Marocchina, ricercatrice universitaria, affascinata da Fini dice: "Il mio popolo è di destra. Mica come gli algerini". E poi la storia di un medico palestinese, da vent’anni in Italia, amico di Storace.
di Giancarlo Castelli
ROMA - La sua ammirazione per Fini è sconfinata. “Un uomo coraggioso, che, quando ha parlato di voto per gli immigrati, ha avuto un pensiero nobile”. Si dichiara non militante ma simpatizzante di An “con passione”. “Sono di destra alla grande”. Così si autodefinisce. Lei, ricercatrice universitaria di diritto comparato e giornalista, ha un nome esotico e la pelle scura: si chiama Souad Sbai, è marocchina e tra i suoi tanti impegni è vice-presidente della comunità marocchina in Italia e presidente della comunità delle donne marocchine Acmid-donne. “Il popolo marocchino è essenzialmente di destra, lo è di nascita. Non come quei comunisti degli algerini”, dice senza mezzi termini anche se ammette che oggi, persino in Marocco, sono arrivati i “rossi”.
Ha accolto con entusiasmo la proposta di Fini sul voto agli immigrati. “Sono vicina a lui, alle sue posizioni”. Ma il suo modello è Storace. “Gasparri?”. “No, no. Storace”, specifica. Ce l’ha su con la sinistra, lei che quando ventidue anni fa venne in Italia, dove vive con marito italiano e due figli, era rimasta affascinata da Craxi e dal “socialismo”. “Ho fatto il percorso di tutti gli italiani – dice ridendo – prima tutti erano democristiani o socialisti, poi sono diventati tutti di destra”. Invece questa sinistra, proprio non le va giù. “Sono stati al governo per tanti anni e per gli immigrati non hanno fatto neppure una sanatoria”, dice. Veramente, ci fu la cosiddetta “sanatoria degli scontrini” dei governi di centrosinistra. “Sì, ma ci voleva un intervento strutturale e, invece, la sinistra, a noi, immigrati, dà sempre il contentino per farci stare buoni”, chiosa Souad. Ad esempio, dice, il Comune non ha dato una sede per la nostra associazione di donne. “Anzi – aggiunge – siamo l’unica associazione di donne rifiutata dalla Casa internazionale delle donne perché non siamo comuniste come loro”. Niente finanziamenti.
“Eppure abbiamo portato avanti progetti per l’alfabetizzazione femminile nel Maghreb. Però, adesso ci propongono il consigliere aggiunto che dovrebbe stare in consiglio a fare il fantoccio, visto che non avrà diritto di voto. Ecco, com’è la sinistra, ti dà il contentino”, ripete. Ama l’Italia che definisce il paese più all’avanguardia sui problemi dell’immigrazione. “Mai subìto episodi di razzismo”, afferma sicura. Qualche nota dolente c’è, però. “Il ricongiungimento familiare rimane un grosso problema. Mia madre, per venire a trovarmi, deve fare ogni volta il giro dalla Francia”. Effetto della Bossi-Fini. “E’ vero – ammette – questo succede perché la destra non ha il coraggio che ha dimostrato Fini”. La proposta del vicepremier non ha avuto grande successo nel partito. “Non fa niente – dice – il suo è stato lo stesso un pensiero nobile e proiettato nel futuro. Forse, è meglio così. Magari, gli immigrati non sono ancora pronti per questo passo”. Lei continuerà, comunque, il suo lavoro. “Sì, e senza i finanziamenti di nessuno. Lo ripeto. Ce li fanno vedere col binocolo”. Anche da destra? “Sì, certo, tutti. Destra e sinistra”.
Al contrario di Souad, un buon rapporto con le istituzioni, e uno stretto rapporto di amicizia, ce l’ha il dottor Foad Aodi, palestinese, in Italia dall’80. Con la sua Associazione medici stranieri in Italia, Amsi, più di 700 medici iscritti da tutti gli angoli della Penisola, lavora da anni con il centro-destra. “Principalmente col governatore del Lazio, Francesco Storace – dice – Abbiamo in piedi con la regione una serie di progetti sull’immigrazione e devo dire che il presidente si comporta in maniera assolutamente corretta con noi”. Diversamente da Souad, il dottor Aodi si trova bene anche con le amministrazioni di centrosinistra. “Anche loro hanno fatto buone cose per gli immigrati”, ammette. Insomma, questa destra è per la tolleranza e la solidarietà? “Assolutamente sì - dice Foad – siamo riconoscenti molto a Fini, al presidente Storace. Nonostante il lavoro fianco a fianco col presidente del Lazio devo dire che non ci ha mai chiesto il voto”.
(9 OTTOBRE 2003; ORE 070)
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