





Questa mi piace. Di Libertyfist:
"La paura e la speranza" di Giulio Tremonti
Tremonti e Naomi Klein scrivono libri simili: il libero mercato è contro l'ambiente, fa aumentare i prezzi, il livello degli oceani (non è dato per certo, Tremonti almeno non è Al Gore), causa povertà... e ci vuole un politico che guidi la società contro il pensiero unico liberale, accettato senza condizioni sia a Destra che a Sinistra (nel mondo di Tremonti, che non è quello in cui viviamo noi altri)... Poi c'è però l'elogio della civiltà contadina e la ormai di moda critica del relativismo, con tanto di turisti che affollano le cattedrali al posto dei fedeli (Anch'io! Ho fatto migliaia di foto di chiese da quando ho la digitale!).
Mettere dei fatti assieme senza una teoria è un ottimo modo per trasformare la lettura svogliata dei giornali in una visione globale. Una visione purtroppo priva di fondamenti. E così, se il petrolio aumenta, e c'è la crisi subprime, il lettore viene esposto ad una tale sequela di associazioni di idee (l'alternativa a buon mercato del ragionamento) che potrebbe convincersi di aver capito qualcosa di profondo sugli eventi economici degli ultimi venti anni.
Pazienza se si dà la colpa della bassa natalità alla globalizzazione, o se la tecno-finanza sembra uscire fuori dal nulla (abbinata alla globalizzazione) senza che si percepisca anche solo un tenuo legame con la politica monetaria dei governi (che viene nominata, ma parrebbe abbiano un ruolo puramente reattivo e mai attivo rispetto alle crisi), del cui abuso Tremonti scrive entusiasticamente... fortuna che l'euro l'ha privato dello strumento. Tremonti, che due anni fa diceva che l'economia USA si era rimessa in moto dopo la crisi dell'e-economy come se niente fosse, si è reso conto che qualcosa in realtà non andava.
Tremonti è una collezione di contraddizioni: non solo perchè definisce l'euroburocrazia l'apice del libero mercato, ma anche perchè dice che il mercato ha bisogno di regole e contemporaneamente che l'UE ne fa troppe, o che abbiamo, a detta di Tremonti, uno stato sociale che funziona benissimo, ma non abbiamo una politica sociale. Le contraddizioni sono apparenti: in realtà Tremonti dice "il potere come lo si è usato finora fa schifo, ma io sono tutta un'altra cosa, fidatemi di me; se non vi fidate, siete dei mercatisti" (che non so cosa significa).
E poi, orrore su orrore, in un delirio costruttivista, propone una sfilza di politiche: politiche demografiche (come nella Cina comunista), politiche culturali (la Rivoluzione culturale?)... tutto controllato dalla classe politica illuminata dal suo "pensiero", ovviamente. Mi viene in mente, quando leggo che "per difendere i valori serve un potere politico", lo Stato Etico.
La spesa pubblica: non tagliarla, ma ridirigerla. Il potere: non ce n'è abbastanza (tanto "il popolo fa la legge", roba da Rousseau). Il protezionismo: no, ma ci vogliono i "social clause" sul libero commercio.
Le soluzioni che propone Tremonti? Valori, famiglia, identità, autorità, ordine, responsabilità, federalismo... non sono del tutto contrario a tutte, e sono favorevole ad affiancare lo stato con attività private (ma non finanziate dal settore pubblico). Ma è inutile discuterle: Tremonti è un politico interventista, che usa molta retorica per avere seguito, e la cui unica preoccupazione è che i politici come lui potrebbero perdere potere e controllo sulla società.
Avrei potuto fare una recensione in cui analizzo gli argomenti di Tremonti. Ma Tremonti non argomenta, non ragiona, non dimostra, non analizza. Tremonti afferma. E quello che afferma non ha il minimo fondamento. C'è chi dice che il sarcasmo è l'ultima risorsa di una mente povera: non ci credo, perchè il sarcasmo mi piace. Ma in questo libro non c'è nulla oltre al sarcasmo.