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  1. #261
    Socialcapitalista
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    -L'Italia non è un paese povero è un povero paese(C.de Gaulle)
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    Citazione Originariamente Scritto da Soldato del Re Visualizza Messaggio
    tu di storia è meglio che stai zitto, ci fosse uno che ti vuole bene tra i rossi qui presenti, ti consiglierebbe di non parlare di storia ma al massimo di limitarti con i "mi sembra" o i "io credo."
    ehm...il 'pericolo turco' ai tempi del re sole(ultimo quarto del XVII-inizi del XVIII secolo) era roba del passato....
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  2. #262
    Forumista storico
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    allora anche mussolini è di tutti???
    Cosa c'entra?

  3. #263
    Socialcapitalista
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Cosa c'entra?
    Tu ke dici?

    nel 22 il re fu dei fascisti contro il popolo italiano.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  4. #264
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    ehm...il 'pericolo turco' ai tempi del re sole(ultimo quarto del XVII-inizi del XVIII secolo) era roba del passato....
    Luigi XIV di Francia
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
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    Luigi XIV
    Re di Francia e Navarra

    Ritratto di Luigi XIV, di Hyacinthe Rigaud (1701)
    Regno 14 maggio 1643 – 1 settembre 1715
    Incoronazione 7 giugno 1654
    Nome completo Louis-Dieudonné
    Nascita 5 settembre 1638
    Saint-Germain-en-Laye, Francia
    Morte 1 settembre 1715
    Versailles, Francia
    Predecessore Luigi XIII di Francia
    erede Luigi, il Grande Delfino
    Successore Luigi XV di Francia
    Consorte Maria Teresa d'Austria
    Figli Luigi, il Grande Delfino
    Anna Elisabetta
    Maria Anna
    Maria Teresa
    Filippo
    Luigi Francesco
    Casa reale Borbone
    Dinastia Capetingi
    Padre Luigi XIII di Francia
    Madre Anna d'Austria
    (FR)
    « L'État c'est moi. » (IT)
    « Lo Stato sono io. »
    (Luigi XIV di Francia)

    Luigi XIV di Borbone (Saint-Germain-en-Laye, 5 settembre 1638 – Versailles, 1 settembre 1715) fu il terzo re di Francia e di Navarra della casata dei Borbone, regnò dal 14 maggio 1643 fino alla sua morte. Fu chiamato il Re Sole (in Francese Le Roi Soleil) o Re Luigi il Grande (in francese Louis Le Grand). Primogenito di Luigi XIII di Francia e di Anna d'Austria che era figlia del re Filippo III di Spagna.

    Rafforzò l'influenza della Francia in Europa e nel mondo, combattendo tre grandi conflitti; ma oltre che militarmente, la cultura francese fu sovrana in Europa durante il suo lungo regno. Convinto assortore di una monarchia di tipo assolutistico, regnò comunque sempre nell'interesse della Francia.

    Indice [nascondi]
    1 Biografia
    2 Politica
    2.1 La grandeur
    2.2 Politica amministrativa
    2.3 Il rapporto con la Chiesa
    2.4 Politica economica
    2.5 Politica estera
    3 Matrimonio e figli
    4 Amanti e figli
    5 Il problema della successione
    6 Luigi XIV nella letteratura
    7 Curiosità
    8 Filmografia
    9 Note
    10 Bibliografia
    11 Voci correlate
    12 Galleria
    13 Altri progetti
    14 Collegamenti esterni



    Biografia [modifica]
    Nacque da Luigi XIII ed Anna d'Austria e la sua nascita apparve alquanto straordinaria, essendo avvenuta dopo 23 anni di matrimonio senza che la regina avesse partorito alcun figlio (anche se ebbe almeno due aborti).

    Questo evento contribuì ad una diffusa e regale devozione che si ebbe riflessi anche in un soprannome che gli fu conferito da suo padre Louis Dieudonné, poiché nella sua nascita si vide come una grazia del Cielo, dovuta al voto di consacrazione della Francia alla Vergine Maria fatto da Luigi XIII e celebrato solennemente nell'agosto 1638.

    Aveva compiuto appena cinque anni quando suo padre morì di una malattia all'apparato digerente. Luigi ereditò il trono di Francia, e fu nominata reggente la madre, che gestirà il potere assieme al Primo Ministro il Cardinale Mazzarino. Questi sostanzialmente resse le sorti della Francia per molti anni e fu così influente che solo alla sua morte avvenuta il 9 marzo 1661, Luigi assunse effettivamente i pieni poteri.

    Durante gli anni dal 1648 al 1652 la Francia, in particolar modo Parigi, fu scossa dalla rivolta della Fronda. Il particolare episodio, secondo cui sarebbero entrati in camera del re alcuni frondisti durante una rivolta, forse lo spinse a prendere un serio provvedimento "contro" la nobiltà. Costruì a Versailles, al posto della vecchia residenza di caccia di suo padre, un'immensa reggia e vi fece alloggiare tutti i nobili; istituì un complesso cerimoniale per tenere occupati i nobili e distrarli dalla politica. La reggia venne così definita "prigione dorata", dove i nobili erano rinchiusi tra i lussi più sfrenati.

    Luigi, noto oltre che come il Re Sole, anche come "Luigi il Grande" (Louis le Grand)[1], governò sulla Francia per oltre settant'anni, più di qualsiasi altro monarca francese e di tutti i principali monarchi europei.

    Il 10 giugno 1660, a Saint-Jean-de-Luz, sposò, secondo il trattato dei Pirenei, l'infanta di Spagna Maria Teresa d'Austria (1638-1683), figlia di Filippo IV di Spagna e di Elisabetta di Francia. Entrambi giovani, coetanei, erano doppi primi cugini: infatti Anna d'Austia e Filippo IV di Spagna erano fratelli, così come Elisabetta di Francia e Luigi XIII. Questo stretto legame di parentela fra i due coniugi fu probabilmente la causa dell'alta mortalità dei loro figli (di essi sopravvisse all'infanzia solo il Gran Delfino

    Il matrimonio non fu ben accettato da Luigi, il quale sembra fosse innamorato di Maria Mancini, nipote del Cardinale Mazzarino. Il re non fu comunque un esempio di rettitudine, vista la sua considerevole quantità di amanti (e relativi figli) che ebbe nel corso degli anni.


    Politica [modifica]
    Voltaire definì il regno di Luigi XIV, "le grand siècle". Durante il suo regno la Francia fu la dominatrice e il modello culturale dell'intera Europa insieme all'Inghilterra, come attestano le opere prese a modello dalla reggia di Versailles in tutta Europa, dal Castello di Drottningholm (Svezia) alla Reggia di Caserta. La frase che gli viene spesso attribuita, "L'état, c'est moi!" ("Lo Stato sono io!"), è molto probabilmente apocrifa, giacché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l'altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte: "Je m'en vais, mais l'État demeurera toujours" (Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre).


    La grandeur [modifica]
    Regno di Francia
    Borbone

    Enrico IV (1589 - 1610)
    ▼ EspandiFigli
    Luigi XIII
    Elisabetta
    Maria Cristina
    Gastone
    Enrichetta Maria

    Luigi XIII (1610 - 1643)
    ▼ EspandiFigli
    Luigi XIV
    Filippo

    Luigi XIV (1643 - 1715)
    ▼ EspandiFigli
    Luigi

    Luigi XV (1715 - 1774)
    ▼ EspandiFigli
    Luisa Elisabetta
    Luigi, delfino di Francia
    Adelaide
    Vittoria Luisa
    Sofia Filippina
    Luisa Maria

    Luigi XVI (1774 - 1793)
    ▼ EspandiFigli
    Maria Teresa Carlotta
    Luigi Giuseppe
    Luigi XVII
    Sofia Elena Beatrice

    Luigi XVII (1793 - 1795)
    Luigi XVIII (1814 - 1824)
    Carlo X (1824 - 1830)
    ▼ EspandiFigli
    Luigi
    Carlo

    Enrico V (1830)

    Si deve al Re Sole la trasformazione della monarchia francese in monarchia assoluta, ma in funzione di una precisa strategia volta a ridurre il potere della nobiltà, sempre pronta a interferire con i suoi intrighi nelle scelte politiche della Corona. Luigi si impegnò a indebolire la nobiltà di spada anche prendendo a servizio suo o del palazzo alcuni suoi esponenti e creando così i presupposti per una nobiltà di corte, totalmente fine a se stessa, parassita dell'ambiente regio e schiava dell'"etichetta", una sorta di "gerarchia" in voga allora nella reggia per cui più si era vicini al Re nel servirlo più si saliva di etichetta. Questa sua scelta strategica trovò la propria manifestazione architettonica nella costruzione della nuova reggia a Versailles, che aveva l'ulteriore vantaggio di evitare eventuali rivolte cittadine contro il palazzo reale, come era avvenuto negli anni della Fronda. Luigi XIV fu così il vero inventore della categoria della grandeur francese, e perciò rimane assai amato dai francesi. D'altra parte, la grandeur ha alti costi, di guerre e di pace. Questi costi portarono lo stato alla bancarotta, e all'applicazione di pesanti imposte sul mondo contadino e sulla provincia. Secondo lo storico Alexis de Tocqueville, la trasformazione dei nobili in cortigiani, insieme alla crescita di una borghesia che poteva sì pensare ed esprimersi, ma non aveva accesso al potere politico, furono alla radice dell'instabilità politica, sociale ed economica che sfociarono nella Rivoluzione francese.


    Politica amministrativa [modifica]
    In ambito amministrativo tolse man mano potere ai vecchi governatori provinciali, che tuttavia non esautorò, e sovrappose ad essi degli intendenti, non in gran numero e quasi tutti provenienti dall'aristocrazia e dalla nobiltà di toga.

    Gli intendenti erano una nuova figura amministrativa e rimasero in pianta stabile anche dopo la morte del Re Sole; avevano una dipendenza fortemente centralizzata che tuttavia persero col passare dei tempi e dei regnanti.


    Il rapporto con la Chiesa [modifica]
    Allo stesso modo procedette nei riguardi della Chiesa di Roma: la chiesa cattolica francese fu fortemente sostenuta, ma non nella sua versione gallicana; e fece approvare nel 1682 dall'assemblea dei vescovi francesi, i quattro principi secondo cui:

    Il Papa non aveva autorità sul potere temporale e il re non era soggetto alla Chiesa in materia di cose civili.
    Il Concilio Generale aveva autorità sul Papa.
    Le antiche libertà della Chiesa francese erano inviolabili.
    Il giudizio del Papa non era inconfutabile.
    Nel 1685 poi, appena morto Colbert che li proteggeva, Luigi pensò bene di liberarsi dei protestanti (in Francia chiamati ugonotti) revocando l'Editto di Nantes (revoca curiosamente motivata con il pretesto che in Francia non esistevano più protestanti) con l'Editto di Fontainebleau, il che però provocò un esodo di categorie fortemente produttive verso l'Olanda, l'Inghilterra e soprattutto verso il Brandeburgo, nucleo della Prussia, che ebbe risultati negativi sull'economia francese sia direttamente, sia sul piano della concorrenza internazionale.


    Politica economica [modifica]
    Il braccio destro di Luigi XIV fu per molti anni Jean-Baptiste Colbert, controllore delle finanze dello Stato, la seconda carica più importante dopo quella regia; egli era fautore del mercantilismo. Colbert favorì in ogni modo le esportazioni ed incentivò vari campi produttivi, come ad esempio beni di lusso, ma per contro fece salire a livelli proibitivi i dazi sulle importazioni; ben presto questo protezionismo eccessivo, che favoriva la produzione di beni nazionali, portò la Francia ad essere però esclusa dai traffici commerciali europei e quindi al fallimento della politica commerciale di Colbert. In definitiva egli non seguì altro disegno se non quello di ostacolare le nazioni che facevano del commercio la loro arma vincente (come le province Unite olandesi). Il Re era solito prendere le più importanti decisioni (l'avvio o meno di una guerra, l'aumento delle imposte, ecc.) coadiuvato, anche se l'ultima parola rimase sempre a lui, dalle tre cariche statali principali, ossia i ministri degli Esteri, della Finanza e della Guerra.


    Politica estera [modifica]
    Poco interessato alle imprese coloniali, Luigi condusse invece varie guerre a carattere dinastico: la Guerra di Devoluzione, la Guerra Olandese, la Guerra della Grande Alleanza e la Guerra di successione spagnola. Alla fine della Guerra di successione spagnola sul trono di Spagna era salito suo nipote Filippo V di Spagna, non per diretti meriti del Re Sole ma per scelta (in realtà fu il Papa ad indirizzarlo su quella strada) dello sfortunato Carlo II d'Asburgo, morto nel 1700 a quarant'anni.


    Matrimonio e figli [modifica]
    Dalla moglie Maria Teresa d'Austria ebbe 6 figli che morirono tutti prima di lui:

    Luigi, il Grande Delfino (1661-1711), detto il Gran Delfino;
    Anna Elisabetta (1662-1662);
    Maria Anna (1664), morta nel primo anno di vita;
    Maria Teresa (1667-1672);
    Filippo (1668 – 1671);
    Luigi Francesco (1672).

    Amanti e figli [modifica]
    Luigi XIV ebbe molte amanti, alcune delle quali esercitarono un grande ascendente sugli intrighi politici ma anche sulla cultura del loro tempo, tra cui Françoise Athénaïs de Rochechouart de Montermart, marchesa di Montespan e Françoise d'Aubigné, marchesa di Maintenon († 1719) che aveva lavorato presso di lui come governante, e che il re sposò in segreto dopo la morte della regina, nel 1683. A Versailles fece allestire scale segrete per raggiungere più facilmente le sue amiche. Queste relazioni, che irritavano fortemente il partito dei devoti e moralisti di corte tra i quali il precettore del Gran Delfino, Jacques Bénigne Bossuet, ebbero fine solo dopo il matrimonio con Madame de Maintenon.

    Dalle amanti ebbe i seguenti figli illegittimi (molti dei quali successivamente legittimati):

    da Luisa Francesca de la Baume Le-Blanc, marchesa de La Vallière(† 1710):
    Carlo, (1663), morto entro un anno
    Filippo, (1665 – 1666)
    Luigi, (1665 – 1666)
    una figlia morta appena nata
    Maria Anna, (1666 – 1739), Prima Mademoiselle de Blois (legittimata); sposò Luigi-Armando I di Borbone-Conti, (1661 – 1685), 2° principe di Conti
    Luigi, (1667 – 1683), conte di Vermandois (legittimato)
    da Françoise Athénaïs de Rochechouart de Montermart, Marchesa di Montespan (†1707):
    un figlio morto entro un anno (1669)
    una figlia (1669 – 1672)
    Luigi Augusto (1670 – 1736), duca di Maine (legittimato)
    Luigi Cesare (1672 – 1683), conte di Vexin (legittimato)
    Luisa Francesca (1673 – 1743), Mademoiselle de Nantes (legittimata)
    Luisa Maria Anna (1674 – 1781), Mademoiselle de Tours (legittimata)
    Francesca maria (1677 – 1749), Seconda Mademoiselle de Blois (legittimata); sposa Filippo II di Borbone-Orléans
    Luigi Alessandro (1678 – 1737), conte di Tolosa (legittimato)
    da Claudia de Vins des Œillets:
    Luisa di Maisonblanche (1676 – 1718)
    da Maria Angelica de Scorailles de Roussille, duchessa di Fontanges (†1681)
    una figlia'''''

    Il problema della successione [modifica]
    I problemi legati alla successione ed il cattivo stato di salute intristirono gli anni finali del suo regno.

    Nel 1711 era morto il Gran Delfino; oltretutto, l'anno seguente ci fu un focolaio di vaiolo di cui morirono Luigi, duca di Borgogna (figlio del Gran Delfino) assieme alla moglie Maria Adelaide di Savoia e al loro figlio maggiore, il duca di Bretagna. Rimaneva, unico principe di sangue reale erede legittimo di Luigi XIV, il figlio minore del duca di Borgogna, Luigi, duca d'Angiò, divenuto poi re come Luigi XV.

    Degli altri due figli del Gran Delfino, uno, re di Spagna con il nome di Filippo V di Spagna, dovette rinunciare alla successione al trono di Francia in forza della Guerra di successione spagnola, (Trattato di Utrecht del 1713) e l'altro, Carlo, morì anch'egli prima di Luigi XIV.

    Il re decise allora di estendere il diritto di successione a due dei sette figli avuti dalla Montespan, Luigi Augusto di Borbone, Duca del Maine (1670-1736), e Luigi Alessandro di Borbone, Conte di Tolosa (1678-1737), anche per impedire che salisse al trono suo nipote Filippo II d'Orléans (che comunque ebbe la reggenza per il piccolo Luigi XV).

    Luigi XIV morì di cancro dopo 72 anni e 100 giorni di regno. Gli successe il pronipote Luigi, Duca d'Angiò con il nome di Luigi XV; poiché aveva solo cinque anni, fu posto sotto la reggenza (fino alla maggiore età nel 1723), del duca Filippo II d'Orléans, nipote e genero del defunto Re Sole.

    Pare che, alla notizia della sua morte, la Francia intera esultò e festeggiò; il suo feretro, trasportato a Saint Denis, fu martoriato da sputi e fango che lanciava la folla: il suo regno era stato troppo lungo per poterlo rimpiangere.


    Luigi XIV nella letteratura [modifica]
    Luigi XIV è un personaggio descritto da Alexandre Dumas nei romanzi Vent'anni dopo, e ne Il visconte di Bragelonne, appartenenti, insieme al più celebre I tre moschettieri, al "Ciclo di Richelieu e Mazzarino".


    Curiosità [modifica]
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    L'effige sulla tomba di Luigi XIV, cripta della Basilica di Saint Denis, ParigiIl Re Sole era primo cugino di sua moglie Maria Teresa sia dalla parte di madre che dalla parte di padre. Infatti i nonni del Re Sole: Enrico IV di Francia e Maria de' Medici, Filippo III di Spagna e Margherita d'Asburgo sono anche nonni della regina Maria Teresa. Forse questa parentela così stretta è stata una delle cause della morte precoce dei loro figli.
    La lunghezza del piede reale di Luigi XIV rappresentò per secoli la più importante unità di misura della lunghezza chiamata per l'appunto "piede".
    La madre del Re, Anna d'Austria, secondo indiscrezioni dell'epoca, si sposò in segreto, dopo la morte di Luigi XIII, con il cardinale Mazzarino, allora primo ministro, ma di questo non esiste alcuna prova storica: è molto probabile che si tratti di una leggenda.
    Il Re Sole, come tutti al suo tempo, non si lavava mai. Eccezionalmente, si fece un bagno completo, che i medici trascrissero tra gli atti reali


    da http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_XIV_di_Francia

    Battaglia di Vienna
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    Battaglia di Vienna
    Parte della Guerra ottomano-asburgica

    La battaglia di Vienna di Józef Brandt
    Data: 12 settembre 1683
    Luogo: a Kahlenberg presso Vienna, Austria
    Esito: Vittoria strategicamente decisiva della coalizione cristiana

    Schieramenti
    Lega Santa (guerre austro-turche) Impero Ottomano
    Comandanti
    Jan III Sobieski Gran Visir Kara Mustafa
    Effettivi
    80.000 140.000
    Perdite
    4.000 morti 15.000 morti
    Guerra ottomano-asburgica
    Mohacs - Campagna di Ferdinando I - Campagna balcanica di Solimano - Vienna - Piccola Guerra - Koszeg - Tunisi - Osijek - Prevesa - Campagna di Solimano (1543) - Eger - Malta - Szigetvar - Lepanto (1571) - Guerra dei Trent'anni - Keresztes - San Gottardo - Vienna (1683) - Mohacs (1687) - Slankamen - Zenta - Petervaradino - Grocka



    La battaglia di Vienna (polacco: Bitwa pod Wiedniem, tedesco: Schlacht am Kahlenberg, ucraino: Віденська відсіч (Viděns'ka Vidsič), turco: İkinci Viyana Kuşatması) ebbe luogo l'11 e il 12 settembre 1683 ponendo fine all'assedio che l'esercito turco aveva messo per due mesi alla città di Vienna.

    Questa battaglia campale fu combattuta dall'esercito polacco-austro-tedesco comandato dal re polacco Jan III Sobieski contro l'esercito dell'Impero ottomano comandato dal Gran Visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha, e fu l'evento decisivo delle guerre austro-turche, conclusesi definitivamente con la firma del Trattato di Karlowitz.

    L'assedio di Vienna fu posto a partire dal 14 luglio 1683 dall'esercito dell'Impero Ottomano, composto da circa 140.000 uomini. La battaglia decisiva cominciò l'11 settembre, quando cioè si concluse il raggruppamento dei rinforzi dalla Polonia, comandati ovviamente da Sobieski stesso, dalla Germania e dal resto dell'Austria, oltre alle forze presenti nella città.

    L'imperatore Leopoldo I si era rifugiato a Passau, da cui dirigeva l'attività diplomatica (supportato dalla diplomazia del papa Innocenzo XI) indispensabile per tenere unito un esercito così variegato in un momento tanto drammatico; di conseguenza i capi militari della città non esitarono a conferire a Sobieski il comando dell'esercito così composto

    30.000 polacchi;
    18.500 austriaci, al comando di Carlo V duca di Lorena;
    19.000 franconi, svevi e bavaresi, al comando di Giorgio Federico di Waldeck;
    9.000 sassoni, al comando di Giovanni Giorgio III di Sassonia.
    In tutto quindi le forze europee contavano su 75/80.000 uomini, contro 140.000 ottomani. Va però detto che da un lato le forze cristiane conoscevano malissimo il territorio essendo appena arrivate, mentre i soldati all'interno della città erano alquanto mal ridotti a causa dei due mesi d'assedio. Questo fatto è tuttavia compensato dalla scarsissima preparazione militare di 2/3 buoni dell'esercito ottomano. In pratica la battaglia fu uno scontro fra i polacchi e la parte militarmente più capace dell'esercito del Gran Vizir.

    Indice [nascondi]
    1 L'assedio
    2 I preparativi
    3 La battaglia
    4 Esito
    5 Conseguenze
    6 Curiosità
    7 Note
    8 Voci correlate
    9 Collegamenti esterni



    L'assedio [modifica]
    Il grosso dell'esercito ottomano investì Vienna ed i suoi difensori il 14 luglio. Il conte Ernst Rüdiger von Starhemberg, capo delle truppe superstiti (circa 20.000 uomini) rifiutò di arrendersi e si chiuse dentro le mura della città.

    I difensori avevano abbattuto le case che circondavano la città, in modo da non lasciare alcun riparo per chiunque si avvicinasse alle mura. Kara Mustafa Pasha risolse il problema facendo scavare delle profonde trincee che dal campo ottomano menavano alle mura, limitando così di molto il numero di batterie viennesi in grado di colpire i soldati che si avvicinavano.

    Dato che le mura della città erano molto solide ed i cannoni ottomani piuttosto vetusti ed inefficaci, gli assedianti pensarono bene di minare le mura (come fecero già a Candia contro i veneziani) anziché distruggerle a cannonate. Le trincee furono così prolungate fin sotto le mura dove vennero poste le cariche esplosive. Anche questa tecnica però non parve sortire gli effetti sperati e soprattutto non fiaccò il morale degli assediati.

    Gli ottomani avevano quindi due alternative: attaccare frontalmente, con successo pressoché certo vista la loro enorme superiorità numerica; oppure continuare l'assedio lasciando a fame e malattie il compito di indebolire i difensori. Così decisero di fare.

    La ragione che spinse il Gran Vizir a optare per l'assedio furono non tanto le enormi perdite che avrebbe comunque subito il suo esercito, quanto le ricchezze contenute nella città, che sarebbero state di molto rovinate da una battaglia che si annunciava furibonda. Kara Mustafa non aveva però messo in conto che Leopoldo I a Passau aveva ormai concluso l'accordo con i suoi alleati, tra cui spiccava Sobieski e la sua potentissima cavalleria, che si preparava infatti a marciare verso Vienna. Va infatti ricordato che Kara Mustafa era tranquillo in quanto la maggior potenza continentale dell'epoca, cioè la Francia, era rimasta neutrale, e si guardava bene dall'intervenire sperando in un ulteriore indebolimento dell'Austria.

    L'assedio fu ovviamente durissimo, con malattie, fame e morte all'ordine del giorno. Ormai il destino della città era segnato, e i turchi aspettavano solo di mettervi le mani sopra, quando finalmente giunse nei pressi di Vienna Carlo V ed i suoi uomini. Questi furono subito fronteggiati dagli ungheresi di Imre Thököly, alleati dei turchi, ma l'effetto sorpresa unito al morale altissimo degli austriaci ebbe la meglio e gli ungheresi si dovettero ritirare nel campo turco.

    Kara Mustafa a questo punto capì che la presa di Vienna non era così a portata di mano come sembrava, e quindi diede ordine di procedere alla distruzione delle mura e di prepararsi all'assalto finale, rinunciando ad inseguire Carlo V che nel frattempo si era allontanato dalla città. La situazione pareva di nuovo volgere a favore degli assedianti in quanto le mura poco a poco si assottigliavano erose dalle mine turche. Prevedendo la prossima apertura di una breccia nelle mura i viennesi si prepararono al combattimento strada per strada.


    I preparativi [modifica]
    La situazione era a questo punto più che caotica. Da un lato turchi ancora superiori numericamente ma spaventati dall'arrivo di Carlo V e soprattutto terrorizzati dall'arrivo, ormai imminente, del grosso dei rinforzi di cui si era sparsa la notizia. Dall'altro i viennesi che sentivano la morsa stringersi su di loro, certi ormai dell'esito infausto che li aspettava. Infine Carlo V che aspettava solo più Sobieski (nel frattempo si erano uniti ai rinforzi i principi tedeschi).

    SobieskiE infatti Sobieski varcò il Danubio il 6 settembre a Tulln, 30 km da Vienna, e fu subito posto a comando dell'ormai formidabile armata che si era riunita (Lega Santa). Sobieski dimostrò in quell'occasione una lungimiranza assai rara per i re dell'epoca. Infatti l'aiuto che gli chiese Leopoldo I non portava nulla al regno di Polonia che in quegli anni era impegnato in lotte altrettanto crude con i vicini Regno di Svezia e Impero Russo. Egli accettò poiché aveva capito che la caduta di Vienna avrebbe spalancato ai turchi le porte della Germania ancora devastata dalla recente guerra dei trent'anni e una volta in Germania nessuno avrebbe potuto fermare l'espansionismo ottomano.

    Non altrettanta lungimiranza mostrò Kara Mustafa, che anzi non fece nulla per motivare il suo esercito e fidelizzare le truppe non turche che ne componevano la gran parte. Addirittura il Khan di Crimea, esitò quando ebbe l'occasione di attaccare la cavalleria pesante di Sobieski quando questa si trovava sulle colline a nord di Vienna, cioè in una situazione di estrema vulnerabilità. E non fu l'unico caso di divisione interna nel fronte turco.

    Un altro errore fu quello di non occupare più ampiamente le colline a nord di Vienna, lasciando così praticamente indifesi i ponti che dal Nord conducono alla città, interamente costruita sulla riva Sud del Danubio.

    Le forze della Lega Santa si riunirono così l'11 settembre sul Kahlen Berg (Monte nudo) pronte alla resa dei conti con gli ottomani. Nelle prime ore del mattino del 12 una messa propiziatoria venne celebrata, e la tradizione tramanda che Sobieski ne fu il chierichetto.


    La battaglia [modifica]
    La battaglia ebbe inizio subito dopo la messa, all'alba. Furono i turchi ad aprire le ostilità nel tentativo di interrompere il dispiegamento di forze che la lega santa stava ancora ultimando. Carlo V ed i tedeschi rintuzzarono l'attacco in attesa che Sobieski ed i suoi fossero pronti.

    Kara Mustafa ancora una volta rinunciò ad ingaggiar battaglia sperando di riuscire a entrare in Vienna in extremis, lasciando così altro tempo alle forze cristiane di ultimare il dispiegamento. Ma ormai le sorti volgevano decisamente in favore degli europei, e addirittura gli assediati, galvanizzati dall'arrivo dei rinforzi, attaccavano le file turche. La battaglia era cominciata, furibonda come e più del previsto. I turchi pagarono subito l'errore di non essersi preparati a difendersi dalle forze provenienti dal nord, trovandosi di fatto con l'élite dell'esercito (i Giannizzeri) schierati dove non serviva, cioè presso le mura che erano ancora in piedi, e le retroguardie difese solo da truppe poco preparate. A questo punto Kara Mustafa capì che la battaglie era persa, e tentò con tutte le forze di vendere cara la pelle, cioè prendere Vienna, complicando così di molto i piani della Lega Santa e soprattutto infliggendole lo smacco di entrare in città proprio mentre la battaglia volgeva a favore dei cristiani.

    Anche questo piano fallì. Ma ancora l'esercito cristiano non aveva giocato la sua carta più forte: la cavalleria polacca. Nel tardo pomeriggio dopo aver seguito dalla collina l'andamento dello scontro 4 divisioni di cavalleria (1 tedesca e 3 polacche) scesero all'attacco a passo di carica. L'attacco fu condotto da Sobieski in persona e dai suoi 3000 Ussari. La carica sbaragliò definitivamente l'esercito turco, mentre gli assediati uscirono dalle mura a raggiungere i rinforzi che già inseguivano gli ottomani in rotta.

    La battaglia di Vienna vide anche l'esordio in combattimento di un futuro, grande condottiero: Eugenio di Savoia.


    Esito [modifica]
    I turchi persero circa 15.000 uomini, a fronte dei 4 000 dei cristiani, i quali recuperarono anche una gran parte del bottino accumulato dagli ottomani nel corso delle loro scorrerie nei Balcani.

    Kara Mustafa pagò con la vita i suoi errori strategici e soprattutto tattici: il 25 dicembre successivo fu decapitato a Belgrado, che a sua volta si apprestava a capitolare.


    Conseguenze [modifica]
    Lapide commemorativa del contributo decisivo dell'Esercito polacco alla Battaglia di ViennaLa battaglia rappresentò il punto di svolta, a favore degli europei, delle guerre austro-turche. Infatti non solo segnò l'arresto della spinta espansionistica ottomana in Europa, ma anche l'inizio della riconquista dei Balcani: poco dopo infatti gli austriaci occuparono l'Ungheria e la Transilvania, firmando quindi nel 1699 la pace coi turchi (Trattato di Karlowitz).

    Il comportamento di Luigi XIV fu a dir poco miope in quanto la sua neutralità non solo aveva fatto correre il rischio al continente intero (Francia inclusa) di cadere nelle mani dei turchi, ma aveva anche gettato le basi (già molto solide peraltro a causa della guerra dei trent'anni) per un rapporto di conflittualità con le popolazioni di lingua tedesca destinato a protrarsi fino alla seconda guerra mondiale. Come se non bastasse la Francia ne aveva approfittato anche per rosicchiare territori ai confini con la Germania, Alsazia, Lussemburgo ecc. inasprendo ulteriormente i rapporti coi principi tedeschi, inasprimento che pochi anni dopo sfociò nella Guerra della Lega di Augusta.

    Sobieski manda al Papa il messaggio della vittoria dipinto di Jan MatejkoSobieski naturalmente fu riconosciuto l'eroe della battaglia, e una una chiesa fu eretta sul Kahlenberg in onore del re polacco.

    Sul piano diplomatico le conseguenze dalla battaglia furono tutt'altro che positive. Come spesso capita, la vittoria sul nemico comune fu seguita da liti, ripicche, veti e quant'altro di peggio la politica sa tirar fuori in occasione dello scioglimento delle alleanze puramente militari. Sobieski infatti non seppe far pesare abbastanza il fatto di aver salvato l'impero d'Austria, e si trovò addirittura un nemico in più da fronteggiare oltre alle già citate Russia e Svezia e soprattutto la bellicosissima Prussia, tutt'e tre neutrali nel conflitto coi turchi e militarmente in via di potenziamento. Fu così che nel 1772 la Polonia letteralmente scomparì (prima spartizione della Polonia) ed i suoi territori furono spartiti fra le tre superpotenze dell'Europa centrale: Austria, Russia e Prussia.


    Curiosità [modifica]
    La tradizione vuole che la forma dei croissant fosse stata ideata dopo l'assedio dai pasticcieri viennesi, ispirati dalle insegne ottomane che ancora oggi recano la mezzaluna, a celebrazione dello scampato pericolo. Questa tradizione potrebbe essere solo una leggenda popolare: il nome croissant è un termine francese, che si traduce in italiano sia con l'aggettivo "crescente", che con il sostantivo "mezzaluna" Vi è pure un'altra versione sulla diffusione del croissant. Secondo tale versione questi erano dolci preparati dai pasticceri turchi al seguito dell'armata che assediava Vienna (il seguito di tale armata era una vera e propria città mobile, con harem, eunuchi, saltimbanchi, cuochi e così via). Messo in rotta l'esercito turco, le truppe alleate avrebbero catturato alcuni di questi pasticcieri con i loro dolci ed i croissant, subito imitati in Vienna e quivi così "battezzati"[1], riscossero il successo che conosciamo. In Austria ed in Svizzera però questo dolce è conosciuto soprattutto con il nome tedesco Gipfel (cornino).
    Non si ha notizia tuttavia di ricette stampate sulla loro preparazione antecedenti il XIX secolo.
    Ancora oggi in Polonia sono vendute le sigarette di marca Sobieski per commemorare il grandissimo sovrano.
    É storicamente provato che un notevole contributo alla vittoria di Sobieski fu arrecato dal graduato polacco Franciszek Jerzy (= Giorgio) Kulczycki, che svolse attività di spionaggio trafficando con i turchi in sacchi di caffè, ma in realtà fornendo al comando polacco notizie sulla dislocazione delle truppe turche e sui loro movimenti. Finito l'assedio Jan III lo ricompensò con una scritta sul suo stemma di famiglia: «Salus Vienna Tua», nonché donandogli tutto il caffè abbandonato dalle truppe ottomane. Kulczycki restò a Vienna, con il nome germanizzato di Franz Georg Kolschitzky, dove aprì nel 1684 la prima caffetteria viennese, fra le prime europee. Oggi la sua Bottega del caffè non esiste più, ma permane il suo nome al quale è intitolata la via che l'ospitava: 4. Kolschitzky-gasse, nonché una sua statua, posta sullo spigolo del palazzo d'angolo della strada stessa, che lo ritrae vestito da turco con una caffettiera in mano. F.J. Kulczycki, nato nel 1640, morì nel 1694. È ricordato come uno dei sicuri introduttori del caffè in Europa.

    Note [modifica]
    ^ L'utilizzo di un termine francese a Vienna per dare il nome ad un nuovo dolce non deve stupire: allora il francese era parlato regolarmente in tutte le corti europee in quanto considerato lingua delle persone colte o comunque "di mondo". È molto probabile che, se una di queste leggende è vera, il pasticciere (od i pasticcieri) che preparò per primo questo dolce lo abbia chiamato così avendo appreso da qualche suo nobile cliente questo termine o che conoscesse egli stesso la lingua francese (i clienti dei pasticcieri, dato il costo proibitivo che aveva allora lo zucchero, erano prevalentemente persone appartenenti alla nobiltà od all'alta borghesia).

    da http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Vienna

    CAVOLI........bisogna avvertire Eugenio di Savoia di non essere mai esistito allora....
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  5. #265
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    Citazione Originariamente Scritto da Soldato del Re Visualizza Messaggio
    CAVOLI........bisogna avvertire Eugenio di Savoia di non essere mai esistito allora....
    Allora, un certo ritorno dell'aggressività turca in europa, fino appunto al 1683, fu dovuto all'indebolimento generale dell'europa a causa della guerra dei 30 anni(1618-1648)
    Tale guerra non rientra ovviamente fra le responsabiltà del re sole.

    La minaccia turca fu definitivamente debellata a Lepanto nel 1571, solo la guerra dei 30 anni permise ai turchi di impegnare qualche scaramuccia, che non assunse mai peraltro l'aspetto di vera minaccia.
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  6. #266
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    Tu ke dici?

    nel 22 il re fu dei fascisti contro il popolo italiano.
    Se avesse sparato "quattro cannonate per disperdere Mussolini", come dite voi, il giorno dopo i giornali di mezza Europa avrebbero parlato del "Re con le mani sporche di sangue". Vittorio Emanuele III, invece, fece la cosa più democratica che poteva fare, ossia mandò Mussolini sotto il giudizio del Parlamento, allora democraticamente eletto e libero, che diede a Mussolini ben 306 voti favorevoli e solo 116 contrari.
    Prendetevela dunque con i parlamentari dell'epoca, che non seppero (o non vollero) formare un governo alternativo a quello di Mussolini, non col Re.

  7. #267
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Se avesse sparato "quattro cannonate per disperdere Mussolini", come dite voi, il giorno dopo i giornali di mezza Europa avrebbero parlato del "Re con le mani sporche di sangue". Vittorio Emanuele III, invece, fece la cosa più democratica che poteva fare, ossia mandò Mussolini sotto il giudizio del Parlamento, allora democraticamente eletto e libero, che diede a Mussolini ben 306 voti favorevoli e solo 116 contrari.
    Prendetevela dunque con i parlamentari dell'epoca, che non seppero (o non vollero) formare un governo alternativo a quello di Mussolini, non col Re.
    mi pare che i fascisti commisero qualche illegalità fino alla marcia su roma compresa,

    poi l'omicidio matteotti...che bel parlamento eh
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  8. #268
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    mi pare che i fascisti commisero qualche illegalità fino alla marcia su roma compresa,

    poi l'omicidio matteotti...che bel parlamento eh
    Pensa che, circa l'omicidio Matteotti, ancora adesso (a ottant'anni di distanza) ci sono un sacco di punti oscuri. Figurati all'epoca.

  9. #269
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    Pensa che, circa l'omicidio Matteotti, ancora adesso (a ottant'anni di distanza) ci sono un sacco di punti oscuri. Figurati all'epoca.
    si, punti 'neri'......
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  10. #270
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    Allora, un certo ritorno dell'aggressività turca in europa, fino appunto al 1683, fu dovuto all'indebolimento generale dell'europa a causa della guerra dei 30 anni(1618-1648)
    Tale guerra non rientra ovviamente fra le responsabiltà del re sole.

    La minaccia turca fu definitivamente debellata a Lepanto nel 1571, solo la guerra dei 30 anni permise ai turchi di impegnare qualche scaramuccia, che non assunse mai peraltro l'aspetto di vera minaccia.
    te lo ho detto agaragar....toccherà rivedere la storia.
    Eugenio di Savoia evidentemente non sconfisse 18 volte turchi e francesi...
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