E' il titolo dell'ultima enciclica di benedetto sedicesimo dedicato al tema della fede e della speranza.
L' ho appena finita di leggere, e devo dire che offre alcuni spunti meritevoli di attenzioni per chi, come noi, si propone di essere forza culturale trasformatrice dell'attuale ordine capitalistico della merce
Non è mia intenzione riprendere il dibattito più volte affrontato su questo forum sul ruolo oggettivo della chiesa cattolica nei rapporti capitalistici contemporanei.
E'un discorso complesso, che in questo caso, non è fondamentale.
Quello che mi ha colpito è che la sensibilità emanata dal pensiero cattolico verte tutta su un aspetto di ostilità centrale riservato all'ideologia comunista marxista: il messianismo
da questo punto di vista comprendo perfettamente sia la critica cattolica alla pretesa del paradiso in terra partorita dal pensiero utopistico socialista, sia la critica all'economicismo di Marx, stante nel ritenere ogni contraddizine superabile con lo stravolgimento del modo di produzione.
Detto ciò, e posto che mi identifico nella critica che nell'enciclica appare rivolta al messianismo marxiano ( in proposito ho scritto un lungo articolo nel numero 0 comunismo e comunità in circolazione) , tuttavia bisogna fare chiarezza in proposito
Ratzinger nell'enciclica spiega con chiarezza la complemetarietà dell'azione sociale e comunitaria dell'uomo con la propria salvezza personale, mettendo assieme questi due aspetti senza però fonderli in un unicum confusionario.
e fin qui pieno accordo.
Il punto però, e qui i nodi vengono al pettine, è che nel momento in cui si capisce l'importanza ( non univoca ben inteso) delle determinanti socio-politiche, e si presuppone dunque l'esistenza di un ordine buono per gli uomini, poi non si compie il passo, che per la stessa ragione di fondo del cristianesimo, dovrebbe apprire scontato: una critica frontale, senza timori al modo di produzione captalistico ed alle strutture individualistiche ed ideologicamente manipolatrici che esso genera.
Ratzinger critica l'esistente, e il nichilismo montante, ma non guarda in faccia il nemico: il modo di produzione capitalistico.
Ora, questo non significa, pretendere che la chiesa svolga un ruolo rivoluzionario come i preti rossi delle guerriglie sudamericane ( sarebbe questa una visione infantile della realtà, oltrechè pericolosa), ma quello che stupisce è il rimanere imperterriti in una posizione di comodo sull'ideologia contemporanea criticandola sempre di striscio, senza prendere mai posizioni sbilanciate sul fondamento intrisecamente sbagliato del mondo contemporaneo.
Ratzinger capisce l'errore del messianismo, e lo fa anche, senza smontare Marx e le sue sacrosante ragoni di fondo, nonchè l'importanza dello studio delle strutture. Ma fatto questo, non procede ad una successiva critica rinnovata del capitalismo, ma prova ad agire dall'interno provocando quel connubio moralistico tra critica dell'esistente e accettazione delle sue strutture.
Il discorso è molto complesso, ma è utile per cogliere un motivo culturale e filosofico di fondo, di cui la cultura italiana è impregnata storicamente e di cui l'intero occidente è in parte figlio, che è il rapporto tra cristianesimo ufficiale e politica.
Questo rapporto chiaramente è contraddittorio, offre spunti interessanti e deve essere analizzato in tutta la sua complessità
Attendo l'annunciata enciclica sociale, per fare una critica più incisiva e costruttiva..




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