustizia e il Tribunale Penale Internazionale e si batte contro ogni forma di discriminazione e violenza nei confronti delle donne e per la tutela dei diritti umani, anche mediante gli accordi condizionati di cooperazione allo sviluppo.
Oooooooh, si parla di cooperazione e sviluppo!!! Viva, viva!
A me pare che si poteva dire qualcosa di più e di più preciso, no?Il PD fa propri gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio dell'ONU come chiave ineludibile per promuovere pace, democrazia e sviluppo nel continente africano e si impegna per una sollecita approvazione della legge di riforma della cooperazione.
Infine si chiude con tre macrotemi sui quali non puòche fare un accenno.
Ora, io non dico che un programma politico deve indicarmi per filo e per segno tutto: dico che ALCUNE cose precise potrebbe dirle, almeno sui temi più visti e rivisti come l'EU e la cooperazione.Il PD ritiene che sia prioritario fermare la corsa al riarmo e alla proliferazione nucleare, anche seguendo la strada maestra di un rafforzamento del regime internazionale di controllo degli armamenti e elaborando nuove misure di fiducia e di disarmo su base regionale.
L’Italia intende far proprio, nel quadro di una governance europea e mondiale, il tema centrale del “riscaldamento globale”, problema inedito e motore nuovo di un cambiamento tecnologico, economico e sociale, che inciderà sulla definizione dei futuri assetti del pianeta.
Il PD si prefigge l’obiettivo di far convergere su queste scelte le principali forze politiche del Paese, per approdare finalmente ad una idea condivisa di interesse nazionale italiano nelle scelte internazionali.
Inoltre, dico che mi lascia inquietato e sconcertato il rilievo che si da all'aspetto militare o comunque "di forza" delle relazioni tra stati e di come si facciano solo dei minimi accenni alla cooperazione.
Comunque va benissimo così, il programma è bellissimo, il leader anche di più.




io continuo a chiedermi come si possa scindere "il disastro dell'irak" e "l'intervento in afghanistan necessario contro il terrorismo jihadista"
secondo me, o si prende l'intero pacchetto o niente