
Originariamente Scritto da
patatrac
Bufala bill
Antonio Padellaro
Non abbiamo il minimo dubbio: il collega della «Stampa» ha riportato fedelmente le parole di Berlusconi sulla presunta cordata per Alitalia, rivelatasi poi falsa. Il virgolettato è autentico non fosse altro perché quei nomi (Mediobanca, Benetton, Ligresti, l’Eni) non può averli immaginati che l’intervistato. Una cordata priva di fondamento, inventata a scopi elettorali e subito smentita dai soggetti incautamente coinvolti con inevitabile retromarcia dal nostro bufala bill. Ci sarebbe da ridere se l’autore della facezia non stesse da giorni giocando sulla pelle di migliaia di lavoratori e con le quotazioni della Borsa. E se tra qualche settimana l’Italia non rischiasse seriamente di ritrovarsi questo personaggio di nuovo assiso sulla poltrona di Palazzo Chigi. Il mondo ci guarda, scrivevamo ieri, e resta di stucco (come il Wall Street Journal) nell’apprendere che alla testa di una delle nazioni più progredite può ritornare insieme al caravanserraglio di leghisti e secessionisti del nord e del sud chi interpreta la lotta all’evasione fiscale come una forma mascherata di aumento delle tasse. Chi coltiva l’idea che si possa vivere senza regole. Chi tratta le grandi scelte economiche come affari privati. Si era detto all’inizio della campagna elettorale che nel candidarsi per la quinta volta a premier (record eguagliato solo dal fascista Le Pen) forse il capo della destra aveva cambiato look mostrandosi più cauto nelle promesse, meno aggressivo nelle accuse. Pura illusione, come dimostra la foga iraconda con cui ha ripreso a dare del comunista a chiunque osi contraddirlo. A settanta e più anni Berlusconi non può certo cambiare una natura «allergica alla verità e una propensione voluttuaria e voluttuosa alle menzogne» (Indro Montanelli). Con i problemi che abbiamo il pensiero di altri cinque anni di avanspettacolo e girandole lascia sgomenti.
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