
Originariamente Scritto da
brunik
PRODI, IL CATTOLICO CHE PIACE A BOSSI
Repubblica — 29 dicembre 1994 pagina 4
BOLOGNA - Il professor Romano Prodi è contrariato. Non lo lasciano scendere in pista. "Non c' è neve!", ha telefonato ieri mattina agli amici rimasti in città. Le previsioni metereologiche, a quanto pare, gli interessano di più dei pronostici sul futuro governo. Martedì, mentre la politica romana iniziava a salire al Colle, il "non-politico" Romano è salito ai monti: ha caricato in macchina scarponi e giacche in pile, moglie figli e fidanzate dei figli, e ha fatto rotta verso un appartamento dalle parti di Cortina. E lassù, fa sapere, non legge i giornali e non guarda la televisione; ma detto da chi ha parecchie chances di trovare nella calza della Befana un incarico da premier, forse significa solo: stacco i contatti, ora tocca ad altri. Ha lavorato fino a venerdì, antevigilia di Natale. Pendolare dei cento metri che separano l' università, dove su richiesta di Umberto Eco tiene lezione agli studenti del Dams, e il suo ufficio di presidente a Nomisma, istituto di ricerche. Nella palazzo secentesco di Strada Maggiore la scorsa settimana le linee Sip erano roventi. Decine di telefonate fra il professore e amici vecchi e nuovi, Buttiglione e D' Antoni, Amato e Segni, ma anche quelli "dell' altra parte", il ministro Giuliano Urbani, il presidente del Senato Scognamiglio, ed anche quel Raffaele Della Valle, vicepresidente della Camera, che dentro Forza Italia è accreditato come frondista. Sarà Romano Prodi, 55 anni, economista, cattolico, bolognese e fiero di esserlo, esperto in salvataggi da naufragi (due volte sulla tolda di quel perenne Titanic che è l' Iri), sarà lui il successore del cavalier tivù? Venti giorni fa, quando ancora re Silvio era sul trono, per Prodi si espresse il 13.8 per cento dei parlamentari intervistati dall' Espresso: più votato di Maroni, di Fini, dello stesso Berlusconi-bis. "Si sono sbagliati", commentò laconico, riordinando i libri della biblioteca domestica. Invece pare che si sia fatto accarezzare, da gatto sornione com' è, dall' idea di essere il premier del "ribaltone", di quel governo Ppi-Pds-Lega che una settimana fa era quasi fatto. Ma il ribaltone s' è ribaltato da sé, e adesso Prodi confida ai suoi di non credere molto a un suo incarico in veste "istituzionale", da "premier delle regole". Troppo esplicite le sue critiche alle scelte del governo Berlusconi, troppo chiara la sua scelta di campo per un centro che guarda a sinistra (lui dice: "incontro fra cattolici e laici"): "Un po' troppo democristiano, poco super partes" per dirla con la rudezza del ministro Speroni. Più che un nuovo Ciampi, capo di un governo di salvataggio, Prodi preferirebbe essere premier forte, premier di programma, premier duraturo, magari saltando un turno. Ma a favore di un "Prodi subito" giocano potenti fattori. Il primo si chiama Oscar Luigi Scalfaro. Che fu a lungo incerto, a suo tempo, fra lui e Ciampi. Che lo scorso agosto, fresca ancora la crisi del decreto Biondi, accolse Prodi al Quirinale per un lungo colloquio nel quale non si parlò certo della passione del professore per le biciclette. E che almeno una volta ha chiamato nei giorni scorsi il numero del professore. Il secondo fattore si chiama Umberto Bossi. Quello di Prodi è il secondo o terzo nome posato ieri dal senatùr sulla scrivania del Quirinale, e non c' è da stupirsene: qualche anno fa (Prodi non era ancora stato richiamato da Ciampi all' Iri), l' Umberto da Giussano incluse il professore di Bologna tra i "cervelli" a cui chiedere istruzioni sul buongoverno. Prodi fu colpito dall' incontro: "Questi sanno cosa vogliono, fanno le domande giuste". Bossi fu altrettanto colpito dal professore che già a quei tempi, quando dell' "idea federalista" tutti ancora ridacchiavano, gli parlò con tanto fervore dei lander tedeschi, modello di stato decentrato. Infine c' è Buttiglione, che ieri ha rilanciato quella definizione di "governo tecnico-istituzionale" che a Prodi calza come un guanto. E il Pds? Nella sua rossa città, il professore sta scalando vette di popolarità mai raggiunte. Il 73 per cento dei bolognesi, secondo un recente sondaggio Swg per Repubblica, lo vorrebbe sindaco. "Simpatico scherzo", abbozzò lui. Dieci giorni fa Pierluigi Castagnetti, ex braccio destro di Martinazzoli, l' ha lanciato come presidente della Regione, e Prodi stavolta sembra abbia lasciato correre volentieri la voce, per capire le reazioni, prima di smentire seccamente. Ma sotto la Quercia serpeggiano anche dubbi sul fatto che Prodi corrisponda all' identikit dell' anti-Berlusconi. A settembre, alla Festa dell' Unità di Modena, circolava una battuta attribuita a D' Alema: "Prodi è un ottimo leader del polo sinistra-centro; ma ci vorranno sei mesi a convincere lui, e altri sei a far capire agli italiani chi è". Troppo sferzante, forse, per il professore che un paio d' anni fa assurse a celebrità televisiva grazie a una fortunata serie di lezioni d' economia; e che da qualche giorno è riapparso in veste di opinionista al Tg3. Ma "la parola anti non ha senso", ripete Prodi, "questo paese non lo può rifare un leader carismatico". All' eventualità di una chiamata dal Colle, Prodi è preparato almeno da ferragosto, quando dichiarò che "impegnarsi in politica è un dovere, in questa situazione". Ha anche un programma di governo, tutto suo, consegnato alle stampe lo scorso settembre sulle pagine di Micromega: il disegno di uno "Stato leggero", leggero con l' economia ma forte con gli abusi del pubblico e del mercato, uno Stato privatizzatore e antimonopolista, redistributore del reddito quanto basta per poter "fare gli auguri a ogni bambino che nasce, perché avrà la scuola gratis e un minimo di sanità". Un paese a basso conflitto, quello che vorrebbe Prodi, perché la pace sociale è la condizione del rilancio produttivo. E Prodi sulla ripresa è "ottimista", forse l' unico tratto di carattere che lo accomuna a Silvio Berlusconi. - di MICHELE SMARGIASSI
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