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    Predefinito Lo Stato al capezzale delle banche

    Lo Stato al capezzale delle banche
    Alfonso Tuor


    La crisi del sistema finanziario sembra essere entrata in un periodo di calma dovuto essenzialmente alla consapevolezza che il salvataggio della banca di investimento americana Bear Stearns significa che le autorità monetarie e politiche non permetteranno il fallimento di nessun istituto bancario. Questo giudizio è confortato dal rialzo dei titoli bancari e dalla riduzione del prezzo da pagare per assicurare i prestiti alle banche. Tutto ciò non ha comunque ridotto il costo del rifinanziamento sui mercati e soprattutto non ha scalfito la ritrosia delle banche a prestarsi capitali l’un l’altra. Infatti nonostante le banche centrali continuino ad immettere liquidità non è diminuito di molto il differenziale dei tassi a breve rispetto ai tassi base.
    L’allentamento temporaneo della tensione non vuole assolutamente dire che la crisi è superata, ma semplicemente che siamo entrati in una fase di bonaccia, rafforzata dell’aspettativa che la riunione del G7, che si terrà questa fine settimana, spiani definitivamente la strada a una ricapitalizzazione del sistema bancario occidentale con soldi della collettività. Addirittura alcuni ipotizzano di assegnare questo compito al Fondo Monetario Internazionale e lo stesso FMI sembra felice di ritrovare un suo ruolo dopo essersi trovato senza lavoro per il miglioramento delle condizioni finanziarie di molti paesi in via di sviluppo e soprattutto dopo che anche alcuni paesi ancora bisognosi di aiuto non vogliono più sentire parlare di FMI, poiché i suoi piani di salvataggio si sono spesso rivelati piani di distruzione delle economie che si intendeva aiutare.
    Che il sistema bancario necessiti di una ricapitalizzazione è fuori dubbio. Il motivo è molto semplice: le banche sono a corto di capitali e quindi non hanno mezzi propri a sufficienza per ammortizzare ulteriori perdite. A conferma di questa tesi si può usare l’esempio di UBS. La maggiore banca svizzera ha finora denunciato perdite e rettifiche di valore per 37 miliardi di franchi e due aumenti di capitali per un totale di 28 miliardi di franchi. Le «procedure di urgenza» usate dimostrano che questi passi non erano solo necessari, ma addirittura indispensabili. Infatti nel primo caso si è ricorsi ad un fondo statale di Singapore e ad un anonomo investitore con l’emissione di obbligazioni convertibili obbligatoriamente per circa 13 miliardi di franchi. Nel secondo caso si sta procedendo ad un aumento di capitale di 15 miliardi di franchi immediatamente garantito da un sindacato formato da quattro grandi banche (sarebbe interessante conoscere quanto pagherà UBS per questa garanzia). La situazione non è diversa per le banche americane che, come UBS, hanno usato i mezzi propri e si sono indebitate (o meglio hanno usato la leva) per fare grandi scommesse sui mercati. E le cifre cominciano ad emergere. Stando al «Wall Street Journal», i livelli di indebitamento di banche come Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lehman Brothers e Merrill Lynch equivalgono a 30 volte i mezzi propri. Per meglio far capire cosa ciò significhi, il quotidiano americano scrive «è come se un’azienda o una famiglia fosse proprietaria solo del 3% di una casa e il restante 97% fosse coperto da crediti ipotecari». La realtà è ancora più grave, poiché i soldi presi a prestito venivano e vengono investiti in operazioni finanziarie ad alto rischio. Insomma queste banche di investimento sono in realtà dei grandi Hedge Funds.
    Ora, se è innegabile che il salvataggio di banche come Bear Stearns con l’uso massiccio di soldi pubblici (per l’esattezza 29 miliardi di dollari) è indispensabile per evitare che il loro fallimento provochi una crisi sistemica, non è però accettabile che l’aiuto statale venga «cammuffato» in modo da non provocare una reazione politica che porterebbe al cambiamento radicale delle regole del gioco. E l’intervento statale c’è già ed è notevole. Il più importante aiuto è l’implicita garanzia, confermata dal salvataggio della Bear Stearns, che nessuna banca fallirà. Ma c’è di più. Vi è lo stravolgimento di tutte le regole di finanziamento del sistema bancario da parte delle banche centrali, con l’accettazione come pegno di qualsiasi tipo di titolo. Infatti con le continue iniezioni di liquidità si è di fatto «nazionalizzato» questo mercato, trasferendo nei conti delle banche centrali gran parte dei titoli a rischio (nel caso degli Stati Uniti 300 miliardi di dollari di titoli da dicembre ad oggi). Inoltre, agenzie parastatali come Freddie Mac e Fannie Mae, così come le Federal Home Loan Banks, sono state lanciate a garantire o a comprare titoli legati al mercato immobiliare americano per un totale di altri 300 miliardi di dollari. Queste operazioni, da un canto hanno alleggerito e di molto la pressione sul sistema bancario americano e hanno finora permesso di evitare altri crack bancari, dall’altro sono architettate in modo tale da non apparire per quello che in realtà sono, cioé un intervento dello Stato che si addossa i cattivi rischi delle banche. Ma tutto ciò non basta e quindi si ipotizza l’intervento dell’FMI, anche perché si è perfettamente consapevoli che la recessione è destinata a far aumentare la quantità dei crediti inesigibili e quindi a peggiorare le condizioni del sistema bancario. Ma questa è musica delle prossime settimane. Oggi è importante comprendere che è in corso una grande operazione di sussidiamento pubblico al sistema finanziario e che addirittura se ne sta preparando un’altra di dimensioni ancora maggiori. Nonostante i tentativi di cammuffare questi aiuti statali ai signori dei bonus e delle buonuscite milionarie, la continuazione della crisi impedirà di raggiungere lo scopo di salvaguardare i meccanismi della nuova ingegneria finanziaria, che è quel gioco infernale fatto di miliardi e miliardi di debiti che è la causa prima dell’attuale crisi.

    http://www.cdt.ch/interna.asp?idarticolo=136706

  2. #2
    Cancellato
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    Oggi è uscita una notizia BOMBA sul wsj.

    Mi sorprende che i signoraggisti non l'abbiano riportata in pompa magna. Anzi, non mi sorprende affatto

  3. #3
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    Ossia?

  4. #4
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da epiros Visualizza Messaggio
    Lo Stato al capezzale delle banche
    Alfonso Tuor



    Ora, se è innegabile che il salvataggio di banche come Bear Stearns con l’uso massiccio di soldi pubblici (per l’esattezza 29 miliardi di dollari) è indispensabile per evitare che il loro fallimento provochi una crisi sistemica, non è però accettabile che l’aiuto statale venga «cammuffato» in modo da non provocare una reazione politica che porterebbe al cambiamento radicale delle regole del gioco. E l’intervento statale c’è già ed è notevole. Il più importante aiuto è l’implicita garanzia, confermata dal salvataggio della Bear Stearns, che nessuna banca fallirà. Ma c’è di più. Vi è lo stravolgimento di tutte le regole di finanziamento del sistema bancario da parte delle banche centrali, con l’accettazione come pegno di qualsiasi tipo di titolo. Infatti con le continue iniezioni di liquidità si è di fatto «nazionalizzato» questo mercato, trasferendo nei conti delle banche centrali gran parte dei titoli a rischio (nel caso degli Stati Uniti 300 miliardi di dollari di titoli da dicembre ad oggi).
    Questo significa che qualsiasi potentato, lobby, confraternita, mafia, può continuare a creare moneta fasulla. E poi addebitarla all'economia reale.
    La miscela è "esplosiva", a parer mio ci porta dritti verso una terza guerra mondiale passando per il crollo delle economie nazionali.
    Non sarà la fine del mondo, del resto il liberismo finanziario a creato la prima, ha creato la seconda, e metterà in piedi pure la terza.

  5. #5
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    Accidenti, mi sa che Grifo abbia ragione!

    Infatti anche Bankitalia si e' uniformata alla strategia e "perdona" la BNL (sua importante socia azionista) per i derivati ed affini con significative affermazioni:

    Il Sole 24 Ore Finanza e Mercati
    Bankitalia assolve Banca Nazionale del Lavoro per le operazioni sui derivati
    di Laura Serafini

    La Banca d'Italia promuove Bnl all'esame sui derivati. L'esito dell'ispezione conoscitiva condotta sul gruppo di via Veneto per circa sei mesi è stato illustrato ieri durante una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione da Claudio Clemente, responsabile della vigilanza sugli enti creditizi, e da Giambattista Chiarenza, responsabile della sede di Roma dell'istituto centrale. Nel mirino le operazioni sui derivati condotte tra il 2006 e il 2007, tra cui in particolare i contratti stipulati con gli enti locali finiti al centro di tramissioni televisive. Gli ispettori di via Nazionale hanno vagliato le operazioni svolte dalla banca con un sistema a campione, dunque non hanno passato al setaccio tutte le pratiche contrattuali. E, soprattutto, hanno valutato l'impatto degli strumenti derivati dal punto di vista della stabilità e del rischio credito della banca. Non, dunque, per gli aspetti inerenti la consapevolezza del rischio assunto dal contraente. Ciononostante, Chiarenza (che ha letto la relazione) ha riconosciuto i miglioramenti registrati da Bnl (la precedente ispezione qualche anno fa si era conclusa con l'irrogazione di sanzioni pecuniarie a tutto il cda, ndr) ma ha comunque avanzato raccomandazioni su 3/4 punti. Ha sollecitato la banca a una più puntuale applicazione della direttiva sul mark to market (dunque, la valutazione a fair value dei vari contratti derivati nel bilancio della banca). A una maggiore attenzione nella strategia distributiva dei derivati che, tradotto in parole povere, significa una più accurata disamina degli strumenti derivati che in molti casi vengono comprati da grandi banche internazionali e poi rivenduti al cliente finale. E ancora, il monito ad assicurarsi che tipologie di prodotto con un alto profilo di rischio vengano vendute soltanto ad acquirenti consapevoli, seppure da questo punto di vista nuove norme e procedure a garanzia del risparmiatore sono state introdotte con la direttiva Mifid. Chiarenza ha insistito molto sulla necessità di una rappresentazione contrattuale di questi strumenti il più possibile chiara e trasparente perché la prospettiva, altrimenti, è che la banca possa incorrere – e questo evidentemente preoccupa via Nazionale tanto quanto il rischio di credito – nei rischi legali dovuti al contenzioso. Al termine della lettura del breve documento, Clemente ha ribadito al consiglio che l'approccio della Banca d'Italia è una vigilanza a sostegno delle banche per migliorare la gestione dei rischi di mercato e dei rischi creditizi. Dopodiché, ha informato i consiglieri che sui derivati Bnl è andata molto meglio rispetto alle altre banche. Certo, Bnl è uno degli istituti nazionali ad aver collocato un numero limitato di derivati. Ma, considerato che è la prima indagine che si conclude e che via Nazionale ha avviato ispezioni analoghe su UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare, sarà interessante sapere come se la caveranno gli altri. Il cda invierà le controdeduzioni a Bankitalia e poi, entro 30 giorni, tornerà a deliberare sul quel rapporto.
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/04/bnl-bankitalia-operazioni-derivati.shtml?uuid=59404c40-0799-11dd-ac64-00000e251029&DocRulesView=Libero

  6. #6
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da Wento Visualizza Messaggio
    Accidenti, mi sa che Grifo abbia ragione!

    Infatti anche Bankitalia si e' uniformata alla strategia e "perdona" la BNL (sua importante socia azionista) per i derivati ed affini con significative affermazioni:...
    Mi ricordo che quando scoppiò la bolla della new economy venne fuori che Bankitalia si era giocato mille miliardi di lire (mille "nostri" miliardi di lire) sugli edge fund e li aveva persi tutti.
    Non ricordo chi fosse governatore all'epoca di queste prodezze, ma direi che vista la montagna di titoli spazzatura rifilati agli enti locali (e che alla fine pagheremo con le nostre tasse), direi che ad ingrassare gli speculatori coi soldi pubblici Bankitalia ha precorso i tempi.

    La questione è ideologica, serissima.
    Se io e i miei compari ci divertiamo a produrre "titoli" dal valore fittizio, fasullo, che per un certo periodo appozzano valore reale nell'economia e nel risparmio reali, e poi periodicamente li facciamo crollare, è già un grosso danno. Lo paghiamo con l'impoverimento progressivo di intere generazioni.

    Adesso si pretende di evitare questi crolli, funzionali al sistema finanziario fatto di truffe e rapine, accollando direttamente ai contribuenti la moneta fasulla creata con i giochi delle tre carte.
    Dicevamo qualche settimana fa che la "ricchezza" finanziaria sarebbe di 713 miliardi di miliardi di $.
    Se questa "ricchezza" esistesse veramente dovrebbe rendere qualcosa, diciamo almeno il 3% l'anno.
    Ne verrebbe fuori una cifra altrettanto spropositata, cioè 22 miliardi di miliardi di $ l'anno, e cioè 22.000.000.000.000.000.000 $; Questi sarebbero gli interessi.
    'Ndo stanno? Chi li prende?
    E' ovvio che semplicemente non esistono. E se non esistono gli interessi a maggior ragione non esiste il capitale.

    Se dovessi fare un paragone storico mi riferirei alla corte di Luigi XIV. I nobili esentati dal pagare le tasse, e spese folli della corte (circa 1/3 del bilancio francese) e del resto della nobiltà. Sostituite la nobiltà feudale con l'aristocrazia finanziaria e vedrete che stiamo nella stessa situazione.
    Nel primo caso ad un certo punto sono finiti sotto il Grande Rasoio, nel secondo caso ci finiranno.

  7. #7
    any man
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    Citazione Originariamente Scritto da Wento Visualizza Messaggio
    Accidenti, mi sa che Grifo abbia ragione!

    Infatti anche Bankitalia si e' uniformata alla strategia e "perdona" la BNL (sua importante socia azionista) per i derivati ed affini con significative affermazioni:

    Il Sole 24 Ore Finanza e Mercati
    Bankitalia assolve Banca Nazionale del Lavoro per le operazioni sui derivati
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    La Banca d'Italia promuove Bnl all'esame sui derivati. L'esito dell'ispezione conoscitiva condotta sul gruppo di via Veneto per circa sei mesi è stato illustrato ieri durante una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione da Claudio Clemente, responsabile della vigilanza sugli enti creditizi, e da Giambattista Chiarenza, responsabile della sede di Roma dell'istituto centrale. Nel mirino le operazioni sui derivati condotte tra il 2006 e il 2007, tra cui in particolare i contratti stipulati con gli enti locali finiti al centro di tramissioni televisive. Gli ispettori di via Nazionale hanno vagliato le operazioni svolte dalla banca con un sistema a campione, dunque non hanno passato al setaccio tutte le pratiche contrattuali. E, soprattutto, hanno valutato l'impatto degli strumenti derivati dal punto di vista della stabilità e del rischio credito della banca. Non, dunque, per gli aspetti inerenti la consapevolezza del rischio assunto dal contraente. Ciononostante, Chiarenza (che ha letto la relazione) ha riconosciuto i miglioramenti registrati da Bnl (la precedente ispezione qualche anno fa si era conclusa con l'irrogazione di sanzioni pecuniarie a tutto il cda, ndr) ma ha comunque avanzato raccomandazioni su 3/4 punti. Ha sollecitato la banca a una più puntuale applicazione della direttiva sul mark to market (dunque, la valutazione a fair value dei vari contratti derivati nel bilancio della banca). A una maggiore attenzione nella strategia distributiva dei derivati che, tradotto in parole povere, significa una più accurata disamina degli strumenti derivati che in molti casi vengono comprati da grandi banche internazionali e poi rivenduti al cliente finale. E ancora, il monito ad assicurarsi che tipologie di prodotto con un alto profilo di rischio vengano vendute soltanto ad acquirenti consapevoli, seppure da questo punto di vista nuove norme e procedure a garanzia del risparmiatore sono state introdotte con la direttiva Mifid. Chiarenza ha insistito molto sulla necessità di una rappresentazione contrattuale di questi strumenti il più possibile chiara e trasparente perché la prospettiva, altrimenti, è che la banca possa incorrere – e questo evidentemente preoccupa via Nazionale tanto quanto il rischio di credito – nei rischi legali dovuti al contenzioso. Al termine della lettura del breve documento, Clemente ha ribadito al consiglio che l'approccio della Banca d'Italia è una vigilanza a sostegno delle banche per migliorare la gestione dei rischi di mercato e dei rischi creditizi. Dopodiché, ha informato i consiglieri che sui derivati Bnl è andata molto meglio rispetto alle altre banche. Certo, Bnl è uno degli istituti nazionali ad aver collocato un numero limitato di derivati. Ma, considerato che è la prima indagine che si conclude e che via Nazionale ha avviato ispezioni analoghe su UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare, sarà interessante sapere come se la caveranno gli altri. Il cda invierà le controdeduzioni a Bankitalia e poi, entro 30 giorni, tornerà a deliberare sul quel rapporto.
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/04/bnl-bankitalia-operazioni-derivati.shtml?uuid=59404c40-0799-11dd-ac64-00000e251029&DocRulesView=Libero
    La Bnl non mi risulta che sia in procinto di fallimento per avere emesso derivati. Pertanto è un risultato più che logico della fine dell'indagine.

  8. #8
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da Average Joe Visualizza Messaggio
    La Bnl non mi risulta che sia in procinto di fallimento per avere emesso derivati. Pertanto è un risultato più che logico della fine dell'indagine.
    Esatto, BNL ha venduto moneta fasulla scambiandola con soldi veri.
    Incassato i soldi veri la moneta fasulla si è rivelata quello che era: fasulla.
    Bankitalia, di proprietà del sistema bancario che vuole vendere moneta fasulla, certifica che si può fare.

    Niente di strano, è esattamente quello che ho detto prima: precorriamo i tempi.

  9. #9
    any man
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    Citazione Originariamente Scritto da Grifo Visualizza Messaggio
    Esatto, BNL ha venduto moneta fasulla scambiandola con soldi veri.
    Incassato i soldi veri la moneta fasulla si è rivelata quello che era: fasulla.
    Bankitalia, di proprietà del sistema bancario che vuole vendere moneta fasulla, certifica che si può fare.
    Ha fatto speculazione come tutti i soggetti entrati nel gioco, comuni compresi.
    Vendere moneta fasulla non vuol dire nulla, un derivato è uno strumento speculativo e basta.

  10. #10
    Gianicolo, 1849
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    Citazione Originariamente Scritto da Average Joe Visualizza Messaggio
    Ha fatto speculazione come tutti i soggetti entrati nel gioco, comuni compresi.
    Vendere moneta fasulla non vuol dire nulla, un derivato è uno strumento speculativo e basta.
    Eccome non vuol dire nulla?
    Andare in giro a cercar gonzi da spennare una volta era reato.

    Art. 640 C.P. - Truffa
    Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a se' o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire centomila a due milioni.

    Questa è l'esemplare definizione del malaffare data dal giurista fascista Alfredo Rocco. Se questo reato fosse applicato i venditori di prodotti speculativi starebbero a meditare nelle patrie galere.
    Invece le banche si autoprocessano e, ovviamente, si autoassolvono certificando la società del libero imbroglio. Quando mai si è vista una corporazione che non solo si promuove a Ordine, ma addirittura si autoassolve?

    E adesso ci vengono a dire: non solo quando ti truffo poi mi autoassolvo, ma addirittura quando la piramide inevitabilmente mi crolla addosso (che tale è la moderna "ingegneria finanziaria", una volgare catena di Sant'Antonio) me la ripaghi coi soldi dei contribuenti, così ricomincio subito.

    Io ho un'idea chiarissima su come risolvere il problema dei prodotti speculativi.


 

 
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