Una data cruciale è quella dell’approvazione, nel 1975, del
Piano Energetico Nazionale che prevede la costruzione di 20
centrali nucleari da 1000 MW. Questo piano accelera il
riassetto dell’industria elettromeccanica nazionale
concentrando nell’IRI il grosso della capacità costruttiva
del paese e praticamente tutte le competenze e risorse
industriali (anche private) necessarie per lo sviluppo del
nucleare. Questa situazione gli conferisce, insieme all’ENEL
e all’ENEA, un peso enorme nel controllo delle commesse
pubbliche. All’ENI, l’altro grande attore energetico
nazionale, rimane sostanzialmente, se non erro, il ruolo di
fornitore del combustibile. La gravità “politica” di questa
situazione diventerà palese solo dopo i processi di
Tangentopoli, che hanno reso pubbliche le manovre dei partiti
politici di allora per procurarsi i soldi a suon di tangenti
e taglieggiamenti.
Infatti la massa di denaro messa in moto dal nucleare era
notevole (il costo di una centrale da 1000 MW si aggirava sui
1000 Mdi di lire di allora) ed averne assegnato il controllo
ad IRI, ENEL, ed ENEA squilibrava il controllo dei flussi
finanziari pubblici a favore della DC, di cui i tre enti
erano consolidati centri di potere economico. Ne usciva
fortemente penalizzato l’ENI, allora feudo PSI, suscitando la
dura reazione di quest’ultimo che non intendeva certo cedere
la sua quota di tangenti nell’affare nucleare, a favore della
DC.
La lotta che ne è seguita subisce una svolta con Chernobyl. L
’incidente di Chernobyl ha fornito su un piatto d’argento al
PSI e all’ENI un’arma formidabile per riequilibrare i
rapporti di forza ed è stata abilmente usata con l’invenzione
del referendum “nucleare”.
Questa è sostanzialmente la storia del referendum sul
nucleare, che non è stato un confronto sulla bontà e
convenienza delle diverse fonti energetiche, né del “bene”
contro il “male”, ma più semplicemente uno scontro,
all'insaputa dei cittadini, per il controllo delle tangenti
sulle commesse pubbliche. L'esito di questo scontro comporta,
tra l'altro, che ancora oggi continuiamo a pagare
letteralmente le sue conseguenze economiche in una di quelle
voci un po’ misteriose della bolletta elettrica (componenti
tariffarie A,UC, MCT). Una voce che serve per ripagare le
perdite (diverse migliaia di miliardi di lire) subite dall’
industria e dall’ENEL in seguito alla cancellazione del
nucleare, ed i costi per lo smantellamento o la riconversione
delle centrali nucleari in esercizio o in costruzione all’
epoca del referendum.