Sabato scorso sono stato invitato a pranzo dal papà di un mio amico. Ospite, oltre naturalmente al Parroco, un signore senegalese, professore universitario qui a Cagliari, e responsabile di politiche migratorie per l'agenzia del lavoro.
A fine pranzo abbiamo parlato di immigrazione. Io, per tenere un atteggiamento educato, non ho espresso le mie idee in maniera radicale, cercando invece di fare esporre a lui le sue.
Beh, lui è convinto che l'Italia è un paese di quaquaraquà, e - alla fine - gli immigrati sanno di poter arrivare qui senza alcun problema, e di restarci. Parla di "danno epocale", riferito alla nostra politica e - ha spiegato - l'unico modo per fermare la criminalità è non permettere il girovagare dei clandestini e nemmeno la vendita di materiale contraffatto per le strade: sono le facce di una stessa medaglia.
"Bisogna preparare navi e aerei: appena sbarcano dalla carretta del mare di turno, vengono imbarcati in un'altra e portati nel paese di provenienza, senza spiegazioni. Dopo 3/4 volte già non arriverebbe più nessuno. I clandestini che vivono qui non hanno nulla da fare se non delinquere. Il buonismo di alcuni è controproducente per l'Italia, ma soprattutto per loro: si favorisce il distacco familiare, la criminalità organizzata. Questi spendono 5mila euro per venire in Italia: non pensate che siano i più poveri dell'Africa, questi sono personaggi che vengono guardati con sospetto anche da noi.
Beh, se divento Presidente del Consiglio lo nomino Ministro degli Interni.




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repapelle: