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    Predefinito Il caso Dell’Utri….

    ….altro che fair play

    Nelle feste patronali, di solito, coi fuochi d’artificio, i botti più fragorosi, quelli che fanno tremare e vetri e frastornano i turisti, arrivano alla fine.
    Nella campagna elettorale si segue la stessa logica ed ecco che esplode, nel venerdì che precede la cosiddetta pausa di riflessione, lo scandalo artificioso dei brogli programmati per il voto degli italiani all’estero.
    Bella bufala, suggestiva, fascinosa, sorretta da alcune di quelle intercettazioni che non significano nulla e dovrebbero giustificare tutto.
    Mafie, ’ndrangheta, connection tessute sulle rotte della tradizionale emigrazione italiana di tanto tempo fa: un concentrato di menzogne evanescenti sparate contro il centrodestra, contro il PdL dato per vincitore nella prossima consultazione elettorale.
    Chi ha sparato questo botto che, nelle intenzioni degli artiglieri, dovrebbe avere una funzione rilevante nella competizione elettorale?
    A rispondere correttamente non si vince nessun premio, tanto la faccenda è scontata.
    Sono i pubblici ministeri della cavalleria togata, quella che corre sempre in soccorso della sinistra. Quella magistratura che vagheggia per l’Italia un futuro progressista e «guidato», un soporifero e immanente avvenire regolato dai nuovi demiurghi, unici sacerdoti autorizzati a fissare e interpretare le regole della civile convivenza.
    I pubblici ministeri di cui parliamo si ritengono un corpo d’élite della società italiana, pericolosamente tentata, contro il loro parere, da ispirazioni liberali e modelli da ceto medio con venature di borghesia.
    Sono i pm che si ritengono i migliori interpreti dell’aspirazione alla felicità della società nostra e che tuttavia non perdono il «vizietto» di entrare a gamba tesa nel campo della politica.
    Veltroni è alle corde, la sua pioggia di promesse assistenziali non ha inumidito nemmeno un poco l’humus delle intenzioni di voto e allora i pm d’assalto corrono in soccorso del perditore annunciato.
    Altro che fair play, i politici consumati, di mestiere, come Veltroni, lasciano il lavoro più sgradevole alla cavalleria togata.
    Che pretende di schiudere gli occhi agli elettori con le stesse tecniche pavloviane con cui si erudiscono i pupi.
    Che pretende di selezionare una classe politica contrassegnata dal pensiero unico e pronta a seguire alla lettera le indicazioni di una minoranza appartenente all’ordine giudiziario.

    Contro Marcello Dell’Utri, colpevole di avere contribuito alla nascita di Forza Italia, e quindi del PdL, esiste tutta una letteratura giudiziaria improbabile e fantasiosa.
    Bisogna anche ricordare che la cavalleria togata non opera da sola. Si avvale della collaborazione fattiva e coordinata di ascari-giornalisti, pronti a raccogliere e amplificare la portata propagandistica delle inchieste politicamente sensibili.
    La Repubblica ieri ha ingigantito e propalato il botto da altri organizzato con quel talento per l’orologeria che fa onore alla Svizzera e disonore all’Italia.
    Anche gli esponenti della sinistra si sono rifiutati di masticare la polpetta confezionata dai piasdaran della funzione giudiziaria. Gli elettori, per quel che li riguarda, hanno già capito tutto. Senza contare che di brogli all’estero, dopo l’esperienza del 2006, la sinistra non può proprio parlare.

    Salvatore Scarpino su www.ilGiornale.it del 12 04 08

    saluti

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ….altro che fair play

    Nelle feste patronali, di solito, coi fuochi d’artificio, i botti più fragorosi, quelli che fanno tremare e vetri e frastornano i turisti, arrivano alla fine.
    Nella campagna elettorale si segue la stessa logica ed ecco che esplode, nel venerdì che precede la cosiddetta pausa di riflessione, lo scandalo artificioso dei brogli programmati per il voto degli italiani all’estero.
    Bella bufala, suggestiva, fascinosa, sorretta da alcune di quelle intercettazioni che non significano nulla e dovrebbero giustificare tutto.
    Mafie, ’ndrangheta, connection tessute sulle rotte della tradizionale emigrazione italiana di tanto tempo fa: un concentrato di menzogne evanescenti sparate contro il centrodestra, contro il PdL dato per vincitore nella prossima consultazione elettorale.
    Chi ha sparato questo botto che, nelle intenzioni degli artiglieri, dovrebbe avere una funzione rilevante nella competizione elettorale?
    A rispondere correttamente non si vince nessun premio, tanto la faccenda è scontata.
    Sono i pubblici ministeri della cavalleria togata, quella che corre sempre in soccorso della sinistra. Quella magistratura che vagheggia per l’Italia un futuro progressista e «guidato», un soporifero e immanente avvenire regolato dai nuovi demiurghi, unici sacerdoti autorizzati a fissare e interpretare le regole della civile convivenza.
    I pubblici ministeri di cui parliamo si ritengono un corpo d’élite della società italiana, pericolosamente tentata, contro il loro parere, da ispirazioni liberali e modelli da ceto medio con venature di borghesia.
    Sono i pm che si ritengono i migliori interpreti dell’aspirazione alla felicità della società nostra e che tuttavia non perdono il «vizietto» di entrare a gamba tesa nel campo della politica.
    Veltroni è alle corde, la sua pioggia di promesse assistenziali non ha inumidito nemmeno un poco l’humus delle intenzioni di voto e allora i pm d’assalto corrono in soccorso del perditore annunciato.
    Altro che fair play, i politici consumati, di mestiere, come Veltroni, lasciano il lavoro più sgradevole alla cavalleria togata.
    Che pretende di schiudere gli occhi agli elettori con le stesse tecniche pavloviane con cui si erudiscono i pupi.
    Che pretende di selezionare una classe politica contrassegnata dal pensiero unico e pronta a seguire alla lettera le indicazioni di una minoranza appartenente all’ordine giudiziario.

    Contro Marcello Dell’Utri, colpevole di avere contribuito alla nascita di Forza Italia, e quindi del PdL, esiste tutta una letteratura giudiziaria improbabile e fantasiosa.
    Bisogna anche ricordare che la cavalleria togata non opera da sola. Si avvale della collaborazione fattiva e coordinata di ascari-giornalisti, pronti a raccogliere e amplificare la portata propagandistica delle inchieste politicamente sensibili.
    La Repubblica ieri ha ingigantito e propalato il botto da altri organizzato con quel talento per l’orologeria che fa onore alla Svizzera e disonore all’Italia.
    Anche gli esponenti della sinistra si sono rifiutati di masticare la polpetta confezionata dai piasdaran della funzione giudiziaria. Gli elettori, per quel che li riguarda, hanno già capito tutto. Senza contare che di brogli all’estero, dopo l’esperienza del 2006, la sinistra non può proprio parlare.

    Salvatore Scarpino su www.ilGiornale.it del 12 04 08

    saluti
    Ma per favore, ci sono riscontri a palate circa i rapporti di Dell'Utri con esponenti mafiosi; in qualsiasi paese civile a un personaggio del genere sarebbe proibito presentarsi in qualsiasi tipo di competizione elettorale.
    Tra l'altro ricordiamo che Dell'Utri è stato condannato dal Tribunale di Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (leggiti bene la Sentenza, dove emergono rapporti con vari esponenti mafiosi, fatto di per sè già politicamente gravissimo), nonchè indagato per tentata estorsione insieme a un pericoloso boss di cosa nostra.

  3. #3
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    zitto. processo politico. (come fosse il primo in questo paese con questa magistratura).
    .

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  4. #4
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    Dell'Utri processo politico; Mangano 2 ergastoli un eroe ... due verità solari come la verginità di Milly D'Abbraccio

  5. #5
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da picchio Visualizza Messaggio
    Dell'Utri processo politico; Mangano 2 ergastoli un eroe ... due verità solari come la verginità di Milly D'Abbraccio
    i pentiti Salvatore Cucuzza e Totò Cancemi vivono da nababbi, sono stati "eroi" di altro genere, il genere dei furbi incoraggiati.
    leggiti un po' di storia: forse, ma davvero forse, potresti metterci meno dei soliti vent'anni per afferrare certe cose.
    .

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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    i pentiti Salvatore Cucuzza e Totò Cancemi vivono da nababbi, sono stati "eroi" di altro genere, il genere dei furbi incoraggiati.
    leggiti un po' di storia: forse, ma davvero forse, potresti metterci meno dei soliti vent'anni per afferrare certe cose.

    LEGGITI LA SENTENZA DI CONDANNA A 9 ANNI DEL TRIBUNALE DI PALERMO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA DOVE EMERGONO LE FREQUENTAZIONI E I CONTATTI DI DELL'UTRI CON BOSS MAFIOSI E POI TAPPATI LA BOCCA.
    PROVE non significa processo politico, significa che un fatto è stato accertato. PROVE...
    Se non ti limitassi a leggere i giornali di partito forse potresti metterci meno di 5 minuti per afferrare certe cose.
    Io appartengo a quella "fascia non protetta" di persone oneste a cui vengono i brividi al pensiero che personaggi del genere siedano in parlamento.
    E questi sarebbero quelli che devono garantire la sicurezza dei cittadini...
    Nei paesi civili per molto meno chi ricopre cariche pubbliche viene buttato fuori a calci.

  7. #7
    a.k.a. tolomeo
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    Citazione Originariamente Scritto da Iron_Man Visualizza Messaggio
    LEGGITI LA SENTENZA DI CONDANNA A 9 ANNI DEL TRIBUNALE DI PALERMO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA DOVE EMERGONO LE FREQUENTAZIONI E I CONTATTI DI DELL'UTRI CON BOSS MAFIOSI E POI TAPPATI LA BOCCA.
    PROVE non significa processo politico, significa che un fatto è stato accertato. PROVE...
    Se non ti limitassi a leggere i giornali di partito forse potresti metterci meno di 5 minuti per afferrare certe cose.
    Io appartengo a quella "fascia non protetta" di persone oneste a cui vengono i brividi al pensiero che personaggi del genere siedano in parlamento.
    E questi sarebbero quelli che devono garantire la sicurezza dei cittadini...
    Nei paesi civili per molto meno chi ricopre cariche pubbliche viene buttato fuori a calci.
    questo qui ha ammazzato più di 150 persone - per sua ammissione - e ha dissolto nell'acido un ragazzino di 15 anni. eppure...

    Il regime leggero di detenzione applicato al pluriomicida ha suscitato diverse polemiche da parte dell'opinione pubblica. A Giovanni Brusca, infatti, grazie ad una decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma, dal 2004 sono concessi periodicamente alcuni giorni di libertà per visitare la propria famiglia.

    In particolare, "...Il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso all' ex boss Giovanni Brusca la possibilità di ottenere permessi premio per uscire dal carcere ogni 45 giorni o al massimo ogni due mesi. L' autorizzazione, motivata con la buona condotta del detenuto, è stata accordata la scorsa primavera, ma la notizia è trapelata soltanto ora. Brusca, in cella dal giorno del suo arresto, avvenuto il 20 maggio del 1996, ha trascorso fino ad ora i permessi concessigli dal tribunale romano con la sua famiglia che vive in una località protetta, come rivela oggi il Giornale di Sicilia. Scortato, in stato di detenzione domiciliare, l' ex capomafia di San Giuseppe Jato ha lasciato la cella per alcuni giorni. Prima della decisione dei giudici della Capitale il killer che ha premuto il telecomando a Capaci era uscito dal carcere soltanto in seguito ad un'autorizzazione straordinaria per motivi familiari.

    «Anche lui è entrato nel circuito dei benefici carcerari», ha commentato il suo legale, l'avvocato Luigi Li Gotti. Nelle prossime settimane i giudici del tribunale di sorveglianza dovranno decidere sull'istanza di scarcerazione del pentito. L' udienza era stata fissata per il mese scorso ma è stata poi rinviata per mancanza dei pareri delle procure che hanno seguito la collaborazione dell' ex boss. I pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze dovranno esprimersi sugli effetti del pentimento di Brusca. Sulla scarcerazione, a cui dovrebbero seguire gli arresti domiciliari, si pronuncerà anche la Direzione Nazionale Antimafia. Giovanni Brusca si è autoaccusato di un centinaio di omicidi tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, strangolato e sciolto nell'acido per vendetta nei confronti del padre." - 12 ottobre 2004 - da www.corriere.it

    "Giovanni Brusca usa un cellulare: arrestato. Ha violato le norme sui benefici carcerari che gli avevano garantito l'uscita di prigione tra le polemiche. Viola le norme sui permessi premio e torna in carcere: finisce così una delle uscite in libertà - controllata - dell'ex boss della mafia Giovanni Brusca. È stato infatti trovato in possesso di un telefono cellulare. Sarebbe quello della moglie, ora si analizzano i tabulati per capire con chi stesse parlando." - 30 ottobre 2004 - da www.corriere.it

    http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Brusca


    eppure... questa è la giustizia in Italia. con le "prove" di questa giustizia tappati la bocca.
    .

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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da tolomeo Visualizza Messaggio
    questo qui ha ammazzato più di 150 persone - per sua ammissione - e ha dissolto nell'acido un ragazzino di 15 anni. eppure...

    Il regime leggero di detenzione applicato al pluriomicida ha suscitato diverse polemiche da parte dell'opinione pubblica. A Giovanni Brusca, infatti, grazie ad una decisione del Tribunale di sorveglianza di Roma, dal 2004 sono concessi periodicamente alcuni giorni di libertà per visitare la propria famiglia.

    In particolare, "...Il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso all' ex boss Giovanni Brusca la possibilità di ottenere permessi premio per uscire dal carcere ogni 45 giorni o al massimo ogni due mesi. L' autorizzazione, motivata con la buona condotta del detenuto, è stata accordata la scorsa primavera, ma la notizia è trapelata soltanto ora. Brusca, in cella dal giorno del suo arresto, avvenuto il 20 maggio del 1996, ha trascorso fino ad ora i permessi concessigli dal tribunale romano con la sua famiglia che vive in una località protetta, come rivela oggi il Giornale di Sicilia. Scortato, in stato di detenzione domiciliare, l' ex capomafia di San Giuseppe Jato ha lasciato la cella per alcuni giorni. Prima della decisione dei giudici della Capitale il killer che ha premuto il telecomando a Capaci era uscito dal carcere soltanto in seguito ad un'autorizzazione straordinaria per motivi familiari.

    «Anche lui è entrato nel circuito dei benefici carcerari», ha commentato il suo legale, l'avvocato Luigi Li Gotti. Nelle prossime settimane i giudici del tribunale di sorveglianza dovranno decidere sull'istanza di scarcerazione del pentito. L' udienza era stata fissata per il mese scorso ma è stata poi rinviata per mancanza dei pareri delle procure che hanno seguito la collaborazione dell' ex boss. I pm di Palermo, Caltanissetta e Firenze dovranno esprimersi sugli effetti del pentimento di Brusca. Sulla scarcerazione, a cui dovrebbero seguire gli arresti domiciliari, si pronuncerà anche la Direzione Nazionale Antimafia. Giovanni Brusca si è autoaccusato di un centinaio di omicidi tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, strangolato e sciolto nell'acido per vendetta nei confronti del padre." - 12 ottobre 2004 - da www.corriere.it

    "Giovanni Brusca usa un cellulare: arrestato. Ha violato le norme sui benefici carcerari che gli avevano garantito l'uscita di prigione tra le polemiche. Viola le norme sui permessi premio e torna in carcere: finisce così una delle uscite in libertà - controllata - dell'ex boss della mafia Giovanni Brusca. È stato infatti trovato in possesso di un telefono cellulare. Sarebbe quello della moglie, ora si analizzano i tabulati per capire con chi stesse parlando." - 30 ottobre 2004 - da www.corriere.it

    http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Brusca


    eppure... questa è la giustizia in Italia. con le "prove" di questa giustizia tappati la bocca.

    Che cosa c'entra?
    Ti meravigli che ai mafiosi facciano tutte queste concessioni? E allora perchè difendi i politici amici degli stessi? Come vedi ti contraddici da solo.
    Dell'Utri ha avuto (anche nel recente passato come emergerebbe per il caso del voto all'estero) contatti con la mafia, ci sono intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti, queste si chiamano PROVE.
    Leggi meno i giornali di partito, che fanno sintesi partigiane degli eventi, e più gli atti processuali che, nel caso della Sentenza contro Dell'Utri, sono molto chiari e non danno adito a dubbi. Se a questo aggiungiamo le altre indagini che lo hanno visto coinvolto...

  9. #9
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    Concorso esterno, un mostro da abbattere

    Scritto da Giuseppe Lipera * mercoledì 04 giugno 2008

    La problematica relativa all’applicazione dell’art. 110 c.p. ai reati associativi, da sempre rappresenta terreno di ampi e complessi dibattiti dottrinali e giurisprudenziali.

    La figura del concorso esterno è stata fino ad ora delineata esclusivamente in sede giurisprudenziale, stante la latitanza del Legislatore che non ha mai provveduto a tipizzare tale figura, lasciando così, forse volutamente, il giudice libero di ammetterlo o meno, in relazione al caso di cui si occupa, e di deciderne la misura.

    La figura del concorso esterno, per la giurisprudenza, è sembrata la più adatta a fronteggiare le esigenze politico-criminali sorte negli anni ottanta, quando i maxi-processi di mafia o di camorra fecero emergere in maniera preoccupante ed inquietante certi strani legami tra ambiente politico, economico ed istituzionale della nostra società e le organizzazioni mafiose.

    Tuttavia l’incertezza dei confini ha determinato un’incontrollata espansione dell’area del concorso esterno nell’associazione di tipo mafioso, come pure in altri reati associativi.

    A quest’ampliamento di confini ha contribuito indiscutibilmente l’indeterminatezza e l’eccessiva estensione della sfera del punibile che contraddistingue la clausola di cui all’art. 110 del codice penale.

    Si è detto che il concorso esterno in associazione mafiosa è stato creato ad arte dalla Giurisprudenza di merito, ed avallato da quella di legittimità, in un momento (metà anni ’80 inizi anni 90’) di grande sensibile e generalizzata preoccupazione (basti pensare quanto accaduto in Italia dall’omicidio del mitico Generale Carlo Alberto dalla Chiesa sino alla tremenda strage di via D’Amelio) .

    Or è comprensibile come in quegli anni, nell’animo dei Magistrati, albergasse un forte sentimento indirizzato al ripristino della Giustizia e dell’ordine civile; ciò però ha portato all’utilizzo improprio di norme giuridiche che, pur essendo risultate in qualche modo utili allo scopo, non erano state codificate per essere combinate fra loro.

    Quindi, se l’utilizzo della figura del concorso esterno ha reso possibile punire tutte quelle condotte dai contorni poco definiti e che servono a sostenere le attività delle associazioni criminose, desta forte perplessità e preoccupazione che sia la giurisprudenza a dover definire i confini di una figura che spetterebbe al Legislatore codificare.

    In quest’ottica sono state già introdotte alcune figure sufficientemente tipizzate, per cercare di completare il quadro dei possibili contributi che un soggetto può prestare ad un’associazione criminosa.

    A questo punto l’organico delle figure contigue alla criminalità organizzata sembrerebbe completo, potendo annoverare tra queste: il promotore, il costitutore, il partecipe, l’organizzatore, il finanziatore, colui che dà assistenza agli associati, il favoreggiatore e lo scambio elettorale politico-mafioso.

    O forse completo non è, in quanto rimangono ai margini tutta una serie di comportamenti di contiguità dai contorni difficilmente definibili che, inquadrate nell’ambito della combinazione tra l’art. 110 c.p. e la norma incriminatrice di parte speciale (art. 416 bis c.p.), porta ad un ampliamento indiscriminato, e perciò stesso pericoloso, dell’area del punibile.

    Appare inoltre preoccupante l’applicazione che del concorso esterno si potrebbe fare con riferimento a quei reati associativi politici che hanno come fine il sovvertimento dell’ordine costituito, dove, in virtù della natura “ideologica” di tali fattispecie, appare ancora più sottile e strumentalizzabile il limite alla punibilità.

    Pur considerando il pensiero di molti magistrati, e fra questi quelli più impegnati nella lotta alla mafia e al terrorismo, i quali, in situazioni di emergenza sociale, ritengono rischioso affidarsi al primato del Legislatore invece che all’efficacia di uno strumento così duttile come quello del concorso esterno, si deve tuttavia ritenere necessaria l’introduzione di figure tipizzate che impediscano, ad un potere diverso da quello legislativo, di creare fattispecie giuridiche temporanee e troppo deboli per risultare alla fine convincenti.

    A riprova di quanto affermato è il fatto che a tutt’oggi non si è ancora giunti ad una definizione di concorso esterno che sia condivisibile da tutti gli operatori del Diritto, poiché né il Legislatore, né la Giurisprudenza hanno aiutato in questo senso.

    Nel perdurare della mancanza di determinatezza e tassatività della norma incriminatrice, inoltre, si giunge all’assurdo di non poter fare appello, in situazioni che lo richiederebbero necessario, né alla Corte Costituzionale, né al Parlamento, in quanto la prima non potrebbe dichiarare incostituzionale una norma che non esiste e, per lo stesso motivo, il secondo non potrebbe abrogarla.

    Riassumiamo il pensiero.

    Il concorso esterno in associazione mafiosa viene creato dalla giurisprudenza di merito (ed incautamente avallato da quella di legittimità) in un momento di grande tensione emotiva: erano appena morti, trucidati da mani assassine e vili, due valorosi magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ed insieme a loro tanti innocenti poliziotti che li scortavano; comprensibile che in quegli anni vi fosse una rabbia enorme e che purtroppo annebbiava le menti.

    Ma il concorso esterno in associazione mafiosa rimane un parto della fantasia: è bastato unificare disarmonicamente due norme del codice penale, artt. 110 e 416 bis c.p., per far sì che nascesse una mostruosità giuridica; ma l’interprete delle leggi, il Giudice per antonomasia, può solo applicarle, Egli non può crearle, perché con lo stesso ragionamento qualcuno potrebbe contestare il delitto di tentato omicidio colposo combinando semplicemente l’art. 56 all’art. 589 del codice penale e ciò sarebbe un assurdo.

    Le norme, e le disposizioni che da esse si rilevano, possono e devono sì essere combinate tra esse, ma devono sempre rispondere alla logica e al raziocinio; in fondo quel che regola il diritto applicato al caso concreto è l’armonia, come nelle note musicali: la melodia si crea combinando le note, ma l’accordo non può avvenire senza regole, perché se no si rischia non di creare melodie ma stonature, non suoni ma rumori.

    Si rifletta: col concorso esterno al cittadino alla fine gli si contesta che cosa?

    Di essere stato colluso (genericamente) con dei mafiosi (e ciò spesso avviene sol perché lo hanno dichiarato dei c.d. “pentiti”, ex mafiosi o camorristi, ovvero criminali reo confessi).

    Ipotesi evidentemente in cui gli addebiti sono talmente labili, che non consentono alla Pubblica Accusa di avanzare una reale contestazione per un reato specifico (usura, estorsione, corruzione, favoreggiamento, ecc.).

    Se io fossi accusato di omicidio da Tizio potrei chiedere l’accertamento del mio alibi oppure portare la prova che Caio non è morto (chi non ricorda il caso Gallo?), ma se sono destinatario di accuse fumogene ed evanescenti, erroneamente valorizzate da alcuni giudici e non da altri, con l’ausilio di teorie fantasmagoriche (leggasi convergenza del molteplice) come faccio a dimostrare la mia innocenza?

    Quindi verità innanzi tutto è che non esiste il reato, anzi diciamolo ancora più chiaramente: la legge non prevede il concorso esterno in associazione mafiosa come reato.

    Cosa c’è di scandaloso in tutto questo?

    Ma la ricordate la storia di un tale chiamato Aldo Braibanti che fu accusato e condannato per il reato di plagio e come finì questa storia?

    Finì semplicemente col fatto che la Corte Costituzionale (C. Cost. 8/6/1981 n. 96 che enunciò l’illegittimità costituzionale dell’art. 603 c.p.) ebbe a dichiarare l’illegittimità costituzionale di quel reato e solo così si poté salvare Aldo Braibanti.

    Il poveretto accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, più sfortunato certamente di Braibanti, non può invocare neppure l’intervento della Corte Costituzionale, per il semplice fatto che questo reato non si trova nel nostro ordinamento, quindi non si può dichiarare incostituzionale una norma che non c’è.

    Neppure il Parlamento può intervenire perché non si può fare una legge per abrogare una norma che non esiste.

    Solo chi lo ha creato lo può distruggere: i giudici lo hanno creato e i giudici dovrebbero distruggerlo!

    Guardate cosa scriveva la Corte Costituzionale a proposito dell’art. 603 del C.P. (il plagio) e dite se non è riferibile pari pari al concorso esterno in associazione mafiosa:
    “L’esame dettagliato delle varie e contrastanti interpretazioni date al … nella dottrina e nella giurisprudenza mostra chiaramente l’imprecisione e l’indeterminatezza della norma, l’impossibilità di attribuire ad essa un contenuto oggettivo, coerente e razionale e pertanto l’assoluta arbitrarietà della sua concreta applicazione. Giustamente essa è stata paragonata ad una mina vagante nel nostro ordinamento, potendo essere applicata a qualsiasi fatto che implichi … mancando qualsiasi sicuro parametro per accertarne l’intensità.

    Non è finita:
    (la norma) … in quanto contrasta con il principio di tassatività della fattispecie contenuto nella riserva assoluta di legge in materia penale, consacrato nell’art. 25 Cost., deve pertanto ritenersi costituzionalmente illegittimo.

    Ragionamento che calza a pennello col reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

    In conclusione, nel riconoscere l’importanza e l’utilità che la disciplina del concorso esterno ha rivestito, sollevando il problema della mancanza di una norma specifica con riferimento a tutti quei comportamenti di contiguità alle associazioni criminali, soprattutto nella lotta alla malavita organizzata e al terrorismo, si ritengono ormai maturi i tempi perché questi comportamenti vengano tipizzati dal Legislatore, l’unico organo investito dalla Costituzione del compito di formulare le norme giuridiche, riconducendo così le fattispecie associative ad una maggiore aderenza con i principi di un diritto penale del fatto.

    Io credo che il cittadino, se ne parla tanto in questo periodo, è assillato sì dalla domanda di certezza della pena, ma altrettanto importante è definire con certezza il comportamento illecito: il poliziotto, il medico, il prete, il commerciante, chiunque in definitiva rischia in Italia (in Sicilia, Calabria e Campania in particolare) innocente, dicasi innocente, una incriminazione e una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa. Ciò non è giusto!

    http://www.giustiziagiusta.info/inde...=2354&Itemid=1

    * Avv. difensore di Bruno Contrada.

  10. #10
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    Dell'Utri lo so io dove dovrebbe finire....
    Che brutta cosa avere il paraocchi

 

 
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