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Discussione: Ipazia

  1. #111
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    Predefinito Rif: Ipazia

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    ho appena visto il film
    e sulle parole del regista devo dire una cosa semplice, ma così semplice che mi sento stupido a ripeterla:
    non è concesso in alcun modo ed in nessuna forma accostare Cristo al cattolicesimo, sono due realtà completamente diverse
    Cristo è un Maestro e la chiesa (ed il movimento che va sotto il nome di cattolicesimo) è l'organizzazione umana che si è appropriata dei suoi insegnamenti per scopi non "divini"
    ... quoto ogni parola...

    “In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”

  2. #112
    ...
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    Predefinito Rif: Ipazia

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Strano. Amenabar non la pensava così....


    "....Anche se in Agorà parte dei cattivi la fanno i Cristiani, il film non è affatto anticristiano e Amenábar si è detto stupito della reazione negativa di certi ambienti cattolici.

    Link: News & Articoli - Agorà - parla il regista del film Alejandro Amenábar - Interviste
    Insomma, il film è un osanna alla ragione ma poi il regista, con queste parole, dimostra di essere il primo a credere che le persone che lo andranno a guardare faranno a meno di usarla. :mmm:

    Del resto il film ha tutto questo successo proprio per questo motivo, l'anticattolicesimo. Il film non fa altro che sfamare il bisogno delle persone di oggi, che seguono le mode, irrazionalmente. Se lo stesso messaggio lo si fosse lanciato con la storia di Giustino di Nablus, non se lo sarebbe filato nessuno.
    Ultima modifica di Cuordy; 25-04-10 alle 09:18

  3. #113
    mai, eh...
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    Predefinito Rif: Ipazia

    L'ho visto ieri. Bellissimo, grande cinema. Amenabar riesce a comunicare con la macchina da presa in un modo che da tempo non mi capitava di vedere. Il livello simbolico delle immagini è altissimo: l'allontanamento della macchina da presa che osserva e "ascolta" le vicende del mondo da una distanza che si fà anche temporale, la visione della biblioteca dall'alto (un cerchio con il punto in mezzo!), le masse di uomini che si muovono come termiti, intente alla distruzione...

    Il film secondo me non è affatto anti cristiano. Se la prende con la miopia umana, con il vizio di fondo dell'animo umano, simbolicamente rappresentato da quel fazzoletto intriso di sangue che Ipazia dona a Orazio. Lei gli dice di cercare altrove quell'armonia superiore perché qui sulla terra non la troverà. Lo incoraggia a puntare più in alto. E' chiaro che il gesto voglia anche simboleggiare la consapevolezza di essere donna in mondo di uomini: per lei è esclusa la possibilità di essere moglie e madre e contemporaneamente filosofa. Ma credo che più che altro lei voglia dire: la condizione umana è disarmonica e intrisa di sangue.

    I cristiani del film, i parabolani, a me hanno ricordato i basenji iraniani e i talebani: il loro oltranzismo violento è comune a tutte le frangie di fanatismo religioso. Anche il peso che si dà al libro, davanti al quale tutti si devono inginocchiare, ha una forte assonanza con il Corano.

    Tutti i religiosi del film sono fanatici: il sacerdote di Serapide che incita al massacro, I giudei che organizzano la rappresaglia nella chiesa, i parabolani.
    Addirittura il padre di Ipazia sbaglia e dà il suo assenso alla spedizione punitiva contro i parabolani che insultano i dei pagani.

    L'unica figura con un'autentica dimensone spirituale è Ipazia stessa. La sua sete di conoscenza la porta a riconoscere l'armonia dell'universo, eterna e incorrotta. Il dubbio, gli sbagli teorici che commette, la portano a nuove scoperte. La portata metafisica della sua scoperta principale è straordianaria. La terra ruota intorno al sole seguendo un'ellisse. L'ellisse ha due fuochi, e lei ne spegne uno come a dire: un fuoco è visibile, l'altro è invisibile. Dice: non avevo pensato al fatto che il cerchio è un tipo particolare di ellisse nella quale i due fuochi stanno nello stesso punto.
    La serenità conquistata dalla sua mente le permetterà di andare incontro al proprio destino con coraggio.

    Cirillo chiede ad Oreste di inginocchiarsi davanti al libro, di fatto gli chiede di non pensare più con la sua testa e con il suo cuore, ma di venerare la lettera morta. E' questo il peccato originale della Chiesa, secondo Amenabar, ma non solo della Chiesa: di tutte le religioni.

    Oreste è un personaggio straordinario. Egli è quell'uomo che crede di poter surfare l'onda, di cavalcare il momento storico senza prendere posizione e sporcarsi le mani. E' frivolo, è ambizioso, è simpatico, è anche, di fondo, una brava persona. Insomma è come la maggior parte delle persone. Ma l'onda della storia lo travolge: se avesse dato retta a Ipazia per tempo, arrestando Cirillo dopo il massacro dei giudei, forse avrebbe potuto salvare la situazione. Ma ha aspettato troppo. Il monito è: il male va combattuto immediatamente e non solo quando colpisce noi.

    Il protagonista del film però è Davo. E' il suo l'arco caratteriale più complesso. Ed è in lui che siamo chiamati ad identificarci. Egli abbraccia il cristianesimo in buona fede. E' uno schiavo e questa è una religione che gli promette il riscatto. Abbandona la sua padrona nel momento nel quale lei, in un momento di concitazione e di nervosismo lo umilia, ricordandogli la sua condizione. Ma ben presto ha dei dubbi, ma li soffoca. Lui è colto e intelligente, ma davanti alle grossolane generalizzazioni dei parabolani non reagisce: lascia che la ragione venga soffocata dall'ignoranza. Per ragioni di ripicca personale e di un vantaggio immediato tradisce la sua padrona (e quindi la sua vera natura ragionevole e intelligente). Alla fine fuggirà dal luogo dell'esecuzione come Giuda, dannato per sempre.

    Sia Orazio che Davo riescono a vedere qual'è la verità attraverso l'amore che provano per Ipazia. Il momento nel quale Orazio combatte la sua battaglia interiore davanti a Cirillo, che gli chiede di tradire Ipazia, è tremendo. E lui fa la cosa giusta: non si inchina davanti a un libro. Ma Sinesio alla fine lo costringerà a inginocchiarsi e a tacitare la propria intelligenza: se tutti intorno a te, uniti, dicono una certa cosa, come fai a sapere che di avere ragione? Alla fine cedi, è invitabile. O no?

    Ipazia non cede. Il tempo, i secoli, daranno ragione a lei. Anche se era una donna, ed era sola contro tutti, aveva ragione lei. La macchina da presa si allontana, nello spazio e nel tempo e ci dice: qualsiasi cosa dicano i fanatici, qualsiasi nefandezza compiano in nome di Dio, il tempo (come nella celebre allegoria di Bernini che sta alla Galleria Borghese) svelerà la Verità.

    Eccola, Hypatia, ritratta da Raffaello nella Scuola di Atene

    Ultima modifica di sugarbabe; 25-04-10 alle 09:46

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

  4. #114
    Papessa
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    Predefinito Rif: Ipazia

    Non ho visto il film, ma solo i trailers....e non mi è piaciuto il punto nel quale si fa esclamare ad Ipazia: "Io credo solo nella ragione!", una chiara strumentalizzazione modernista.

    Ipazia , se lo si fosse dimenticato, era una seguace del neoplatonismo, non una illuminista ante litteram. E dunque il voler gestire la sua figura alla stregua di una eroina razionalista e anti-superstizione è del tutto fasullo.

    E' anche importante ricordare che di lei non ci è giunto alcuno scritto ma solo narrazioni indirette che dobbiamo prendere con cautela.

    Di fatto sui media questo film è assunto in chiave antireligiosa poichè così va la corrente, ma lo spettatore accorto se ne va a vedere il film dopo un minimo di acculturazione sui fatti e cercando di non aderire al solito pensiero unico e distinguendo la realtà storica effettiva dallo spettacolo confezionato, che (lo ricordo a chi se ne fosse dimenticato) è sempre frutto della visione personale del suo autore.
    Ultima modifica di primahyadum; 25-04-10 alle 10:54
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  5. #115
    mai, eh...
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    Predefinito Rif: Ipazia

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Non ho visto il film, ma solo i trailers....e non mi è piaciuto il punto nel quale si fa esclamare ad Ipazia: "Io credo solo nella ragione!", una chiara strumentalizzazione modernista.

    Ipazia , se lo si fosse dimenticato, era una seguace del neoplatonismo, non una illuminista ante litteram. E dunque il voler gestire la sua figura alla stregua di una eroina razionalista e anti-superstizione è del tutto fasullo.

    E' anche importante ricordare che di lei non ci è giunto alcuno scritto ma solo narrazioni indirette che dobbiamo prendere con cautela.

    Di fatto sui media questo film è assunto in chiave antireligiosa poichè così va la corrente, ma lo spettatore accorto se ne va a vedere il film dopo un minimo di acculturazione sui fatti e cercando di non aderire al solito pensiero unico e distinguendo la realtà storica effettiva dallo spettacolo confezionato, che (lo ricordo a chi se ne fosse dimenticato) è sempre frutto della visione personale del suo autore.
    Benché il film parli ovviamente di altro, la matrice platonica del pensiero di Ipazia è evidente, appunto nella scena nella quale contrappone il mondo dei cieli e delle idee, armonioso ed eterno, a quello caduco e diviso della terra, dove i bruti e la marmaglia imbizzarrita la fanno da padroni. La ragione di cui lei parla e che viene testimoniata dalle sue azioni nel film, è il processo per il quale si giunge alla conoscenza.
    Che poi per venderlo al pubblico gli abbiano proiettato addosso altri significati compiacenti il pensiero dominante, beh, anche i distributori devono campare...Se mai c'è stato un film che inneggia al non farsi fagocitare dal pensiero dominante, è questo.:giagia:

    "I don't make any rules, Nick, I go with the flow."

 

 
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