

---------------------------------------Non morirò fiorentino...---------------------------------------


Ultima modifica di Malandrina; 18-04-10 alle 15:41
Teniamoci stretti, che c'è vento forte.
Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
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Comunque, a parte la fame (che potrebbe tornare visto che il baratro fra ricchi e poveri si sta rispalancando), la sfida è il lavoro. Sarà indispensabile diventare flessibili e capaci di cambiare rotta più volte durante la vita e velocemente. L'importante sarà secondo me tenersi al corrente e fare frequenti corsi di aggiornamento professionale, essere duttili e disponibili a cambiare città o paese. Questo comporterà un cambiamento antropologico che ci avvicinerà anche come usi e costumi a paesi come gli Stati Uniti (dove la gente gira e si sposta di continuo e nessuno si conosce da più di cinque anni: "we go way back" significa che una persona la conosci appunto da cinque anni, non da trenta come per noi). Insomma un mondo più frammentato, più precario e dove sopravvive chi non soffre d'ansia. :giagia:
"I don't make any rules, Nick, I go with the flow."




Rispondo io per lui visto che si parla di nostro padre.
Lui è nato a Siena ma è vissuto da giovane a 60km dalla città in una minuscola frazione di campagna (in val d'orcia).
In quella frazione non c'era corrente elettrica fino alla fine dei '50, dovettero chiedere direttamente a Fanfani di poter fare qualcosa (e lo fece).
Mia mamma mi raccontava che la carne la mangiavano solo una volta a settimana, se andava bene....che dormivano sui materassi ripieni di pannocchie oppure di paglia. Mio padre invece aveva le bestie quindi mangiava perlomeno il formaggio e la carne molto più spesso ....
A me sembrano robe dell'altro mondo, invece non è nemmeno tantissimo tempo fa. Dai noi non ci possiamo lamentare, abbiamo tutto....
Ultima modifica di mylos; 18-04-10 alle 17:28


Possiamo e dobbiamo comunque lamentarci, anche perchè i miei genitori nel momento in cui hanno finito gli studi hanno incominciato subito a lavorare e si sono permessi il lusso di farsi una famiglia.
Oggi col cavolo che è possibile, al di là degli stipendi più o meno altir, qui il problema è pagarsi una casa con bollette annesse e tasse varie...




io ho 44 anni, me ne sono andata di casa a 22. Studiavo e lavoravo (studiavo medicina, lavoravo 40 ore alla settimana e ho fatto molti lavori umilissimi), pagavo una stanza, poi un monolocale con l'aiuto di quello che è mio marito, che lavorava (non ricco, vorrei precisarlo bene), da vestire, da mangiare, le tasse universitarie. Mi sono laureata a 26 anni mezzo con le scarpe bucate, l'ultimo mese quasi non mangiavo perché non avevo una lira e non volevo chiederne, solo la stampa delle tesi mi portò via gli ultimi risparmi. Eravamo straordinariamente felici. Il problema, al dì là ovviamente della singola situazione di ognuno, è volerlo.