«Nei prossimi giorni sottoporremo alla valutazione del Parlamento un pacchetto di norme che, nel quadro di misure più ampie volte a sbloccare la realizzazione di impianti energetici, renderà nuovamente possibile la produzione di energia nucleare nel nostro paese». E' questa l'intenzione del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, che intervenendo all'assemblea di Federchimica ha rilanciato la politica energetico-nucleare. Il ministro ha poi aggiunto che: «... l'impegno assunto per un ritorno al nucleare nei tempi più rapidi possibili consentirà inoltre di ridurre ulteriormente il costo dell'energia e l'impatto sull'ambiente. Basti pensare, e con ciò rispondo agli antinuclearisti militanti impegnati nei giorni scorsi a destare ingiustificati allarmismi su quanto accaduto in Slovenia che, senza l'apporto del nucleare, nel solo 2006 le emissioni di gas serra sarebbero state superiori di oltre l'8% su scala mondiale ed i prezzi del petrolio e del gas avrebbero raggiunto picchi persino più elevati di quelli che oggi lamentiamo».
Ma il progetto di Scajola sta incontrando resistenze all'interno del mondo accademico. Infatti sono oltre milleduecento i docenti universitari e i ricercatori che hanno sottoscritto un appello sulle scelte energetiche per il futuro dell'Italia, trasformato in una lettera aperta al premier Silvio Berlusconi alla vigilia della discussione del governo sulle centrali nucleari. A capeggiarli un chimico dell'Università di Bologna, Vincenzo Balzani, tra gli scienziati italiani più accreditati presso la comunità scientifica internazionale. «Il sole è la più grande risorsa energetica del nostro pianeta», scrivono, e il nucleare «un pericoloso fardello sulle spalle delle prossime generazioni». E ancora, «sviluppare l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti».
L'iniziativa è partita con un sito
www.energiaperilfuturo.it , dove chiunque può esprimere il proprio sostegno. Gli studiosi, nella missiva, insistono innanzitutto sulla necessità di «una forte collaborazione tra scienza e politica». «L'appello, sottoscritto da più di milleduecento docenti e ricercatori, sottolinea l'urgenza - spiegano - che nel Paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell'energia ed esorta il governo a sviluppare l'uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell'energia solare. A nostro parere l'opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità di combustibili nucleari». Invece «la più grande risorsa energetica del nostro pianeta è il sole, una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un'immensa quantità di energia, 10.000 volte quella che l'umanità intera consuma. Sviluppare l'uso dell'energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti». «È un guardare lontano nel tempo, perché - spiegano gli scienziati - getta le basi per un positivo sviluppo tecnologico, industriale ed occupazionale del nostro Paese, senza porre pericolosi fardelli sulle spalle delle prossime generazioni. È un guardare lontano nel mondo, perché, a differenza dei combustibili fossili e dell'uranio, l'energia solare e le altre energie rinnovabili sono presenti in ogni luogo della Terra e, quindi, il loro sviluppo contribuirà al superamento delle disuguaglianze e al consolidamento della pace».