
Originariamente Scritto da
mustang
È molto particolare il rapporto di Fini con la Lega: non perde occasione di mostrare il suo albagioso distacco nei confronti del partito padano ma nella realtà è il suo principale sponsor.
Da un bel pezzo, ogni sua mossa si trasforma in un vantaggio elettorale e di immagine per la Lega; ogni volta che se ne esce con qualcuno dei suoi spocchiosi sermoni rende più simpatico il Carroccio cui ogni sua fumisteria politica porta consenso.
Se non si conoscesse il personaggio, verrebbe da pensare che faccia gioco di sponda, che tenga bordone a un finto avversario che può così permettersi qualsiasi svarione e trasandatezza, che le tavanate del Fini (e della sinistra) fanno apparire come colpi di saggezza e avvedutezza politica
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In questi ultimi anni la Lega ha raccolto a man bassa fra le legioni di ex elettori della destra che Fini ha scientificamente sfavato con le sue trovate da statista della mutua: frotte di ex aennini rimpolpano le schiere leghiste e sostituiscono con gli interessi i leghisti delusi o stanchi che si rifugiano nell’astensione.
Insomma, Fini è l’assicurazione malattia, è la vera ruota di scorta del Carroccio.
Adesso sembra voler superare se stesso sottoscrivendo un lascito testamentario illimitato a vantaggio di Bossi: diceva di non voler prendere neppure un caffè con lui e gli sta regalando l’intero impianto di torrefazione.
Andandosene dal Pdl, Fini fa alla Lega regali che valgono una vincita al Superenalotto.
Portandosi via una manciata di parlamentari produce scarso danno numerico alla coalizione ma regala alla Lega il ruolo di socio indispensabile: dice di voler diminuire l’influenza leghista sul Berlusca ma finisce per fare proprio il contrario.
Il Cavaliere non potrà più fare a meno della Lega
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Andandosene fa chiarezza in tema di immigrazione lasciando decantare il polverone sollevato dai suoi continui e incomprensibili scatti e avvitamenti: così diventano ancora più chiare e coerenti le posizioni leghiste.
Sfilandosi, accresce di fatto la settentrionalizzazione della coalizione nel senso che si porta via solo un po’ di consenso concentrato nel Meridione e spinge ulteriormente gli ex aennini padani nelle braccia della Lega.
Farà aumentare il disgusto per certa politica e l’astensione e, quindi, le percentuali del Carroccio.
Mette infine in difficoltà la parte ultrapatriottica del Pdl in un momento in cui, anche in termini simbolici e storici, ci si aggrappa all’unità.
Fa un bel regalo alla Lega proprio quando questa potrebbe avere dei problemi dai suoi recenti successi «percepiti», costretta a fronteggiare grandi responsabilità e richieste di risultati concreti da parte dei suoi elettori.
Lo strappo di Fini posticipa l’«esame finestra» e dà alla Lega tempo, respiro e un’altra preziosa occasione.
Che però il Movimento padanista non può perdere.
Ci sono per questo due cose che non deve fare: non deve «diventare di destra» per cercare nuovo consenso che le arriverà comunque, e non deve diventare un partito nazionale per non spaventare il Pdl e per non perdere il consenso territoriale.
E ce ne sono altre che non può più differire: radicarsi ulteriormente in Padania recuperando voti da destra e sinistra sui temi dell’immigrazione, dell'ambiente, della deprivazione economica e fiscale e dell’insostenibile peso dello Stato sempre più mediterraneo.
Deve tenere la barra dritta sul federalismo forte conservando i nuovi elettori, affascinando i delusi e recuperando gli indipendentisti che sono la sua anima marciante: sono infatti soprattutto quel paio di milioni di ex leghisti, di astenuti, di aspiranti leghisti che farebbero davvero pendere la bilancia elettorale dalla parte della Lega in tutta la Padania, come la spada di Brenno.
Sarebbe buffo che a dare un importante contributo al cambiamento fosse proprio il Fini, facendo finalmente qualcosa di padano.
di G. Oneto a pg. 7 del ilgiornale.it 17 04 2010
saluti