l boomerang Calearo
di Vittoria Perri
Lo chiamavano il “falco” di Confindustria e più d’uno nel PD pensava di aver fatto il colpaccio. Alla prima prova televisiva del candidato però qualcuno si è ricreduto. L’odiato Mastella diventa per Calearo il santo che ha salvato l’Italia da un governo che “era un misto mare”. L’ultima per il vice Ministro Visco: “Speriamo non lo ricandidino”. L’ira funesta di Arturo Parisi e quella silenziosa di Romano Prodi.
Roma, 6 marzo ’08.- Nelle intenzioni il nome di Massimo Calearo candidato nell’operoso Nord Est nella lista del Partito Democratico doveva essere un sapiente coup de théatre tipicamente veltroniano. Alla fine però più che di colpaccio si parla di boomerang. E chi lo aveva dipinto come un falco di Confindustria dovrebbe riallineare il giudizio. Alla prima uscita pubblica da candidato alle Politiche, infatti, Calearo di tutto dà prova tranne che di saper volteggiare con destrezza. La politica non è per tutti, questo sì, ma il numero uno di Finmeccanica ha smentito le più elementari previsioni. Le sue improvvide esternazioni hanno creato più di un malumore. Se questo si trasforma in una vera rivolta da parte del potente Arturo Parisi allora si è di fronte ad un grosso problema.
Massimo Calearo nella puntata di Ballarò si è dato la zappa sui piedi senza neppure troppo impegno da parte del conduttore. L’imprenditore si lascia andare ad una serie di dichiarazioni che se fossero arrivate da un candidato di centrodestra sarebbero state normali. Diventano abnormi se Calearo è com’è candidato del Partito Democratico, all’interno delle liste del quale figurano già eletti ben diciassette membri dell’attuale governo. Così sulla caduta del terremotato esecutivo Prodi, l’ex dirigente di Confindustria beatifica l’ex Ministro della Giustizia (“San Mastella”) che “ha fatto del bene al Paese” facendo saltare l’Esecutivo. Un Governo che, per Calearo, “era un misto mare”. La spara grossa poi sul vice ministro Vincenzo Visco: “Per carità, speriamo che non lo ricandidino”. Gongolante il vicino di poltrona Oliviero Diliberto, più che imbarazzato Enrico Letta, collega di schieramento e sottosegretario di Prodi.
All’indomani della trasmissione le cronache raccontano di un Romano Prodi imbufalito dalle dichiarazioni dell’industriale, non solo per il suo ruolo di Premier sostanzialmente sbeffeggiato ma anche in quanto Presidente del PD. Walter Veltroni corre ai ripari con una telefonata a Palazzo Chigi dai toni conciliatori. Ma l’affaire Calearo tocca i nervi, già scoperti da tempo, del Ministro della Difesa. Arturo Parisi (prodiano doc), indignato, minaccia di uscire dalle liste chiedendo ai leader del Pd di chiarire se quella di Calearo sia la linea del partito: “Non posso crederci, sono parole gravissime” è lo sfogo del ministro prodiano che arriva, quindi, a ipotizzare decisioni clamorose: senza chiarimenti, la sua candidatura potrebbe saltare.
Massimo Calearo certo non immaginava il terremoto che avrebbe creato e così si cosparge il capo di cenere e si lancia in una bizantina precisazione: l'azione del governo Prodi è stata "per molti versi positiva", ma la crisi aperta da Mastella "era inevitabile". Quel che conta è che "la mia candidatura nel Partito democratico nasce da una piena adesione al programma del Pd" e assicura di riconoscersi “negli obiettivi di crescita, nell'idea di una grande modernizzazione dell'Italia, in quello che ho chiamato il 'sogno' di Veltroni che mi ha conquistato".
Conquistato e persuaso ancora a metà, invece, Arturo Parisi il quale, pur prendendo atto delle parole di Calearo, continua col chiedere un chiarimento al silenzioso PD e ai suoi vertici, rei per il Ministro di non difendere a sufficienza i due anni di azione di Governo. Come la neofita capolista Marianna Madia porta in dote in parlamento la sua inesperienza così allo stesso modo Massimo Calearo, di certo poco avvezzo ai dibattiti politici. Dar fiato alla bocca, tuttavia, in tempi elettorali, non è consentito neppure a chi un falco proprio non è.
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