Io ricordo ancora la terribile fame dell'epoca.
Non c'era elettricità, e invece del telefono si usava il telegrafo, che non funzionava perchè le linee erano interrotte. Il paese era talmente sottosviluppato che negli anni 60 suonavano ancora le sirene antiaeree, che dal dopoguerra nessuno aveva tolto e nel frattempo si erano rotte e suonavano sempre di notte allarmando la popolazione. Siccome non arrivavano i giornali, in molti pensavano che la guerra fosse ancora in corso, anche se il Duce non si vedeva da un pezzo in giro. Erano brutti tempi, si mangiava l'avena dei cavalli per fame, ci si lavava una volta al mese e quando mia mamma cucinava la farinella nel braciere avevamo tata fame che ci ustionavamo le mani pur di prenderne un po'. Ma...sapete cosa vi dico? Che quei tempi erano migliori. Già, proprio così.
Ricordo come se fosse ieri la cordialità ed il rispetto tra le persone, la voglia di migliorarsi, le ragazze di casa che studiavano o leggevano i pochi libri al lume tenue della lampada ad olio con un entusiasmo ed una voglia di sapere che non veniva mai saziata e che non noto nei giovani d'oggi che hanno tutto. Uscivamo vestiti di stracci, senza pettinarci e con una spiga tra i denti per ingannare il tempo, giocavamo alla campana e con le biglie credendo di avere chissà quale novità tra le mani e, in una parola, nella più totale miseria eravamo felici.
Oggi invece esco di casa e vedo gente che corre, gente che va di fretta, gente che si muove non si sa dove, forse verso il nulla. Vale la pena vivere così?




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