





Ultima modifica di mosongo; 24-04-10 alle 12:49




Eccola. Ma mi piacerebbe se qualcuno la completasse.
Immagino che la trama sia ben nota. Inizio dalle frasi che mi hanno colpita e premetto di averle sentite solo una volta e che potrebbero non essere fedelissime. Verso la fine del film, Sinesio parla ad Oreste, rinfacciandogli il mancato giuramento sulle scritture dice (più o meno): “A quante donne chiedi consiglio, di quante ascolti il parere, quante donne rispetti? Una, una sola donna”.
E’ una donna sola quella che viene assassinata con l’accusa di essere una strega. Quella stessa donna che aveva cercato di unire nella ragione (“Io credo solo nella ragione”). Contro la ragione la risposta fornita dall’immaginato Davo che pure aveva accesso alla scuola di Ipazia e che aveva costruito un modello del sistema Tolemaico, alla domanda se la terra sia piatta o no, “Solo Dio lo sa”. Rievoca Galileo, probabilmente il regista, e più di mille anni dopo Galileo ritratterà i suoi studi. Nel film ogni personaggio arriva ad un punto in cui abiura il suo passato, le sue convinzioni. Abiura Davo, abiura Oreste, che alla fine non riesce ad evitare (o a condividere) la stessa fine di Ipazia malgrado il suo amore, lo fa Sinesio, che non si oppone all’annunciata morte di Ipazia per calcolo politico, sperando di soddisfare Cirillo con la morte di una donna, una sola donna. Coerentemente invece Ipazia si lascia uccidere tenendo fede ai suoi soli dubbi “Voi non avete dubbi, non potete, Io, invece, devo”. Sempre evidente il rapporto di Ipazia col dubbio nella ricerca ossessiva della spiegazione delle orbite, in cui spesso indietreggia dalle proprie convinzioni fino ad arrivare, almeno nella finzione cinematografica, alla scoperta delle orbite ellittiche.
Un altro particolare che mi ha colpita è l’assenza di sentimentalismo della protagonista. Tutto quello che ha a che vedere con l’emotività si identifica nelle figure degli uomini. Ipazia ha a scaltrezza di mostrare al suo pretendente il proprio sangue mestruale invitandolo a cercare altrove l’armonia che cerca. Un gesto sconvolgente, in cui io leggo anche la negazione della femminilità. Così come nella rappresentazione della protagonista vedo una donna ben conscia del suo status elevato, che non rinnega affatto. La liberazione dell’immaginato Davo non è un atto di clemenza ma è in realtà uno strumento per l’allontanamento definitivo, la scena finale (storicamente inesistente, mi dicono) è per me l’utilizzo dell’ex schiavo per evadere dalla tragica morte prospettata.
Molteplici e di mano diversa i massacri compiuti in nome di Dio (pagano, ebraico o cristiano) nel film. Molto bello a mio avviso l’allontanamento progressivo della scena che mostra gli uomini sempre come formiche impazzite in un formicaio (un po’ Google Heart) , e come sia tutto così piccolo rispetto al cosmo. Solleva lo spettatore, questo trucco, che all’inverso nell’avvicinamento ricongiunge alla storia come se lo scopo fosse appunto ritornare a guardare le miserie degli uomini. Bella anche la scena capovolta della biblioteca distrutta, simbolica. Un mondo rovesciato, che la ragione non dovrebbe vedere come tale.
Vorrei sottolineare due cose. Il finale viene reso meno violento (nella realtà Ipazia fu scuoiata viva e le furono cavati gli occhi, poi fu fatta a pezzi e bruciata), mentre nel film viene pietosamente soffocata e lasciata come se fosse svenuta ai suoi carnefici che la lapideranno. Quindi qui il regista non ritiene di calcare la mano sulla modalità della morte, indubbiamente molto meno atroce di come fu, a scopo di spettacolarizzazione. E gliene rendo merito.
La seconda, è che prima di vedere il film ho letto una recensione che diceva “e muore nuda”, come a voler dire che il regista erotizzava la morte di Ipazia. Si, muore nuda la bellissima Ipazia, ma il suo corpo non è quello sensuale che molti, leggendo questa recensione, si aspetteranno di vedere. E’ un nudo bellissimo, della bellezza di una statua di Fidia, un nudo che non offende, che non inquieta spettatori abituati a ben più forti erotizzazioni dell’immagine. E’ un nudo senza eros e senza tempo.
Non dirò ipocritamente che il film non è un film anticattolico. Lo è. Non solamente anticattolico, ma apertamente anticattolico.


Strano. Amenabar non la pensava così....
"....Anche se in Agorà parte dei cattivi la fanno i Cristiani, il film non è affatto anticristiano e Amenábar si è detto stupito della reazione negativa di certi ambienti cattolici. "Non ho mai avuto intenzione di attaccare i cristiani. Anche se mi definisco un ateo che non esclude la possibilità di qualcosa di superiore, sono stato educato secondo i principi del cattolicesimo e il mio film è cristiano perchè difende i principi cristiani della pietà e della compassione e avvicina il destino di Ipazia a quello di Gesù Cristo. Volevo mostrare al pubblico come nulla sia cambiato rispetto all'antichità, come ciò che i cristiani facevano all'epoca somigli al comportamento degli integralisti islamici di oggi. La gente continua a combattere e a morire per le proproe idee, giuste o sbagliarte che siano. Ho voluto sottolineare questa analogia anche con la mia macchina da presa. Mi sono spesso allontanato dalla Terra per riprenderla dall'alto o vagare nel cielo, come per dire che il mondo in cui viviamo è sempre il medesimo”. ....
Link: News & Articoli - Agorà - parla il regista del film Alejandro Amenábar - Interviste
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Intanto grazie per la recensione.
Provvedo a trovare una sera libera per guardarmelo in tutta tranquillità.




Mmmmhhhh....questo punto mi perplime, ma sicuramente va visto il film per giudicare. Così sulla carta dico che preferirei vedere la storia di una donna piuttosto che quella di una santa.
Sto cercando qualcuno che sia abbastanza interessato da venire con me a vederlo, non mi piace andare al cinema da sola, ma se proprio devo lo farò.
Ultima modifica di Liquid Sky; 24-04-10 alle 21:54


ho appena visto il film
e sulle parole del regista devo dire una cosa semplice, ma così semplice che mi sento stupido a ripeterla:
non è concesso in alcun modo ed in nessuna forma accostare Cristo al cattolicesimo, sono due realtà completamente diverse
Cristo è un Maestro e la chiesa (ed il movimento che va sotto il nome di cattolicesimo) è l'organizzazione umana che si è appropriata dei suoi insegnamenti per scopi non "divini"
Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi