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Discussione: Domani la...

  1. #1
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    Predefinito Domani la...

    ....Festa della Liberazione.

    Chi ci ha liberati?
    E da Chi?
    Beh: perchè non chiamarla per quello che è diventata da poche settimane?
    Giornata della Liberazione dal Comunismo!

    saluti

  2. #2
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    Predefinito L'esproprio proletario....

    .....dell'antifascismo

    Il 14 aprile 1950 Benedetto Croce scriveva a Mario Pannunzio, direttore de Il Mondo: «Ho scritto ier l'altro a Venezia per dare il mio nome pel prossimo congresso della Resistenza. Non potendo intervenire di persona, ero portato ad astenermi dall'adesione.
    Ma mi è venuto poi il pensiero che si potesse da alcuni falsificare il significato di quel fatto, che onora gli italiani... Ora io, che fui in quel periodo un anello di congiungimento, partecipai al sentimento che ci univa, e che era semplicemente questo: il bisogno fondamentale della libertà.
    Ci trovammo l'uno accanto all'altro liberali e cattolici, e socialisti o addirittura comunisti, e nessuno domandava quali fossero le particolari tendenze degli altri, perché tutti sentivamo che nei nostri animi primeggiava una tendenza sola».

    Le nitide parole del filosofo liberale coglievano già allora la natura della Resistenza e della Liberazione, e indicavano le interpretazioni politiche tendenziose che avrebbero potuto stravolgere il significato della riscossa nazionale vissuta in nome della libertà.
    La storiografia della sinistra comunista e la pratica politica dei suoi rappresentanti hanno, al contrario, accreditato per sessant'anni versioni più o meno settarie dell'antifascismo e della Resistenza-Liberazione che spesso hanno avuto poco a che fare con la realtà.
    Si è ridotto l'antifascismo ad una categoria metafisica sostanzialmente equivalente alla democrazia secondo la declinazione data dal Pci.
    Secondo l'intellettualità della sinistra frontista non si poteva essere, al tempo stesso, antifascisti e anticomunisti, perché i due termini erano considerati contraddittori. In tal modo si delegittimava l'intera storia degli antifascismi cattolico, liberale, democratico e socialista riformista che, in quanto distinti e spesso divergenti dall'antifascismo comunista, non potevano avere memoria storica né diritto di cittadinanza politica.
    Lo stesso discorso vale per l'interpretazione della Resistenza.
    Quello che fu un capitolo storico, peraltro limitato ad alcune regioni del centro-nord che videro l'insurrezione partigiana negli ultimi giorni dopo che gli Alleati anglo-americani avevano fatto il grosso della guerra anti-nazifascista, divenne nel corso del tempo una specie di mitologia astorica, da cui furono espulsi i contributi dei partigiani delle formazioni non comuniste e dei corpi dell'esercito italiano che pagarono contributi non indifferenti di sangue.
    Ma il peggiore servizio che è stato reso a quegli eventi, certo decisivi per la rinascita della democrazia nella Repubblica, è stata la mitizzazione delle ricorrenze storiche che è andata gonfiandosi con gli anni.
    Più gli autentici protagonisti di quella stagione scomparivano, più crescevano i gruppi, le associazioni, le iniziative, le bardature, le ricorrenze e perfino le persone che pretendevano di parlare in nome e per conto dell'antifascismo e della Resistenza, invocati non per ciò che effettivamente furono, ma come categorie metafisiche utilizzate per raffigurare lo scontro perenne tra gli autoritari di destra ed i democratici di sinistra.

    Di tal fatta è l'inganno che è stato riproposto in questo 25 aprile in cui la Confederazione italiana delle associazioni combattentistiche e partigiane (sic) ha distribuito volantini in cui si proclama che
    «l'Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più rischi per la tenuta del sistema democratico» ...
    per cui occorre «una mobilitazione straordinaria».
    Un discorso che, tradotto in parole semplici, significa: «attenzione il barbaro Berlusconi con il suo codazzo di fascisti e parafascisti è nelle nostre case, e quindi bisogna darsi da fare per cacciarlo via».
    Tutto ciò si chiama «uso politico della storia» che, in Italia è servito per silenziare gli antitotalitari (antifascisti+anticomunisti) che ovunque hanno combattuto per la libertà.

    Ha scritto François Furet: «In Europa occidentale prevalse dappertutto l'effetto di intimidazione contenuto nell'alternativa fascismo/antifascismo: in Italia dove l'ideologia dell'antifascismo ebbe la massima diffusione, il concetto di totalitarismo non ha mai avuto diritto di cittadinanza. L'idea è stata ignorata, quasi vietata, nel paese dal quale era venuta la parola».
    Le riflessioni dello storico francese dovrebbero essere meditate anche da chi come Mario Pirani, con sofisticate argomentazioni, vuole colpire il bersaglio di «una versione edulcorata del fascismo», come si intitolava ieri l'articolo su la Repubblica.
    Non si è capito bene a chi volesse rivolgere l'interrogativo:
    «Non è venuto il momento per spogliare le date epocali della vicenda repubblicana dall'affronto riduttivo delle polemiche contingenti?».
    Forse sarebbe stato opportuno che l'autorevole editorialista si riferisse esplicitamente a quanti divulgano, con banale monotonia da mezzo secolo, volantini che chiamano alla mobilitazione straordinaria contro i rischi che correrebbe il sistema democratico.

    Massimo Teodori
    m.teodori@mclink.it 24 04 08

    saluti

  3. #3
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    A me va bene anche quello... Certo, mettere sullo stesso piano la cacciata dei fascisti all'uscita dal parlamento di 4 gatti che si vestono in cashmire...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ....Festa della Liberazione.

    Chi ci ha liberati?
    E da Chi?
    Beh: perchè non chiamarla per quello che è diventata da poche settimane?
    Giornata della Liberazione dal Comunismo!

    saluti
    Siete proprio dei poveracci, non ci sono parole.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Nux Vomica Visualizza Messaggio
    Siete proprio dei poveracci, non ci sono parole.
    -----------------------
    Poveracci può essere....coglioni come te assolutamente no!

  6. #6
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    Predefinito Basta con i riti. Io il 25 ....

    ....aprile lo celebro così

    di GIAMPIERO MUGHINI su www.Libero-news.it del 25 04 08

    La data del 25 aprile 1945 evoca drammaticamente la riconquista di libertà perdute senza le quali oggi non saremmo qui a conversare garbatamente, e su questo non ci piove né ci pioverà mai una sola goccia.
    Purtroppo quella data è anche il contrassegno di un'atroce lacerazione nazionale, di quando l'Italia si spaccò in due, e fratelli andarono all'assalto di fratelli, e italiani uccisero atrocemente altri italiani.
    Non che le due parti in campo avessero la stessa parte di ragione. Quelli che presero le armi in nome di Salò e combatterono a fianco dell'alleato nazi avevano torto, punto e basta.
    E nemmeno su questo ci piove né ci pioverà mai una sola goccia.
    Come naturalmente non ci piove che quelli non fossero italiani di serie B, ma solo italiani che avevano combattuto per una causa sbagliata.
    Altra cosa, una cosa completamente diversa, è estrarre da quella tragedia i valori che la alimentavano e agitarli nel presente come di cosa bellissima o orrenda a seconda dei punti di vista.
    Agitarli come randelli nella lotta politica di oggi, e magari a proposito dello scontro Rutelli-Alemanno per la carica di sindaco di Roma, uno scontro che con l'aprile del 1945 c'entra nulla. (Io voto Rutelli).
    Il fatto è che i termini fascismo e antifascismo non hanno più il benché minimo contenuto storico.
    A dire il vero la stessa esperienza di Salò, che Mussolini guidò obtorto collo, è cosa completamente diversa dal fascismo storico, quello che aveva trionfato politicamente nell'ottobre 1922 e che stramazzò alla sera del 25 luglio 1943, quando l'élite del fascismo disse di no a Mussolini e riconsegnò i poteri costituzionali al Re.

    L'inizio di un'altra storia.
    Dopo di che inizia un'altra storia, e sventurati gli italiani che ci sono stati dentro. Quanto all' "antifascismo", se inteso come motore ideale trainante delle azioni politiche successive all'aprile 1945, è una balla grande così. L' "antifascismo" del 1943-1945 era soltanto il riflesso italiano di un'alleanza militare estemporanea, l'alleanza tra nemici di Hitller che erano diversi quanto più non si può, l'alleanza nientemeno tra Winston Churchill e Giuseppe Bessarionovic detto "Acciaio", un'alleanza che Churchill era il primo a volere che durasse il meno possibile perché mai un istante aveva smesso di considerare Stalin un brigante.
    Tra 1943 e 1945 combatterono assieme, in Italia, partigiani che avevano obiettivi politici e sociali all'opposto. E perciò i comunisti, che volevano fare come in Urss, combatterono assieme con liberali e socialisti che invece volevano la democrazia parlamentare. Non sempre combatterono assieme, qualche volta si spararono addosso.
    Il fratello minore di Pier Paolo Pasolini, Guido Pasolini, venne massacrato da partigiani comunisti assieme ai suoi compagni perché da liberale non voleva che a Trieste sventolasse la bandiera rossa del comunismo titino.
    C'è più verità in questo episodio, celato e omesso da mille e mille commemorazioni retoriche e strumentali del 25 aprile, che non in tutta la mistica dell' "Italia nata dalla Resistenza".
    Dalla Resistenza nacque semplicemente il governo del Cln guidato dall'azionista Ferruccio Parri, un governo che durò pochi mesi. Dopo di che le varie frazioni dell' "antifascismo" si ritrovarono a ringhiarsi contro e non smetteranno più di farlo per quarant'anni.
    E tutto questo mentre in nome dei valori della Resistenza gli elementi di punta del partigianato "rosso" ne facevano di tutti i colori in Emilia e dintorni.
    Nel senso di arrivare a casa di ex fascisti, sacerdoti, partigiani di altra etnia politica, borghesi possidenti e di farli a pezzi.
    Ho letto e molto apprezzato il libriccino che un piccolo editore di Jesolo Lido, l'editore Controvento, ha pubblicato di recenete con il titolo "Ultimo". È il nome del partigiano comunista che faceva parte della squadra che piombò nella casa dove un ex fascista divenuto un oppositore di Mussolini e che s'era completamente ritirato dalla politica, Leandro Arpinati, viveva con accanto degli amici, fra cui un socialista, Torquato Nanni.
    Prima ancora che avessero aperto bocca, Arpinati e Nanni vennero ammazzati come cani. Innanzi agli occhi della figlia di Arpinati.
    Il partito comunista penserà poi a che questi delinquenti lasciassero l'Italia e si rifugiassero in Cecoslovacchia da eroi romantici anziché da carnefici.
    Non sto dicendo nemmeno di sguincio che sono questi episodi a connotare la Resistenza. Dico che questi episodi impediscono una mistica apologetica della Resistenza come un tutto omogeneo. E dunque commemorare sì o no il 25 aprile 1945, in un'Italia stellarmente diversa com'è quella di oggi, dove per strada non ci sono le SS e dove invece esce, a firma di Stefano Livadiotti (un giornalista dell' Espresso e dunque un giornalista di sinistra), un pamphlet incredibilmente polemico e sprezzante contro la dittatura dei sindacati confederali, quelli che una volta facevano da truppe d'assalto di ogni e qualsiasi schieramento di sinistra?

    Lo spirito di fazione.
    Io temo che quella commemorazione abbia poco senso, specie se fatta nel nome dello spirito di fazione e a forza di sventolare bandiere rosse, il colore politico bagnato dal sangue delle più grandi tragedie del Novecento.
    Sarebbe possibile commemorare il 25 aprile come una data condivisa, così come sono condivise da tutti le libertà scaturite da quella data simbolica? Penso di sì, ma non mi pare che ci tengano in molti a farlo.
    E comunque sono d'accordo con Letizia Moratti, che a quel corteo non ci va. Credo le brucino ancora le offese di fazione rivolte a lei e al padre partigiano che il 25 aprile 2007 stava sfilando in carrozzella.
    Personalmente il mio corteo a commemorare il 25 aprile lo faccio ogni volta che passo sotto una targa che ricorda un caduto della Resistenza, oppure qualcuno che è stato annientato in un campo nazi. Le targhe romane dei fucilati alle Ardeatine credo di conoscerle a memoria.
    Una targa innanzi alla quale mi fermo ogni volta è affissa su un palazzone ai bordi del Tevere, non lontano da San Pietro. È il palazzone dove vennero scaraventati i 1000 e oltre ebrei romani che erano stati prelevati dai nazi la mattina del 16 ottobre 1943. Uomini, donne, bambini, vecchi. Accatastati nei camion e portati in quel palazzone, dove trascorsero la notte. Dopo di che presero la via dei campi di concentramento. Ne tornarono in 16. Ecco, innanzi a quella targa io commemoro ogni volta che posso il mio personale 25 aprile 1945.
    Ossia mi ricordo e ci penso.

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Il giorno di "festa" è...

    ...agli sgoccioli.

    Permettetemi perciò di esprimere la sincera riconoscenza verso gli USA, l'Inghilterra e il loro alleati per aver "donato" all'Europa e agli italiani la Libertà.

    saluti

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ...agli sgoccioli.

    Permettetemi perciò di esprimere la sincera riconoscenza verso gli USA, l'Inghilterra e il loro alleati per aver "donato" all'Europa e agli italiani la Libertà.

    saluti
    E il bello è che è sempre grazie agli anglo-americani che Joseph Dick può permettersi di vomitare insulti sui giornalisti e di sputare sul piatto in cui mangia. Che tristezza. Ma quando ci libereremo di gente simile, non solo in parlamento, ma anche nelle piazze?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ...agli sgoccioli.

    Permettetemi perciò di esprimere la sincera riconoscenza verso gli USA, l'Inghilterra e il loro alleati per aver "donato" all'Europa e agli italiani la Libertà.

    saluti

    sono certo che nessuno ci abbia regalato niente.
    comunque mi unisco alla tua riconoscenza.


    Mi riconosco molto nel pensiero di Mughini.
    Un uomo di sinistra di cui la sinistra ha disperato bisogno.

 

 

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