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  1. #31
    PENULTIMO VALLIGIANO COMUNISTA
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    Luino
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    Riflettiamo.
    Bertinotti ha dichiarato di l'intenzione di di non voler più ricoprire ruoli dirigenziali "Non direi mai la verità se dicessi di prevedere di smettere di far politica, uno come me non può nemmeno concepire di non poter più chiamare ed essere chiamato "compagno" che è il senso della mia esistenza... Ma la politica si può fare in tanti modi, io penso di continuare a farla da militante e nella battaglia delle idee, dopo queste elezioni non assumerò più incarichi di direzione".
    Fausto Bertinotti
    Roma 10 aprile 2008

    -Non direi mai la verità se dicessi di prevedere di smettere di far politica-
    D'altronde ne è un professionista ma potrebbe sempre pensare di aprire una "nuova fase" (vedi Forchettoni Rossi)
    -uno come me non può nemmeno concepire di non poter più chiamare ed essere chiamato "compagno"-
    Purtroppo i tempi del liceo per il caro Fausto sono finiti da tempo...i margini di miglioramento hanno raggiunto ormai l'Omega.Comunque se vuol essere ancora chiamato "compagno" ci sono sempre quelli di merende..
    -la politica si può fare in tanti modi-
    Anche gli spaghetti,conosco almeno una decina di ricette...sono una buona forchetta ma sicuramente non sono mai stato un forchettone..
    -penso di continuare a farla da militante e nella battaglia delle idee-
    Ti aspettiamo al prossimo corteo ma mi raccomando,o con i trampoli o con un bel costume da clown,possibilmente con i colori arcobaleno...
    -dopo queste elezioni non assumerò più incarichi di direzione-
    Nostradamus?
    CPR

  2. #32
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA


    Bertinotti deve andare a casa

    Il clamoroso ed evidente fallimento del progetto della Sinistra Arcobaleno, fortemente voluto e imposto da Fausto Bertinotti, segna un passaggio storico che richiede una resa dei conti ed un dibattito nella sinistra altrettanto chiarificatori.
    Questo risultato indica l’effetto finale e devastante dell’egemonia sulla sinistra italiana di un ceto politico che da almeno venti anni ipoteca ogni ipotesi di indipendenza politica e di classe della sinistra in Italia e ogni rottura reale con il riformismo. Le responsabilità di questa casta culturale e politica sono enormi e quelli confermati dalle urne sono i risultati di un disastro visibili ormai a tutti.

    Ma le responsabilità di Fausto Bertinotti in questo fallimento sono più gravi di quelle di altri.
    Prima nella CGIL e poi dopo essere stato “assunto” alla direzione del PRC, Bertinotti ha lavorato coscientemente alla distruzione di ogni punto di tenuta di una identità di classe e di rottura con la cultura politica riformista. Dall’accordo con Ds e Margherita alle regionali nel 1995 al referendum sull’art.19 (sulla rappresentanza sindacale che ha impedito lo sviluppo del sindacalismo di base e regalando il monopolio della rappresentanza a Cgil Cisl Uil), dalla rottura con il cosiddetto comunismo del Novecento alla complicità di governo con l’ultimo, disastroso, esecutivo di Romano Prodi, Fausto Bertinotti ha perseguito sistematicamente la demolizione di ogni resistenza all’omologazione politica e culturale dei comunisti e della sinistra.

    Queste responsabilità le abbiamo denunciate negli ultimi tredici anni entrando ripetutamente in conflitto con la logica del meno peggio, della prevalenza dell’elettoralismo, della liquidazione del bambino con l’acqua sporca nella storia del movimento operaio, con la subordinazione al culto della personalità verso il leader e tenendo aperta – con minore o maggiore successo in tempi diversi – una ipotesi di indipendenza politica e di radicamento sociale della sinistra di classe e dei comunisti nel nostro paese.

    Questa ipotesi alternativa ha incontrato sempre ostilità e vita difficile sia nello spazio pubblico della sinistra sia nelle pagine dei giornali egemonizzate dal bertinottismo, dalle sue interviste, dalle sue svolte repentine. Oggi è la realtà a dimostrare che nel nostro paese era indispensabile tenere aperta una ipotesi politica e un progetto per una sinistra che non intende morire ingraiana.

    Adesso è il tempo di ricostruire sulle difficoltà e di sgomberare il campo dalle macerie. Il primo passo non può che essere l’uscita di scena immediata di Fausto Bertinotti e di coloro si sono resi consapevolmente corresponsabili di questo disastro.

    La redazione di Contropiano

    Per le adesioni a questo appello scrivere a cpiano@tiscali.it

    ARDITI NON GENDARMI
    In questo momento io al massimo firmerei un appello per fare restare Bertinotti al suo posto........ l'ottimo lavoro va premiato!

  3. #33
    Omia Patria si bella e perduta
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    Se posso dire due parole sul voto, io lo ritengo complessivamente disastroso.... il crollo della SA è positivo, ma resta un fatto secondario e di nicchia se collocato in un quadro più generale.

    Il risultato non è del tutto quello preferito dai poteri forti del Corriere, pdl in una camera e pd nell'altra in modo da obbligare un governo di grande coalizione per fare le riforme.
    In cui le riforme sono:

    1) approvare il Trattato di Lisbona che limita gravemente la sovranità nazionale italiana, rendendo impossibile o quasi fare politiche diverse da quelle imposte dalle istituzioni europeo che poi sono quelle che convengono ai poteri forti;
    2) cambiare la Costituzione per concentrare tutti i poteri residui nel governo che possa così guidare più abilmente lo smantellamento dello stato sociale e il trasferimento di ricchezza dal ceto medio fino al settore bancario, delle imprese decotte, dei servizi controllati dai soliti noti;
    3) cambiare la legge elettorale per far passare dal bipolarismo al bipartitismo e rendere il sistema politico italiano inamovibile e meglio selezionato.

    Non c'è stato il pareggio auspicato, però ci sono tutte le condizioni perché questo programma sia realizzato (non a caso Veltroni parla di fare le riforme).

    Gli appelli all'astensionismo sono stati un flop e non hanno inciso in modo significativo, non solo perché c'è stata una campagna a stampa contro, ma anche perché quelli che lo hanno fatto sulla base di una proposta politica (tipo questo forum) sono ancora troppo deboli, mentre quelli alla Grillo esprimono solo un generico disagio.

    I due partiti PDL e PD hanno fatto il pieno risucchiando tutti coloro che si sono presentati ai loro margini sulla base di programmi identitari o ideologie di nicchia (La destra, i socialisti, la SA). Solo i democristiani di Casini dimostrano di sfuggire a questa egemonia ideologica, ma di avere una loro identità propria che non sia una pura e semplice estremizzazione delle ideologie di PDL e PD. Oltre a un migliore insediamento sociale.

    La SA è colata a picco perché paga la fragilità del suo insediamento sociale e la sua dipendenza ideologica dal PD, di cui costituisce la coscienza critica. Non penso però che l'esperienza di governo abbia pesato più di tanto in questo crollo, ha pesato la capacità egemonica del PD.

    Non penso che da questo crollo, su cui non verso una lacrima, inneschi un ciclo nuovo, piuttosto ridimensiona ulteriormente un fenomeno politico-ideologico che da 25-30 anni si dirige verso l'estinzione.

    Il ceto politico della SA un po' si riciclerà nel PD, un po' comincerà una pittoresca lotta per il comando della nave che affonda dividendosi tra vetero-dilibertiani (abbiamo perso perché non c'era il talismano della falce martello) e frou frou-betinottiani (abbiamo perso perché andiamo nella direzione radical-chic giusta, ma non lo abbiamo ancora fatto abbastanza). Non so chi dei due ultimi gruppi vincerà, ma sicuramente alle prossime elezioni europee dirà di aver preso la strada giusta perché i risultati elettorali saranno più favorevoli.

    Per quanto riguarda la base... devo dire che gli elettori hanno dimostrato che votano SA solo se alleata con il PD, se questa non è alleata (per scelta o per forza) votano per il veltrusconismo. I militanti sono frastornati dalla batosta e incapaci di fare un bilancio serio delle ragioni della sconfitta..... prevale l'opinione che sia colpa dei dirigenti e manca qualsiasi analisi che vada al di la del dato puramente elettorale, analizzando le dinamiche ideologiche e sociali della sinistra degli ultimi due decenni.
    Senza questo bilancio è impossibile un cambiamento di rotta, e al massimo si arriva a riproporre una costituente comunista per fare il PCI di Berlinguer. Un'esperienza storica che si può valutare positivamente o negativamente, ma che la Storia ha abbondantemente spazzato via e che ha la stessa probabilità di tornare alla vita della mummia di Tutankamon.

  4. #34
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    Ci sarà una deriva ultracapitalista con un Parlamento totalmente asservito ai diktat dell'alta finanza: nessuno toccherà le banche (Tremonti ha già detto che nessuno sarà sanzionato, che ci limiterà ad aiutare le banche che proumuono mutui -quanto?- umani), si continuerà sulla via delle provatizzazioni e del taglio alla spesa sociale per le spese delle varie caste e per le missioni estere al servizio di USA-Israele. Lo Statuto dei lavoratori probabilmente sarà progressivamente modificato in senso liberista o addirittura verrà abolito.
    Anche se siete compagni, non credo siate fessi da non capire che tutto iniziò il 25 aprile del 1945...

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    Ci sarà una deriva ultracapitalista con un Parlamento totalmente asservito ai diktat dell'alta finanza: nessuno toccherà le banche (Tremonti ha già detto che nessuno sarà sanzionato, che ci limiterà ad aiutare le banche che proumuono mutui -quanto?- umani), si continuerà sulla via delle provatizzazioni e del taglio alla spesa sociale per le spese delle varie caste e per le missioni estere al servizio di USA-Israele. Lo Statuto dei lavoratori probabilmente sarà progressivamente modificato in senso liberista o addirittura verrà abolito.
    Anche se siete compagni, non credo siate fessi da non capire che tutto iniziò il 25 aprile del 1945...

    Basta con sti giochi! Qui è da analizzare la politica del capitale dell'Italia del 2008. Il capitale non nasce il 25 aprile del 1945 e non è lo stesso di allora. Queste considerazioni sono veramente stupide.

  6. #36
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    Ho un'opinione leggermente diversa che cerco di esporre.
    Non ho avuto,e certo non ho,alcuna simpatia per i "sinistri" multicolori ed arcobalenati.Ma ciò che è avvenuto ieri riguarda interamente un'Area più che i comportamenti politici di quei cialtroni.Innanzitutto dimentichiamoci purtroppo che quel risultato la Sinistra Arcobaleno l'ha preso per l'alleanza col Governo Prodi(quella fetta di elettorato va probabilmente trovato tra i minuscoli partiti identitari e tra una piccolissima parte degli astenuti). Gran parte dei voti Bertinotti e compagnia brutta l'ha perso proprio a favore del PD. Da ieri si è oramai ufficialmente dato avvio ad un'americanizzazione della politica italiana. E non è un bel giorno...Perchè,ripeto,al di là del giudizio sulla Sinistra Arcobaleno, ho il timore che si sia chiuso uno spazio politico. Uno spazio politico che non riguarda solo i "forchettoni rossi" ma l'Area comunista tutta. E non condivido,pur augurandomi di sbagliarmi,che questo ritorno all'extraparlamentarismo sia un fattore positivo. Non solo perchè purtroppo la Storia ci dice quali sono i risultati dell'extraparlamentarismo(estremismo infantile,mancanza di analisi,etc)ma perchè i risultati di ieri ci dicono che,essendo avviati sulla strada del bipartitismo,spazio politico per una voce diversa ed alternativa ad oggi non ce ne sono.Bisogna dunque avere coscienza di iniziare un lavoro lungo(se non lunghissimo) in cui,da una parte,lavorare ovviamente su ciò che rimane del Pdci e Rifondazione(in particolare sui militanti),ma soprattutto cercare di immaginarci un soggetto totalmente nuovo(che noi abbiamo pensato da tempo ma ancora non è stato pienamente compreso da quell'Area vasta che per semplicità chiamo "di sinistra)cercando di andare oltre il marxismo-leninismo e lo stesso "comunismo", per come viene comunemente inteso cercando di interpretare,senza lo snobismo, tipico dell'elettore ma anche del militante comunista, nei confronti della società italiana. Inziare ad analizzare il voto leghista,ad esempio,sarebbe un buon inizio che io lo interpreto come "una risposta sbagliata ad un'esigenza giusta".
    Il lavoro insomma sarà duro e lungo.
    Ho detto la mia
    Sinistra Nazionale!

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Evoliano Visualizza Messaggio
    Ci sarà una deriva ultracapitalista con un Parlamento totalmente asservito ai diktat dell'alta finanza: nessuno toccherà le banche (Tremonti ha già detto che nessuno sarà sanzionato, che ci limiterà ad aiutare le banche che proumuono mutui -quanto?- umani), si continuerà sulla via delle provatizzazioni e del taglio alla spesa sociale per le spese delle varie caste e per le missioni estere al servizio di USA-Israele. Lo Statuto dei lavoratori probabilmente sarà progressivamente modificato in senso liberista o addirittura verrà abolito.
    Anche se siete compagni, non credo siate fessi da non capire che tutto iniziò il 25 aprile del 1945...
    In pratica continueranno a fare quello che hanno fatto TUTTI GLI ALTRI...non mi stupisce affatto, visto che il governo è l'espressione della classe attualmente al potere, cioè la borghesia...

    La stronzata sul 25 aprile avresti potuto risparmiartela...

  8. #38
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    Col contributo di Sandokan80 e Rodolfo, ecco il pezzo che è appena uscito sul nostro blog...

    Ancora due parole sul voto...proposte politiiche

    Le elezioni sono state complessivamente disastrose...il crollo della SA è positivo, ma resta un fatto secondario e di nicchia se collocato in un quadro più generale.

    Il risultato non è del tutto quello preferito dai poteri forti del Corriere, Pdl in una camera e Pd nell'altra in modo da obbligare un governo di grande coalizione a fare le riforme, tra cui:

    1) approvare il Trattato di Lisbona che limita gravemente la sovranità nazionale, rendendo impossibile (o quasi) fare politiche diverse da quelle imposte dalle istituzioni europee, che poi sono quelle che convengono coi poteri forti;

    2) cambiare la Costituzione per concentrare tutti i poteri residui nel governo, affinché possa così guidare più abilmente lo smantellamento dello stato sociale e il trasferimento della ricchezza dal ceto medio fino al settore bancario, delle imprese decotte, dei servizi controllati dai soliti noti;

    3) cambiare la legge elettorale per farci passare dal bipolarismo al bipartitismo e rendere il sistema politico italiano inamovibile e meglio selezionato.

    Non c'è stato il pareggio auspicato, però ci sono tutte le condizioni perché questo programma sia realizzato (non a caso Veltroni parla di fare le riforme).

    Gli appelli all'astensionismo - compreso il nostro - sono stati un flop e non hanno inciso in modo significativo oltre il 3% - solo a sinistra -, non solo perché c'è stata una campagna condotta da stampa e tv contro, ma anche perché quelli che lo hanno fatto sulla base di una proposta politica (tipo questo blog e pochi altri) sono ancora troppo deboli, mentre quelli alla Grillo esprimono solo un generico disagio.

    I due partiti Pdl e Pd hanno fatto il pieno risucchiando tutti coloro che si sono presentati ai loro margini sulla base di programmi identitari o ideologie di nicchia (La Destra-Fiamma Tricolore, i Socialisti, la Sinistra l'Arcobaleno). Solo i democristiani di Casini dimostrano di sfuggire a questa egemonia ideologica, ma di avere una loro identità propria che non sia una pura e semplice estremizzazione delle ideologie di Pdl e Pd...oltre a un migliore insediamento sociale.

    La Sa è colata a picco perché paga la fragilità del suo insediamento sociale e la sua dipendenza ideologica dal Pd, di cui costituisce la coscienza critica. L'esperienza di governo avrà pur pesato in questo crollo, ma soprattutto ha pesato la capacità egemonica del Pd.

    Da questo crollo, su cui non versiamo una lacrima, non si innescherà un ciclo nuovo, finché le forze residuali della sinistra si dedicheranno alle solite pagliacciate di piazza degli ultimi anni, trascurando le tematiche legate al nazionalitarismo, al comunitarismo ed all'antimperialismo. Da questo punto di vista, non possiamo che dirci favorevoli a qualsiasi tentativo di ricostruire dal basso un legame comunitario e di classe, che possa permetterci di sviluppare la nostra prassi politica, in seguito ad una sana elaborazione teorica. Il problema è che la Sa pensa che il problema sia stato la mancanza della falce e martello...e molti compagni stanno cadendo in questo squallido equivoco! La Sa è un fenomeno politico-ideologico che dagli anni Novanta - prima divisa e poi unita - si dirige verso l'estinzione, un po' per confluenza verso il centro, un po' per la fuoriuscita di compagni coerenti e sinceramente comunisti, che non possono sottostare a certe scelte politiche e programmatiche.

    Il ceto politico della Sa un po' si riciclerà nel Pd (la falsa sinistra degli ex-Ds?), un po' comincerà una pittoresca lotta per il comando della nave che affonda dividendosi tra vetero-dilibertiani (abbiamo perso perché non c'era il talismano della falce martello) e frou frou-betinottiani (abbiamo perso perché andiamo nella direzione radical-chic giusta, ma non lo abbiamo ancora fatto abbastanza). Non sappiamo chi dei due gruppi vincerà, ma sicuramente alle prossime elezioni europee dirà di aver preso la strada giusta perché i risultati elettorali saranno più favorevoli. Noi non li seguiremo, come non li abbiamo seguiti in prcedenza.

    Per quanto riguarda la base...gli elettori hanno dimostrato che votano Sa solo se alleata con il Pd, mostrando sia una certa dose di immaturità politica, sia i limiti del "buon elettore di sinistra", con i miti del meno-peggio e baggianate varie (rimandiamo all'ottimo libro di Badiale e Bontempelli, La sinistra rivelata, Massari editore).

    Se la Sa non è alleata (per scelta o per forza) con il Pd, i suoi elettori votano per il veltrusconismo. I militanti sono frastornati dalla batosta e incapaci di fare un bilancio serio delle ragioni della sconfitta...prevale l'opinione che sia colpa dei dirigenti e manca qualsiasi analisi che vada al di là del dato puramente elettorale, analizzando le dinamiche ideologiche e sociali della sinistra degli ultimi due decenni.

    Senza questo bilancio è impossibile un cambiamento di rotta e, al massimo, si arriva a riproporre una costituente comunista per fare il PCI di Berlinguer (basta! non ne possiamo più!). Un'esperienza storica che si può valutare positivamente o negativamente, ma che la storia ha abbondantemente spazzato via e che ha la stessa probabilità di tornare alla vita della mummia di Tutankamon...

    La via d'uscita che proponiamo noi? Costruire le comunità resistenti, legandole ad un progetto politico nazionalitario ed antimperialista, certamente senza mettere in campo problemi di falci e martelli, ma dedicandosi all'analisi del reale, per potervi incidere in maniera seria, radicale e definitiva. Basarsi sul concetto di autonomia, stabilendo un principio sacrosanto di ispirazione libertaria che è il rispetto dell'Indivifuo, ma lavorare affinché gli Individui si mettano insieme per costruire delle Comunità...Proletarie...Resistenti, ovviamente anticapitaliste, antimperialiste e...diciamocelo...comuniste...

    Con le ultime elezioni si è ufficialmente dato avvio ad un'americanizzazione della politica italiana senza precedenti, con il tentativo di dirigerci verso il bipartitismo, dopo il salto del bipolarismo.

    Bisogna dunque avere coscienza di iniziare un lavoro lungo (se non lunghissimo) in cui, da una parte, lavorare ovviamente su ciò che rimane del Pdci e Rifondazione (in particolare coi militanti in buona fede), ma, soprattutto, cercare di immaginarci un soggetto totalmente nuovo (che noi abbiamo pensato da tempo ma ancora non è stato pienamente compreso da quell'Area vasta che per semplicità chiamiamo "di sinistra) cercando di andare oltre il marxismo-leninismo e lo stesso "comunismo" (almeno così com'è stato quello storico novecentesco e per come viene comunemente inteso) cercando di interpretare, senza lo snobismo tipico dell'elettore ma anche del militante "comunista" nei confronti della società italiana, ciò che ci sta intorno, per cambiarlo (ricordate? Prassi-Teoria-Prassi). Inziare ad analizzare il voto leghista, ad esempio, sarebbe un buon inizio per capire il senso di una risposta sbagliata ad un'esigenza giusta.

    Il lavoro insomma sarà duro e lungo, ma la lotta non è iniziata né finita ieri.
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  9. #39
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    non mi stupisce affatto, visto che il governo è l'espressione della classe attualmente al potere, cioè la borghesia...
    Più che altro tra due borghesie o,meglio,come scrive Gianfranco La Grassa "Un conflitto tra dominanti".
    Sinistra Nazionale!

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da Rodolfo Visualizza Messaggio
    Più che altro tra due borghesie o,meglio,come scrive Gianfranco La Grassa "Un conflitto tra dominanti".
    Giusta osservazione!

 

 
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