Carissimo Amor nostro, l’apparentamento per fortuna è andato, ma facciamo a capirci.
Non è che uno si sbatte come un ossesso per la difesa della vita, polemizza sul grumo di materia, s’inventa la moratoria sull’aborto, gira le parrocchie d’Italia, le canoniche e i conventi, si succhia i chierichetti di mezzo mondo, prende gli sputazzi dei laicisti, delle veterofemministe, delle neofemministe, dei repubblicani, dei liberali, dei riformisti, degli interisti, dei milanisti e di chi passa passa, tutto questo per onorare la vita prenatale, e poi finisce a ramengo così.
No. Non può essere.
Non è, carissimo Amor nostro, che uno lancia una crociata per i diritti del concepito, che rispolvera la superiorità morale delle ruote del Medioevo, che si strapazza per il diritto alla cura del nato prematuro, che protegge il feto per quello che può, che lo salvaguarda, lo tutela, lo ripara, lo coccola quasi, ne prende le parti, e magari con successo, ma sul più bello arriva lei, fresco-fresco, e appena il piccolo vagisce nella culla ce lo fa morire di spavento con il faccione di Ciarrapico.
A. Mercenario su www.ilfoglio.it di oggi
saluti




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