
Originariamente Scritto da
Lev Davidovic
Tutte emerite corbellerie...
Oggi l'Italia, che ha un sistema industriale particolarmente debole (ma lo stesso vale per gli altri paesi a capitalismo avanzato) compete coi paesi cosiddetti emergenti solo ed esclusivamente sul costo del lavoro e sulle ore lavorate.
I padroni -chiamiamoli col loro vero nome!- non pretendono altro che il lavoro costi meno e che i lavoratori lavorino di più. La legge in questi anni non ha fatto che recepire questo imperativo categorico, l'imperativo del MERCATO.
E' dalla famigerata riforma Treu che sento parlare di formazione continua e nuovi ammortizzatori, ma chissà come mai i riformatori "illuminati" del mecato del lavoro hanno deregolamentato subito e rimandato a tempo indeterminato, cioè a MAI, i famosi ammortizzatori.
Le varie riforme degli ultimi 15 anni, col benestare dei grandi sindacati, hanno dato mano libera ai padroni di aggirare il contratto collettivo nazionale e tenere sotto costante ricatto i nuovi occupati: praticamente si è cancellato con un colpo di spugna un secolo di lotte sindacali e operaie e tornati direttamente all'Ottocento.
Si è legalizzato il lavoro a cottimo, chiamato con eufemismo tipico del riformismo postmoderno: lavoro "parasubordinato".
Anche la becera scusa, secondo cui la flessiblità avrebbe favorito l'emergere del nero, si è infranta contro la dura realtà dei fatti: il lavoro irregolare avanza dovinque, soprattutto nel meridione, e principale vittima ne sono i giovani, le donne e gli immigrati.
Le riforme di cui tanto ci si riempie la bocca altro non fanno che prendere atto dei mutati rapporti sociali: il padrone può tutto, il lavoratore niente.
Inutile dire che ciò ha prodotto nel giro di 20 anni una concentrazione dei profitti spaventosa (il 10% della popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale), la proletarizzazione della cosiddetta classe media e un costante aumento degli incidenti sul lavoro, o meglio delle morti bianche, direttamente ascrivibili tanto ai singoli padroni che ai riformatori di cui sopra.
Quello proposto da Veltroni, Boselli e compagnia, altro non è che un riformismo senza riforme, che non intacca lo strapotere di padroni e padroncini, non redistrubuisce un singolo euro dalle tasche dei ricchi a quelle dei poveracci e grava soltanto sulla contribuzionme pubblica, ovvero ancora una volta sui redditi da lavoro dipendente.
Il padronato italiano, straccione e parassitario oggi più che mai, è l'unico responsabile del dramma sociale che si sta producendo in Italia e deve essere COSTRETTO a pagare il costo della crisi.
Il resto sono belle parole di chi ha i soldi, un futuro senza problemi e fa il "progressista" perchè fa figo...