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  1. #31
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    Il nick fisico è cancellato. Un altro clone e cancelliamo anche il nick principale.

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da libpensatore Visualizza Messaggio
    Chi ha aperto questo topic, sarà il primo a rimpiangere Prodi.


    oddio

  3. #33
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    Suvvia, un attimo di pazienza.
    Se le cose vanno come devono andare possiamo sperare che Berlusconi non duri, complice la congiuntura economica, la scarsa vena riformatrice e la magistratura. Dopo di che l'Italia alzera' la testa e si fara' una bella coalizione da Bertinotti a Di Pietro. Servira' un leader......toglieremo i nipotini dalle sue braccia e Romano sara' li' pronto per l'ultima sfida sfida.
    Auguri, io vi seguiro' dall'estero

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da beppe2 Visualizza Messaggio
    Adesso però mi dici DOVE Prodi avrebbe danneggiato i risparmiatori...
    tu che lavoro fai?
    il dipendente?
    sai leggere una busta paga?
    o non ne hai mai vista una?
    sai cosa ha significato l'aumento pazzesco delle aliquote irpef?
    sai che cos'è il fiscal drag?

    o parli per sentito dire ?

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da svicolone Visualizza Messaggio
    tu che lavoro fai?
    il dipendente?
    sai leggere una busta paga?
    o non ne hai mai vista una?
    sai cosa ha significato l'aumento pazzesco delle aliquote irpef?
    sai che cos'è il fiscal drag?

    o parli per sentito dire ?
    il fiscal drag quello che il primo governo berlusconi non restitui???Mi sa che sei tu che non sai una mazza.

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da sofocle Visualizza Messaggio
    il fiscal drag quello che il primo governo berlusconi non restitui???Mi sa che sei tu che non sai una mazza.

    tu non hai capito una benemerita mazza.
    fattelo spiegare , prima di lanciarti in enormità di cui non sei in grado di valutare la portata.

    lo dico per te.

  7. #37
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    ELOGIO DELL' ECONOMIST PER LA PRESIDENZA PRODI 'MA I PARTITI INCOMBONO



    Repubblica — 10 gennaio 1989 pagina 44 sezione: ECONOMIA

    ROMA Se una joint venture per le patatine (quella tra Sme e Pepsi Cola) può essere bloccata da fattori politici, il signor Prodi sa bene quanto sarà difficile far avanzare un piano di ristrutturazione su larga scala per telecomunicazioni, energia, industria pesante e industrie ferroviarie: è un passo significativo di un ampio articolo che l' autorevole settimanale britannico The Economist dedica all' Iri e al suo presidente. L' articolo esordisce sottolineando la profonda metamorfosi subita dall' istituto di via Veneto durante la gestione del professor Prodi: da ospedale prescelto dai politici per aziende pericolanti negli anni Settanta a gruppo che, malgrado gigantesche perdite nell' acciaio, nella cantieristica e nei trasporti marittimi...dovrebbe generare, per il corrente esercizio, utili per oltre 1.000 miliardi di lire. Oggi - sottolinea il settimanale - Prodi può essere soddisfatto per aver raggiunto la maggior parte dei suoi scopi. In sei anni - prosegue l' articolo - l' Iri ha perso 125.000 posti di lavoro, e una nuova generazione di manager è stata incoraggiata a infondere i principi del mercato nella gestione delle principali attività industriali del gruppo. Proseguendo con le cifre della ristrutturazione, il settimanale britannico sottolinea come, dall' inizio dell' attuale gestione, quando tra l' altro l' Iri perdeva 2.600 miliardi di lire, siano state vendute ai privati 29 società non strategiche, e come, attraverso fusioni e riaccorpamenti, il numero di società industriali controllate dal gruppo sia sceso da 467 a 361 e quello delle banche da 82 a 54. Tutto ciò - sottolinea The Economist - mentre la quota di capitale dell' istituto controllata dai privati è aumentata al 37,7%. Venendo ai punti oscuri, l' articolo fotografa il disagio dei manager pubblici che si trovano stretti tra le esigenze del mercato e quelle dei politici, riluttanti a perdere il loro potere. The Economist conclude elencando le decisioni chiave relative all' assetto dell' Iri che ancora stanno attendendo il disco verde dei politici, e in particolare: la scelta del partner internazionale dell' Italtel, il progetto Super Stet, lo scambio con la Fiat per avere l' Alfa Avio in cambio della Fiat Savigliano, e l' accordo con l' Eni per la produzione di turbine a gas. Una serie di decisioni che, a detta del settimanale, rischiano di sconvolgere i delicati equilibri di potere che i partiti politici italiani hanno stabilito sulle industrie a partecipazione statale secondo regole non scritte di spartizione del bottino. OLIVETTI. Il quotidiano inglese FinancialTimes consacra il suo incontro del lunedi a Vittorio Cassoni, il manager italiano tornato nel maggio scorso ai vertici dell' Olivetti per guidare la società di Ivreaattraverso un duro cambiamento di strategia. Il compito monumentale che attende Cassoni, scrive nel lungo servizioil giornale, è infatti quello di trasformare l' Olivetti in un' organizzazione capace di produrre nuovi software che nel contempo sia in grado di proporre ai suoi clienti dei sistemi su misura.

    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...096elogio.html

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da brunik Visualizza Messaggio
    PRODI, IL CATTOLICO CHE PIACE A BOSSI

    Repubblica — 29 dicembre 1994 pagina 4

    BOLOGNA - Il professor Romano Prodi è contrariato. Non lo lasciano scendere in pista. "Non c' è neve!", ha telefonato ieri mattina agli amici rimasti in città. Le previsioni metereologiche, a quanto pare, gli interessano di più dei pronostici sul futuro governo. Martedì, mentre la politica romana iniziava a salire al Colle, il "non-politico" Romano è salito ai monti: ha caricato in macchina scarponi e giacche in pile, moglie figli e fidanzate dei figli, e ha fatto rotta verso un appartamento dalle parti di Cortina. E lassù, fa sapere, non legge i giornali e non guarda la televisione; ma detto da chi ha parecchie chances di trovare nella calza della Befana un incarico da premier, forse significa solo: stacco i contatti, ora tocca ad altri. Ha lavorato fino a venerdì, antevigilia di Natale. Pendolare dei cento metri che separano l' università, dove su richiesta di Umberto Eco tiene lezione agli studenti del Dams, e il suo ufficio di presidente a Nomisma, istituto di ricerche. Nella palazzo secentesco di Strada Maggiore la scorsa settimana le linee Sip erano roventi. Decine di telefonate fra il professore e amici vecchi e nuovi, Buttiglione e D' Antoni, Amato e Segni, ma anche quelli "dell' altra parte", il ministro Giuliano Urbani, il presidente del Senato Scognamiglio, ed anche quel Raffaele Della Valle, vicepresidente della Camera, che dentro Forza Italia è accreditato come frondista. Sarà Romano Prodi, 55 anni, economista, cattolico, bolognese e fiero di esserlo, esperto in salvataggi da naufragi (due volte sulla tolda di quel perenne Titanic che è l' Iri), sarà lui il successore del cavalier tivù? Venti giorni fa, quando ancora re Silvio era sul trono, per Prodi si espresse il 13.8 per cento dei parlamentari intervistati dall' Espresso: più votato di Maroni, di Fini, dello stesso Berlusconi-bis. "Si sono sbagliati", commentò laconico, riordinando i libri della biblioteca domestica. Invece pare che si sia fatto accarezzare, da gatto sornione com' è, dall' idea di essere il premier del "ribaltone", di quel governo Ppi-Pds-Lega che una settimana fa era quasi fatto. Ma il ribaltone s' è ribaltato da sé, e adesso Prodi confida ai suoi di non credere molto a un suo incarico in veste "istituzionale", da "premier delle regole". Troppo esplicite le sue critiche alle scelte del governo Berlusconi, troppo chiara la sua scelta di campo per un centro che guarda a sinistra (lui dice: "incontro fra cattolici e laici"): "Un po' troppo democristiano, poco super partes" per dirla con la rudezza del ministro Speroni. Più che un nuovo Ciampi, capo di un governo di salvataggio, Prodi preferirebbe essere premier forte, premier di programma, premier duraturo, magari saltando un turno. Ma a favore di un "Prodi subito" giocano potenti fattori. Il primo si chiama Oscar Luigi Scalfaro. Che fu a lungo incerto, a suo tempo, fra lui e Ciampi. Che lo scorso agosto, fresca ancora la crisi del decreto Biondi, accolse Prodi al Quirinale per un lungo colloquio nel quale non si parlò certo della passione del professore per le biciclette. E che almeno una volta ha chiamato nei giorni scorsi il numero del professore. Il secondo fattore si chiama Umberto Bossi. Quello di Prodi è il secondo o terzo nome posato ieri dal senatùr sulla scrivania del Quirinale, e non c' è da stupirsene: qualche anno fa (Prodi non era ancora stato richiamato da Ciampi all' Iri), l' Umberto da Giussano incluse il professore di Bologna tra i "cervelli" a cui chiedere istruzioni sul buongoverno. Prodi fu colpito dall' incontro: "Questi sanno cosa vogliono, fanno le domande giuste". Bossi fu altrettanto colpito dal professore che già a quei tempi, quando dell' "idea federalista" tutti ancora ridacchiavano, gli parlò con tanto fervore dei lander tedeschi, modello di stato decentrato. Infine c' è Buttiglione, che ieri ha rilanciato quella definizione di "governo tecnico-istituzionale" che a Prodi calza come un guanto. E il Pds? Nella sua rossa città, il professore sta scalando vette di popolarità mai raggiunte. Il 73 per cento dei bolognesi, secondo un recente sondaggio Swg per Repubblica, lo vorrebbe sindaco. "Simpatico scherzo", abbozzò lui. Dieci giorni fa Pierluigi Castagnetti, ex braccio destro di Martinazzoli, l' ha lanciato come presidente della Regione, e Prodi stavolta sembra abbia lasciato correre volentieri la voce, per capire le reazioni, prima di smentire seccamente. Ma sotto la Quercia serpeggiano anche dubbi sul fatto che Prodi corrisponda all' identikit dell' anti-Berlusconi. A settembre, alla Festa dell' Unità di Modena, circolava una battuta attribuita a D' Alema: "Prodi è un ottimo leader del polo sinistra-centro; ma ci vorranno sei mesi a convincere lui, e altri sei a far capire agli italiani chi è". Troppo sferzante, forse, per il professore che un paio d' anni fa assurse a celebrità televisiva grazie a una fortunata serie di lezioni d' economia; e che da qualche giorno è riapparso in veste di opinionista al Tg3. Ma "la parola anti non ha senso", ripete Prodi, "questo paese non lo può rifare un leader carismatico". All' eventualità di una chiamata dal Colle, Prodi è preparato almeno da ferragosto, quando dichiarò che "impegnarsi in politica è un dovere, in questa situazione". Ha anche un programma di governo, tutto suo, consegnato alle stampe lo scorso settembre sulle pagine di Micromega: il disegno di uno "Stato leggero", leggero con l' economia ma forte con gli abusi del pubblico e del mercato, uno Stato privatizzatore e antimonopolista, redistributore del reddito quanto basta per poter "fare gli auguri a ogni bambino che nasce, perché avrà la scuola gratis e un minimo di sanità". Un paese a basso conflitto, quello che vorrebbe Prodi, perché la pace sociale è la condizione del rilancio produttivo. E Prodi sulla ripresa è "ottimista", forse l' unico tratto di carattere che lo accomuna a Silvio Berlusconi. - di MICHELE SMARGIASSI

    http://ricerca.repubblica.it/repubbl.../006prodi.html
    grazie a bruniK.
    è sempre bello e istruttivo rileggersi le cose e rinfrescarsi la memoria, vedi il solito d'alema (sei mesi più sei mesi...segava già l'albero?...) o lo stupore del prof rispetto alla furbizia di bossi..
    si dovrebbe fare una sezione di POL a parte, con gli articoli di cronaca politica recente e provare a discuternne per capire magari come andrà il futuro

  9. #39
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    PRODI VAI CAGAR!!!!
    FUORI DAI COGLIONI!!!!

  10. #40
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    mi fa troppa tenerezza brunik che posta i suoi articoli che nessuno leggerà per santificare prodi...l'unico premier sfiduciato 2 volte dal parlamento

 

 
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