CICCANNINU. Misteriosa parola a indicare il tocco del mezzogiorno e della mezzanotte. Forse, per l’alternato tono dei tocchi, si voleva scherzosamente dire di un Ciccu e di un Ninu (Francesco e Antonino) che si rispondono. O era il nome e cognome (Ciccu Annino) di un antico campanaro. O è corruzione di una parola composta, nella prima parte divenuta oscurissima e nella seconda significando – secondo il vocabolario dello Scobar (1519-20) – bello, soave, dolce: “hanino”. E questo significato è da attribuire alla parola “acanino” nella novella decima dell’ottava giornata del Decameron: “tu mi hai miso lo foco all’arma, toscano acanino”. Toscano dolce, non – come qualche chiosatore ha inteso – crudele.
Detto del mezzogiorno e della mezzanotte, “anninu” conferisce dolcezza: per il ristoro del cibo al mezzogiorno, del riposo alla mezzanotte. Peraltro – parole cadute in disuso – “anninnari” era il prolungato girare della trottola (“s’addrummiscì, si è addormentata, dicevano i bambini di una trottola che girasse a lungo e silenziosamente) e “anninnuliari” il cullare neniando i bambini.




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