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  1. #1
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    Predefinito Domanda sul libro di Ester

    Ave.

    Avrei una domanda su un passo del libro dell'Antico Testamento: il libro di Ester.

    Mi riferisco alla preghiera di Ester in questa sua parte:
    "Ricordati, Signore; manifestati nel giorno della nostra afflizione e a me dà coraggio, o re degli dei e signore di ogni autorità."
    4, 17r

    Questo significa forse che Javè nell'epoca in cui avvenne l'episodio era considerato dagli ebrei non come il solo ed unico Dio supremo e universale, ma solo come il più grande fra una molteplicità di dei, a cui bisognava unicamente tenere fede?

    Preciso che la versione che ho letto è quella del testo ufficiale della CEI (non lo dico come dato "positivo" o "negativo", ma come mera constatazione).

  2. #2
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    La Bibbia CEI ha questa nota:

    7r. Re degli dèi indica il Dio unico.

    era considerato dagli ebrei non come il solo ed unico Dio supremo e universale
    No, Dio era considerato proprio così come si evince dalle preghiere di Mardocheo ed Ester.

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    Domine, non sum dignus, ut intres sub tectum meum: sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea

  3. #3
    SMF
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    Il testo che ho è quello tascabile e non hanno inserito quella nota di cui parli, è per questo che ho chiesto
    Grazie per la risposta, però perchè dire "re degli dei" se gli "dei" non esistono? E' un rafforzativo?

  4. #4
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    Di nulla Giò91.

    Penso che o l'espressione derivi dal linguaggio ebraico, per indicare l'unico Dio; o che con "dei" si voglia indicare in realtà gli Angeli; oppure che sia un modo di dire per rimarcare la superiorità di Dio sui falsi dei inesistenti delle popolazioni idolatriche.
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  5. #5
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    Il dubbio sorge perchè il passaggio riportato è assolutamente impreciso...
    Riporto di seguito lo stesso passaggio, preceduto anche da gli altri versetti, grazie ai quali si può comprendere e leggere come Ester invocasse continuamente il Dio d'Israele come l'Unico, proprio in opposizione agli dei pagani.
    Il testo è tratto dalla Bibbia del Ricciotti:

    Anche la regina Ester, atterrita per l'imminente pericolo di morte, ricorse al Signore. Deposte le vesti regali, vestì abiti di pianto e di lutto e invece di profumi preziosi, si coprì il capo di cenere e polvere, umiliò duramente il suo corpo coi digiuni, e in tutti i luoghi dove prima soleva godere la gioia, spargeva ciocche dei suoi capelli stracciati.
    E così pregò il Signore, Dio d'Israele: Signor mio, che sei il nostro unico Re, aiutatemi nel mio isolamento, perchè io non ho altro aiuto che te [...].
    Io ho sentito dire, fin dalla giovinezza, in mezzo alla mia famiglia, che tu, o Signore, hai scelto Israele [...] per possedere un popolo il quale fosse la tua eredità eterna [...]
    Ma ora abbiamo peccato dinanzi a te, e ci hai consegnato nelle mani dei nostri nemici, perchè ci siamo prostrati dinanzi ai loro dèi [...]
    Non cedere, o Signore, il tuo scettro agli dèi, che non sono altro che un nulla, perchè i gentili non ridano della nostra rovina; ma volgi contro questi pagani i loro stessi disegni [...].
    La tua serva non ha mai magiato alla mensa di Aman, nè onorati con la sua presenza i conviti del re, nè bevuto il vino delle libagioni. O Signore, Dio d'Abramo, la tua serva, dal giorno dell'elevazione fino ad oggi, non ha gustato gioia se non in te. O Dio, più forte di tutti, esaudisci la voce di coloro, che non hanno altra speranza; liberaci dalla mano degli iniqui e conforta me nel mio dolore.

    Mi pare evidente che, una buona edizione e la giusta lettura nel contesto, fughi ogni dubbio.
    Tra l'altro quel "O Dio, più forte di tutti" significa evidentemente "o Dio più forte di tutti gli dèi pagani dei nostri nemici", quelli che Ester aveva definito un nulla...

    Spero di esserti stata d'aiuto

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Eugenius Visualizza Messaggio
    Di nulla Giò91.

    Penso che o l'espressione derivi dal linguaggio ebraico, per indicare l'unico Dio; o che con "dei" si voglia indicare in realtà gli Angeli; oppure che sia un modo di dire per rimarcare la superiorità di Dio sui falsi dei inesistenti delle popolazioni idolatriche.
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    secondo me è la seconda che hai detto!

    infatti anche il commento ed i brani riportati da Martha lo confermano!

  7. #7
    Becero Reazionario
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    cfr anche salmo 81, ad esempio:

    Dio sta nell'assemblea degli dei
    e in mezzo ad essa giudicherà gli dei


    possibili spiegazioni:

    CIRILLO ALESSANDRINO:
    Senza dubbio è il Salvatore che qui è chiamato Dio. E' il suo vero nome, è dire di Lui ciò che egli è per natura. E' dunque il Verbo, l'Unigenito figlio di Dio, che sta nell'assemblea degli dei; questi secondo At 23,5 sono i sacerdoti.

    TEODORETO:
    Gli dei sono i capi dei giudei

    AGOSTINO:
    Assemblea degli dei: è il popolo d'Israele. In mezzo a voi sta colui che voi non conoscete (Gv 1,26)

    BEDA:
    Dio sta nella Sinagoga e rimprovera i responsabili del popolo

    EUSEBIO:
    La Scrittura chiama dei coloro ai quali è stata rivolta la parola di Dio

    ATANASIO:
    Dei: I capi dei giudei. Dio è venuto in mezzo a loro all'avvento del Cristo, li ha giudicati e li ha trovati colpevoli

    (note tratte dal libro: I Padri commentano il salterio della Tradizione - Gribaudi - pp. 426-427)

  8. #8
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    . Di Asaf.

    1Dio si alza nell'assemblea degli dei,
    ed in mezzo ad essa giudicherà gli dèi.

    2"Fino a quando giudicherete iniquamente
    e sosterrete la parte degli empi?
    3Difendete il debole e l'orfano,
    al misero e al povero fate giustizia.
    4Salvate il debole e l'indigente,
    liberatelo dalla mano degli empi".

    5Non capiscono, non vogliono intendere,
    avanzano nelle tenebre;
    vacillano tutte le fondamenta della terra.
    6Io ho detto: "Voi siete dèi,
    siete tutti figli dell'Altissimo".
    7Eppure morirete come ogni uomo,
    cadrete come tutti i potenti.

    8Sorgi, Dio, a giudicare la terra,
    perché a te appartengono tutte le genti.


    speigazione di S. Agostino:

    Chiesa e sinagoga.

    1. [v 1.] Salmo per Asaf stesso. A questo salmo, come agli altri che si aprono con la stessa intestazione, ha fornito il titolo o la persona da cui fu scritto o la realtà designata con tale nome: per cui, se lo si vuol comprendere, ha da riferirsi alla sinagoga, poiché tale è il significato di Asaf. E questo, tanto più che della sinagoga parla già il suo primo versetto. Comincia infatti: Dio è stato nella sinagoga degli dei. Quando dice " dei " non dobbiamo evidentemente pensare né agli dei delle genti, ossia agli idoli, né a qualsiasi creatura celeste o terrena, ma a degli uomini. Difatti il salmo, precisando questo versetto, un po' più avanti assai chiaramente indica chi siano quegli dei tra i quali Dio si è intrattenuto. Dice: Io ho detto: Voi siete dèi, e figli dell'Altissimo voi tutti; ma voi morirete come uomini e cadrete come uno dei principi 1. Dio, dunque, è stato nella sinagoga dei figli dell'Altissimo, dei quali lo stesso Altissimo dice per bocca di Isaia: Io ho generato figli e li ho innalzati; ma essi mi hanno disprezzato 2. Per " sinagoga " intendiamo, poi, il popolo d'Israele: poiché propriamente erano le adunanze degli ebrei che si solevano chiamare sinagoga, per quanto fossero chiamate anche chiesa. Gli Apostoli, invece, mai chiamarono sinagoga l'accolta del popolo cristiano, ma sempre Chiesa: sia per distinguerla dai gruppi giudaici, sia perché tra " riunione " (donde deriva sinagoga) e " convocazione " (donde ha preso nome la Chiesa) vi è una certa differenza. Infatti, anche gli animali sono soliti riunirsi e le riunioni degli animali propriamente noi le chiamiamo greggi; mentre l'essere convocati è proprio degli esseri ragionevoli come appunto gli uomini. Per questo, con la voce dello stesso Asaf, in un altro salmo si canta: Io sono divenuto come animale presso di te, eppure io sono sempre con te 3. E ciò avveniva quando Asaf (la sinagoga) sembrava, sì, devota all'unico vero Dio, tuttavia ne attendeva, come beni supremi, le cose carnali terrene temporali. Troviamo comunque che anche gli ebrei spesso sono chiamati figli: non per la grazia propria del Nuovo Testamento ma per quella che accordava il Vecchio. Fu, infatti, la grazia a scegliere Abramo e a far nascere dalla sua carne un popolo molto grande, come fu per la grazia che, prima ancora di venire al mondo, Giacobbe fu amato ed Esaù odiato 4. E fu la stessa grazia che liberò il popolo dall'Egitto e le introdusse nella terra promessa, dopo averne scacciate le genti. Se infatti non si trattasse della stessa grazia, nel Vangelo non si direbbe certamente di noi (ai quali è stata data la potestà di diventare figli di Dio e d'essere ordinati alla conquista d'un regno non terreno ma celeste) che abbiamo ricevuto grazia al posto della grazia 5, cioè, al posto delle promesse del Vecchio Testamento, abbiamo ricevuto le promesse del Nuovo Testamento. È chiaro dunque, a quanto credo, in quale sinagoga degli dei è stato Dio.
    La presenza di Dio nel creato e nell'uomo.

    2. È nostro compito, ora, indagare se il Padre o il Figlio o lo Spirito Santo, oppure la Trinità tutta intera sia stata nella sinagoga degli dèi e in mezzo a loro abbia giudicato. Difatti ognuna delle persone divine è Dio, e la Trinità stessa è un unico Dio. Non è facile spiegare questo: poiché Dio si rende presente con una presenza non corporale ma spirituale, come conviene alla sua essenza, e non si può negare che questa sua presenza nelle cose create è mirabile e che pochissimi riescono sì e no a comprenderla. A lui infatti dice [il salmo]: Se salirò in cielo, tu vi sei; se discenderò all'inferno, tu sei là 6. Ne segue che, come ci viene attestato, Dio sta nell'adunanza degli uomini in modo invisibile; così come egli riempie il cielo e la terra, cosa che egli stesso rivela per mezzo del profeta 7. Né è solo questione di insegnamento ricevuto, ma le stesse capacità dello spirito umano riconoscono che Dio sta nelle cose che ha create, a condizione però che anche l'uomo gli sia presente e lo ascolti, e gioisca e si rallegri per la sua voce interiore 8. Tuttavia, a quanto credo, questo salmo tenta di suggerirci qualcos'altro: una cosa cioè accaduta in un determinato momento storico, a cominciare dal quale Dio s'è reso presente nella sinagoga degli dei. Infatti, quella presenza per cui egli riempie il cielo e la terra non ha particolari riferimenti con la sinagoga né si modifica con il tempo. Perciò il Dio che è stato nella sinagoga degli dei è certamente colui che diceva di se medesimo: Io sono stato mandato soltanto per le pecore perdute della casa d'Israele 9. È detto anche perché egli stia in tale sinagoga: Egli giudica in mezzo agli dei. Riconosco, dunque, che Dio è stato nella sinagoga degli dei, di coloro cioè a cui appartengono i patriarchi e dai quali Cristo è nato secondo la carne. Dio, appunto per stare nella sinagoga di questi dei, è nato da loro secondo la carne. Ma quale Dio? Egli non è certamente un dio come coloro nella cui sinagoga è stato; ma piuttosto è un dio conforme a ciò che dice l'Apostolo: Egli è sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli 10. Riconosco, ripeto, che Dio è stato in mezzo a loro, riconosco che Dio vi era come uno sposo, del quale un certo suo amico diceva: Sta in mezzo a voi uno che voi non conoscete 11. Di questi ultimi poco dopo il salmo dice: Non hanno saputo, né hanno capito: camminano nelle tenebre 12; e l'Apostolo testimonia: È capitata la cecità a una parte d'Israele, affinché entrasse la totalità delle genti 13. I suoi compatrioti, dunque, lo vedevano stare in mezzo a loro, ma non vedevano che era Dio, come invece lui voleva essere visto quando diceva: Chi vede me, vede anche il Padre 14. Quanto alla separazione effettuata tra gli déi, essa avviene non per i loro meriti ma per la sua grazia: facendo con la stessa irrorazione, di alcuni, vasi per uso nobile, di altri, vasi per uso vile 15. Chi infatti ti giudica? Che cosa hai tu che non l'abbia ricevuto? E se lo hai ricevuto perché ti glori come se non lo avessi ricevuto? 16
    Stolta la resistenza dell'uomo all'azione salvifica di Dio.

    3. [vv 2.3.] Ascolta la voce di Dio che opera la separazione, ascolta la voce del Signore che divide la fiamma del fuoco 17. Fino a quando giudicherete secondo ingiustizia, e prenderete le parti dei peccatori? Come dice altrove: Fino a quando duri di cuore? 18 Forse fino all'avvento di colui che è la luce del cuore? Io vi ho dato la legge e voi ostinatamente vi siete opposti. Vi ho mandato i profeti e voi li avete offesi o uccisi, oppure avete parteggiato per chi commetteva questi delitti. Ma omettendo di parlare (tanto è indegno!) di coloro che uccisero i servi di Dio che erano stati loro inviati, voi che tacevate mentre queste cose accadevano, cioè voi che volete imitare, come se fossero innocenti, coloro che allora tacquero, fino a quando giudicherete secondo ingiustizia e prenderete le parti dei peccatori? Deve forse essere ancora ucciso l'erede che viene? Non ha forse voluto egli stesso essere per voi senza padre come un orfano? Non ha forse sofferto per voi la fame e la sete come un misero? Non ha forse gridato a voi: Imparate da me che sono mite e umile di cuore 19? Non è divenuto forse povero, mentre era ricco, per arricchirvi con la sua povertà 20? Orbene rendete giustizia all'orfano e al misero; giustificate l'umile e il povero. Non ritenete giusti quelli che sono superbi e ricchi per se stessi, ma lui che per voi si è reso umile e povero: costui considerate giusto, e giusto proclamate.
    I responsabili della morte di Cristo.

    4. [v 4.] Ma lo invidieranno e in nessun modo lo risparmieranno. Diranno: Ecco l'erede! Venite, uccidiamolo! e nostra sarà l'eredità 21. Salvate dunque il misero, e liberate il povero dalle mani del peccatore. Questo è detto affinché ci si renda conto che, di quel popolo nel quale Cristo nacque e fu ucciso, non furono immuni da colpa neppure quei tali che, sebbene fossero così numerosi che, come dice il Vangelo, i giudei ne ebbero timore e per questo non osarono mettere le mani su Cristo, in seguito divenuti accomodanti permisero che Cristo fosse ucciso dai malvagi e invidiosi capi del giudaismo 22. Essi certamente, se lo avessero voluto, avrebbero potuto incutere sempre timore a questi scellerati; per cui le mani di costoro mai avrebbero prevalso contro Cristo. A proposito di tali giudei altrove è detto: Erano cani muti né sapevano latrare 23. E a costoro si riferiscono anche le parole: Ecco! Il giusto soccombe [nella morte] e nessuno se ne accorge 24. Andò in rovina per quanto era in potere di coloro che volevano perderlo. Difatti in qual modo poteva perire, morendo, colui che in tal modo cercava proprio ciò che si era perduto? Evidentemente, se il nostro rimprovero e la nostra accusa sono giusti nei riguardi di coloro che tacendo hanno permesso l'attuazione di un così grande delitto, in qual modo dovranno rimproverarsi (o, meglio, non rimproverarsi, ma severamente condannarsi) coloro che idearono l'impresa e con malvagità la portarono a compimento?
    La morte di Cristo causa nell'uomo effetti contrastanti.

    5. [v 5.] A tutti però si adattano, e perfettamente, le parole che seguono: Non hanno saputo né compreso; camminano nelle tenebre. Se infatti gli uni avessero conosciuto il Signore della gloria, mai lo avrebbero crocifisso 25; e se l'avessero saputo gli altri, mai avrebbero consentito alla liberazione di Barabba e alla crocifissione di Cristo. Ma una volta avvenuta la cecità parziale d'Israele, di cui si parlava sopra (cecità ordinata a far entrare la totalità delle genti 26) e per la quale il Cristo fu crocifisso, si scuoteranno tutte le fondamenta della terra. Si sono scosse e si scuoteranno finché non entrerà la totalità delle genti predestinate. Tanto è vero che anche alla morte del Signore si scosse la terra e le pietre si spezzarono 27. Se poi per fondamenta della terra intendiamo gli uomini felici nell'abbondanza dei beni terreni, giustamente è predetto che essi saranno scossi, nel senso che essi resteranno stupiti, vedendo amate e lodate l'umiltà, la povertà, la morte, considerate da loro come la grande abiezione di Cristo. Anzi, loro stessi ameranno e abbracceranno una tale abiezione disprezzando la vana felicità di questo mondo. Si scuotono, infatti, tutte le fondamenta della terra quando gente siffatta è colta d'ammirazione ovvero addirittura cambia vita. Noi infatti giustamente chiamiamo fondamenta del cielo quelle su cui si eleva il regno dei cieli, risultante di santi e di fedeli che la Scrittura chiama pietre viventi 28. Il loro fondamento è, innanzitutto, Cristo stesso, colui che nacque dalla Vergine e del quale l'Apostolo dice: Nessuno può porre altro fondamento al di fuori di quello che è stato posto e che è Cristo Gesù 29. Ma oltre a Cristo sono fondamento gli stessi Apostoli e i Profeti, per la cui autorità noi si sceglie la patria celeste, e obbedendo ad essa noi diveniamo edificio insieme con loro. Per questo l'Apostolo dice agli Efesini: Voi non siete più esuli né inquilini; ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti, mentre l'ultima pietra angolare è Gesù Cristo, nel quale tutta la costruzione cresce solida e forma il tempio santo del Signore 30. Con la stessa analogia giustamente sono detti fondamenta della terra coloro che suscitano negli uomini invidia per la loro abbondante felicità e potenza terrena, e con la loro autorità spingono gli altri a desiderare beni dello stesso genere. In tal modo costoro vengono a costituirsi in un unico edificio (terra sovrapposta a terra), come nell'edificio spirituale si eleva cielo sopra cielo. Fu detto infatti all'uomo peccatore: Sei terra e alla terra ritornerai 31. E ancora: I cieli narrano la gloria di Dio, quando in tutta la terra è giunta la loro voce, e sino ai confini della terra le loro parole 32.
    La superbia umana smascherata nell'umiltà di Cristo.

    6. [vv 6.7.] Ma il regno della felicità terrena è la superbia; e contro tale superbia è venuta l'umiltà di Cristo, la quale leva la voce contro coloro che dallo stato di miseria vuole innalzare alla dignità di figli dell'Altissimo. È questa umiltà che li rimprovera: Io ho detto: Voi siete dèi, e figli dell'Altissimo tutti quanti. Ma voi come uomini morirete, e cadrete come uno dei principi. Si può intendere che abbia detto agli uni: Io ho detto: Voi siete dei e tutti figli dell'Altissimo, rivolgendosi a coloro che sono predestinati alla vita eterna; e che abbia detto agli altri: Voi invece come uomini morirete, e cadrete come uno dei principi, ponendo cioè una distinzione tra gli dei. Oppure si può intendere che rimproveri tutti assieme, mettendo però in rilievo gli obbedienti e coloro che si correggono. Le parole, pertanto, Io ho detto: Voi siete dèi e figli dell'Altissimo tutti quanti, significherebbero: A tutti voi io ho promesso la felicità celeste, ma voi a causa della debolezza della carne come uomini morirete, e per l'orgoglio dello spirito come uno dei principi, cioè come il diavolo, non vi innalzerete ma cadrete. È come se dicesse: pur essendo tanto pochi i giorni della vostra vita e pur dovendo voi come uomini morire tanto rapidamente, non ne profittate per correggervi; ma come il diavolo, i cui giorni in questo secolo sono molti poiché nella carne lui non muore, voi vi innalzate tanto da cadere. È stato infatti a causa della superbia del diavolo che i perversi e ciechi principi dei giudei invidiarono la gloria di Cristo; e, come per il passato, così anche oggi è per questo vizio che l'umiltà di Cristo morto in croce non viene apprezzata da coloro che amano la grandezza di questo secolo.
    Cupidigia terrena e carità divina.

    7. [v 8.] Quindi, affinché questo vizio venga sanato, per bocca dello stesso profeta si dice: Sorgi, o Signore! giudica la terra. La terra si è inorgoglita quando ti crocifiggeva: risorgi dai morti e giudica la terra. Perché, tu disperderai fra tutte le genti. Che cosa disperderai se non la terra, cioè coloro che sono attaccati alle cose terrene? E ciò tu compirai quando distruggerai nei credenti, fin dalla radice, la loro cupidigia terrena e la loro superbia; come pure quando da essi separerai i non credenti, cioè la terra che dev'essere battuta e condannata alla perdizione. In questo modo, attraverso quelle sue membra la cui vita è in cielo, egli giudica la terra e la disperde fra tutte le genti. Non dobbiamo trascurare il fatto che alcuni codici recano: Tu erediterai tra tutte le genti. È anche questa una versione che si può accogliere senza inconvenienti, né vi è contrasto tra l'una e l'altra. L'eredità di Dio si realizza infatti per mezzo della carità, la quale, sostenuta dai comandamenti e favorita misericordiosamente dalla grazia, disperde la cupidigia terrena.

    http://www.sant-agostino.it/italiano...lmi/index2.htm

  9. #9
    Becero Reazionario
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    Poi, ben più famoso, c'è il seguente salmo 113:

    1Non a noi, Signore, non a noi,
    ma al tuo nome da' gloria,
    per la tua fedeltà, per la tua grazia.
    2Perché i popoli dovrebbero dire:
    "Dov'è il loro Dio?".
    3Il nostro Dio è nei cieli,
    egli opera tutto ciò che vuole.

    4Gli idoli delle genti sono argento e oro,
    opera delle mani dell'uomo.
    5Hanno bocca e non parlano,
    hanno occhi e non vedono,
    6hanno orecchi e non odono,
    hanno narici e non odorano.
    7Hanno mani e non palpano,
    hanno piedi e non camminano;
    dalla gola non emettono suoni.
    8Sia come loro chi li fabbrica
    e chiunque in essi confida.

    9Israele confida nel Signore:
    egli è loro aiuto e loro scudo.
    10Confida nel Signore la casa di Aronne:
    egli è loro aiuto e loro scudo.
    11Confida nel Signore, chiunque lo teme:
    egli è loro aiuto e loro scudo.

    12Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
    benedice la casa d'Israele,
    benedice la casa di Aronne.

    13Il Signore benedice quelli che lo temono,
    benedice i piccoli e i grandi.

    14Vi renda fecondi il Signore,
    voi e i vostri figli.
    15Siate benedetti dal Signore
    che ha fatto cielo e terra.
    16I cieli sono i cieli del Signore,
    ma ha dato la terra ai figli dell'uomo.
    17Non i morti lodano il Signore,
    né quanti scendono nella tomba.
    18Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore
    ora e sempre.

  10. #10
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    Una cosa interessante è che se "gli dei" può essere a volte inteso come "gli uomini" o "i sacerdoti" (seppure non nel passo di ester citato da giò, quanto piuttosto nel Salterio), in altri passi dei Salmi quando si dice "l'uomo" si intende "il diavolo":

    salmo 117

    6Il Signore è con me, non ho timore;
    che cosa può farmi l'uomo?

    7Il Signore è con me, è mio aiuto,
    sfiderò i miei nemici.


    ORIGENE, ATANASIO, GIROLAMO
    L'uomo è qui il diavolo, l'uomo nemico di Mt 13,28

    AGOSTINO:
    4. [vv 6.7.] Il Signore è mio aiuto: non temerò quanto [di male] potrà farmi l'uomo. Ma forse che soltanto fra gli uomini trova nemici la Chiesa? E che cos'è l'uomo, impastato di carne e di sangue, se non carne e sangue? Ma l'Apostolo dice: Noi non dobbiamo lottare solamente contro la carne e il sangue, ma anche contro i principi e i dominatori del mondo di queste tenebre, cioè contro quegli esseri che dirigono la massa degli empi che amano questo mondo e che pertanto sono i dominatori delle tenebre. Anche noi infatti siamo stati un tempo tenebra, mentre ora sanno luce nel Signore 8. Dice: Contro esseri spirituali maligni esistenti nelle sfere celesti 9; e si riferisce al diavolo e ai suoi angeli: quel diavolo che in un altro passo chiama principe della potenza di quest'aria 10. Ascolta dunque come prosegue: Il Signore è mio aiuto e io umilierò i miei nemici. Da qualunque parte ci si levino contro i nemici, sia di fra mezzo agli uomini perversi sia di fra mezzo agli angeli cattivi, potremo sempre umiliarli mediante l'aiuto che ci dà il Signore, al quale confessando eleviamo la lode e cantiamo Alleluia.

    altri passi con significato analogo:

    salmo 55

    1. Misericordia di me, o Dio,
    perchè mi ha calpestato l'uomo:
    tutto il giorno facendomi guerra mi ha oppresso.


    salmo 9

    19. Sorgi signore, non si rafforzi l'uomo
    davanti a te siano giudicate le genti

 

 
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