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    Predefinito La guerra al " diverso "

    Una sola ideologia: guerra al "diverso" - PAOLO COLONNELO
    VERONA - Il biondino e i suoi amici si muovevano come una banda di Arancia Meccanica negli ambienti degli skinheads fronte Veneto e dei neofascisti di Forza Nuova, sperando d’incontrare se non proprio il plauso della città, per lo meno la sua indulgenza. Chè Verona si sa, è sempre stata una città nera. E ricca. E gelosa di sé. E se anche il sindaco leghista Flavio Tosi adesso invoca «pene esemplari» e quelli di Forza Nuova prendono le distanze, si capisce che il Biondino e i suoi amici in fondo erano funzionali a una certa cultura. «Che poi è un modo di pensare - dice il procuratore Guido Papalia - molto diffuso di questi tempi che esclude il diverso, chi non si veste come noi, non mangia come noi, non parla con il nostro accento, in difesa di un sistema ritenuto semplicemente migliore di altri e dunque da difendere anche con la violenza. E’ un modo di sentirsi rassicurati ancorandosi a cose che invece andrebbero analizzate più approfonditamente. Non è un problema solo di polizia. E’ questione di educazione che dovrebbe portare a pensare che è l’inclusione quella che paga. Non l’esclusione». Invece il Biondino e gli amici stavano proprio in questa logica. Anche loro di ronda - che oggi va tanto di moda - per punire «i diversi», «quelli che sporcano», quelli che offendono «il decoro del nostro bel centro». Quelli che non ci garbano, in definitiva. Che, come si sa, sono sempre tanti e affollano impuniti le nostre paure. E allora, giù botte. Come a Nicola Tommasoli il grafico di 29 anni massacrato a pugni e calci e ridotto in fin di vita per essersi rifiutato l’altra notte di offrire una sigaretta. «Anche lui - spiega il procuratore aggiunto di Verona, Mario Schinaia - era stato individuato come un diverso. A loro bastava trovare qualcuno che magari aveva semplicemente i capelli lunghi e volavano schiaffi». Quasi ogni sabato, con la bella stagione, a pattugliare strade e piazze storiche, a prendere a schiaffi «i negri» ma anche «i terroni», come i tre parà picchiati mesi fa perchè «parlavano meridionale». O il ragazzo con la maglietta del Lecce massacrato di botte «perché terrone». O quello picchiato in piazza delle Erbe perché sedendo su alcuni gradini «danneggiava l’immagine di Verona, città di classe». O la vita resa impossibile ai venditori di khebab. Tutte scuse, per nascondere il vero obiettivo: la violenza fine a se stessa. «Una violenza programmata, per difendere quello che consideravano il loro territorio - sottolinea Schinaia - sono tutti di una certa area ma alla fine l’ideologia o l’appartenenza a gruppi politici definiti conta poco. La cosa vera che li unisce è la caccia al “diverso” da loro. Ed è questa l’unica ideologia. Tanto che per questo ripetersi delle aggressioni, avevamo ipotizzato l’esistenza di un nuovo gruppo organizzato, ancor più pericoloso di altri per questo fine esclusivo di violenza». La scorsa estate la banda di neofascisti era stata fermata dalla Digos e identificata: 17 giovani in tutto, alcuni rampolli della buona borghesia, altri figli di operai. Molti legati agli ultrà dell’Hellas Verona, quasi tutti trovati con simboli nazisti e fascisti in casa. Il Biondino, ovvero R.D., 19 anni, studente, capelli castani chiari, frequentatore della sezione cittadina di Forza Nuova si era distinto come uno tra i più attivi e violenti, destinatario perfino di una diffida a non entrare allo stadio. La notte del primo maggio R.D. non era nemmeno ubriaco. «Noi non ci droghiamo, non beviamo, siamo gente a posto», ha raccontato nell’interrogatorio-confessione reso ieri dalle 8 alle 12 nella questura di Verona. Ma sì, un bravo ragazzo senza vizi, come tanti da queste parti. Come i due di Ludwig, ricorda ancora il procuratore Schinaia, anche loro «figli della buona borghesia, laureati, perbene. Pensavano di ripulire il mondo uccidendo le persone». Il pm Rombaldoni, il capo della Digos e il colonnello dei carabinieri aspettavano R.D. da qualche ora. Individuato dalle indagini, pressato dai genitori, incalzato dal suo legale, dopo aver passato tre giorni fuori casa, non si ancora bene aiutato da chi, sentendosi il fiato sul collo, alla fine si è costituito. Si è presentato col suo legale, Roberto Bussinello, candidato sindaco per Forza Nuova alle scorse elezioni. Per confessare ma solo in parte, ammettendo di aver dato pugni e calci ma senza ricordare «di aver colpito quel ragazzo quand’era a terra»; confermando i nomi di almeno due dei complici, già individuati, ma senza fare il nome degli altri due perchè «di loro non voglio parlare». Eppure ha esordito dicendosi «dispiaciuto», «spaventato dalle conseguenze» del suo gesto.
    La Stampa – 5.5.08
    Poco fa ho udito il sindaco di Verona escludere la matrice politica dell'assassinio; parlare esclusivamente di bullismo, di violenti, accusare le leggi vigenti di lassismo, a mio parere significa non volere prendere atto della realtà che in certe province italiane vige; significa di fatto " assolvere " quella matrice ideologica fautrice di tanta violenza. Purtroppo anche a Roma negli ultimi mesi " questa violenza ideologica " si sta diffondendo sempre più.

  2. #2
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    Corsera – 5.5.08

    Tirapugni, mazze, «dagli al nemico». Le spedizioni punitive del branco – Fiorenza Sarzanini
    ROMA - Per le spedizioni punitive usavano tirapugni di metallo e mazze avvolte da catene. Ma spesso sono bastati calci e pugni per far finire in ospedale le vittime. Si incontravano a piazza delle Erbe, centro storico di Verona. Talvolta bevevano birra fino a ubriacarsi. Poi cominciava la caccia. Del gruppo facevano parte almeno una ventina di persone, anche alcune donne. I poliziotti della Digos coordinati da Luciano Iaccarino riuscirono a individuarne diciassette, tutti tra i 17 e i 25 anni. Nel giugno scorso fornirono alla magistratura gli elementi d'accusa. Denunce e racconti che adesso delineano le caratteristiche del gruppo, la loro appartenenza agli ultras dell'Hellas Verona, la loro matrice neofascista confermata da volantini, simboli e fotografie sequestrati durante le perquisizioni. La Digos: colpiranno ancora. Da allora le indagini sono andate avanti, la polizia sapeva che non si sarebbero fermati. Nell'ultima informativa consegnata alla magistratura neanche due mesi fa è scritto: «Riscontri obiettivi dimostrano la permanenza di un vincolo associativo diretto all'attuazione di un programma criminale di più ampio respiro in cui la comunanza di interessi — l'ostilità per chi è "diverso", la volontà di marcare il proprio spazio territoriale in cui gli altri non hanno diritto di accesso — determina il concreto rischio che tali aggressioni possano riprodursi in un indeterminabile tempo futuro». La prima aggressione risale al 26 marzo del 2006. Succede tutto in pochi minuti. Due amici sono in corso Cavour, devono prelevare soldi al bancomat. «Abbiamo incrociato un gruppo di giovani — verbalizzano —, saranno stati cinque o sei, tra loro c'erano anche due ragazze. Uno fa un grugnito. Mi volto a guardarlo e mi accorgo che mi sta fissando. Noi andiamo avanti, arriviamo fino alla banca. E in quel momento ci circondano. Uno di loro grida che dobbiamo andarcene. Il mio amico gli risponde di no e quello gli dà due pugni in faccia e gli frattura il setto nasale». L'ultima denuncia prima del pestaggio di Nicola Tommasoli è di pochi mesi fa, il 9 dicembre 2007. Ad essere aggredito con mazze e coltelli è un altro tifoso dell'Hellas. Le spranghe servono a sfasciargli la macchina, poi con le lame lo feriscono alla coscia. Pugni e catene per «terroni». In meno di due anni hanno colpito almeno tredici volte. Tante sono le denunce presentate anche se la polizia sospetta che alcune vittime, ferite in maniera lieve, potrebbero aver deciso di lasciar perdere per paura di eventuali ritorsioni. Nell'informativa consegnata alla Procura di Verona viene sottolineato come «tra i responsabili degli atti criminosi ci sono soggetti noti per aver in passato compiuto atti violenti in occasione o a causa di eventi sportivi. Il loro modus operandi è basato sullo stesso canovaccio comportamentale: forse favoriti dall'ebbrezza alcolica, gli aggressori cercano un pretesto per attaccar briga e dalle parole passano rapidamente alle vie di fatto. Le parti offese sono prive di legami apparenti tra loro, se non per aver suscitato negli aggressioni l'odio per chi è ritenuto "nemico" o semplicemente "diverso" per il colore della pelle o il modo di vestire o di atteggiarsi». Il 17 marzo 2007 in piazza dei Signori c'è un concerto per festeggiare il bicentenario del liceo classico «Maffei». Verso le 23 arrivano una ventina di giovani, si avvicinano a uno degli studenti: «Mi hanno aggredito e scaraventato a terra, poi hanno cominciato a riempirmi di calci e pugni. Alcuni si sono sfilati la cinta dai pantaloni, altri mi hanno colpito con spranghe e catene». Interviene una ragazza, cerca di sottrarre il suo amico alla furia del gruppo. Ma anche lei prende pugni e schiaffi. Stessa sorte per un altro che accorre in aiuto. Alla fine i tre riescono a rifugiarsi dentro un ristorante. Ma questo non basta a fermare il pestaggio. Il verbale dello studente racconta che cosa accade dopo: «Mi hanno inseguito, hanno continuato a insultarmi e a picchiarmi. Sono sicuro che avevano tirapugni di metallo e catene». La minaccia ai minorenni. L'8 aprile tocca a tre giovani brasiliani finire nel mirino della banda. Mentre passano a piazzetta Scalette Rubiani notano quattro ragazzi seduto al bar. «Siete fascisti?», chiedono. Gli stranieri rispondono di no. E immediatamente vengono colpiti con una sedia di legno, buttati in terra e picchiati. Uno di loro resta 40 giorni in ospedale. Anche alcuni minorenni sono rimasti vittima di minacce e pestaggi. Il 25 aprile 2007, mentre sono in strada con lo skateboard vengono avvicinati da sei ragazzi. Gli chiedono i soldi, li perquisiscono per controllare che non li abbiano nascosti nelle tasche. Gli rubano tutto quello che hanno. Poi, sotto la minaccia del coltello, urlano: «Se uno di voi chiama la polizia vi tagliamo la gola. Grazie, da oggi sarete protetti da noi». Un mese dopo, nella notte tra il 25 e il 26 maggio, gli ultrà entrano in azione due volte. Prima aggrediscono tre militari di leva perché hanno l'accento napoletano, poi un tifoso del Lecce e il suo amico intervenuto per difenderlo. Anche questa volta, agiscono «in branco».

  3. #3
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    Predefinito Scribacchini dell' informazione

    Da quando il povero ragazzo di Verona è stato mortalmente aggredito, i nostri pennivendoli, scribacchini dell’ informazione, non hanno fatto altro che raccontarci che la motivazione dell’aggressione era dovuta al rifiuto di una sigaretta da parte della vittima.
    Mi chiedo : come si fa ad imbrattare qualche pagina di giornale con una montagna di simile stupidaggini sulla sigaretta ?
    Pazienza se a stupirsi è il sindaco di Verona, amico , forse, di questi lottatori di strada, ma i nostri scribacchini dove vivono ?
    Soltanto il rapido risultato delle indagini e degli interrogatori ha fatto si che la vicenda fosse narrata per quello che è :
    -Normale attività dei neofascisti

  4. #4
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    Predefinito Da leggere : un articolo di Gad Lerner

    Se la vittima del pestaggio di Verona fosse stato uno straniero anziché il povero Nicola Tommasoli, un giovane dei “nostri”, oggi la città vivrebbe il medesimo turbamento? Ne dubito, visto lo scarso rilievo attribuito finora alle scorribande contro gli immigrati perpetrate sistematicamente da anni in quel territorio dal “Fronte Veneto Skinheads” e da altre squadracce fasciste e padane, sedicenti cristiane o pagane, nel nome della lotta contro la società multietnica e il “mondialismo”. Nessun leader politico si è mai sognato di impostare la sua campagna elettorale contro i soprusi fisici, sessuali, culturali, inflitti ai nostri nuovi vicini di casa colpevoli di generare allarme sociale. Il tema non sarebbe redditizio come lo è invece ergersi a paladini della sicurezza minacciata dall’invasione degli “estranei”.
    Se al contrario fosse stato un criminale straniero a ridurre in fin di vita Nicola Tommasoli nel centro di Verona, non oso immaginare la rincorsa dei proclami e delle fiaccolate.
    Il vento che sospinge irrazionalmente in prima pagina l’ossessione per la sicurezza dei cittadini è alimentato dal calcolo politico ma scaturisce da una frattura culturale profonda, di cui è espressione anche il ventenne skinheads di buona famiglia pronto a scatenare violenza per futili motivi, dopo essersi autoproclamato sentinella del territorio.
    Evitiamo per favore pseudoanalisi sociologiche sulla furia dei “nostri” contrapposta alla delinquenza degli “altri”. Preoccupiamoci semmai di riconoscere la portata della frattura generatasi nel profondo della nostra concezione del mondo. Rimesso in discussione il paradigma universalistico di matrice illuminista, secondo cui gli uomini sono tutti uguali e ugualmente titolari di diritti irrinunciabili, tornano in auge la retorica del “sangue e suolo”, il primato della tradizione, dei costumi e dell’appartenenza a una comunità storica, linguistica e religiosa. Il mito delle radici da preservare.
    Lo storico Zeev Sternhell descrive una vera e propria corrente della modernità basata sul culto di tutto ciò che distingue e separa gli uomini, nata come critica alla rivoluzione francese e all’illuminismo per poi rinvigorirsi come cultura di massa della destra novecentesca. L’ideologia che motiva l’azione razzista e squadristica degli skinheads da stadio, dilaga ben oltre i manipoli di quella minoranza paranazista.
    Mi guardo bene dal fare un tutt’uno con la riscoperta della spiritualità contro il mercatismo, su cui Giulio Tremonti fonda la nuova legittimità popolare di una politica votata a dominare le insidie della globalizzazione. Così come non collego la parodia terroristica del “Fronte Cristiano Combattente” di Roberto Sandalo –specializzato in attentati alle moschee- con la recente ripresa del tradizionalismo cattolico preconciliare. Ma non c’è dubbio che l’humus culturale delle ronde a presidio del territorio, l’enfatizzazione smisurata del pericolo rom, l’irrisione del “buonismo” di cui sarebbe colpevole il volontariato cattolico, sono frutti di quella medesima critica alla società contemporanea. Dove la destra si concepisce come naturale adesione alle diversità dei popoli che la sinistra pretenderebbe invece di comprimere in una gabbia oppressiva, innaturale, omologante.
    Pochi giorni fa il sindaco leghista di Logagnano di Soma (Verona) ha invocato la pena di morte per il ventenne rumeno Claudio Stioleru colpevole dell’omicidio del suo datore di lavoro e (probabilmente) della moglie. Poi è emerso che Stioleru doveva soggiacere a umilianti pretese sessuali da parte della sua vittima, il che non giustifica certo il delitto ma rivela un quadro di soprusi perpetrati all’ombra della clandestinità. Sono le medesime forme di mercificazione dell’umano che alimentano il traffico della prostituzione femminile immigrata. Solo che difficilmente le ragazze rumene e moldave uccise e abbandonate nei sacchi della spazzatura finiscono in prima pagina come le “nostre” donne violentate dagli stranieri, biecamente compatite in campagna elettorale a differenza dell’80 per cento degli stupri consumati tra le pareti domestiche.
    Così il legittimo allarme per la microcriminalità che affligge le periferie urbane diviene un’altra cosa: il feticcio della sicurezza, adoperato da una parte politica per zittire l’avversario, cioè la sinistra, indicata come artefice di una globalizzazione che spalanca le frontiere. La falsa ideologia della diversità italiana (o padana, o cristiana) da preservare, autorizza di nuovo quel che ci illudevamo fosse definitivamente proibito: la colpevolizzazione di interi popoli, accusati di essere per loro stessa natura subdoli, violenti, pericolosi.
    E’ inutile stupirsi poi quando si scopre che dei ragazzi di buona famiglia rivestono i panni dei giustizieri ariani e passano all’azione: come già i brigatisti di sinistra trent’anni fa, anche loro si proclamano avanguardia di un movimento popolare più vasto. E come allora può capitare che la violenza metropolitana, divenuta stile di vita, ferisca e uccida “per sbaglio” bersagli più vicini alla nostra sensibilità di quanto non lo siano i loro obbiettivi abituali.
    Di Gad Lerner

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    Le pacificazioni secondo Gianfranco Fini
    di Salvatore Scaglione - Megachip
    Forse dimenticando di non essere più il capo del Fuan, la “terza carica dello Stato” ammonisce “paterno” dal salotto Vespa che il gruppo di Verona va sì preso e rieducato, ma che le manifestazioni di Torino contro il salone del libro sono molto più gravi. E' superfluo chiedere a quale tavola di valori siano ispirate queste graduatorie. Fini non è uno sprovveduto, né la gaffe è plausibile. Più probabile che il tanfo del passato riaffiori, ora che si è diffusa la persuasione della invariabilità a breve termine della situazione italiana, e pertanto di far parte, nella casta, di una supercasta di intoccabili, e dunque di irresponsabili. Il coro dei servi che si è affrettato a giudicare le proteste come “invenzioni di gruppi minoritari” ci rispedisce indietro. In barba alla destra rinnovata ed al neo Berlusconi moderato, riaffiora la fase orrenda di chi copre, da Previti in giù, le proprie malefatte con l'aggiunta: il popolo ci ha votato. Ci ricorda anche che le “pacificazioni” più volte invocate dall'opposizione, da Almirante in poi, si trasformano in aggressività con una rapidità stupefacente. Non si era ancora spenta l'eco del consenso certamente eccessivo e quello sì strumentale, al discorso di insediamento di Fini, che il personaggio i cui obbiettivi di carriera non sono mai stati velati, si produce in una brusca inversione. Restiamo in attesa delle prossime puntate.
    http://www.megachip.info/

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    ciao a tutti, ciao neva!
    ecco un altro esempio di malainformazione, e di ipocrisia da parte di fini e de "La Destra di storace, santanchè and company...
    sui fatti di verona, fini dice che sono meno gravi dei fatti di torino e loro non si pronunciano ( o si pronunciano bisbigliando ) per ovvi motivi (sono loro elettori).
    ma sui fatti di torino, sulle proteste contro lo stato di israele e lo strapotere della lobby ebraica nel mondo, fini non dice che "La Destra" ha esattamente le stesse idee della sx radicale. ecco un esempio di articolo dal loro sito, www.ladestra.info, con il quale mi trovo d'accordo in moltissimi punti:

    Il governo d’occupazione sionista prosegue la sua politica genocida, mantiene alta la tensione in tutta la striscia di Gaza e non ha interrotto i lavori per la costruzione di nuove colonie ebraiche ne’ tantomeno intende rinunciare al muro della vergogna che stanno continuando a innalzare proprio nella Cisgiordania dove dovrebbe amministrare il movimento Fatah dell’Anp di Abu Mazen”… (Dagoberto Husayn Bellucci)
    CANZANO 1- A partire dal meeting di Annapolis, Israele ha iniziato una serie sanguinosa di raid terrestri ed aerei contro i Palestinesi uccidendo, nel periodo 28 novembre 2007 - 15 gennaio 2008, ben 125 Palestinesi (8 nella West Bank, 117 nella Striscia di Gaza) e ferendone almeno 386 (116 W.B., 270 G.), senza considerare i 690 arresti operati nel frattempo. Secondo te, il meeting di Annapolis è stata una tappa fondamentale nel processo di pace?
    BELLUCCI 1- “Annapolis non e’ stata nient’altro che l’ennesima inutile conferenza voluta da un’amministrazione americana
    per cercare di riattivare un processo di pace defunto. Come rilevi giustamente nei dati che hai fornito e’ in corso
    da mesi una autentica escalation militare da parte del governo di occupazione sionista contro il popolo palestinese.
    I motivi del fallimento di quella conferenza erano gia’ nelle premesse, completamente errate, con le quali l’amministrazione
    Bush ha invitato le diverse delegazioni. Non esisteva alcuna base di dialogo per rimettere le due parti attorno ad un
    tavolo negoziale considerando che la principale organizzazione e il governo legittimo della Palestina (rappresentato non
    dimentichiamocelo da Hamas uscito vincitore delle elezioni del gennaio 2006 e al potere prima dello scoppio del
    conflitto interno ai palestinesi scoppiato nell’estate scorsa) e’ stata esclusa. Hamas negli stessi giorni in cui l’Anp di
    Abu Mazen si recava a Annapolis - per riprendere colloqui che si sono rivelati come sempre inutili - ha portato centinaia
    di migliaia di suoi sostenitori per le strade delle principali citta’ della striscia di Gaza per manifestare contro questi
    accordi truffa. Accordi che oltretutto non hanno avuto nessun effetto neanche per frenare le violenze sioniste contro la
    popolazione civile palestinese. Il governo d’occupazione sionista prosegue la sua politica genocida, mantiene alta la
    tensione in tutta la striscia di Gaza e non ha interrotto i lavori per la costruzione di nuove colonie ebraiche ne’ tantomeno
    intende rinunciare al muro della vergogna che stanno continuando a innalzare proprio nella Cisgiordania dove dovrebbe
    amministrare il movimento Fatah dell’Anp di Abu Mazen. La stessa Siria, che aveva sperato in un dialogo franco e chiaro
    con i responsabili sionisti e i loro sostenitori a stelle e strisce per porre sul tavolo dei negoziati l’annosa questione del
    ritorno delle alture del Golan sotto la sua sovranita’, ha riconosciuto il sostanziale fallimento di questo tentativo. Un
    fallimento ripeto prevedebile visto le premesse: la debolezza dell’amministrazione Bush in rotta su tutti i fronti diplomatici
    e su quelli politici e militari dell’Iraq e dell’Afghanistan, le continue minacce provenienti da “Israele” contro Gaza, Libano e
    Iran e molte altre questioni irrisolte erano indizi sufficienti per rinunciare fin dall’inizio.
    Su Annapolis vorrei ricordare le analisi pubblicate dal quotidiano svizzero “Neue Zurcher Zeitung” che all’indomani della
    conferenza parlava apertamente di scetticismo rispetto alla possibile concretizzazione delle proposte fuoriuscite da quella
    assise internazionale sottolineando che nessuna questione fondamentale, a cominciare da quella relativa allo status di
    Gerusalemme Est, era stata affrontata direttamente e che il governo Olmert si impegna esclusivamente a prendere un
    impegno in questo senso entro la fine del 2008. Un altro quotidiano svizzero, il Corriere del Ticino, andava oltre sostenendo
    che quell’assise costituisse soltanto l’ultimo cadeau ai paesi arabi moderati di un’amministrazione americana in piena crisi
    domandandosi se questa conferenza di Annapolis non foss’altro che il punto di partenza per la creazione di un nuovo asse
    anti-sciita e anti-iraniano tra Stati Uniti, mondo arabo moderato e alleati sionisti. Secondo molti altri analisti di politica
    vicino-orientale Annapolis ha sostanzialmente avvicinato oltremodo le posizioni dell’amministrazione Bush e del suo alleato
    sionista a quelle dei tradizionali Stati arabi moderati (Arabia Saudita e monarchie del Golfo ma anche Egitto e Giordania)
    in previsione di un’escalation anti-iraniana e anti-sciita. I rischi di questa possibile escalation sono alti e reali come dimostra
    l’attacco terroristico commesso da agenti del Mossad a Damasco contro uno dei capi della Resistenza Islamica libanese e
    come confermano le quotidiane minacce provenienti da Tel Aviv e da Washington contro Hizb’Allah, Hamas, la Siria e l’Iran.
    I prossimi mesi, primavera e estate, ci diranno se l’amministrazione Bush vorra’ spingersi oltre e premere sull’acceleratore
    contro l’”asse sciita” e i suoi alleati. I rischi di una nuova conflagrazione che investirebbe l’intero Vicino Oriente sono enormi se si considera che Bush & soci non hanno conseguito alcun risultato positivo nella loro strategia di esportazione manu militari della “democrazia” nell’area e che l’America non rinuncera’ facilmente a mantenere le proprie truppe nel perimetro geostrategico e militare del Golfo.”
    CANZANO 2– Quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza, la drammatica situazione umanitaria in cui versano i suoi abitanti a causa dello strettissimo embargo imposto da Israele, i massacri e i crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano, tutto questo non mira in effetti ad eliminare un popolo?
    BELLUCCI - “Che esista, e non da oggi, un progetto sionista per distruggere identita’ nazionale palestinese questo e’ indiscutibile. L’entita’ criminale sionista o sedicente Stato d’Israele non ha mai ratificato quali siano le sue frontiere nazionali e i suoi confini proprio per l’impossibilita’ per i sionisti di dare una definizione chiara delle loro volonta’ espansionistiche che , come e’ inscritto chiaramente nel drappo di questa enclave ebraica occupante la Palestina, sono rivolte a costituire un Grande Israele dal Nilo all’Eufrate. L’attuale genocidio commesso contro i palestinesi non e’ nient’altro che il proseguimento di un vecchio obiettivo o sogno sionista: creare uno stato etnicamente puro per soli ebrei mediante l’espulsione forzata delle popolazioni arabe e l’espansione dei confini oltre quelli della Palestina storica. Un’utopia che si scontra da sessant’anni con la Resistenza di un intero popolo. I palestinesi, tra l’incudine dell’Anp e il martello sionista, hanno dimostrato che non accetteranno mai l’oppressione sionista e continueranno a combattere per la loro liberta’. E’ un diritto legittimo e insindacabile.”
    CANZANO 3– Ci accorgiamo che tutto questo sta accadendo nell’indifferenza dei governi occidentali, i quali non sembrano essere interessati delle palesi violazioni del diritto umanitario e le punizioni collettive messe in atto da Israele e, soprattutto, l’inerzia dimostrata dai governi arabi nei confronti della sofferenza di un milione e mezzo di Palestinesi…
    BELLUCCI - I governi occidentali, quelli europei per essere esatti, sono da decenni spettatori passivi del dramma palestinese. E’ un leit-motiv della politica estera europea quello di ritirarsi nei momenti “caldi”. In passato l’Europa ha cercato di svolgere un ruolo moderatore perche’ esistevano ancora forze politiche nel Vecchio Continente che sostenevano , almeno idealmente, la causa palestinese. Quanto e’ accaduto da quindici anni a questa parte, a cominciare dalla scomparsa dei regimi del socialismo ‘reale’ dell’Europa Orientale, e’ una sostanziale uniformita’ delle politiche europee rispetto alle strategie e alle decisioni d’oltre Atlantico. L’Europa ha scoperto dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della contrapposizione Est-Ovest di essere una mera appendice dell’Impero a stelle e strisce, una
    colonia. E malgrado i governi europei stiano cercando di darsi una politica estera comune proprio nelle questione relative alla situazione del Vicino Oriente sono risultate evidenti le divergenze e gli obiettivi della diplomazia europea. Anni fa l’ex segretario di Stato USA ed influente esponente mondialista, Henry Kissinger, ironicamente si domandava quale fosse il numero da comporre per chiamare l’Europa. Chi decide in seno all’Unione Europea? Quali sono le centrali direttive di questa sorta di enclave finanziaria e plutocratica chiamata U.E. che non e’ stata capace di impedire lo scatenamento del conflitto civile nei Balcani prima e la seguente aggressione Nato contro la Serbia poi? Gli europei non hanno una politica estera. Non l’hanno probabilmente mai avuta. E i risultati si vedono in qualunque occasione: prendete l’attuale crisi nel Kosovo e vedrete che anche sulla dichiarazione unilaterale d’indipendenza di questa regione storicamente
    parte essenziale dell’identita’ e della storia serba non esiste alcuna unita’ europea. La stessa divisione che abbiamo avuto quando l’America ha aggredito l’Iraq nella primavera 2003 o quando i sionisti hanno lanciato la loro aggressione contro il Libano nell’estate 2006. L’Europa ha sostanzialmente finito per dimostrare tutta la sua inconsistenza: qualcuno anni fa la defini’ come “un gigante economico, un nano politico e un verme militare.” Dovremmo rivedere quel giudizio visto che , economicamente oggi, l’Europa e’ preda delle crisi provocate dalla Globalizzazione e non ha alcuna capacita’ di rispondere in modo autorevole ad alcuna sfida che questi anni decisivi richiederebbero. Mancano gli uomini, le idee, i progetti. Manca una politica di costruzione europea che non sia esclusivamente quella bancario-finanziaria di Multinazionali e pescicani della Finanza apolide. L’Europa fuoriuscita a pezzi dalla Terza Guerra Mondiale, quella fredda che si e’
    combattuta per quasi cinquant’anni tra Occidente capitalista e Oriente “comunista”, non ha saputo disegnare alcuna politica indipendente da quella statunitense confermando la sua propensione a seguire Washington nelle sue strategie di destabilizzazione del pianeta. L’Europa dovrebbe cominciare a domandarsi quali benefici ha tratto nell’assecondare le guerre americane in questi ultimi quindici anni e quali siano i suoi reali interessi. Ma esiste questa volonta’ europea di ridiscutere del proprio ruolo in seno all’Occidente mondialista del quale fa inesorabilmente parte l’Europa da sessant’anni? Le recenti vicende internazionali hanno dimostrato l’esatto contrario: l’Europa continua a rimanere ai margini degli scenari caldi della politica mondiale. E gli americani hanno carta bianca in ogni occasione da quest’Europa priva di dignita’.
    CANZANO 4- L’interrogativo che incombe sulla nazione araba è il seguente: gli arabi attenderanno che venga annientato chiunque si trovi nella Striscia di Gaza, per avere un’ulteriore prova dei crimini di Israele contro l’umanità? Non è ancora venuto il momento di rompere questo iniquo assedio, se non in base alla responsabilità morale, quantomeno in base alla responsabilità giuridica?
    BELLUCCI - “La situazione del mondo arabo e’ particolarmente delicata a causa delle profonde divisioni esistenti sia a livello di Stati che all’interno delle masse. Le politiche di sedizione confessionale perpetrate negli anni dall’America hanno inciso sull’unita’ del mondo arabo. Ne e’ un chiaro esempio l’Iraq dove sunniti e sciiti ma anche arabi e curdi si stanno scannando in un conflitto civile che ha disintegrato la societa’ irachena. E gli errori nel corso degli ultimi trent’anni sono stati molti a cominciare dal conflitto fratricida del Libano e da quello che ha opposto due Stati musulmani, Iran e Iraq, per otto anni provocando pesanti fratture in seno allo stesso fronte del rifiuto. In questa situazione parlare di iniziative giuridiche e’ assolutamente impensabile se si considerano le decine di risoluzioni Onu contro la politica criminale sionista passate inosservate e rimaste inapplicate. I sionisti hanno negli Stati Uniti i loro principali protettori e Washington ha soffiato sul fuoco della contrapposizione confessionale tra sunniti e sciiti seminando ovunque odio e violenza. Nazioni importanti del mondo arabo quali l’Egitto o la Libia hanno da tempo abdicato al loro ruolo di avanguardie rivoluzionarie e si sono piegate ai diktat e ai ricatti americani. Identiche considerazioni valgono per la Giordania mentre storicamente tutte le petrolmonarchie del Golfo hanno sostenuto e avallato i progetti mondialisti. Il fronte del rifiuto al sionismo e all’imperialismo nella regione si e’ ridimensionato ma esiste sempre un vasto dissenso verso le politiche criminali dell’asse del terrore americano-sionista che attraversa la societa’ e trova attenzione tra le masse arabe. I movimenti di resistenza islamici in Palestina e Libano hanno dimostrato che e’ possibile opporsi all’arrog anza e alla violenza. In particolare Hizb’Allah dopo l’aggressione contro il Libano dell’estate 2006 ha mostrato al mondo che resistere e’ legittimo e che la Resistenza paga. Per comprendere esattamente la situazione nel mondo arabo e’ necessario soffermarsi sul progetto americano di esportazione manu militari della democrazia nella regione. Un progetto sostanzialmente fallito in Iraq come in Afghanistan.
    La situazione e’ in fase di transizione. Siamo dinanzi a profondi mutamenti geopolitici che investiranno il Vicino Oriente e probabilmente avranno ripercussioni a livello planetario. Il periodo d’oro dell’utopia mondialista, il sogno o incubo di una dittatura planetaria a stelle e strisce e’ entrato in crisi. Una crisi irreversibile come dimostrano le politiche fallimentari dell’amministrazione Bush e le reazioni provocate in ogni angolo del pianeta. Il Nuovo Ordine Mondiale e’ utopia e gronda sangue di migliaia di individui. Anche le prese di posizione della Russia di Putin e il risveglio dell’America Latina confermano che siamo davanti ad un rimescolamento dei rapporti di forza internazionali anche se cio’ potrebbe richiedere ancora molti anni prima di veder sorgere un nuovo assetto multipolare. Il mondo unidimensionale dell’economia di mercato mondialista e quello unipolare della superpotenza a stelle e strisce comunque sono in crisi. E questo e’ un segnale importante anche e soprattutto per i popoli della sponda meridionale del Mediterraneo.”
    CANZANO 5– L’Italia invece, continua ad avere accordi economici e culturali con Israele, vedi il salone del libro che quest’anno è dedicato ad Israele, anche se, su internet gira la notizia che i servizi segreti israeliani hanno assassinato molti scrittori palestinesi tra cui Ghassan Kanafani e, griava sempre su internet la notizia che un partito politico voleva candidare nelle proprie liste Fiamma Nirenstein, e i palestinesi, chi li rappresenta in Italia?
    BELLUCCI - Semplicemente nessuno. Come sai e’ difficile sostenere oggi la legittimita’ della Resistenza palestinese soprattutto da quando Hamas e’ stata inserita tra i movimenti “terroristi” da parte dell’Unione Europea. Un provvedimento assurdo considerando che la stessa Europa ha poi dichiarato in numerose occasioni che , per trovare una soluzione al dramma palestinese, occorre dialogare anche con il principale movimento di questa societa’. I palestinesi hanno democraticamente scelto di essere rappresentati a livello istituzionale da Hamas. Per anni si e’ parlato di regime palestinese e invocato maggior trasparenza “democratica”. Poi dopo le elezioni del gennaio 2006 che hanno sancito il trionfo di Hamas abbiamo assistito al balletto di dichiarazioni e prese di distanza. Ipocrisia bella e buona tipica delle democrazie occidentali sempre pronte a sostenere dittature e regimi che si sono macchiati di crimini (e il governo d’occupazione sionista e’ in prima fila tra i ‘cocchi’ dell’Occidente) ma anche rifiutare responsi elettorali scomodi (e’ successo in Algeria nei primi anni novanta con il FIS ma anche in Russia dove la repressione eltsiniana ha massacrato l’opposizione nazionalcomunista in un bagno di sangue). In Italia possiamo apertamente parlare di kippizzazione della politica considerando che oramai il riconoscimento dello Stato sionista e’ un dato di fatto e , tuttalpiu’, ci si limita a soluzioni quali quella dei “due popoli due Stati” che tutti sanno comunque irrealizzabili per l’ostilita’ manifesta da parte israeliana. I sionisti hanno sempre rifiutato, sostenuti dall’opinione pubblica mondiale e dai veti americani in sede Onu, l’internazionalizzazione di quelli che insistono a chiamare “problemi interni”. Non si spiegherebb e altrimenti com’e’ possibile che l’aggressore, il governo d’occupazione sionista, sia rimasto impunito dopo l’attacco condotto in modo criminale contro il Libano due anni fa e il paese dei cedri abbia dovuto accettare l’arrivo di contingenti militari (anche europei e italiani) che hanno rinforzato la precedente missione Unifil. Quando c’e’ di mezzo “Israele” non esistono risoluzioni ne’ leggi internazionali e tantomeno liberta’ d’opinione. E’ questo il principale problema che dovremmo affrontare quando si parla della questione palestinese o vicinorientale. Il mondo dell’informazione , soprattutto in Occidente, e’ servilmente prono alle menzogne della propaganda sionista. Nessuno ha mostrato sulle tv europee le immagini del massacro di Cana come raramente sono mostrati i crimini commessi in Palestina contro i civili. Quella dell’esistenza di un’enclave ebraica in Terrasanta non e’ solo una questione fondamentale per la liberta’ d’espressione in Occidente ma, purtroppo, collegandosi direttamente con le note vicende olocaustiche della seconda guerra mondiale ha assunto i crismi di un vero e proprio dogma. Intoccabile. Indiscutibile. Inviolabile. Chi critica la politica criminale sionista viene automaticamente tacciato di “antisemitismo”. Un equazione che legittima i dirigenti sionisti a perpetrare i loro crimini e i difensori del Sionismo a stilare liste nere di proscrizione.
    CANZANO 6- Esattamente qual’e’ oggi la situazione che si vive in Libano e come potrebbe evolvere nei prossimi mesi?
    BELLUCCI - “Riuscire a dare un’indicazione chiara su quali saranno gli sviluppi della situazione libanese e’ impossibile. Troppa incertezza regna nel paese dei cedri a causa di una instabilita’ politica che si protrae da quindici mesi e dall’ingerenza straniera costante. Il Libano ha cominciato il nuovo anno affrontando immediatamente l’ennesimo attacco terroristico e con i gravi incidenti che hanno visto miliziani delle Forze Libanesi dell’ultra-destra maronita aprire il fuoco contro militanti sciiti nella zona di Musharrafiyeh lungo quella che un tempo era la “linea verde” che separava i quartieri cristiani da quelli islamici. L’elezione presidenziale e’ stata nuovamente rinviata al prossimo 11 marzo e probabilmente lo sara’ ancora (siamo gia’ a sedici rinvii dal settembre scorso e con la sede vacante dopo che il Gen. Lahoud ha abbandonato per fine mandato a novembre) perche’ non esiste alcuna volonta’ di pervenire ad un compromesso malgrado esista gia’ il nome del candidato ideale per maggioranza e opposizione (l’attuale capo dell’esercito Gen. Souleiman). La situazione e’ critica soprattutto perche’ dopo l’assassinio del capo militare di Hizb’Allah, Imad Moughnyeh, il partito sciita ha giurato vendetta e certamente manterra’ la parola colpendo obiettivi sionisti. L’atmosfera e’ carica d’incertezza anche in vista del prossimo summit della Lega Araba che si terra’ a fine marzo a Damasco. Alcuni analisti locali pensano che probabilmente la soluzione ideale sia quella di eleggere prima di quell’appuntamento il presidente della Repubblica ma e’ un’eventualita’ assai remota. L’America finora si e’ sempre imposta sulle decisioni della maggioranza al potere anche se vi sono strane manovre all’interno dell’esecu tivo presieduto da Fouad Siniora come il ritorno al loro posto di lavoro dei ministri sciiti dimissionari dal novembre 2006. Ci sono segnali contrastanti e difficili da decifrare.”
    CANZANO 7- In che modo la situazione libanese oggi puo’ influenzare quella palestinese?
    BELLUCCI - E’ evidente che Hizb’Allah rappresenti una macchina militare diretta contro l’entita’ sionista e che le decisioni prese dall’organizzazione sciita libanese influenzino anche quelle dei movimenti di resistenza palestinesi. La vittoria della Resistenza libanese nel corso del conflitto dell’estate 2006 ha contribuito a rendere maggiormente consapevole Hamas che i sionisti non sono invincibili. A livello interno poi in Libano si registra una solidarieta’ sempre piu’ stretta tra il partito sciita e le formazioni palestinesi presenti nei campi profughi. Un’alleanza islamica che si somma a quella nazionalista creata da Hzb attraverso la nascita del movimento d’opposizione nazionale in piazza dal dicembre 2006 contro l’esecutivo filo-americano al potere. Il Libano rappresenta un laboratorio politico interessante e sempre al centro della scena regionale. Storicamente poi qualsiasi vicenda interna al paese dei cedri ha le sue ripercussioni nella vicina Palestina occupata e in Siria e qualora si riuscira’ a sbloccare l’impasse politico in Libano cio’ risulterebbe un segnale positivo per tutto il Vicino Oriente.
    BIOGRAFIA
    Saggista e Direttore Responsabile Agenzia Stampa “Islam Italia”, Corrispondente da Beirut e collaboratore del trimestrale di studi geopolitici “Eurasia”.
    Ha pubblicato volumi di studi islamici (”L’Islam e l’occidentalizzazione del mondo” Genova 2002, “Islam e Globalizzazione” Rimini 2003, “Conoscere l’Islam” Rimini 2005) e sulla questione palestinese (”Introduzione alla questione palestinese” Molfetta, Bari, 2006). Collabora con il Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo “Assadakah” di Roma.
    giovanna.canzano@email.it

  7. #7
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    Per quanto concerne Fini, sono d’accordo con l’articolo di Salvatore Scaglione :
    - Il tanfo del passato riaffiora .
    Aggiungo: nessun “ deodorante “ può eliminarlo, tutto al più qualche volta serve per coprire l’ odore nauseabondo.

  8. #8
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    Bello l'articolo di Gad Lerner, faziosetto ma bello.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Neva Visualizza Messaggio
    Per quanto concerne Fini, sono d’accordo con l’articolo di Salvatore Scaglione :
    - Il tanfo del passato riaffiora .
    Aggiungo: nessun “ deodorante “ può eliminarlo, tutto al più qualche volta serve per coprire l’ odore nauseabondo.
    non capisco a quale tanfo si rierisse

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da jonny_71 Visualizza Messaggio
    non capisco a quale tanfo si rierisse
    La parola " VENTENNIO " ti dice niente ?

 

 
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