
Originariamente Scritto da
Palvesario
Conquistare la maggioranza politica di un paese vuol dire che le forze sociali, che di tale maggioranza sono espressione, dirigono la politica di quel determinato paese e dominano le forze sociali che a tale politica si oppongono: significa ottenere egemonia.
Vi è distinzione fra direzione - egemonia intellettuale e morale - e dominio - esercizio della forza repressiva: «Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza armata, ed è dirigente dei gruppi affini e alleati. Un gruppo sociale può e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo (è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente».
La crisi dell'egemonia si manifesta quando, anche mantenendo il proprio dominio, le classi sociali politicamente dominanti non riescono più a essere dirigenti di tutte le classi sociali, non riuscendo più a risolvere i problemi di tutta la collettività e a imporre la propria concezione del mondo. A quel punto, la classe sociale subalterna, se riesce a indicare concrete soluzioni ai problemi lasciati irrisolti dalla classe dominante, può diventare dirigente e, allargando la propria concezione del mondo anche ad altri strati sociali, può crea un nuovo «blocco sociale», cioè una nuova alleanza di forze sociali, divenendo egemone. Il cambiamento dell'esercizio dell'egemonia è un momento rivoluzionario che inizialmente avviene a livello della sovrastruttura - in senso marxiano, ossia politico, culturale, ideale, morale - ma poi trapassa nella società nel suo complesso, investendo anche la struttura economica, e dunque tutto il «blocco storico», termine che in Gramsci indica l'insieme della struttura e della sovrastruttura, ossia i rapporti sociali di produzione e i loro riflessi ideologici.
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Mia riflessione: in questo paese si è andato costruendo un blocco sociale composito che sta trovando una via d'uscita dal fallimentare neoliberismo, da destra. Questo blocco sociale che si va coagulando trova consensi sempre più larghi perché, come scritto sopra, sa proporre una direzione credibile (a cui poi consegue il dominio, anche repressivo).
Il nostro compito storico è quello di costruire la direzione proponendo una via d'uscita dal neoliberismo che sia socialista.
Il primo intervento da fare è quello di comprendere la natura del blocco sociale in via di formazione (che non può essere liquidato con "borghesia", "finanza", "poteri forti" o altre definizioni auto-onsolatorie), sezionarlo chirurgicamente analizzando quali legami tengono insieme un corpo così composito e differenziato come natura, aspirazioni, risorse.