Accidenti come si è arrabbiato con Silvio Berlusconi, Francesco Merlo, per via della protesta su quelle famose schede elettorali da cambiare, ristampare, o non so cosa. Uno spettacolo, un fuoco d’artificio di bravura, un portento. Rigoroso come sempre, stringente più che mai, Merlo ha raccontato, come lui solo sa, l’ineluttabile modo, e astutamente disperato che l’Amor nostro impiega nella solita truffa agli italiani. I quali non ci cascano, eppure ci cascano, ne diffidano, quantunque si fidino, e non gli credono, ma alla fin fine sì, perché, nel paese della mozzarella inquinata, del vino al metanolo, di Parmalat, dell’arbitro corrotto, dei concorsi corrotti e dove, quasi quasi, anche la corruzione è corrotta, chi la vince è l’imbroglio. Nel caso specifico, l’allarme sulle schede. Con broglio incorporato. Questo ha spiegato, Merlo. E non soltanto colpisce la sostanza, nel suo racconto-invettiva. Il modo, anche, la scrittura. Civile più di Sciascia, pessimista quanto Pirandello, nemico dell’enfasi, di un’intensità che Verga non possedeva, e ironico al punto da superare Brancati, lo scrittore etneo Francesco Merlo ha tutti i numeri per diventare il Beppe Severgnini di Parigi.
di Andrea Marcenaro www.ilfoglio.it del 9 04 08
saluti




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