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No vedi Pieralvise c'è un fondo di verità in quello che dice Daltanius.
Napoli sino agli anni 70 (oserei dire sino a prima dell'insediamento della prima giunta comunista col sindaco Valenzi) è stata una Città superlativa, signorile, conservatrice e gaudente al punto giusto.
Cattolicissima ma elegantemente mondana.
L'aristocrazia conviveva con la plebe in un armonia speciale e l'alta borghesia aveva un respiro internazionale di grande finezza.
Il crollo si è verificato con l'entrata in massa dei provinciali e dei meridionali a sud del Golfo che -pietendo l'inurbazione in una Città molto esclusivista- hanno importato i tremendi fenomeni della camorra di massa, contadina, provinciale molto diversa dagli antichi clan della nobiltà indigena.
Cutolo-dal cui magistero camorristico è scaturita la definitiva imprenditorializzazione amorale e spietata della delinquenza organizzata- era uno di Ottaviano.
A Napoli si è avuta la rovina morale ed umana per l'infiltrazione di massa di soggetti sradicati dalla Basilicata, dalla Calabria, dal Molise che hanno introdotto in Città le pratiche di basso affarismo da mezzadria d'entroterra.
Trovare Napoletani puri "intra moenia" è molto difficile.
Non butto alibisticamente la croce sui provinciali....cerco solo di spiegare una piccola parte di una verità -anzi di una realtà- molto più complessa.
Ma parlo soprattutto ai miei concittadini presenti sul forum poichè ovviamente mi rendo conto che non è un argomento particolarmente entusiasmante.
In realtà ti credo, perché sono cose che conosco.
Come già detto altrove, da parte di mia nonna paterna sono napoletano (intra moenia, secondo la tua definizione).