Mercoledì sera sono andato a vedere in un cinema di Napoli gremito Il Divo ,l'ultimo film di Sorrentino premiato a Cannes con il premio della giuria.
Era la prima nazionale e c'erano anche Sorrentino e Toni Servillo.
Entrambi lo hanno introdotto con poche parole.
Dopo le prime sequenze temevo che il film risentisse dei difetti piu' comuni alle diverse pellicole del regista napoletano(),che peccasse per eccesso,che inciampasse nel mero esercizio di stile,e invece piu' Il Divo va avanti piu' riesce a conquistare uno straordinario equilibrio.
Fare un film su Andreotti è forse cosa impossibile perchè vorrebbe dire parlare degli ultimi 60 anni della storia d'Italia,ma soprattutto dei misteri coperti da segreto e da nessuno conosciuti davvero fino in fondo.
La scelta stilistica del taglio grottesco è stata invece funzionale ad una rappresentazione piu' universale del potere,di talchè le vicende italiche fanno solo da sfondo ad un western nero : aiutano la comprensione e fanno riflettere,ma non offrono soluzioni.
L'Andreotti di Sorrentino è un personaggio ambiguo : le sembianze che rimandano al Nosferatu di Murnau,l'inespressività totale e il volto che esasperano le sue caratteristiche,il realismo invece nella rappresentazione della sua figura come uomo politico,aiutato peraltro dalle numerosissime citazioni di sue frasi reali.
Era dai tempi delle Mani sulla città di Rosi che non si vedeva nel nostro cinema un'opera di denuncia civile così imponente e meritoria.
Ma il punto di contatto con il film di Rosi si può esclusivamente rilevare nella celebre frase "I fatti e i personaggi sono inventati ma è vera la realtà che li genera".
Per il resto Il Divo ricorda di piu' Oliver Stone,Sergio Leone o Pechinpah,ma nessuno di questi registi fino in fondo,perchè la verità è che l'opera di Sorrentino è assolutamente anticonvenziale,fuori da molti schemi anche del cinema italiano che in genere non riesce a trovare la giusta dimensione tra il minimalismo introspettivo a volte troppo autocelebrativo,e la megalomania che finisce per essere una patetica imitazione di Hollywood dei vari" vorrei ma non posso "Tornatore,Salvatores,Crialese.
Il confronto allora si potrebbe fare con un'altra opera italiana mossa da intenti simili ed in parte a sua volta caratterizzata dal taglio grottesco : Il Caimano di Nanni Moretti.
E il confronto,per Moretti è impietoso : perchè Il Caimano è un film bruttissimo,che non centra nessuno dei suoi obiettivi risolvendosi in qualsiasi film morettiano con l'aggravante della pretenziosità.
Il Divo spazza via tutti i mediocri dibattiti italiani sul politico Andreotti e gli argomenti a suo favore dei bavosi esultanti per la sua assoluzione.
Perchè forse,come dice Scalfari nell'intervista riportata nel film siamo al cospetto o del piu' grande criminale d'Italia o del piu' grande perseguitato d'Italia.
TERTIUM NON DATUR.
Il film sfiora quasi tutti gli eventi : Calvi,Sindona,Falcone,la P2,il processo,non approfondisce,si presta quindi alle critiche che già leggo in rete "la solita lezioncina radical-chic e di sinistra sul potere democristiano",ma le supera tranquillamente visto che lo scopo del film non è offrire risposte.
Disturbante,tagliente,sono ipercritico difficilmente mi capita di uscire così entusiasta dal cinema.
Grande film ,dieci minuti di applausi




),che peccasse per eccesso,che inciampasse nel mero esercizio di stile,e invece piu' Il Divo va avanti piu' riesce a conquistare uno straordinario equilibrio.
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