Il duello Veltroni D'Alema
Scritto da Gianni Pardo
venerdì 09 maggio 2008
...In un lungo articolo sul “Corriere della Sera” (“Quel duello è un déjà vu”), Paolo Franchi ammonisce la sinistra a non rendersi ridicola. In particolare questo rischio esisterebbe per una sinistra che ha subito un’orrenda batosta e per l’interminabile lotta fra Veltroni e D’Alema. La fondamentale differenza di vedute fra i due sarebbe che, per il primo, “è meglio soli che male accompagnati”, per il secondo che bisognerebbe tenersi pronti ad eventuali alleanze con la sinistra estrema, l’Udc o la stessa Lega, se sorgessero contrasti nel centro-destra.
Al riguardo si possono avere le opinioni che si preferiscono. Inevitabile è osservare che sono applicati alla sinistra gli stilemi che sono stati a lungo applicati alla destra: quello di Franco è un articolo docente, quando non supponente o sarcastico, pieno di compatimento e di rimproveri. Quasi – si direbbe – l’atteggiamento che la casta superiore ha nei confronti della casta inferiore. Ma tutti ricordiamo che per lunghi decenni la casta inferiore è stata il centro-destra. E allora? È semplicemente successo che la vittoria del centro-destra stavolta è stata tanto convincente, tanto devastante, che finalmente ci hanno creduto tutti. Forza Italia non è più un partito di plastica, è un partito che, con i suoi alleati, starà al potere per cinque anni. L’attuale è un esecutivo talmente coeso da essere detto “governo del Presidente”. Berlusconi non è più un clown, un piazzista, un imbroglioncello lombardo: è l’uomo più forte d’Italia, con un potere che non discutono più né i suoi nemici né i suoi amici. E, per gli amici, è tutto dire.
È proprio vero che la vittoria si fa molti amici, e passi: ma è sgradevole vedere come si abbia tendenza ad infierire sui vinti, se pure in nome di ipocrite virtù e di altissime esigenze di stile politico. Al punto da spingere chi non ha l’abitudine di dare il calcio dell’asino a difendere due persone non particolarmente simpatiche.
D’Alema non ama Veltroni ed ha delle buone ragioni. Sembra essere più intelligente, più realista, più serio nelle sue idee politiche dell’ex-sindaco di Roma. Questi gli appare come appare a molti: un farfallone, un predicatore di ovvietà, un ipocrita che usa l’apparenza delle virtù per fare i propri interessi. E chissà quanto gli rode l’anima dover constatare che l’altro, con i suoi discorsi vacui, i suoi “ma anche”, la sua retorica da parrocchia, ha avuto tanto successo. Corneille invidiava il successo di Racine ma ne riconosceva il genio. Insopportabile era invece l’immenso successo di Quinault, nel momento in cui l’autore del Cid tendeva ad essere ignorato. Corneille aveva delle ottime ragioni, dal momento che il suo giudizio è stato condiviso dalla posterità: Quinault è completamente dimenticato. Nello stesso modo D’Alema avrà probabilmente vissuto i successi di Veltroni come coltellate. Pensiamo addirittura soffra meno per i successi di Berlusconi, di cui riconosce l’eccezionalità: ma Veltroni!
Tuttavia, nel progetto politico ha ragione Veltroni. D’Alema, con tutta la sua intelligenza e la sua Realpolitik, è miope. È vero, alleandosi anche col diavolo, domani si potrebbe battere Berlusconi. Purtroppo, se l’esperienza dovesse essere la stessa che è stata fatta col governo Prodi, non si vede quale sarebbe il vantaggio. Governare con la sinistra estrema? Impossibile. Governare con Casini? Se non ce l’ha fatta Berlusconi, meglio non provarci. Governare con la Lega? In primo luogo, Bossi ha troppo fiuto politico per sapere che, se si stacca di Berlusconi, le percentuali attuali se le sogna. Poi, è tutt’altro che un alleato comodo. Viceversa il progetto di Veltroni, quello di “andare da soli” è un progetto vincente. Se, nel 2013, Berlusconi fosse ancora lì a dominare il centro-destra, un Pd assolutamente solo potrebbe fare una campagna semplicissima: o noi o Lui. E se il governo da Lui guidato lasciasse la gente scontenta come l’ha lasciata scontenta Prodi, il Pd non solo potrebbe vincere, ma potrebbe poi governare serenamente perché da solo.
In conclusione, come valore umano si sta dal lato di D’Alema, come progetto politico dal lato di Veltroni. Senza prendere in considerazione l’ipotesi che siano ridicoli. Bisogna rispettare i perdenti come si rispettavano quando erano vincenti.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.
http://www.legnostorto.com/index.php...=view&id=21761
kompagni, tira una brutta aria: il Corrierone non farà più le normali tre pagine al giorno per osannare il cinematografaro fallito.
temo che anche il vostro tifoso sfegatato Mieli abbia le orette contate.![]()




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