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Discussione: L'egemonia

  1. #1
    Kether è Malkuth del NM
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    Predefinito L'egemonia

    Conquistare la maggioranza politica di un paese vuol dire che le forze sociali, che di tale maggioranza sono espressione, dirigono la politica di quel determinato paese e dominano le forze sociali che a tale politica si oppongono: significa ottenere egemonia.
    Vi è distinzione fra direzione - egemonia intellettuale e morale - e dominio - esercizio della forza repressiva: «Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza armata, ed è dirigente dei gruppi affini e alleati. Un gruppo sociale può e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo (è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente».
    La crisi dell'egemonia si manifesta quando, anche mantenendo il proprio dominio, le classi sociali politicamente dominanti non riescono più a essere dirigenti di tutte le classi sociali, non riuscendo più a risolvere i problemi di tutta la collettività e a imporre la propria concezione del mondo. A quel punto, la classe sociale subalterna, se riesce a indicare concrete soluzioni ai problemi lasciati irrisolti dalla classe dominante, può diventare dirigente e, allargando la propria concezione del mondo anche ad altri strati sociali, può crea un nuovo «blocco sociale», cioè una nuova alleanza di forze sociali, divenendo egemone. Il cambiamento dell'esercizio dell'egemonia è un momento rivoluzionario che inizialmente avviene a livello della sovrastruttura - in senso marxiano, ossia politico, culturale, ideale, morale - ma poi trapassa nella società nel suo complesso, investendo anche la struttura economica, e dunque tutto il «blocco storico», termine che in Gramsci indica l'insieme della struttura e della sovrastruttura, ossia i rapporti sociali di produzione e i loro riflessi ideologici.

    -----------------

    Mia riflessione: in questo paese si è andato costruendo un blocco sociale composito che sta trovando una via d'uscita dal fallimentare neoliberismo, da destra. Questo blocco sociale che si va coagulando trova consensi sempre più larghi perché, come scritto sopra, sa proporre una direzione credibile (a cui poi consegue il dominio, anche repressivo).
    Il nostro compito storico è quello di costruire la direzione proponendo una via d'uscita dal neoliberismo che sia socialista.
    Il primo intervento da fare è quello di comprendere la natura del blocco sociale in via di formazione (che non può essere liquidato con "borghesia", "finanza", "poteri forti" o altre definizioni auto-onsolatorie), sezionarlo chirurgicamente analizzando quali legami tengono insieme un corpo così composito e differenziato come natura, aspirazioni, risorse.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Conquistare la maggioranza politica di un paese vuol dire che le forze sociali, che di tale maggioranza sono espressione, dirigono la politica di quel determinato paese e dominano le forze sociali che a tale politica si oppongono: significa ottenere egemonia.
    Vi è distinzione fra direzione - egemonia intellettuale e morale - e dominio - esercizio della forza repressiva: «Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza armata, ed è dirigente dei gruppi affini e alleati. Un gruppo sociale può e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo (è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente».
    La crisi dell'egemonia si manifesta quando, anche mantenendo il proprio dominio, le classi sociali politicamente dominanti non riescono più a essere dirigenti di tutte le classi sociali, non riuscendo più a risolvere i problemi di tutta la collettività e a imporre la propria concezione del mondo. A quel punto, la classe sociale subalterna, se riesce a indicare concrete soluzioni ai problemi lasciati irrisolti dalla classe dominante, può diventare dirigente e, allargando la propria concezione del mondo anche ad altri strati sociali, può crea un nuovo «blocco sociale», cioè una nuova alleanza di forze sociali, divenendo egemone. Il cambiamento dell'esercizio dell'egemonia è un momento rivoluzionario che inizialmente avviene a livello della sovrastruttura - in senso marxiano, ossia politico, culturale, ideale, morale - ma poi trapassa nella società nel suo complesso, investendo anche la struttura economica, e dunque tutto il «blocco storico», termine che in Gramsci indica l'insieme della struttura e della sovrastruttura, ossia i rapporti sociali di produzione e i loro riflessi ideologici.

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    Mia riflessione: in questo paese si è andato costruendo un blocco sociale composito che sta trovando una via d'uscita dal fallimentare neoliberismo, da destra. Questo blocco sociale che si va coagulando trova consensi sempre più larghi perché, come scritto sopra, sa proporre una direzione credibile (a cui poi consegue il dominio, anche repressivo).
    Il nostro compito storico è quello di costruire la direzione proponendo una via d'uscita dal neoliberismo che sia socialista.
    Il primo intervento da fare è quello di comprendere la natura del blocco sociale in via di formazione (che non può essere liquidato con "borghesia", "finanza", "poteri forti" o altre definizioni auto-onsolatorie), sezionarlo chirurgicamente analizzando quali legami tengono insieme un corpo così composito e differenziato come natura, aspirazioni, risorse.
    Condivido la tua riflessione e aggiungo altra carne al fuoco:
    Sempre nell'analisi Gramsciana, riguardo al problema degli intellettuali (inteso come intellettuale chiunque abbia funzioni dirigenti), è sollevato il problema dell'organicità degli stessi alla classe di appartenenza, e l'incapacità delle classi subalterne di "creare" dei propri intellettuali, che devono così prendere gli elementi più avanzanti delle classi dominanti, questi però tendono naturalmente a ritornare alla propria classe di appartenenza.

    Facendo un praticissimo esempio possiamo pensare alla dirigenza del nostro partito, Bertinotti in primis è stato cooptato dal PDS, ma ci sono tantissimi altri esempi, sia a livello nazionale ma sopratutto locale.

    Per dare vita ad un nuovo blocco sociale che sia alternativa a quello attuale e abbia la forza di diventare egemone, è importante porci il problema degli intellettuali, o meglio dei dirigenti che tiriamo su, perchè progressivamente i dirigenti del movimento operaio (prima nel partito socialista, poi nel PCI), sono stati lentamente ammorbiditi e assobiti dalle classi dominanti?

  3. #3
    Kether è Malkuth del NM
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    mi piacerebbe avere un parere al post dall'omonimo utente.

  4. #4
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    Mi sembrano pippe sociologiche inconcludenti.

    In quanto alla riflessione di Palvesario, fondamentalmente ha ragione. Ma bisogna tenere conto del fatto che siamo in piena fase di riflusso delle ondate "benefiche" del capitalismo.
    Il "neoliberismo", non è semplicemente mai esistito. Sempre capitalismo è stato, ma che ha storicamente attuato forme differenti di redistribuzione del reddito, mediate dallo stato, per fini di carattere esclusivamente politico. Insomma, mica siamo socialisti che vogliamo battere moneta e pagare le pensioni di invalidità facendo crescere il debito pubblico.
    Sarebbe questa la risposta "socialista"? Se così fosse, mi dispiace ma io non ci sto.

  5. #5
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    .

  6. #6
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    Mi sembrano pippe sociologiche inconcludenti.

    In quanto alla riflessione di Palvesario, fondamentalmente ha ragione. Ma bisogna tenere conto del fatto che siamo in piena fase di riflusso delle ondate "benefiche" del capitalismo.
    Il "neoliberismo", non è semplicemente mai esistito. Sempre capitalismo è stato, ma che ha storicamente attuato forme differenti di redistribuzione del reddito, mediate dallo stato, per fini di carattere esclusivamente politico. Insomma, mica siamo socialisti che vogliamo battere moneta e pagare le pensioni di invalidità facendo crescere il debito pubblico.
    Sarebbe questa la risposta "socialista"? Se così fosse, mi dispiace ma io non ci sto.
    Il capitalismo non è un monolite, o meglio i capitalisti non sono poi così dogmatici come si pensa: per cui ristrutturazioni, dottrine economiche, protezionismo/ultraliberismo/mercatismo sono variabili "tecniche" di uno stessa classe sociale che in funzione delle diverse contingenze storiche ritiene più opportuno adottare al fine di garantire il prorpio dominio.
    Per semplificare: nella misura in cui una borghesia nazionale trae più profitti esportando che importando, dai mercati interni che da quelli esteri, sarà più protezionista che liberista, e viceversa.
    Per cui nella misura in cui altre borghesie nazionali (vedi il caso asiatico, senza entrare sulla questione cinese.......) aumentano produttività, conquistano mercati ecc. ovviamente i borghesucci spodestati dell'occidente riscoprono misure protezionistiche cercando di non perdere posizioni sugli scenari mondiali.
    E per fare cio' - e qui torniamo all'egemonia in senso gramsciano - ricorrono a strumenti argomentativi in grado di moblitare un certo blocco sociale in grado di sostenere e giustificare tali posizioni. E la borghesia nostrana, esaurita tutta la sua fase propulsiva, liberale e progressista (tanto per rientrare negli schemi marxiani, anche se la borghesia italiana non penso abbia mai avuto una fase analoga) riscopre il suo lato reazionario, repressivo, bigotto, proibizionista e protezionista, che sono tutte facce di un'unica medaglia conservatrice.
    Ecco: la borghesia italiana è semplicemente una borghesia conservatrice (e non liberista), e ricorre alle argomentazione tipiche della tradizione conservatrice (per quanto possa professarsi populisticamente liberale......).
    Nulla di nuovo sotto il sole.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da komsomol Visualizza Messaggio
    Il capitalismo non è un monolite, o meglio i capitalisti non sono poi così dogmatici come si pensa: per cui ristrutturazioni, dottrine economiche, protezionismo/ultraliberismo/mercatismo sono variabili "tecniche" di uno stessa classe sociale che in funzione delle diverse contingenze storiche ritiene più opportuno adottare al fine di garantire il prorpio dominio.
    Per semplificare: nella misura in cui una borghesia nazionale trae più profitti esportando che importando, dai mercati interni che da quelli esteri, sarà più protezionista che liberista, e viceversa.
    Per cui nella misura in cui altre borghesie nazionali (vedi il caso asiatico, senza entrare sulla questione cinese.......) aumentano produttività, conquistano mercati ecc. ovviamente i borghesucci spodestati dell'occidente riscoprono misure protezionistiche cercando di non perdere posizioni sugli scenari mondiali.
    E per fare cio' - e qui torniamo all'egemonia in senso gramsciano - ricorrono a strumenti argomentativi in grado di moblitare un certo blocco sociale in grado di sostenere e giustificare tali posizioni. E la borghesia nostrana, esaurita tutta la sua fase propulsiva, liberale e progressista (tanto per rientrare negli schemi marxiani, anche se la borghesia italiana non penso abbia mai avuto una fase analoga) riscopre il suo lato reazionario, repressivo, bigotto, proibizionista e protezionista, che sono tutte facce di un'unica medaglia conservatrice.
    Ecco: la borghesia italiana è semplicemente una borghesia conservatrice (e non liberista), e ricorre alle argomentazione tipiche della tradizione conservatrice (per quanto possa professarsi populisticamente liberale......).
    Nulla di nuovo sotto il sole.
    Esattamente

    Fintantoché i capitali occidentali hanno vantaggio nello sfruttare le dotazioni fattoriali differenti in Asia, ci sarà il libero commercio. Quando il nascere di capitali asiatici autoctoni e l'incremento del fattore capitale asiatico renderà meno conveniente l'internalizzazione della produzione, ci sarà una restrizione del commercio, a danno delle economie asiatiche. Lì ci sarà un ritorno dell'imperialismo, stavolta sì fase suprema, visto che stavolta riguarda davvero tutto il mondo, e non le scorribande fra diversi capitali della stessa area geografica.

    Il bello è che noi, in italia, non possiamo farci un beneamato cazzo, e solo una ipotetica quanto improbabile organizzazione internazionale dei lavoratori può portare una istanza socialista mondiale, fondata sulla divisione del lavoro globale pianificata.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Palvesario Visualizza Messaggio
    Conquistare la maggioranza politica di un paese vuol dire che le forze sociali, che di tale maggioranza sono espressione, dirigono la politica di quel determinato paese e dominano le forze sociali che a tale politica si oppongono: significa ottenere egemonia.
    Vi è distinzione fra direzione - egemonia intellettuale e morale - e dominio - esercizio della forza repressiva: «Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza armata, ed è dirigente dei gruppi affini e alleati. Un gruppo sociale può e anzi deve essere dirigente già prima di conquistare il potere governativo (è questa una delle condizioni principali per la stessa conquista del potere); dopo, quando esercita il potere ed anche se lo tiene fortemente in pugno, diventa dominante ma deve continuare ad essere anche dirigente».
    La crisi dell'egemonia si manifesta quando, anche mantenendo il proprio dominio, le classi sociali politicamente dominanti non riescono più a essere dirigenti di tutte le classi sociali, non riuscendo più a risolvere i problemi di tutta la collettività e a imporre la propria concezione del mondo. A quel punto, la classe sociale subalterna, se riesce a indicare concrete soluzioni ai problemi lasciati irrisolti dalla classe dominante, può diventare dirigente e, allargando la propria concezione del mondo anche ad altri strati sociali, può crea un nuovo «blocco sociale», cioè una nuova alleanza di forze sociali, divenendo egemone. Il cambiamento dell'esercizio dell'egemonia è un momento rivoluzionario che inizialmente avviene a livello della sovrastruttura - in senso marxiano, ossia politico, culturale, ideale, morale - ma poi trapassa nella società nel suo complesso, investendo anche la struttura economica, e dunque tutto il «blocco storico», termine che in Gramsci indica l'insieme della struttura e della sovrastruttura, ossia i rapporti sociali di produzione e i loro riflessi ideologici.

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    Mia riflessione: in questo paese si è andato costruendo un blocco sociale composito che sta trovando una via d'uscita dal fallimentare neoliberismo, da destra. Questo blocco sociale che si va coagulando trova consensi sempre più larghi perché, come scritto sopra, sa proporre una direzione credibile (a cui poi consegue il dominio, anche repressivo).
    Il nostro compito storico è quello di costruire la direzione proponendo una via d'uscita dal neoliberismo che sia socialista.
    Il primo intervento da fare è quello di comprendere la natura del blocco sociale in via di formazione (che non può essere liquidato con "borghesia", "finanza", "poteri forti" o altre definizioni auto-onsolatorie), sezionarlo chirurgicamente analizzando quali legami tengono insieme un corpo così composito e differenziato come natura, aspirazioni, risorse.
    Argomento interessantissimo.

    Il tuo spunto parte da 2 presupposti meccanici: ci sono rappresentanze politiche espressioni delle forze sociali; le forze sociali sono consapevoli della propria natura.

    Le forze sociali che auspicano l'avvento del socialismo, causa la pratica all'interno dei partiti di un revisionismio implicito che ha determinato lo smarrimento dell'obiettivo finale, non hanno attualmente una reale rappresentanza politica.

    E' accaduto al psi di turati,al pci di togliatti ........... fino al partito di rifondazione di bertinotti, che una determinata forza conservasse l'egemonia all'interno del partito,(grazie al realismo con il quale sono stati perseguiti determinati obiettivi,sfruttando la democrazia rappresentativa dello stato liberale),senza però saperne cosa fare (avendo ,come già detto, smarrito l'obiettivo finale rivoluzionario).
    Ogni forza sociale dovrebbe saper determinare con scientificità il proprio obiettivo finale.
    Nel nostro caso dovrebbe essere rappresentato dal socialismo.
    Un volta conseguito, la questione "egemonia" diventerebbe speculativa rispetto l'evoluzionismo strutturale-sovrastrutturale che determinerebbe per forza di cose un'unica classe,quindi la collettivizzazione delle forze sociali.

    Risulta necessario, come in una funzione ricorsiva , il conseguimento dell' egemonia politica ,affinchè si possa determinare l'egemonia della collettivizzazione sociale, necessaria affinchè l'egemonia della rappresentanza politica muti diventando paradossalmente superflua.

    Il partito dovrebbe lottare affinchè diventi INUTILE , solo questo passaggio determinerebbe il completo conseguimento dell'obiettivo comunista..

    Indispensabile alla conquista dellla maggioranza politica,quindi all'innesco del processo mutativo, è l'analisi del blocco sociale in via di formazione.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
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    Il bello è che noi, in italia, non possiamo farci un beneamato cazzo, e solo una ipotetica quanto improbabile organizzazione internazionale dei lavoratori può portare una istanza socialista mondiale, fondata sulla divisione del lavoro globale pianificata.
    Già lenin aveva notato che anche il proletariato dei paesi più sviluppati poteva essere "corretto" ed assopito da una pur minima distribuzione dei cosiddetti "sovrapprofitti coloniali".
    Per cui quando si parla di riallacciare i legami con gli altri partiti comunisti ed operai in giro per il mondo, non lo dobbiamo fare per puro spirito "esotico" o estetico.
    Lo dobbiamo fare per ricominciare a ri-costruire una organizzazione internazionale del proletariato.
    L'unica valida alternativa alla globalizzazione dei mercati non è la chiusura degli stessi; all'opposto è l'internazionalizzazione della coscienza di classe.

  10. #10
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    Nelle società precapitalistiche l'obbedienza era ottenuta con l'ostentazione crudele e terrificante della forza del potere militare e religioso. Ai contadini ribelli veniva tagliato in pezzi il corpo con tenaglie roventi. Gli schiavi ribelli erano appesi vivi alla croce, in modo che soffrissero le pene dell'inferno prima di morire. In modo molto intelligente Foucault spiega che questo avveniva non perché il potere fosse forte, ma appunto perché era molto debole. Il potere era infatti esterno al processo di produzione agricolo ed artigianale, e doveva limitarsi a prelevare una parte di quanto veniva prodotto, e quindi doveva terrorizzare chiunque disobbedisse, perché si levasse dalla testa la tentazione di riprovarci. Ma nel capitalismo il potere entra dentro il processo di produzione, ed allora non deve più terrorizzare, ma deve invece "addomesticare" i corpi e le menti per adattarli alla divisione capitaliastica del lavoro. Quindi, basta ufficialmente con la tortura e con la pena di morte per squartamento. Sì alle prigioni, alla disciplina di fabbrica, alla manipolazione mediatica. Dal potere rigido si passa ad un potere flessibile.



    http://www.kelebekler.com/occ/disobbed03.htm

 

 
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