Calearo già pronto a passare col Cavaliere:
«Se chiama rispondo»
ROMA (20 aprile) - Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica, appena eletto in Parlamento con il Pd è già pronto a cambiare casacca. «Se Berlusconi, nell'ambito del dialogo con l'opposizione, dovesse chiamare, sarebbe mio dovere, per l'interesse dal Paese e del Nordest, rispondere», ha detto oggi il neo deputato ospite di Domenica In su Raiuno.
Pronta la replica di Maurizio Gasparri, anche lui in studio: «Il governo Berlusconi sarà composto da esponenti del centrodestra, quindi Calearo quella chiamata non l'avrà mai».
Il botta e risposta è nato da una domanda sulla disponibilità di Calearo a collaborare con il governo Berlusconi. «Non spetta a me candidarmi, ma nel bene della causa comune, sarei pronto a collaborare», ha detto l'ex numero uno di Federmeccanica. Ma Gasparri, che probabilmente sarà il presidente dei senatori del Pdl, ha replicato: «Berlusconi farà un governo composto solo da esponenti della coalizione di centrodestra. Penso dunque che quella chiamata Calearo non l'avrà mai».
«Non credo che serva il partito del Nord. Per risolvere i problemi del Paese bisogna ascoltare di più la gente», ha poi osservato Calearo, che boccia la proposta, lanciata nei giorni scorsi dal sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, di dare vita ad un Partito Democratico delle macroregioni. L'ex presidente di Federmeccanica ha affermato di aver visitato 60 comuni in tre settimane di campagna elettorale. «E, vedendo i risultati dopo il voto - ha aggiunto - in quei 60 comuni il Pd è cresciuto».
«Chi mi chiamava "il falco di Confindustria" oggi non entra nemmeno in Parlamento...», ha poi affermato Calearo analizzando il risultato del voto e riferendosi alla Sinistra Arcobaleno. Calearo ha quindi individuato quelli che a suo avviso sono i due motivi che hanno portato alla sconfitta del Pd: «Primo, il poco tempo, perché sei mesi non sono sufficienti per spiegare una proposta nuova, moderna, e di respiro europeo» come quella dei democratici. E in secondo luogo, i rapporti difficili con quella che oggi è la Sinistra Arcobaleno, nei due anni di governo Prodi». Poi ha concluso: «Quelli che mi chiamavano "il falco di Confindustria" oggi non entrano in Parlamento... È proprio il segno che è finita un'era».
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